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"La papessa" di Sönke Wortmann

8 giugno 2010 Recensioni 33 Commenti
Tiziana Cappellini, 6 Giugno 2010: Discreto
Medusa, 4 Giugno 2010

Nata in un villaggio tedesco di metà ‘800, Giovanna ha la fortuna di possedere una rara intelligenza e la sfortuna di essere donna. Intrappolata in un’esistenza infelice, ancora molto giovane la ragazza riesce a dare una decisa svolta al suo destino…


Il film, tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice statunitense Donna Woolfolk Cross (pubblicato in Italia da Newton Compton), narra una di quelle vicende controverse delle quali è difficile stabilire la verità o l’infondatezza. Mancando reali elementi storici che possano avallare la tesi dell’esistenza della papessa Giovanna – il cui ipotetico pontificato risalirebbe a metà ‘800 circa – la vicenda resta nella dimensione della leggenda comunque interessante da trattare.

La storia di Giovanna è sviluppata dalla nascita fino alla morte, due momenti emotivamente molto forti, come se ne avranno altri nel corso del film. Il contesto è delineato subito in modo efficace: un padre-padrone scontento di allevare una femmina e disumano con la moglie. Un padre che è prete ma che interpreta la Bibbia in maniera ottusa, osservandola poi in modo discutibile nella propria vita. Un padre che impedisce a Giovanna di imparare a leggere e a scrivere – all’epoca proibito alle donne – umiliandone la brillante intelligenza, ritenuta impossibile, come anche gli altri uomini pensavano, in un essere inferiore qual era considerata la donna.

La storia di Giovanna è anche molto romanzata, e questo fa perdere incisività al film: alcuni accadimenti troppo fortuiti inducono a intuire la mano del destino, o di Dio, dietro il singolare percorso della ragazza. Allo stesso tempo, però, fanno intuire una certa compiacenza della sceneggiatura verso la narrazione appunto romanzata. La futura papessa è una giovane donna che cerca di trovare il suo posto nel mondo affermando se stessa anziché rinnegarsi, trovandolo all’interno di un monastero per accedere al quale si finge uomo. E tale si fingerà fino a diventare pontefice. Tuttavia, Giovanna nel suo intimo resta sempre una donna, e come tale vivrà la sua storia d’amore. È soprattutto questa vicenda a tendere più al romanzo che alla presunta verità storica, nonostante si presti a essere uno dei tasselli che compongono il destino tracciato della ragazza. Un destino che l’ha portata al vertice della Chiesa per metterne al servizio le doti che, fin da quando era un umile frate, le hanno fatto aiutare molta povera gente grazie al suo buon cuore, alla sua intelligenza e al suo coraggio.

Il film pone l’accento sulla cupezza dell’epoca medievale. Ciò emerge soprattutto nella cruda scena dell’assalto normanno e in quella, meno corale ma altrettanto incisiva, dell’uccisione di un uomo allo scopo di rubargli un anello dal dito. Pur riuscendo a incuriosire lo spettatore circa l’evolversi della vicenda di Giovanna, il film pare essere concentrato più sulla narrazione in sé che sull’evocazione di sentimenti e passioni che spesso sembrano scivolare via senza raggiungere veri apici di coinvolgimento.


Titolo: La papessa (Die Päpstin)
Regia: Sönke Wortmann
Sceneggiatura: Heinrich Hadding, Sönke Wortmann
Fotografia: Tom Fährmann
Interpreti: Johanna Wokalek, David Wenham, John Goodman, Iain Glen, Edward Petherbridge, Anatole Taubman, Lotte Flack, Tigerlily Hutchinson, Jördis Triebel, Oliver Cotton, Nicholas Woodeson, Suzanne Bertish, Richard van Weyden
Nazionalità: Germania – Regno Unito – Italia – Spagna, 2009
Durata: 2h. 29′


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Attualmente ci sono 33 commenti a questo articolo:

  1. carmela scrive:

    BRAVAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. carmela scrive:

    brava tiziana!!!!!!!!!!!!!!!!! 6 GRANDIOSA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! SUPER!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ehi!!!!! facciamo u FAN CLUB X TIZIANA????????????????????? AH-AH-AH!!!!!!!!!!!!! ki sta con me???????????

