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"La finestra di fronte": incontro con Ferzan Ozpetek

28 febbraio 2003 Interviste 0 Commenti
La finestra di fronte

Roma, 28 Febbraio 2003

Dopo il successo del suo film precedente, il regista turco ormai stabilmente trapiantato a Roma Ferzan Ozpetek è circondato da grande attenzione da parte della critica come anche del pubblico. Presentando La finestra di fronte alla stampa romana ha parlato anche di questo…


Dopo il successo de Le Fate Ignoranti c’è molta attesa per questo suo nuovo film, come la sta vivendo?
Ne La finestra di fronte ci sono molte cose di me, della mia vita ed è naturale che ci sia molto pathos quando ti esponi in maniera così completa ed intima. Sono molto in ansia, spero che piaccia al pubblico.

La locandina di La finestra di fronteAvete dovuto cambiare qualcosa nel finale del film dopo la scomparsa di Massimo Girotti, l’attore che interpreta il personaggio chiave di tutta la storia?
No, nessun cambiamento. Quando si gira un film non si sta dietro alla storia, se mi va cambio al momento senza seguire il copione ma in questo caso non l’ho fatto. Il film sarebbe finito così anche se lui fosse ancora tra noi. Una cosa però devo dirla: la lettera finale che Giovanna scrive e dedica al personaggio che interpreta Massimo, l’abbiamo effettivamente cambiata dopo la sua morte. Precedentemente non era dedicata a lui, ci è sembrato giusto farlo perché noi tutti gli dobbiamo molto. E’ un tipico esempio della vita reale che si confonde con il cinema, questa dedica ci ha riempito il cuore di malinconia e ha reso questo film ancora più sentito di quanto lo era prima.

Massimo Girotti di La finestra di fronteDurante il film c’è sempre un alone di mistero e i personaggi sono sempre alla ricerca della loro identità, che sia sessuale, caratteriale, sentimentale. Forse anche lei la sta ancora cercando?
E’ una cosa che fanno tutti ininterrottamente, durante la vita. Se non avessimo la voglia di correre dietro alle cose vivremmo una vita noiosa e piatta; il mistero fa parte della vita, basta fare attenzione alle piccole cose ed ecco che così un giorno per caso scopriamo piccoli aneddoti e persone nuove che ci cambiano la vita in un attimo anche solo con uno sguardo. Le cose che non si dimenticano sono quelle che veramente ti cambiano, non mi soffermo mai a pensare se una cosa può piacere al pubblico o meno, la faccio e basta se sento di farla. Se un giorno mi accorgerò di non avere più la grande passione che ho ora per il mio lavoro smetterò immediatamente di farlo.

Massimo Girotti e Giovanna Mezzogiorno in La finestra di fronteCosa l’ha spinta a fare un film di questo genere, con una storia così complessa e che tratta di temi così importanti come i ricordi, la ricerca di identità e la voglia di dimenticarsi per un momento di chi siamo e dove ci troviamo per catapultarci in un altro contesto? A lei non piace qualche volta dimenticarsi di se stesso?
Certo, qualche volta piacerebbe anche a me dire che sono un altro. E’ un buon suggerimento questo, lo terrò presente. Vi racconto una cosa: quindici anni fa ho incontrato veramente un signore in giro per la città che aveva in mano un mucchio di soldi, come nel film succede a Massimo, io ero insieme ad un amico e abbiamo cercato di aiutarlo. Questo signore ci raccontò che erano più di 30 anni che non usciva di casa e aveva molta paura, si sentiva sperduto e cercava aiuto. In quel momento mi sono molto commosso, mi faceva molta tenerezza una persona così impaurita dalla città e dai suoi cambiamenti, una città che a me sembrava invece così normale. Non era un ‘vecchio’, ricordo che a Massimo Girotti non piaceva questa parola. Con questo film volevo raccontare questa storia, anche se in modo diverso da come poi è avvenuta nella vita reale, mi piaceva descrivere il modo in cui questo anziano, entrando nella vita di una famiglia finisce per cambiarla radicalmente. Non dimenticherò mai quell’incontro, e questo per me rappresenta il segnale che anche quel signore, tanti anni fa, ha cambiato in qualche modo la mia vita, se pur minimamente ma lo ha fatto.

