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"La talpa" di Tomas Alfredson

10 gennaio 2012 Recensioni 13 Commenti
Tommaso Tocci, 5 Settembre 2011: Impassibile
Medusa, 13 Gennaio 2012

Durante la guerra  fredda i servizi segreti britannici scoprono di avere una talpa ai più alti livelli. L’operazione per scoprirne l’identità fallisce e porta il caposezione e il suo braccio destro George Smiley a dimettersi. Smiley inizia però a indagare dall’esterno per smascherare la talpa…


L’esordio dello svedese Tomas Alfredson alla regia internazionale (dopo il successo di Lasciami entrare) ha il fascino immobile delle lancette di un orologio, dei banchi di nuvole, delle linee d’ombra. A fissarlo sembra fermo, ma avanza inesorabilmente quando lo spettatore si perde nelle performance del nutrito gruppo di attori protagonisti.

Testo fondamentale nella tradizione letteraria di spionaggio, in particolare in Gran Bretagna, il romanzo d’origine di Le Carré arriva sul grande schermo sostanzialmente inalterato. Ciò non vuol dire che l’adattamento sia timido o poco ispirato: Alfredson si cala con disinvoltura nelle strade dimesse della Londra anni ’70, adottando uno stile audace proprio in virtù della sua cautela. Aiuta con eleganza la storia e lo spettatore con soluzioni nascoste in bella vista (gli occhiali “segnatempo” di Oldman), incornicia lo spazio vitale di ogni personaggio con abbondanza di primi piani, ma dimostra di saper stare in piedi da solo quando si allontana dal testo originario (la straordinaria sequenza ricorrente della festa in flashback, struggente nel collocarsi a metà tra il grottesco di un capodanno fantozziano e la disperazione del gioiello russo Innocent Saturday).

Nonostante si parli di alcuni tagli da effettuare prima che la pellicola arrivi in sala, la versione passata in concorso a Venezia 2011 affronta le sue due ore abbondanti senza soffrire, e anzi dando l’impressione di aver sacrificato alcuni passaggi (il “soldato” di Ciarán Hinds meritava più spazio) in nome del ritmo. Qualche dettaglio della trama potrà sfuggire ai non appassionati del genere, ma la struttura simbolica della filastrocca che sta dietro al titolo originale aiuta a sottolineare la linea portante delle vicende, rendendo La talpa un ottimo compromesso di complessità, atmosfera e accessibilità. Ci sarà perfino il tempo, durante le predominanti scene di dialogo, di perdere lo sguardo nella rigogliosa carta da parati o nei particolari della scenografia e dei costumi.

Gary Oldman, molto quieto negli ultimi anni come comprimario, sfrutta questa rinnovata percezione per guidare il cast con sommessa autorità, ma sono Tom Hardy e Mark Strong a regalare le interpretazioni migliori. Forse in quanto uomini esterni al “Circus”, la cerchia da cui dovrà uscire la talpa, oppure in quanto uomini “da campo”, bistrattati da un gioco più grande di loro eppure liberi dalla guerra fredda combattuta in una stanza.


Titolo: La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)
Regia: Tomas Alfredson
Sceneggiatura: Bridget O’Connor, Peter Straughan
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Interpreti: Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy, John Hurt, Toby Jones, Mark Strong, Benedict Cumberbatch, Ciarán Hinds, David Dencik, Philip Martin Brown, Kathy Burke, Stephen Graham, Konstantin Khabenskiy, Svetlana Khodchenkova
Nazionalità: Regno Unito – Francia, 2011
Durata: 2h. 07′


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Attualmente ci sono 13 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Visto. Onestamente non sono rimasto molto soddisfatto della pellicola, forse perché non sono un amante di questo genere non saprei. Se da un punto di vista “tecnico” il film mi è parso di ben alto livello sia per quel che concerne la regia che fotografia e montaggio (aggiungo anche il commento musicale) non posso dire lo stesso per ciò che concerne il soggetto e la sceneggiatura.