  3. carlo scrive:

    nn rendete qst sito cm FACEBOOK!!!!!!!!!!
    nn sparate cazzate!!!!!!!!
    posso capire ke tiziana sia molto brava…. ma arrivare fn a qst punti…… è ESAGERATO!!!!!!!
    con tt rispetto a tiziana.

  4. federica scrive:

    concordo con carlo, posso capire che ti piaccia come scrive tiziana, pr sarebbe bello che questi siti rimanesseroin po’ DECOROSI.
    cmq tiziana è bravina, troppo sintetico, e freddo… pr è scritto correttamente…. almeno quello…
    forse nn è stata una delle recensioni di tiziana + belle…. cmq… c’è gente + brava che cerca lavoro e nn lo trv…. bisognerebbe lasciare + spazio a loro……

  5. carmela scrive:

    tizianaaaaaaaaaaaa fammi la parte!!!!!

  6. Tiziana scrive:

    Ti ringrazio Carmela di tanto entusiasmo, ma io per prima non mi sento degna di un fan club o simili!
    Se poi le mie recensioni incontrano i gusti di qualcuno, mi fa piacere (non c’è problema, Carlo).

    Federica, siccome il mondo è grande e il web pure, basta dimostrare di essere bravi veramente e c’è spazio per tutti. Puoi prenderlo come un consiglio, se vuoi.

  7. Alberto Cassani scrive:

    Comunque, come dice Carlo, cerchiamo di non prendere un sito di critica per il primo blog che passa. Se poi si riesce anche a scrivere i commenti in italiano invece che coi segni algebrici è meglio.

  8. carmela scrive:

    scusate… ma voi mi state dando della scema…
    signor cassani, lei dice di scrivere in italiano… ok…. ma nn si è chiesto ke MAGARI per fare più in fretta scrivo abbreviato??
    cmq (spero che riesca a capire cs c’è scritto…. sa…) qst è SITO LIBERO, DV POSSO DR QUELLO KE VOGLIO!!! mi risponda, grazie.
    carmela

  9. Alberto Cassani scrive:

    Carmela, a parte che non parlavo a te ma parlavo a tutti, il punto è che tu scrivi per essere letta dagli altri. Scrivi perché vuoi che gli altri ti leggano, altrimenti non perderesti tempo a scrivere. Ora, è vero che a scrivere come scrivi ci metti di meno, ma è anche vero che chi ti legge ci mette molto di più a capire cos’hai scritto. Ti interessa così poco, che gli altri capiscano cosa dici? Ti interessa così poco quello che stai scrivendo da non volerci perdere dieci secondi di più per scrivere in italiano comprensibile?

    Non ti sto dando della scema (anche perché, come detto non parlavo solo a te), perché non ho pensato che scrivi così perché non sei capace di scrivere in maniera corretta: tu scrivi così perché vuoi. Ecco: scrivere così dà fastidio a chi ti legge. Scrivere in italiano è segno di educazione (in tutti i sensi) e di rispetto per gli altri, che non devono sforzarsi di capire cosa stai dicendo. Sei tu che comunichi con loro, e non c’è motivo perché loro si sentano obbligati a sforzarsi per te.

    Detto questo, su internet non esistono siti liberi, in cui ognuno può fare quello che vuole. Tu puoi fare quello che vuoi a casa tua, e in nessun’altra parte del mondo. E questa non è casa tua. CineFile è un sito che ha un proprietario e ha un direttore, che sono io, e se io decido di cancellare i commenti scritti come li scrivi tu, li cancello e tu non ci può far nulla.

  10. carmela scrive:

    VUOI ANKE 1 (SCUSA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) APPLAUSO!!!!!!!!!!!!!??????????????????????????????????????????????????????????????’

    MAH……….
    CIAO TIZIANA
    SCRIVI KE NE PENSI DI TT QST…

  11. Tiziana scrive:

    Io penso che è giusto che ognuno possa esprimere il suo parere positivo o negativo che sia, perché non è questo che viene messo in discussione, ma piuttosto si pone l’accento sulla forma.

    E’ preferibile infatti che si scelga la forma migliore, anche se quella alternativa può dare l’illusione di scrivere più in fretta, ma il rovescio della medaglia è che si rischia di non essere ben capiti.

    E poi, parlando dei post che sono stati scritti qui, i segni algebrici appartenevano forse più ad altri utenti che a te, quindi davvero non era un appunto fatto a una persona sola ma dovuto a un’abitudine che ormai sta diventando diffusa ovunque.

