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"The Karate Kid" di Harald Zwart

30 agosto 2010 Recensioni 14 Commenti
Alberto Cassani, 23 Agosto 2010: Sorprendente
Sony, 3 Settembre 2010

Dopo la morte del padre, Dre e sua madre si trasferiscono a Pechino per cominciare una nuova vita. Il 12enne si scontra però subito con un gruppo di bulli e decide che per fronteggiarli deve assolutamente imparare il kung fu. Glielo insegnerà il più particolare degli maestri…


Quanto può sembrare stupida, l’idea di girare un remake di Karate Kid nel 2010? Peggio ancora: quanto può sembrare stupida l’idea di ambientarlo in Cina, dove si pratica il kung fu e non il karate? Evidentemente, a Will Smith e a sua moglie Jada Pinkett è sembrata invece l’idea perfetta per lanciare definitivamente la carriera attoriale del figlioletto Jaden, che aveva esordito a fianco del padre ne La ricerca della felicità e si era visto anche in Ultimatum alla Terra. Non è un caso che il suo nome compaia nei titoli di testa prima di quello di Jackie Chan e che la regia sia più attenta a lui che non alle situazioni, concentrandosi sul suo volto con un’ossessione a volte quasi degna dell’epoca d’oro dello star system. E non è difficile pensare, trattandosi di una coproduzione, che il film abbia ottenuto grandi facilitazioni da parte del governo cinese, di qui la scelta dell’ambientazione pechinese nonostante il titolo.

Al centro del film c’è un personaggio protagonista estremamente antipatico, quasi insopportabile già dopo un quarto d’ora, e per quanto non gli manchi una parabola di redenzione mantiene comunque un’aria di strafottenza che appartiene forse più a Jaden Smith che non a Dre Parker. In più il film ha un passo eccessivamente lento, anche per via della “necessità” di mostrare Pechino e le sue vicinanze, e la giovane età del protagonista rende abbastanza superflua l’amicizia con la ragazzina cinese, se non per la redenzione appena citata, mentre nell‘originale era proprio l’innamoramento per una bella californiana a fare da motore della storia e spingere Daniel a voler combattere.

Ci sono comunque diversi passaggi della sceneggiatura particolarmente simili all’originale, al di là delle varie citazioni e strizzatine d’occhio ai fan, e non tutti quelli diversi sono in realtà peggiori. In particolare suonano molto belli i dialoghi tra Dre e Han, come molto bella è la visita ai monti Wudang e l’ambientazione cinese è credibile. Le coreografie dei combattimenti sono convincenti (soprattutto l’unico che vede impegnato Jackie Chan), ma Zwart non le dirige nella maniera più spettacolare possibile, anche se forse solo per nascondere la rozzezza dei movimenti di Jaden Smith.

A conti fatti il film funziona, una volta superata l’antipatia per il protagonista e lasciatisi alle spalle i dubbi preconcetti. Anche se non esalta mai, riesce comunque ad appassionare e divertire, forse persino a emozionare. In fondo, la storia dell’underdog che lavora duro per farcela ha saputo spezzare cuori fin dai tempi di Rocky, e anche se qui siamo più dalle parti di Rocky IV il crescendo agonistico è comunque efficace. Certo il finale è clamorosamente esagerato, ma arriva alla fine di due ore e mezza interessanti e non troppo banali, di cui giustamente solo gli ultimi venti minuti sono dedicati al torneo. Perché il film parla soprattutto d’altro, e lo fa anche piuttosto bene.


Titolo: The Karate Kid – La leggenda continua (The Karate Kid)
Regia: Harald Zwart
Sceneggiatura: Christopher Murphey
Fotografia: Roger Pratt
Interpreti: Jaden Smith, Jackie Chan, Taraji P. Henson, Han Wen Wen, Rongguang Yu, Zhensu Wu, Zhiheng Wang, Zhenwei Wang, Jared Minns, Shijia Lü, Yi Zhao, Bo Zhang, Luke Carberry, Cameron Hillman, Ghye Samuel Brown, Rocky Shi, Ji Wang
Nazionalità: USA – Cina, 2010
Durata: 2h. 26′


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Attualmente ci sono 14 commenti a questo articolo:

  1. Lore scrive:

    Gia’ detto nel commento all’originale
    Concordo in pieno con le critiche negative…dissento completamente con quelle positive
    Un film brutto, inutile e anche abbastanza noioso, inframezzato da qualche spot pubblicitario su Pechino e zone circostanti.
    A sto punto mi guardo un documentario di 20 minuti di quelli che passa Licia Colo’ e risparmio 2 ore di situazioni inverosimili al limte dell’irritante
    Poi la storia del giacchetto sembra una parodia (involontaria) dell’addestramento nel film originale

  2. Lore scrive:

    Comunque, Alberto, la vera domanda e’
    che senso ha intitolare un film Karate Kid quando il karate compare solo nel titolo e in realta’ il ragazzino impara appunto il kung fu e partecipa a un torneo di kung fu?
    E’ specificato chiaramente in tutti i dialoghi del file…almeno nella versione originale…spero i geni del doppiaggio Italiano non abbiano tradotto Kung Fu con Karate…TI PREGO dimmi che non lo hanno fatto…..

