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"L'arrivo di Wang" dei Manetti bros.

7 marzo 2012 Recensioni 1 Commento
Enrico Sacchi, 4 settembre 2011: Cretino
Iris Film, 9 Marzo 2012

Una traduttrice fa da interprete per i servizi segreti nell’interrogatorio di un prigioniero che parla solo cinese. Inizialmente poco convinta, la ragazza sprofonda nel terrore quando scopre che il prigioniero, il signor Wang, è in realtà una creatura proveniente da un altro pianeta…


In concorso nella sezione Controcampo Italiano di Venezia 2011, i fratelli Manetti continuano a dare l’idea di ridersela alla grande come in quasi tutto il resto della loro carriera. Purtroppo però, se loro di sicuro si divertono tantissimo, il pubblico potrebbe anche prendere male questa specie di scherzone cinematografico. Una trama volutamente tenuta sotto silenzio perché troppo esile, tanto da faticare a reggere appena ottanta minuti di proiezione, più della metà dei quali risultano asfissianti, rinchiusi in un’unica stanza con un’insensatezza che puzza di voglia di stiracchiare un’idea ridicola.

La storia inizia con una classica assurdità necessaria a mettere in moto gli eventi, quindi si incarta su se stessa, occupa tempo ma non procede davvero secondo un principio di causalità sufficiente. L’interrogatorio che occupa il centro del film infatti si appella troppo alla resistenza del prigioniero con lo scopo di tirare in lungo, e risulta asfissiante senza però rendere credibile il progressivo cambiamento della protagonista femminile. Se le premesse fisiche del thriller psicologico ci sono, i personaggi sono troppo tipizzati ed esposti senza la minima finezza, ma anzi con la reiterazione ripetuta delle informazioni, che finisce per essere frustrante anche più del necessario. Ma tutto questo in fondo è pensato per un gioco basilare tra i registi e lo spettatore, che può decidere di lasciarsi portare al guinzaglio nella direzione voluta dai Manetti oppure fare resistenza e accorgersi che sta guardando un’idiozia formata dalla scopiazzatura non dichiarata di idee di altri film. Dispiace molto, perché i due protagonisti si impegnano, in un paio di momenti la tensione affiora davvero, e il precedente Piano 17 era davvero riuscito, ma la desolante risoluzione de L’arrivo di Wang, quella magica battuta che svela il senso di tutta l’operazione, contemporaneamente svela anche come si siano appena impiegati malissimo ottanta minuti del proprio tempo. Da vedere solo se siete fan del duo, oppure davvero molto ben disposti.


Titolo: L’arrivo di Wang
Regia: Marco & Antonio Manetti
Sceneggiatura: Marco Manetti, Antonio Manetti
Fotografia: Alessandro Chiodo
Interpreti: Ennio Fantastichini, Francesca Cuttica, Li Yong, Julieth Esey Joseph, Antonello Morroni, Jader Giraldi, Carmen Giardina, Rodolfo Baldini, Angelo Nicotra, Massimo Triggiani, Furio Ferrari Pocoleri
Nazionalità: Italia, 2011
Durata: 1h. 22′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Visto. Debbo dire che è difficile dissociarsi da quanto espresso in recensione, con riferimento soprattutto alla pochezza della sceneggiatura e ad una certa staticità riscontrabile sia nella regia che nel montaggio.
    Comunque a mio personale avviso, anche se non del tutto originale il soggetto non è per niente male ed avrebbe meritato di essere sviluppato con più accortezza, peccato. Sicuramente come da recensione sia la parte inerente l’interrogatorio che quella riguardante “la fuga” della protagonista sono decisamente e gratuitamente prolisse, per cui in effetti se non ottanta almeno quaranta minuti del mio tempo sono stati… “impiegati malissimo”.

    Però, senza contare il “coraggio” di rivolgersi ad un genere “alieno” ai registi nostrani e con a disposizione un budget sicuramente ridicolo per lo scopo, come da recensione qualche momento buono c’è, anche se via via vanificato dal ripetersi a più riprese degli stessi dialoghi. Sono rimasto colpito dalla bontà degli effetti inerenti la creatura aliena, che ho trovato davvero ben fatta considerando che si tratta di una produzione nostrana, e che stride violentemente con tutti gli effetti a supporto (si fa per dire) dell’invasione. In certi momenti questo film sembra girato da cineamatori dilettanti e, se ci si “impone” di guardarlo sotto questo aspetto, direi che risulta interessante, perfino simpatico.

    Ovviamente non può (e credo non voglia of course) nemmeno lontanamente confrontarsi con le produzioni americane di sci-fi alle quali siamo abituati, ma se in qualche ristorante del vostro italico paese di provincia il classico polpo nell’acquario dovesse emettere dei suoni simili alla lingua cinese, fossi in voi comincerei a preoccuparmi…

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