    La trama è di per sé intricata già di suo, ed il ricorrente (per quanto sapiente, non ci piove) uso dei flashback non aiuta molto lo spettatore a capire tutti i passaggi ed a carpire tutti gli elementi atti a sbrogliare la matassa. Certamente ciò potrebbe essere letto in positivo, in quanto per certi versi risulta appagante riuscire a comporre i pezzi del puzzle e lo spettatore quindi “lavora” e non subisce passivamente la pellicola.
    Il problema è che (a mio avviso) una volta arrivati in fondo ci si rende conto di aver avuto di fronte un’ottima implementazione di una trama “debole”: forse tale critica andrebbe rimessa al romanzo, che, chissà, sente un po’ l’età non saprei. Prima ho detto trama “intricata”, che però non è sinonimo di “appassionante”: fatto sta che se nella pellicola è chiaramente ravvisabile il talento di Anderson e dello Staff, da un punto di vista emozionale non vi ho trovato molto purtroppo, a volte anzi ha fatto capolino minaccioso un certo effetto soporifero misto a noia: nonostante lo svolgimento complesso nonché impeccabile del film, alla fine mi è sembrato di assistere alla scoperta dell’acqua calda.

    Personalmente lo consiglierei solo agli appassionati del genere.

  2. Edoardo scrive:

    Se devo essere franco il film mi ha abbastanza deluso.
    Dopo aver letto solo recensioni positive sono andato, entusiasta, a vederlo con un gruppo di amici, anche loro fiduciosi. E’ senz’altro ravvisabile, come ha già scritto Pissken, una certa perizia tecnica, ed Alfredson è indiscutibilmente un regista oltremodo talentuoso, ma il film non mi ha appassionato per nulla.
    Certi passaggi li ho persi ed ho avuto una certa difficoltà nel seguire la trama, stessa cosa che è successa ai miei amici. Sarà che sono abituato a film di spionaggio ben più ritmati e capaci di catturare la mia attenzione.
    Ottime comunque le interpretazioni degli attori, con Mark Strong in testa.

  3. Tommaso Tocci scrive:

    è uno studio di carattere e d’atmosfera, non un film che si guarda in cerca di una trama appassionante.
    Come sempre è il gioco delle aspettative a fare il danno.

  4. Plissken scrive:

    Su questo non c’è dubbio: il gioco delle aspettative ha influito assai sul giudizio, ma anche nell’opera precedente di Alfredson, per quanto totalmente avulsa dalle tematiche affrontate in questo film, era credo ravvisabile pur se in tono minore una certa ricerca di carattere e atmosfera: il soggetto però lasciava più spazio alla componente emotiva che in un film tutto sommato non guasta, a meno che non sia da inserirsi in categorie inerenti una certa “sperimentazione”.

    Da notare infine come mi sia guardato bene (come anche Edoardo direi) dal dissentire da quanto espresso nella recensione: da un punto di vista filmico/tecnico il film è sicuramente di alto livello, ma a volte per quanto valido uno “studio” di questo genere può effettivamente risultare scevro di elementi coinvolgenti.

  5. Marci scrive:

    Su IMDB ha un voto di circa 7.4
    ora. io non critico nulla dello stile del film.
    ma la trama è noiosa, e le scene di “stallo” sono I N T E R M I N A B I L I

    potrei dare un 6 solo per la buona interpretazione e la fotografia buona. ma se volevo vedere un film di belle inquadrature e niente storia mi guardavo “l’uomo con la macchina da presa” di dziga vertov….

  6. Tommaso Tocci scrive:

    Plissken, perdonami ma non volevo certo difendere la recensione, solo lo “spirito” del film che mi sembra oggetto di un fraintendimento in tutti i commenti (anche nell’ultimo qui sopra).