Quello che salta agli occhi e al cuore è il rilancio di valori come la memoria e la famiglia. Da questo film traspare l’importanza e il grande insegnamento che possiamo trarre della memoria storica del nostro paese e dell’assunzione delle nostre responsabilità. Meglio avere rimpianti piuttosto che rimorsi? Il protagonista rinuncia all’amore per salvare la gente del ghetto e Giovanna sacrifica il grande amore per non rinunciare a se stessa. Non è stata fatta a caso questa sottolineatura, specialmente in tempi come quelli che stiamo vivendo, vero?
Giovanna Mezzogiorno e Filippo Nigro in La finestra di fronteQuando sono in casa mia, magari in una stanza con qualche amico o amica è quasi una mania, mi metto a pensare a tutto quello che può esser accaduto in quella stessa stanza nel corso degli anni da quando è stata costruita. Penso alle persone che l’hanno abitata, quello che hanno fatto in quella stanza, chi è stato felice, chi è stato triste, chi è stato solo, chi ha amato e chi ha odiato con tutto se stesso. Al ghetto ci vado ogni tanto a fare la spesa e mi vengono i brividi se penso che solo sessant’anni fa quelle case che io vedo ogni mattina hanno visto a loro volta cose tremende e in altri momenti cose meravigliose. L’inquadratura sulla mano sporca di sangue poggiata sul muro di un antico vicolo del centro storico di Roma penso sia l’emblema di tutto quello che vi sto dicendo. I muri delle città antiche come Roma sono impregnate di storia, la storia della vita che le persone, secolo dopo secolo, hanno vissuto tra i vicoli e le strade. Per questo vedere disegnate sui muri svastiche e slogan contro gli extracomunitari mi fa molta tristezza e in un certo senso mi spaventa. Il mio è stato un modo diverso di raccontare le persecuzioni dei nazisti, sono scelte. Anche Polanski lo ha fatto, ma lui ha scelto di farlo mostrando con uno splendido film gli accadimenti in tutta la loro crudezza, io ho scelto di raccontare quello che è rimasto.

Il regista Ferzan Ozpetek sul set di La finestra di fronteE’ più importante, secondo lei, fare film piccoli su piccoli valori piuttosto che fare un grande kolossal su temi piuttosto banali?
Quello che mi da la grande forza di andare avanti e di continuare a vivere in serenità sono le piccole cose: giocare a carte con gli amici, andare al cinema, cucinare per i miei familiari; le persone che conosco non vogliono la fama, sono persone semplici che vogliono fare quello che gli piace, forse è anche questo ambiente che mi ha dato l’ispirazione e molte delle idee che ho usato nel film. La scelta di parlare di dolci e di pasticceria mi è venuta da un amico che molti anni fa, quando aveva circa 30 anni, ha avuto la stessa esperienza vissuta da Giovanna nel film. Trovo che creare dolci e torte sia davvero meraviglioso, ci vogliono una fantasia ed una passione davvero incredibili.

Raoul Bova e Giovanna Mezzogiorno in La finestra di fronteIl suo rapporto con gli attori durante le riprese com’è stato?
Quando ho scelto Raul Bova per questo ruolo mi sono arrivate moltissime lettere di fan che mi dicevano che mi ero svenduto perché Bova non è bravo e sicuramente avrebbe rovinato il mio lavoro. Raul è un bravo attore ma è pieno di paure, la sua paura di lasciarsi andare è davvero grande. E’ come se avesse un’altra persona cucita addosso, se vuole migliorare deve scrollarsela via anche perché queste sue titubanze le ha trasmesse anche a me che sono il regista e sicuramente non é stata una cosa positiva. Una volta abbiamo anche litigato, ma dal momento in cui abbiamo cominciato a fidarci l’uno dell’altro è stato tutto più facile.
Giovanna e Massimo hanno letto la sceneggiatura fino al delirio. Ad un certo punto, durante una sezione di lettura, Massimo Girotti ha smesso di leggere, si è alzato ed ha cominciato a recitare lasciando da parte il copione. Non riuscivo e non volevo fermarlo: era molto preso dall’improvvisazione di quelle battute e quindi lo abbiamo lasciato fare senza dire un parola. La sua recitazione nel film è stata molto intensa ma con pochi dialoghi, ha parlato con gli occhi soprattutto, come del resto anche Giovanna. C’è stata molta sintonia sin dall’inizio.

Filippo Nigro in La finestra di frontePiù che un film d’amore questo è un film sull’immaginazione dell’amore. Tutti i protagonisti lo sognano e lo perdono, ma soprattutto prendono dall’amore quello che vogliono, hanno tutti paura dell’amore, in fondo.
No, non sono d’accordo. Il problema non è la paura di amare ma la responsabilità. Tutto vogliamo amare ma tutti siamo costretti prima o poi a mettere sul piatto della bilancia tutte e due le cose: l’amore e le responsabilità. Giovanna decide di non andare perché Massimo Girotti la aiuta prima a capire quello che desidera veramente e poi a realizzare il suo sogno. Il marito invece, dopo questo cambiamento nella vita di Giovanna fa l’unica cosa che gli riesce in quel momento: piange. Piange perché si accorge che lei è cresciuta e che è arrivato anche per lui il momento di crescere, e non perché capisce che la moglie lo sta per tradire o ha pensato di farlo.

La data in cui il personaggio interpretato da Massimo Girotti salva la vita di molte persone nel ghetto, tra cui quella della donna che poi terrà con sé nella sua casa per tutta la vita, è il 16 ottobre 1943, notte in cui i tedeschi vennero nel ghetto a deportare gli ebrei. Che cosa hai ricostruito di vero nel film di quella triste notte nel ghetto?
Abbiamo lavorato molto di fantasia a dire il vero, anche perché ogni ricordo di quell’epoca mi sembra di fantasia, talmente è orrendo ed assurdo. Rivedere sul volto di Massimo l’orrore di quei momenti mi ha fatto molto effetto, trasmette col suo sguardo tutta la vergogna e il dispiacere per essere sopravvissuto e per aver abbandonato le persone care per salvare coloro che fino a quel momento lo avevano umiliato. Ma sia chiaro che non voglio farlo diventare un film politico, questo è un film sentimentale, un film sull’Amore.


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