  12. veronica scrive:

    nn riesco a capire cm certa gente possa scrivere delle recensioni così ORRENDE E SGRAMMATICATE!!! mah….

  13. Alberto Cassani scrive:

    Si può obbiettare sul giudizio espresso riguardo al film, ma non sulla correttezza grammaticale di questa recensione. Soprattutto se lo si vuole fare scrivendo in linguaggio SMS.

  14. Tiziana scrive:

    Eh già.

    Aggiungo solo che una persona che non riesce ad essere imparziale, tanto da trovare difetti inesistenti e fare critiche inutili, non penso possa cogliere il senso del giudizio della recensione.

    E’ troppo condizionata dal dover giudicare negativamente.

  15. Riccardo scrive:

    Io penso che in realtà questo film voglia essere una denuncia alla misoginia e che voglia mostrare Giovanna come un’eroina del sesso femminile, che grazie alle sue virtù ha mostrato agli uomini come la donna possa valere di più di un semplice oggetto da piacere carnale. Per il resto concordo con la recensione di Tiziana, ma guardando il film ho intuito questo messaggio anti-misoginia (ma penso di non essere nemmeno l’unico a pensarlo). Mi dispiace che sia passato così in sordina, un film con una morale così attuale ancora oggi, non si vede tutti i giorni e avrebbe meritato più attenzione però non è neanche un granché. buona comunque la confezione storica.

  16. Tiziana Cappellini scrive:

    Credo che la misoginia sia in realtà ben denunciata già nella parte iniziale della vicenda, appunto con la figura del padre-padrone. Certamente tutta la vita di Giovanna è una dimostrazione di come le sue virtù, a prescindere dall’essere donna e in alcuni casi, invece, proprio per questo, l’abbiano portata a prevalere su un mondo familiare misogino, e poi a emergere in un altro “solamente” maschilista anche per regole prestabilite e impossibili da rimuovere.

    Di sicuro sarebbe stato preferibile che questo film uscisse durante la stagione invernale, anziché all’inizio di quella estiva. Forse così avrebbe avuto, se non successo, la maggiore attenzione che merita.

  17. Riccardo scrive:

    A parte che ci sono scivoloni di sceneggiatura che fanno proprio ribrezzo e messe in scena ancora peggio (la scena finale per intenderci). Forse solo la scena iniziale merita per la sua cupezza e crudo realismo sennò, questo film è da 4 su 10.

    Concordo sulla distribuzione che doveva avvenire in inverno piuttosto che in estate.

  18. Anonimo scrive:

    Non per accendere di nuovo la polemica, ma effettivamente, rispetto alle altre recensioni di Cinefile, questa mi sembra scritta in modo abbastanza sciatto, con qualche errorino grammaticale (credo dovuto alla distrazione).
    Es. “qual’è”… si scrive “qual è”, senza l’apostrofo, dato che la parola “qual” esiste e quindi non prevede elisione davanti a vocale (come testimoniato dall’espressione “qual buon vento”).
    In più la frase “trovando all’interno di un monastero per accedere al quale si finge uomo” non torna… trovando cosa?
    Anche le concordanze dei tempi verbali intratestuali, poi… andrebbero riviste.
    Credo che sia semplicemente stata scritta frettolosamente, ma è anche vero che recensioni frettolose tolgono prestigio al sito, sempre molto preciso e con recensioni ottime nella forma e nella sostanza.
    Chiedo scusa per la pedanteria, ma dato che vengo spesso sul sito mi sentivo di poter esprimere la mia opinione come utente. Spero di non aver offeso nessuno.
    Saluti.

  19. Tiziana Cappellini scrive:

    Ho scritto decine di recensioni, anzi di più, quindi consiglio di spulciarle tutte in forma, sostanza, grammatica, sintassi e altro ancora prima di emettere un giudizio frettoloso, dato che frettolosa è stata giudicata la mia recensione.
    E’ l’unico modo con cui si potrebbe fare un bilancio obiettivo, non crede?

    Perché “non vuole accendere di nuovo la polemica”? (Cito una sua frase). Ci siamo già incontrati/scontrati in precedenza?

    In ogni caso e a prescindere, per quanto mi riguarda la polemica è sicuramente finita con questa mia risposta.

    Saluti anche da parte mia.