  7. Plissken scrive:

    Si Tocci lo so che non volevi difendere la recensione; ho voluto puntualizzare come non fosse mia intenzione dissentire proprio perché l’analisi che hai fatto mi appare ineceppibile, in quanto esula dall’analizzare gli aspetti inerenti il, diciamo così, “coinvolgimento emotivo”.

    Come hai chiaramente espresso è proprio “il gioco delle aspettative a fare il danno”: un conto è andare a visionare un film la cui valenza è da ricercarsi a priori nello “specifico filmico”, un conto aspettarsi una spy-story avvincente e domandarsi dopo un’ora quando finisce il prologo… :-)

    Comunque è vero: tutti ma dico tutti coloro con i quali ho parlato del film si aspettavano qualcosa di diverso: il fraintendimento c’è, colpa anche dei trailers e del battage pubblicitario. Lo “spirito” del film è rimasto ai più nascosto e che mi venga un colpo se la produzione e la distribuzione non ha fatto di tutto per creare questo status.

    Credo che ad una seconda visione (DVD) la pellicola assumerà valenza ben diversa.

  8. Tommaso Tocci scrive:

    Però la provenienza Le Carrè dovrebbe parlar chiara. Il romanzo è abbastanza famoso. Non ho seguito bene la promozione che ha ricevuto, ma non mi sembra sia stata troppo ingannevole.

    Comunque sì, non è colpa dello spettatore. Anche se mi domando perchè sia così difficile ri-modulare le aspettative in corso. Anche a me, come a tutti, capita a volte di vedere una cosa del tutto diversa da ciò che credevo. Però boh, mi dico “ah, pensavo fosse un action serrato e invece parlano soltanto – vabbò, la voglia di action la sazierò domani con un altro film, ora mi concentro sulle parole”. Non è che penso “sì, belle chiacchiere ma che palle senza sparatorie”. Insomma, non si può neanche farne una colpa al film se non è ciò che credevamo.

  9. Plissken scrive:

    Tocci, in primis sottovaluti l’ignoranza del sottoscritto che non ha mai letto un romanzo di Le Carrè e che può solamente apporre come parziale scusante il fatto di non essere un patito del genere. :-D

    In secondo luogo, certo è successo spesso anche a me di recarmi al cinema e vedere qualcosa di diverso da quanto mi aspettassi, per carità. Il problema è che in questo specifico caso “l’opzione B” non mi ha soddisfatto, tutto qua. Non è che io dia la colpa al film di non essere ciò che mi aspettavo, non sono così egocentrico: il fatto è che dopo una prima visione a mio personale avviso “il contenitore vale più del contenuto”, parafrasando ciò che il Morandini disse a proposito di un altro film (fonte: cinefile.biz).

    Come già detto comunque mi riservo di riguardarlo.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Filmone, tra l’altro…

  11. Plissken scrive:

    Certo che è un filmone! :-D Mi sono ben guardato infatti dal menzionarlo… non vorrei mai, percorso da sacro fervore, infierire inconsapevolmente sul mitico Morandini…

  12. Tommaso Tocci scrive:

    Toh, è spuntato pure il Cassani.

    Ci tenevo comunque a dire che Le Carrè non l’ho mai letto nemmeno io, eh…

  13. Alberto Cassani scrive:

    Non vedo perché dovessi intervenire prima… E’ più giusto che difenda tu il film che io. Comunque le Carré ha sempre scritto spy story (sic) di stampo classicissimo, non necessariamente agrrovigliate ma sempre cerebrali e mai cervellotiche. Poi io non amo i romanzi di spie in generale e di suoi ne ho letti solo un paio, tra cui non questo né nessuno scritto dopo il crollo del muro di Berlino, però devo dire che il più delle volte i film che ne scaturiscono non sono male. Tra l’altro ho visto anche la miniserie televisiva inglese de “La talpa” e devo dire che è ben fatta e grazie alla durata delle puntate non accusa il ritmo lento neanche per gli standard del giorno d’oggi.

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