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"Il viaggio di Arlo" di Peter Sohn

25 novembre 2015 Recensioni 4 Commenti
Il viaggio di Arlo

Walt Disney, 25 Novembre 2015 – Insipido

Arlo è il più piccolo dei tre figli di una coppia di brontosauri, e anche per via delle sue dimensioni è intimorito e insicuro. Quando il padre rimane ucciso durante un’alluvione, la vita in famiglia si fa più difficile, ma ben presto lo stesso fiume che gli ha portato via il padre inghiotte anche Arlo e lo trasporta molto lontano da casa…


Spot e Arlo in Il viaggio di ArloQuando un regista viene allontanato dal set e sostituito da un altro in seguito a dissapori con i produttori, di solito non è un bel segnale. Alla Pixar è successo tre volte negli ultimi cinque film, e questo è un segnale ancor meno bello. Prima Brenda Chapman è stata sollevata dall’incarico di dirigere Ribelle – The Brave, poi Brad Lewis è stato cacciato dalla direzione di Cars 2 e infine a Bob Peterson è stato tolto di mano questo Il viaggio di Arlo. Ma a voler ben guardare, anche Ratatouille era stato inizialmente affidato a Jan Pinkava e poi diretto da Brad Bird…

Arlo in una scena di Il viaggio di ArloCon cinque persone accreditate alla stesura del soggetto, era facile prevedere che la scrittura sarebbe stato l’aspetto più debole del film. E così è, infatti: la sceneggiatura trova il giusto respiro solo dopo un’ora di proiezione e non riesce mai a bilanciare correttamente le attrattive per gli adulti a quelle pensate per il pubblico infantile. Certo non manca di coraggio – dalla morte del padre a sequenze esplicative prive di dialoghi – ma alla fine il viaggio di Arlo sembra poco più di una versione noiosa della ricerca di Nemo vista dalla parte di Nemo.

Una scena di Il viaggio di ArloL’aspetto visivo di Il viaggio di Arlo, invece, è tutt’altra storia. La qualità fotorealistica degli scenari naturali lascia assolutamente a bocca aperta, e un po’ a sorpresa si sposa benissimo con i disegni più rotondi e umoristici dei personaggi. I paesaggi di Montana e Wyoming trovano gran risalto sul grande schermo, e appaiono in tutta la loro maestosità. Osservando il mondo in cui Arlo si muove è facile dimenticare quanto sia mal calibrata la sceneggiatura, perché la bellezza grafica di questa pellicola merita davvero di essere ricordata. Ma ricordata a lungo.


La locandina di Il viaggio di ArloTitolo: Il viaggio di Arlo (The Good Dinosaur)
Regia: Peter Sohn
Sceneggiatura: Meg LeFauve
Fotografia: Sharon Calahan, Mahyar Abousaeedi
Doppiatori: Giulio Bartolomei, Alberto Angrisano, Massimo Corvo, Simone Mori, Perla Liberatori
Nazionalità: USA, 2015
Durata: 1h. 40′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. […] occasione dell’uscita nelle sale italiane del cartone animato Il viaggio di Arlo, sono andato a riguardare i casi nei quali la Pixar ha sostituito il regista durante la lavorazione […]

  2. Re del Popcorn scrive:

    Ho letto l’articolo.

    Sorvolo ad altitudine da stazione spaziale Mir sulla questione “parità”.
    Ma, forse, qualcuno dovrebbe far sapere alla Chapman che The Brave è probabilmente il colossal Pixar più anonimo e privo di guizzi di sceneggiatura del terzo millennio sino ad oggi.

    Per quanto riguarda il film recensito, leggo con rammarico che le sensazioni suscitate dalla visione del trailer rischiano di rivelarsi fondate.
    Non so cosa sia successo alla PIxar dopo Toy Story 3.
    La sensazione è che ci siano “due linee produttive” all’interno dello studio.
    La prima in cui operano le menti migliori, a cui vengono affidati i progetti di punta (quelli che primo ho definito “colossal”, come l’ultimo Inside Out) e che tengono altissimi gli standard della casa di produzione.

    La seconda, in cui lavorano degli onesti mesterianti e sicuramente degli ottimi artigiani, a cui però manca il “genio”, quella marcia in più in fase di scrittura che da oltre 20 anni pone la Pixar ad un livello superiore rispetto alle concorrenti, e che produce prodotti “medi”, non malvagi, ma tutto sommato prescindibili (altro esempio è Monster University).

    Personalmente non mi aspetto moltissimo da “Alla ricerca di Dory” (nonostante la regia sia stata affidata a Lasseter). Anche perchè, da quello che ho potuto leggere, la trama non pare esattamente folgorante, trattandosi dell’ennesimo caso di ricongiungimento famigliare.

    Ho, invece, già grandi aspettative per Coco del 2017, che ho letto essere stato affidato proprio a Unkrich di Toy Story 3.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Purtroppo anche alla Pixar hanno iniziato a realizzare spesso film innocui. E’ questo il grande problema, secondo me, non tanto la poca ispirazione della storia. I vari contrasti che la stampa ha riportato in questi ultimi anni, non solo quelli che ho citato a inizio recensione, mi danno l’impressione che i membri storici della Pixar ottengano dai capi una considerazione diversa dagli “esterni”. Ma visto che ovviamente non conosciamo i particolari delle varie situazioni, la mia è solo un’impressione basata su quel poco che si è letto.

  4. Re del Popcorn scrive:

    Visto ieri sera: in pratica, concordo con ogni singola parola della recensione.

    A livello di scrittura siamo dalle parti dello zero cosmico.
    Ed è un peccato, perchè lo spunto iniziale del meteorite che manca la terra, evitando l’estinzione dei dinosauri, si prestava, a mio avviso, ad uno sviluppo ben più articolato.
    E invece viene si limita ad essere un pretesto per giustificare (male) i comportamenti “evoluti” dei dinosauri.

    Per tutta la prima ora, il protagonista è insignificante al limite del fastidioso.
    I personaggi di contorno sembrano quasi tutti recuperati da una svendita di scarti di altri film di animazione (i T-Rex mandriani che sembrano presi da L’Era Glaciale) oppure sono solo abbozzati e non sono stati approfonditi/sfruttati come avrebbero potuto e, più che divertire, lasciano un po’ interdetti (il Triceratopo psicolabile).

    In compenso, tutto il comparto grafico è di assoluta eccellenza: dall’acqua ai paesaggi, alla palette di colori, ai giochi di luce… davvero uno dei prodotti migliori dal punto di vista visivo che mi sia capitato di vedere sino ad oggi.

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