  20. Plissken scrive:

    Vi sono molte recensioni che appaiono fini a se stesse, come mero esercizio di stile, magari intrise di intellettualismi sovente gratuiti e che anziché esplicare mediante un’accorta terminologia pregi e difetti di una pellicola riempiono lo sventurato lettore di aria fritta.

    Non mi sembra sia il caso di questo sito, ove nella stragrande maggioranza dei casi ho riscontrato analisi intese a fornire un tipo di critica non certo di carattere sibillino anche a poveri “utenti” quali il sottoscritto, che non frequenta purtroppo l’Accademia della Crusca. A proposito dell’Accademia, essa consiglia l’uso di “qual è”; ma il fatto stesso che tale forma sia “consigliata” ne esclude l’uso categorico. La questione è sempre stata controversa, tanto che alcuni grammatici addirittura contravvenendo agli insegnamenti della Maestra elementare consigliano l’apostrofo. Taluni scrittori quali, cito da fonti web “Federigo Tozzi, Mario Tobino, Tommaso Landolfi, Paolo Monelli, Bonaventura Tecchi” utilizzano quest’ultima forma.

    Riguardo “trovando (se stessa) all’interno di un monastero per accedere al quale si finge uomo” è evidente che trattasi di una correzione postuma difettata da una piccola distrazione.

    Tutto ciò a specificare che a mio personale avviso qualche piccola pecca, vera o presunta, non è sufficiente per inficiare la validità della recensione, che appare scorrevole ed esplicativa fornendo una (per quanto soggettiva essendo una critica) valida anteprima dei tratti prioritari della pellicola.

    Non conosco la Sig.na Tiziana e non mi interessa fare il suo difensore d’ufficio (cosa di cui tra l’altro non ha certo bisogno) ma tenderei a spezzare una lancia in favore di queste persone che a titolo gratuito riservano impegno e lavoro a vantaggio di noi tutti senza chiedere nulla in cambio se non (presumo) l’evitare di focalizzare l’attenzione su di una crepa tralasciando l’affresco.

  21. Alberto Cassani scrive:

    Una delle cose su cui insisto di più, quando mi capita di parlare della situazione della critica cinematografica nel web italiano, è la mancanza di un’organizzazione redazionale vera e propria. Non nel senso che manca una redazione fisica – cosa in fondo normale, trattandosi di internet – ma nel senso che non c’è mai nessuno che (ri)controlla i testi che vanno on-line. Non solo un semplice controllo ortografico, ma proprio un controllo della veridicità di quanto è scritto (opinioni personali a parte, ovviamente) e un controllo sull’uniformità grafica di determinate parole. Se in una recensione c’è scritto che il tal attore sconosciuto ha girato il tal film mai arrivato in Italia, qualcuno oltre all’autore ha controllato che sia vero e non si tratti semplicemente di un’omonimia? Di solito no. Se in una recensione viene citato il tal attore russo, qualcuno ha controllato che il nome sia stato traslitterato dal cirillico nello stesso modo in cui è stato traslitterato nelle altre quattro recensioni in cui viene nominato? Di solito no. Invece di solito su CineFile lo faccio io, il che ovviamente non vuol che non sbaglio anch’io nel ricontrollare le cose, né tantomeno che per questo le nostre recensioni siano migliori di quelle degli altri. Anzi, non è un caso che le nostre recensioni che più facilmente presentano errori sono le mie, dato che nessuno oltre a me le ha rilette prima della pubblicazione.
    Detto questo, la mia mania per l’uniformità grammaticale è ben nota al povero Tommaso Tocci, che spesso si trova dalla parte sbagliata del coltello e si vede pubblicato “scespiriano” invece di “shakespeariano” e “statunitense” invece di “americano”. Quindi, vista la mia puntigliosità sull’argomento non posso che prendermi la mia parte di colpa per la pubblicazione di un refuso (che è comunque un essere bastardo, che vive di vita propria e si infila a tradimento nelle frasi meno sospette) come “qual’era”, generato da disattenzione e non ignoranza (perché è un errore: l’Accademia della Crusca lo dice chiaramente all’inizio, il consiglio è rivolto al rispetto della regola nonostante l’uso errato fatto da molti, perché le licenze poetiche non valgono negli scritti giornalistici). Va detto, comunque, che su 2.101 articoli pubblicati su CineFile tra recensioni, articoli, schede e interviste solo qui abbiamo commesso questo errore e solo in un’altra recensione e in tre interviste abbiamo scritto “qual’è” (ma quando leggere questo commento non ne troverete traccia).
    Per quanto riguarda invece la frase “trovando all’interno di un monastero”, invece, la responsabilità dell’errore è totalmente mia perché ho sostituito “e lo trova all’interno di un monastero” con “trovandolo all’interno di un monastero”, dimenticando pero’ le ultime due lettere della parola. Ha comunque ragione Plissken quando dice che la validità di uno scritto non la si può giudicare da due refusi, ma nella mia breve esperienza da traduttore letterario ancor più che in quella un po’ più lunga da critico cinematografico ho potuto notare come una pagliuzza possa annebbiare la vista anche del miglior paesaggio possibile…

