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La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieslowski

12 dicembre 2017 Recensioni 0 Commenti
La doppia vita di Veronica

Mikado, 16 Maggio 1991 – Destabilizzante

Weronika e Véronique sono identiche. Le loro scelte, però, sono speculari: una rinuncia alla vita per il canto, l’altra rinuncia al canto per la vita. E per vita non si intende solo la coscienza e il respiro, ma l’amore, la pioggia, Parigi, Cracovia, le eventualità…


Kieslowski, all’epoca di La doppia vita di Veronica, dichiarò che non sapeva esattamente cosa il film volesse raccontare. È lo spettatore, allora, a dare un’interpretazione, che non può che essere puramente personale, subordinata alle sensibilità di ognuno. E questa può essere una delle possibili chiavi di lettura: l’importanza fondamentale della scelta e l’impossibilità di prevedere dove questa ci porterà. La doppia vita di Veronica è, allora, un film sui tentativi e sulla speranza di aver scelto bene, lasciando da parte tutte le altre altrettanto possibili e plausibili interpretazioni metafisiche e psicanalitiche.

Non sembra nemmeno di intravedere il tema del doppio, anche se per ovvie ragioni la storia sembra suggerirlo. Irène Jacob interpreta infatti sia Weronika che Véronique. L’unica differenza evidente tra le due. è la lingua parlata: il francese una, il polacco l’altra. Ci sono due persone con le stesse esatte caratteristiche che fanno scelte diametralmente opposte, e che esplorano quindi due destini diversi. Chi ha preso la decisione più saggia? Chi ha rinunciato e a cosa? Alla fine non lo sapremo, perché non possiamo saperlo. Non c’è nessun doppelgänger. Le due Veronica non si incontrano mai, se non nell’immagine incorniciata di un finestrino o di una fotografia, sono due universi paralleli che ogni tanto si sfiorano, provocando nelle protagoniste un sussulto inspiegabile.

Kieslowski non giudica, non interviene: racconta e basta, con mano delicata, partecipando però emotivamente con la luce, con la prospettiva delle inquadrature, inserendo personaggi che sono osservatori loro stessi, coinvolti ma passivi. Tutti, tranne il direttore d’orchestra e il burattinaio, i quali evidentemente sono la vita che interviene e che spinge in una direzione anziché un’altra. Perché nonostante il libero arbitrio, alla fine, dalla vita che accade non si può prescindere. Si ascolta, si guarda e magari si riflette su quello che è e quello che non è, o avrebbe potuto essere e non è stato, o magari il contrario.

La doppia vita di Veronica è un film in cui succede davvero poco, e quello che accade rientra perfettamente nel flusso delle cose. È una finestra che si apre sulla routine di due persone, uguali e diverse, che ad un certo punto decidono di compiere un atto di estremo coraggio. E’ un’opera difficile da cogliere, e per assaporarla meglio va lasciata decantare. È solo dopo un po’ che si comincia a farsene un’idea, mai precisa e sempre nebulosa, in continuo cambiamento. Nascono nuove domande, si resta senza risposte. Dovrebbe essere sempre così.


La locandina di La doppia vita di VeronicaTitolo: La doppia vita di Veronica (La double vie de Véronique)
Regia: Krzysztof Kieslowski
Sceneggiatura: Krzysztof Kieslowski, Krzysztof Piesiewicz
Fotografia: Slawomir Idziak
Interpreti: Irène Jacob, Philippe Volter, Halina Gryglaszewska, Kalina Jedrusik, Aleksander Bardini, Wladyslaw Kowalski, Jerzy Gudejko, Janusz Sterninski, Sandrine Dumas, Louis Ducreux, Claude Duneton
Nazionalità: Francia – Polonia – Norvegia, 1991
Durata: 1h. 38′


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