    Tanto e’ vero che…..
    “Unlike its 1984 counterpart of the same name, the 2010 remake, despite its title, does not feature karate, which is from Okinawa, but focuses on the main character learning kung fu in China. Chan has told interviewers that film cast members have been referring to the film as the Kung Fu Kid, and he believes the film will only be called The Karate Kid in America, and The Kung Fu Kid in Asia.[9] Despite this, the film was released under the original The Karate Kid title in Asian countries, except in People’s Republic of China,[10] Japan[11] and South Korea.[12]”
    Cit. Wikipedia

  3. Alberto Cassani scrive:

    L’ho scritto nella recensione, che non ha senso intitolare il film “Karate Kid”. Però dal punto di vista commerciale è un nome che attira molto più interesse, un po’ come dare a un film il titolo di un videogioco col quale non ha praticamente nulla a che fare. Resta una scelta idiota, ma contenti loro…

    Comunque sia, io l’ho visto con tutti i preconcetti possibili e immaginabili ma alla fine mi sono divertito. E’ verissimo che l’aspetto turistico è esagerato e fastidioso, ma secondo me è sopportabile. Poi la scena del giacchetto non è tanto una parodia involontaria quanto una delle tante cose prese di peso dal film originale. Qui l’hanno dovuta cambiare perché i movimenti del kung fu sono diversi da quelli del karate e “metti la cera togli, la cera” non sarebbe andato bene. Ad ogni modo, se non rivedo più Jaden Smith per tutto il resto della mia vita non penso ne sentirò la mancanza.

  4. WarezSan scrive:

    Jaden Smith mi sta altamente sulle palle e un film del genere ambientato in Cina e’ un’insulto all’intelligenza.

    Senza contare che il nepotismo in ambito cinematografico e’ qualcosa di veramente orrendo e raccapricciante – salvo rarissime eccezioni – .

    Che vergogna.

  5. Fabrizio scrive:

    Alberto: che tu sappia questo è un remake vero e proprio, nel senso che c’è di mezzo un’acquisizione di diritti, oppure è solo un film ispirato a quello di Avildsen ma che prende vita separatamente, al di là del nome che porta?

  6. Alberto Cassani scrive:

    No, è proprio un remake ufficiale, che dà credito allo sceneggiatore del film originale sui cui personaggi si basa questo.

  7. pasquino scrive:

    il film parla di altro e lo fa sopratutto bene… si ma di cos’altro? lol Parliamoci chiaro il film e’ il classico esempio che in usa il nepotismo esiste eccome. Nel primo film se non altro alvidsen cercava con la scusa del karate di raccontare il dramma dell’america degli anni 80 suddivisa tra il poveri poveri e i ricchi ricchi, basti pensare alla famiglia di macchio (la macchina della madre) e i bulli ricchi e potenti. Questo non racconta nulla e se ci si poteva immedesimare nel primo film, in questo ovviamente non si puo’. Ti puoi immedesimare in un macchio che scappa dalle moto con la bici, ma non puoi immedesimarti in un ragazzino di 10anni afroamericano ricchissimo che viene imposto a noi poveri spettatori a suon di dollari
    Il primo film parlava di amore, il secondo di amore dei propri figli… non e’ la stessa cosa ma quadra. La cornice della marchetta pro cina ci mancava. Gia’… venite in cina e sarete felici. Peccato che di macchio che fanno la fame ce ne sono parecchi ma di jaden col jet personali nessuno.
    Palma d’oro della schifezza nepotistica 2010 a questo film

  8. Alberto Cassani scrive:

    Sì, il problema più grosso del film è proprio l’impossibilità di riconoscersi nel protagonista. Non solo perché sappiamo chi è l’attore e da che famiglia viene, ma perché è troppo giovane per esaltare i ventenni come faceva Ralph Macchio nel film originale.