    A Tiziana dico solo che probabilmente l’anonimo si riferiva ai messaggi precedenti riguardanti questa recensione, nei quali appunto se ne criticava la forma.

  22. Plissken scrive:

    Ma certo, che qual è si scrive senza apostrofo viene insegnato sin dalle elementari. Ciò nonostante (giusto per due chiacchiere) alcuni grammatici ritengono che la questione non sia mai stata totalmente risolta e che ancora oggi sia legittima una disputa in argomento.
    Riguardo quanto espresso dall’Accademia, ecco qua:
    “… È vero che la grafia qual’è è diffusa e ricorrente anche nella stampa, ma per ora questo non è bastato a far cambiare la regola grafica che pertanto è consigliabile continuare a rispettare. ”
    Se la regola fosse da rispettare categoricamente, perché mai dovrebbe essere “consigliato” farlo? In tal caso il periodo dovrebbe assumere detta forma: “..ma per ora questo non è bastato a far cambiare la regola grafica che pertanto va rispettata”.

    Il problema della non-veridicità di talune fonti nel web è piuttosto diffuso, tanto che ad esempio anche in Wikipedia sovente vi sono errori e/o refusi che grazie al copia-incolla raggiungono un tale diffusione che sembra sia impossibile potervi porre rimedio. Teoricamente notizie e nozioni apprese via internet andrebbero sempre prese con le pinze: chi ha controllato la fonte? La critica inerente la scultura è dell’Argan o Teomondo Scrofolo?

    Per detto motivo in un sito come questo, posso capire che un utente riponga in toto la propria fiducia nel recensore confidando nella sua preparazione, e comprendo quest’ultimo possa pagarne lo scotto in caso di inesattezze di una certa entità.
    Credo però che in taluni casi risulti superfluo porre l’accento su di errori palesemente di distrazione: a chi non è mai capitato almeno una volta di apostrofare sovrappensiero un + sostantivo maschile o il “qual è”? Capita, e da qui al voler invalidare un’intera recensione ce ne passa direi.

    Comprendo e condivido la tua considerazione finale, ma la differenza tra una pagliuzza nell’occhio ed un pelo nell’uovo è sovente fin troppo etereo… ;-)

  23. Alberto Cassani scrive:

    In realtà a me sembra che l’Accademia della Crusca sia spesso quasi permissiva con alcune soluzioni non ufficiali ma adottate da molti. La loro risposta la leggo come un “la regola è questa e sarebbe da rispettare, ma visto che molti non la rispettano fate voi”. Ad ogni modo, che l’articolo riportasse un refuso è un dato di fatto.

    Sulla validità delle fonti su internet, purtroppo è una delle cose che mi ha fatto abbandonare il progetto cinema di Wikipedia. Tra gente che non sa ma crede di sapere e gente in palese malafede ma che si trincera dietro “cavilli regolamentari”, è quasi impossibile stilare delle voci davvero valide su argomenti importanti (peggio ancora su un argomento alla moda). Sull’inaffidabilità delle fonti avevo scritto un articolo qui http://diario.cinefile.biz/?p=646, ma purtroppo sembra ormai abitudine consolidata il credere ciecamente a ciò che si trova sul web, mentre anche la stessa Wikipedia dovrebbe essere solo un punto di partenza per avere informazioni di base e partire per ricerche più approfondite. Invece siamo al corrispettivo del XXI secolo di quando una volta si diceva “l’ha detto il telegiornale”…

