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"In Time" di Andrew Niccol

13 febbraio 2012 Recensioni 5 Commenti
In Time

20th Century Fox, 17 Febbraio 2012 – Acuto

Nel futuro, dopo i 25 anni non si invecchia e il tempo, che è vita, è la nuova moneta. I ricchi vivono, i poveri no, fino a quando un giovane si ritrova con una quantità ingente di tempo e scala il “sistema” per distruggerlo dall’interno con l’aiuto della figlia insoddisfatta di un magnate…


Justin Timberlake e Amanda Seyfried in In Time«Il tempo è denaro». Nel mondo immaginato da Andrew Niccol, visionario regista di Gattaca e autore della sceneggiatura di The Truman Show, questa frase non è un luogo comune ma l’imperativo che fa la differenza fra chi vive e chi muore, secondo una sorta di “capitalismo darwiniano”. I ricchi camminano, si divertono, muovono esorbitanti flussi telematici di secondi, mentre i poveri corrono, lavorano, combattono ogni giorno in condizioni sempre più difficili. Will Salas, interpretato da un credibile Justin Timberlake è fra i poveri del ghetto, mentre la seducente Amanda Seyfried, che interpreta Sylvia Weis, è parte del mondo asettico e sospeso dei ricchi immortali di New Greenwich.

Olivia Wilde in In TimeNiccol è geniale nel preludere a una deriva estrema e pericolosa che fa della natura un meccanismo piegato alla finanza, e lo è ancora di più lavorando sui luoghi comuni legati al tempo, perché ci entra dentro, li rovescia, li riempie, e li fa esplodere di senso: dal classico e reiterato «non perdere tempo», «guadagnare tempo» al più profetico e romantico «si può fare tanto in un giorno». Il problema sono come sempre le polarità: il “troppo”, votato alla noia di un’immortalità più da difendere che vivere, e il “poco”, votato allo stress e all’infelicità della sopravvivenza e dell’ingiustizia. Basta non vedere, abbassare gli occhi, girarsi dall’altra parte per non fare i conti con l’etica e la moralità.
Justin Timberlake e Amanda Seyfried in In TimeNel denunciare la pericolosità di un’ossessione come la giovinezza, il film riesce ad essere avvolgente, ironico e veloce. Allo stesso tempo è un film “automatico” – da automas, che avviene da sé, spontaneamente – e qui sta tutta la sua grandezza e inquietudine. I mondi terribili si edificano in questo modo, su meccanismi semplici, conosciuti, “innocui”. Vale la pena rifletterci visto che l’orologio biologico immaginato da Niccol non è un quadrante sul polso, ma una serie di numeri verdi, che segnano indelebilmente una storia probabile e ricordano inconfondibilmente una storia accaduta. Una sorta di lager legalizzato del futuro, insomma, accanto però al mito inconfondibile di un Robin Hood che lotta per cambiare le cose.

Justin Timberlake in In TimeSfrecciano auto, il ritmo si catalizza, la tensione cresce nello scorrere inesorabile (ma controllabile) del tempo. In Time è un film dinamico, mercuriale, fisico. Niccol parte da chiasmi che si fanno cellule, poi strati, carne, pelle, riaffermando ancora, dopo Gattaca, un’evoluzione in cui il controllo del corpo – qui biologico anziché genetico – prende il sopravvento sulla naturalità, finita, limitante, eppure bellissima, della vita. Preferibile con tutte le sue incombenze e fragilità alla giustizia corrotta degli uomini.


La prima locandina statunitense di In TimeTitolo: In Time (Id.)
Regia: Andrew Niccol
Sceneggiatura: Andrew Niccol
Fotografia: Roger Deakins
Interpreti: Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Olivia Wilde, Shyloh Oostwald, Johnny Galecki, Colin McGurk, Will Harris, Michael William Freeman, Jesse Lee Soffer, Aaron Perilo, Nick Lashaway, William Peltz, Ray Santiago
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 1h. 49′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Iride Murgia scrive:

    Sono basita da questa recensione…è anche grazie a te che sono andata a vedere questo film, sappi che mi devi 8 euro! La solita spazzatura americana, una bella idea di partenza ma una realizzazione penosa, semplicistica, il solito eroe figo e puro di cuore che combatte il sistema,fastidio e noia mortale! Ma dove le hai vista tutte le belle cose che dici ? Per piacere, andate al cinema sobri, prima di scrivere una recensione ;-D

  2. Federica Belletti scrive:

    Recensire un film significa leggerlo a più livelli, capire la mano di chi c’è dietro, farne un’analisi al di là del soggettivo giudizio valoriale. E Niccol non è esattamente un regista da spazzatura. Se ci fermiamo al fatto che c’è il fusto di turno allora dovremmo parlare male del 99% dei film americani. Mi dispiace che non ti sia piaciuto però ti posso asscurare che ero sobria quando l’ho visto e non ero la sola!

    “(…)Dopo Gattaca, S 1 mOne e Lord of War (ma anche dopo sceneggiature epocali come The Truman Show e Terminal), il neozelandese Andrew Niccol conferma con In Time di essere uno dei pochi registi hollywoodiani ancora capaci di creare mondi possibili in cui ritrovare segni tracce impronte e orrori del mondo “vero” in cui ci è dato di vivere. Questa volta lo fa usando l’arma del paradosso.
    (…)
    Dal momento che tutti i personaggi nel film mostrano 25 anni (anche se ne hanno 100 o 200), In Time è un film senza vecchi. Un film dove tutti i personaggi sono forever young. Giovani, carini, molto glamour. Quasi sexy. Qualcuno ha visto in ciò il limite del film e invece è vero l’esatto opposto: In Time svela la ferocia del capitalismo usando i mezzi e i linguaggi con cui in genere il capitalismo mette in atto le proprie pratiche di seduzione e di fascinazione.” ( Da Saturno, Gianni Canova)

  3. Iride Murgia scrive:

    Sono contenta che non te la sei presa, anche se ho scherzato pesante ;-)! Ma confermo la mia visione, il tema trattato è interessante, come il soggetto, ma banalizzato all’inverosimile…non mi hanno dato fastidio i bellocci del film, ma la mancanza di approfondimento dei personaggi e i buchi di sceneggiatura, le incongruenze, le scene d’azione buttate lì…insomma è lo svolgimento che non va . Forse il regista ha cercato di conciliare impegno con commercibilità del prodotto, ma per me ha fallito.L’idea di base secondo me conta relativamente, tutto è già stato detto, è importante(più importante) come lo si dice, perchè il cinema è arte. O no? Grazie dello scambio di idee :-)

  4. Marco scrive:

    Ammetto che il plot è veramente interessante, senonchè ho letto che ha avuto problmei di copyright visto che si rifà a due film degli anni ’70 e da una sceneggiatura già scritta precedentemente (fonte Wikipedia).
    Comunque l’inizio è molto ben spiegato e girato ma da metà in poi la trama si appiattisce, rendendo banali le situazioni. Belli gli inseguimenti ed alcune scene (il combattimento fra Pettyfer e Timberlake).
    La Seyfried non mi è piaciuta, meglio Timberlake, ma il livello non è così alto. Murphy il migliore.
    Molto bella la fotografia del maestro Deakins e la colonna sonora di Craig Armstrong.

  5. Alberto Cassani scrive:

    In realtà Ellison aveva presentato denuncia sulla base di quanto letto a proposito del film sui giornali, perché trovava troppe somiglianze tra l’universo di Niccol e un suo vecchio racconto. Una volta che il film è stato completato, però, lui l’ha visto e ha ritirato la denuncia perché a conti fatti le due storie non hanno niente a che fare l’una con l’altra.
    Lo stesso secondo me vale per quello che dice la wikipedia italiana: mi sfugge come si possa paragonare questo film a “La fuga di Logan” (che semmai assomiglia a “The Island”) o anche ad “Absolon”, al di là del concetto di vita a termine. Ma questo è un concetto molto usato dalla fantascienza, nelle sue tante varianti. Giusto per fare un esempio: “Momo” di Michael Ende è precedente sia ad “Absolon” sia a “La fuga di Logan”.

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