    Di cosa parla davvero il film, l’hai detto: sempre d’amore, ma non sessuale. Però penso volesse fare anche una parabola sull’amicizia, soprattutto sulla comprensione per il diverso e magari persino alla fratellanza tra i popoli. Poi, i popoli scelti sono quelli che han visto i soldi perché tutto il progetto è paraculo, ma comunque trovo che il film non sia fastidioso in sé ma per tutte le cose che si porta dietro a livello produttivo.

  9. Lore scrive:

    Alberto,
    guarda, io ti assicuro che, avendolo visto molto prima che uscisse in Italia, sono andato a vederlo senza sapere assolutamente nulla della trama e addirittura senza sapere che il protagonista fosse “figlio di”….ci sono arrivato settimane dopo quando ho letto la trama su Wikipedia, figurati!
    Contesto (pesantemente) il fatto di aver preso un film con una trama che si basava su concetti filosofici di un’arte marziale e di un paese (Karate-Giappone) e su preblematiche di un’eta’ (adolescenza) e averle praticamente riproposte senza cambiare una virgola pur cambiando arte marziale, nazione, eta’.
    Alcuni dialoghi e concetti filosofici del film sono lontani anni luce dalla cultura della Cina e del Kung Fu e dalle problematiche dell’infanzia.
    E’ come se si facesse un rifacimento di Zaitoichi con un massaggiatore thailandese di 30 anni che fa thai boxe.
    Lo puoi fare, e ne puo’ venir fuori un capolavoro. Ma devi fare un minimo lavoro di adeguamento culturale dei dialoghi e della trama. Visto quanto e’ costato il film….non ci sarebbe voluto molto

  10. Marco scrive:

    Concordo con tutti i commenti negativi. Uno spot pubblicitario sulla cina lungo ben 132 minuti intriso di dialoghi banali e situazioni strascontate. Il sogno americano ha colpito ancora.

  11. Edoardo scrive:

    Brutto, nulla da spartire con l’originale.
    Pessima scelta quella di affidare il ruolo da protagonista a Jaiden Smith.

  12. eleonora scrive:

    edoardo apparte ke lui è bravisso e cmq è riuscito a tare un film al contrario tuo … !!!

  13. Alberto Cassani scrive:

    Eleonora, per cortesia, rispettiamo le opinioni degli altri. E in ogni caso, non è che per poter dire che un muro ha una crepa si debba per forza essere architetti o muratori. Allo stesso modo, un “semplice” spettatore può benissimo permettersi di dire che un attore non è bravo, esattamente come può permettersi di dire che è bravo.

  14. Plissken scrive:

    Anche io ho visto il film, e debbo dire che aspettandomi un film di intrattenimento… ho visto stranamente un film di intrattenimento! 8-O

    Mi sembra un po’ forzato il voler cercare in una pellicola di questo genere, diretta da tal regista ed interpretata dallo Smith Jr e da Jackie Chan implicazioni di carattere sociologico nonché filosofico: trattasi di un film di cassetta, tra l’altro rivolto (almeno credo) ad un pubblico adolescenziale che forse vi ravvede più analogie con Tekken che con la poetica di Kitano. Il film archetipo era diretto da Avidsen, regista di ben altro spessore, e pur avendo qualche spunto atto a delineare problematiche sociali ed una (godibilissima) filosofia spicciola, non credo si possa equiparare ad un film “impegnato”. A mio modesto parere, oltre alla citata regia di Avidsen giocano un ruolo fondamentale la fotografia, la simpatia (e bravura, perché no) di Pat Morita, la piacevole ambientazione con tanto di (splendide) auto anni ’50 e la candida innocenza/presenza del Macchio che non possono che renderlo affabile.

    Riguardo la giusta osservazione inerente il titolo, sono perfettamente d’accordo, ma il danno secondo me non è grave. Chiunque pratichi anche da poco tempo Arti marziali (io lo faccio da molti anni in verità) sa che già nel primo film di Karate c’è ben poco, e che la “mossa della gru” è quanto di più ridicolo si sia mai visto in tema.
    Tanto di cappello alla recitazione del Macchio, ma con il Karate… mmmhhh, meglio lasciar perdere…
    Per questo tutto sommato, sia esso Karate, Kung Fu, Karkadè o Camomilla poco importa, trattasi di un pretesto per raccontare una tutto sommato gradevole favoletta senza tante pretese.

    Non ho trovato la recitazione di Jaden Smith particolarmente biasimevole, ed una volta tanto vedere il “buon vecchio” Jackie Chan recitare senza tutte le sue (un po’ logore) smorfie, è stata una piacevole sorpresa.

    Parere personale, naturallement :-)

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