  24. Anonimo scrive:

    Gentili tutti,
    sì, al “riaccendere” la polemica mi riferivo a quella sorta nei primi post, direi anche discutibile nella forma e non chiara nella sostanza, spero di non aver fatto lo stesso errore.
    Ripeto, non volevo offendere nessuno, è solo un consiglio perché il sito mantenga l’autorevolezza che ha sempre avuto.
    Certo, non è un refuso a rendere ottima una recensione, ma secondo il mio modesto parere la recensione in questione trasmette una certa sensazione di frettolosità, che normalmente su questo sito non ho mai trovato.
    Non ho intenzione di fare un’indagine statistica sulle recensioni della signora Tiziana, proprio perché non avevo intenzione di attaccarla personalmente, ho solo espresso un parere su QUESTA e solo questa recensione, pertanto non ritengo pertinenti le altre recensioni per il semplice fatto che non lo sono.
    Certo, degno di nota è il fatto che un redattore, nel momento in cui sottopone il suo testo all’attenzione di un pubblico, qualsiasi esso sia, dovrebbe forse avere una certa umiltà nel riconsiderare ciò che ha scritto in virtù delle critiche mosse, anche per contraddirle, ci mancherebbe…
    Diciamo che la risposta “consiglio di spulciare le mie recensioni così vedrete come scrivo bene”, non mi sembra provenire da un atteggiamento professionale. Ma tant’è.
    Ringrazio invece sia Alberto Cassani che Plissken, capisco le ragioni di entrambi e in parte le sottoscrivo, in mia difesa posso aggiungere che il mio commento era anche un complimento al sito, un po’ un “peccato per questa recensione, di solito c’è di meglio :)”.
    Saluti.

  25. Tiziana Cappellini scrive:

    Ringrazio Plissken per il suo intervento, Alberto per il chiarimento circa il refuso e confermo che “qual’è” è un errore grammaticale.

    Caro Anonimo, preferirei ricevere critiche da chi si firma, anche se non ci si conosce personalmente.

    Consigliare di esaminare le altre mie recensioni non significa “vedrà come nelle altre scrivo bene”. Significa invece, come già ho detto espressamente, che è il modo più corretto per esprimere un parere alla luce di un bilancio obiettivo.
    Una mia sola recensione con un solo refuso non può farle affermare che scredito il sito. Questo l’avrebbe potuto dire se avesse letto almeno altre mie dieci recensioni. Per poi trovarle tutte frettolose o altro, immagino, ma almeno il suo giudizio sarebbe stato, in teoria, obiettivo.

    Non ha scritto una sola parola in relazione al film, come per esempio ha fatto Riccardo, né ha espresso un parere in merito, ma ha soltanto messo sotto accusa la mia recensione. Quindi dubito davvero che non intendesse attaccarmi personalmente.

    Se poi vuole parlare del film (che immagino abbia visto, altrimenti perché è “capitato” proprio in questa recensione?) e lasciare un suo commento in proposito, mi posso confrontare volentieri. Altrimenti (e non per mancanza di umiltà) i miei interventi finiscono qui.

    Di nuovo saluti.

  26. Anonimo scrive:

    No, mi dispiace davvero aver creato tutta questa situazione.

    In primo luogo sì, ho visto il film, mi è piaciuto molto e non penso che lei abbia scritto niente di sbagliato, o fuori luogo, o nient’altro, a livello di concetto. Anzi, condivido pienamente il fatto che sia palpabile durante tutta la durata del film l’attenzione alla femminilità posta in primo luogo, come penso anche testimoniato dal titolo, che non presenta neanche il nome, ma lascia solo una figura prettamente maschile come il papa, con una suffissazione femminile.
    Mi è anche molto piaciuta che l’idea di ‘vera fede’ sia testimoniata da una ribellione, e non da una timida accettazione.
    Quindi signora Tiziana, sono d’accordissimo con lei e su ciò che lei ha pensato del film.

    Se le interessa il mio nome mi chiamo Irene, non mi sono firmata perché tengo sempre su ‘Anonimo’, senza nessuna ragione particolare, ma se preferisce sapere il mio nome come io so il suo, mi sembra anche una richiesta ragionevole, quindi non vedo perché non scriverlo.

    Non ritengo di dover leggere le sue recensioni perché non ho mai lontanamente pensato che lei, Tiziana, screditi il sito… ho solo detto che questa recensione, rispetto a quelle che leggo di solito (magari anche sue, per carità, mica sto a leggere i nomi e me li marchio a fuoco nel cervello) è carente. Avrebbe potuto essere di ogni altra persona, non mi interessa.
    Pertanto la devo contraddire: il mio giudizio E’ obiettivo, dato che si riferiva solo a questa recensione, e non a lei come redattrice.

