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"Joy" di David O. Russell

28 gennaio 2016 Recensioni 0 Commenti
Joy

20th Century Fox, 28 Gennaio 2016 – Cacofonico

Divorziata e madre di due figli, Joy Mangano vive con i genitori, la sorella e l’ex-marito e sogna di diventare un’inventrice, senza successo. Almeno fino a quando un’idea rivoluzionaria e l’incontro con un manager della catena televisiva QVC le cambieranno per sempre la vita…


Isabella Rossellini,  Robert De Niro, Virginia Madsen, Édgar Ramírez, Jennifer Lawrence e Gia Gadsby in una scena di JoyTre anni dopo Il lato positivo, David O. Russell ritorna a dirigere Bradley Cooper, Jennifer Lawrence e Robert De Niro, questa volta per portare sullo schermo la storia (vera) di Joy Mangano, l’imprenditrice statunitense che costruì un impero vendendo le sue invenzioni sui circuiti televisivi di QVC.

Russell confeziona un film che si limita a seguire il tracciato standard di una parabola in puro stile american dream così che, se la prima parte dà luce alle difficoltà della vita di Joy (tra matrimoni falliti, debiti e umiliazioni), la seconda non può che fare l’esatto opposto, e lascia spazio alla sua scalata al successo. Ma la struttura tutto sommato lineare e senza grandi scossoni non è, di per sé, la pecca più grave di Joy – è il modo in cui Russell racconta il dramma a rendere il film assolutamente impalpabile, cacofonico e a tratti persino fastidioso.
E sì che di strumenti per creare qualcosa di buono ce n’erano. Russell poteva contare su un gran cast con il quale aveva già lavorato (e che aveva portato al successo agli Oscar, vedasi la statuetta di Jennifer Lawrence ne Il lato positivo), ma soprattutto aveva tra le mani una storia che sulla carta aveva tutti gli ingredienti per poter coinvolgere il pubblico. La parabola di Joy, in fin dei conti, è la rivincita di una donna contro un sistema che cerca di distruggerle i sogni e rinchiuderla nei propri preconcetti, una lotta per cui non è difficile provare un minimo di empatia.

Jennifer Lawrence con Aundrea Gadsby in una scena di JoyMa né un buon cast né una storia promettente riescono a salvare Russell dal disastro. Se è vero che Joy riceve una buona caratterizzazione, i personaggi secondari si trasformano a poco a poco in macchiette portate in scena più per fare confusione che per aggiungere qualcosa alla storia. Robert De Niro recita la stessa, identica parte che gli è stata cucita addosso ormai da qualche film (il padre/nonno incapace di recuperare il rapporto con la famiglia, o di stare al passo con un mondo che cambia sempre più velocemente), Bradley Cooper sembra essere stato chiamato più per completare il trio de Il lato positivo che per necessità di ruolo. E Isabella Rossellini riesce nella mirabile impresa di togliere pathos a ogni scena in cui apre la bocca – anche in quelle in cui il dramma dovrebbe essere ai suoi apici (merito soprattutto di una sceneggiatura piuttosto fiacca, e firmata dallo stesso regista).

Jennifer Lawrence e Bradley Cooper in JoySoprattutto, ed è questo forse il peccato più grave, Russell riempie il film di una miriade di storie senza mai svilupparne davvero nessuna. Sappiamo che Joy e la sorella si odiano (ma non sappiamo da dove sia nato tanto astio), come sappiamo che la madre ha deciso di ritirarsi dal mondo per passare la vita a guardare soap-opera (ma non sappiamo perché). Così, i tanti piccoli spunti che dovrebbero aggiungere drammaticità alla storia rimangono tasselli di un mosaico che non riesce né a comporsi né a coinvolgere del tutto. I 124 minuti di Joy sono un quadro cacofonico che riesce solo a trasmettere un senso di fastidio per una storia raccontata male. Una storia sprecata.


La locandinaTitolo: Joy (Id.)
Regia: David O. Russell
Sceneggiatura: Annie Mumolo, David O. Russell
Fotografia: Linus Sandgren
Interpreti: Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Édgar Ramírez, Diane Ladd, Virginia Madsen, Isabella Rossellini, Elisabeth Röhm, Dascha Polanco, Isabella Crovetti-Cramp, Madison Wolfe, Emily Nunez, Donna Mills, Susan Lucci, Drena De Niro, Ken Howard
Nazionalità: USA, 2015
Durata: 2h. 04′


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