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“Karate Kid – Per vincere domani” di John G. Avildsen

11 luglio 2010 Recensioni 11 Commenti
Alberto Cassani, 5 Luglio 2010: Piacevole
CEIAD, 1984

Appena trasferitosi in città, Daniel è vittima delle angherie di un gruppo di bulli. Viene preso sotto l’ala protettrice dell’anziano giapponese che lavora come manutentore del suo palazzo, il quale gli insegna come avere fiducia in se stesso e come difendersi con l’uso del karate…


Uno dei film più piacioni degli anni ’80, diretto con attenzione dal regista del primo Rocky e interpretato da due attori praticamente sconosciuti che mai riusciranno a brillare ancora in questa maniera (addirittura nomination all’Oscar per Pat Morita come miglior attore non protagonista). Di Ralph Macchio si ricorda infatti solo I ragazzi della 56a strada diretto da Coppola l’anno prima, di Morita il ruolo del proprietario della tavola calda Arnold’s nel telefilm Happy Days.

Con tutti i preconcetti che si possono avere nei confronti di una produzione come questa – e i cambiamenti di gusti e tecnica cinematografica un quarto di secolo dopo – è indubbio che Karate Kid sia un film ben dosato, non banale e a tratti esaltante. Certo dura oltre due ore, e mezz’ora di meno gli avrebbe senz’altro giovato, ma il modo in cui la sceneggiatura di Robert Mark Kamen (Taps – Squilli di rivolta, Arma letale 3) racconta la nascita e lo sviluppo dell’amicizia tra Daniel e il signor Miyagi è estremamente efficace, forse persino toccante. Decisamente più riuscito del rapporto tra Daniel e la bella Ali (Elisabeth Shue), che pure è il personaggio che convince il ragazzo a ribellarsi a chi fa di lui un bersaglio per scherzi piuttosto pesanti.

Così come il primo Rocky era un magnifico film fino al momento in cui i pugili non salgono sul ring, questo primo (tre sequel, una serie di cartoni animati e ora un remake) Karate Kid fa della parte centrale – quello che a Hollywood viene definito il secondo atto – il suo cuore. L’addestramento di Daniel da parte di Miyagi, e l’amicizia che nasce tra i due, è qualcosa che lascia il segno nel pubblico: se i più giovani ricorderanno scene come «metti la cera, togli la cera», gli adulti rimarranno probabilmente colpiti dai dialoghi in stile Zen del signor Miyagi. Un personaggio che ha certamente influenzato quello del Chiun di Remo Williams l’anno dopo.


Titolo: Karate Kid – Per vincere domani (The Karate Kid)
Regia: John G. Avildsen
Sceneggiatura: Robert Mark Kamen
Fotografia: James Crabe
Interpreti: Ralph Macchio, Noriyuki Pat Morita, Elisabeth Shue, Martin Kove, Randee Heller, William Zabka, Ron Thomas, Rob Garrison, Chad McQueen, Tony O’Dell, Israel Juarbe, William Bassett, Larry B. Scott, Juli Fields, Dana Andersen
Nazionalità: USA, 1984
Durata: 2h. 06′


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Attualmente ci sono 11 commenti a questo articolo:

  1. El Duderino scrive:

    Oddio…già pensavo che fosse la recensione del remake e mi stavo scagliando in maniera feroce e pregiudizievole contro questo “piacevole”!

  2. Alberto Cassani scrive:

    Mi sono portato avanti col lavoro. In previsione del figlio di Will Smith, mi sono rivisto Ralph Macchio. Il remake lo vedo questa settimana.

  3. Riccardo scrive:

    Questo forse è anche bello ma i seguiti fanno schifo.

  4. Edoardo scrive:

    Forse? Questo è un bel film. Comunque è vero,i seguiti fanno schifo.

  5. Edoardo scrive:

    E anche il remake,probabilmente,non sarà un granchè.

  6. Lore scrive:

    Ho visto in inglese il remake un mese fa
    Il remake e’ idiota, ridicolo…un film sbagliato in ogni suo aspetto…a cominciare dal titolo….si puo’ chiamare Karate Kid un film che parla di….Kung Fu??????

  7. Edoardo scrive:

    Lore,non avevo molti dubbi al riguardo,dopo aver visto il trailer italiano c’era da aspettarselo.

  8. Edoardo scrive:

    Però Roger Ebert ne parla bene,gli ha dato 3 stelle emmezzo. Alberto l’hai letta la recensione del buon vecchio Roger?

  9. Alberto Cassani scrive:

    No, di solito leggo le recensioni degli altri solo dopo aver visto il film.

  10. Lore scrive:

    Provate, se volete, a vostro rischio e pericolo
    A me e’ sembrato uno spottone turistico sulla Cina di oggi, con qualche dialogo ripreso pari pari dall’originale e scene di combattimento a meta’ tra videogame e cartone anni 80
    La parte del training, poi, e’ ridicola
    Mi sono sentito in imbarazzo per il regista

  11. Alberto Cassani scrive:

    Il regista è quello de “La pantera rosa 2″. Ormai l’imbarazzo è passato…

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