    Non ho scritto una parola in relazione al film perché non avevo niente di particolarmente originale da aggiungere, a parte che mi è piaciuto, ma direi che non basta per aver la pretesa che gli altri siano interessati a un mio giudizio, o no?

    Non ho messo sotto accusa nessuno, ma io sono una libera utente del sito, lo visito spesso, lo consiglio agli amici, faccio parte dl numero dei visitatori che tutti insieme permettono a questo sito di guadagnare con la pubblicità, e quindi ritengo (perché lo è) mio diritto essere libera di esprimere pareri riguardo al servizio che lei, come altri, mi state offrendo. E ritengo che come sia mio dovere esprimere le mie opinioni con educazione, sia anche vostro dovere come erogatori di un servizio, non mettersi sulle difensive, ma accogliere plausi e critiche, senza sentirsi personalmente attaccati quando è EVIDENTE che non lo siete.

    Spero di essere stata chiara stavolta, mi spiace se in precedenza non lo sono stata.

  27. Tiziana Cappellini scrive:

    Sì, adesso che sei stata chiara, Irene, posso comprendere meglio.

    Mentre, da come hai esordito, l’intenzione sembrava fosse solo quella di fare un attacco personale, anche perché non si può scindere la recensione dal redattore che l’ha scritta.
    Senza contare che, a volte, l’utilizzo del nick generico può sollevare dubbi.
    Ma posso assicurare che non si è trattato di mettersi sulle difensive o di non accettare delle critiche.

    Però anche le critiche mosse devono essere motivate o spiegate più chiaramente come hai appena fatto, altrimenti sembrano un “atto di accusa” come, in questo caso, è stato legittimo interpretarle.
    Prendilo come un consiglio quando, se lo vorrai, esprimerai altri giudizi su questo sito, che mi auguro continuerai a seguire.

  28. Andrea scrive:

    Io invece riprendo la polemica iniziale invitando i gestori del sito a cancellare sempre tutti i commenti scritti con linguaggio da sms (non tanto pergli smile, che sono simpatici, quanto ad esempio per tutte le abbreviazioni, l’immondo uso della k, ecc. ecc).
    Sarà che la mia età non è più verdissima ma quando dicono che ormai i ragazzi non sanno più scrivere è anche, e non solo, perché nei vari blog su internet vengono concessi questi abominii.

  29. Alberto Cassani scrive:

    Guarda, a me i messaggi in stile sms danno fastidio a livello fisico. Pero’ penso non sia giusto impedire ai lettori di dimostrare di voler essere incomprensibili. Per quanto mi riguarda, se devo far fatica a leggere allora non leggo, il che vuol dire che se qualcuno mi chiede qualcosa scrivendo come un sms non rispondo. Potrei inserire sopra la finestra di commento la richiesta di scrivere in italiano, ma temo non servirebbe…

  30. Plissken scrive:

    Io debbo ammettere che approvo totalmente quanto espresso da Andrea a cui va la mia “solidarietà”, e che al pari del Cassani detto linguaggio mi provoca “fastidio fisico” a cui aggiungo enorme irritazione.

    Per come la vedo io, se qualcuno vuole esprimersi come un mentecatto padronissimo di farlo, ma a casa sua.

    Per lo stesso motivo, essendo un ospite, comprendo benissimo se il padrone di casa vuole democraticamente esprimere tolleranza e mi adeguo incondizionatamente, anche se a mio personale avviso un invito ad esprimersi omettendo dette abbreviazioni da sms sarebbe lecito e fondamentalmente compreso dagli “utenti”.

  31. Alberto Cassani scrive:

    Ho inserito la richiesta di esprimersi in italiano, vediamo se funziona… Tra l’altro, nel farlo mi sono accorto che con Explorer 32bit venivano visualizzati dei fastidiosissimi tooltip anche se li avevo disattivati; a questo punto ho tolto il banner responsabile e amen.

  32. Tiziana Cappellini scrive:

    Se funziona, ne sarò ben lieta anch’io. Vedremo…

  33. Plissken scrive:

    Mi fa piacere, spero anch’io che il messaggio venga recepito. :-)

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