Stai leggendo:

"Lawless" di John Hillcoat

30 novembre 2012 Recensioni 5 Commenti
Enrico Sacchi, 29 Novembre 2012: Dimenticabile
Koch Media, 29 Novembre 2012

Virginia, primi anni 30. I fratelli Bondurant sono tra i principali trafficanti di alcolici distillati in casa della contea di Franklin. Sulla loro strada si mette però l’Agente Charlie Rakes, un uomo violento e deciso a infrangere la leggenda che vuole i Bondurant come dei veri e propri immortali…


Dopo il secco ritratto della strada immaginata da Cormac McCarthy, l’australiano John Hillcoat torna a parlare degli Stati Uniti, ma guardando stavolta a un passato reale, e con ben altri toni. La fonte d’ispirazione è il romanzo La contea più fradicia, che Matt Bondurant ha dedicato alla memoria dei suoi antenati. Il regista e il complice sceneggiatore Nick Cave (quello dei Bad Seeds) si concentrano sugli spunti più prevedibili fra quelli offerti dalla storia, e non sembrano troppo interessati a ricostruire davvero la storia di una famiglia o un fenomeno storico. Il proibizionismo viene usato come pretesto per innescare una storia di lotta tra guardie e ladri come ce ne sono tante, nella quale pochissimi personaggi riescono a brillare al di là del proprio ruolo.

La messa in scena appare piuttosto convenzionale, e ancora di più lo è la scrittura, che appiattisce i personaggi su figure che richiamano quelle del western più tradizionale, prima ancora che del film di gangster. Il problema è che Hillcoat e Cave sembrano ignorare l’evoluzione verso la resistenza al declino che il genere maschile per eccellenza ha avuto negli ultimi trent’anni, e così i protagonisti compaiono fuori tempo massimo, in un panorama cinematografico alieno. Questo non toglie nulla alla solidità del racconto e alla buona riuscita delle scene più spiccatamente violente (l’apparizione di Gary Oldman, l’agguato a Forrest), ma rende alcune figure improbabili e quasi di troppo nell’economia di un racconto che – come da manuale – non riesce a rendere interessante nessuna delle due coprotagoniste femminili.

L’aspetto potenzialmente di maggior valore di Lawless rimane quindi un cast ben assortito e adatto ai personaggi, in cui un istrionico Guy Pearce spicca sugli altri e l’oramai bruciato Shia LeBeouf risulta convincente, facendo meno danni di quelli cui ci ha abituato. La prova globalmente buona del cast è il principale motivo d’interesse di un film più energico che realmente efficace, un inaspettato e considerevole passo indietro nella carriera di un regista che sembra dirigersi verso l’anonimato industriale.


Titolo: Lawless (Id.)
Regia: John Hillcoat
Sceneggiatura: Nick Cave
Fotografia: Benoît Delhomme
Interpreti: Shia LaBeouf, Tom Hardy, Jason Clarke, Guy Pearce, Jessica Chastain, Mia Wasikowska, Gary Oldman, Noah Taylor, Dane DeHaan, Chris McGarry, Tim Tolin, Lew Temple, Marcus Hester, Bill Camp, Alex Van, Mark Ashworth, Tom Proctor
Nazionalità: USA, 2012
Durata: 1h. 55′


Percorsi Tematici

  • Non ci sono percorsi tematici collegati a questo articolo.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Gaothaire scrive:

    Sono perfettamente d’accordo con la recensione, ma volevo chiedere all’autore della stessa cosa intende con l’espressione “resistenza al declino”, che mi sembra un concetto interessante e condivisibile ma che non ho compreso appieno.

  2. Enrico Sacchi scrive:

    Senza stare a fare una lezione di storia del cinema, il western è un genere che ha vissuto la propria maggiore fortuna proprio con l’avvento del mezzo cinematografico, e nel corso della prima metà del secolo scorso si è cristallizzato attorno a certi punti fermi. Tolta l’ondata degli spaghetti western derivata dalle meraviglie di Leone, nella seconda metà del secolo il western non si è evoluto di pari passo con la società, conservando quelle figure di uomini duri alla John Wayne, ed è rimasto un genere legato al classicismo di Hollywood, un genere in sostanza “vecchio”. Questo ha portato critica e pubblico ad allontanarsi dal western, e di conseguenza i produttori ad abbandonarlo, condannandolo, appunto, a un declino. A partire dagli ’80 e ’90, ci sono stati alcuni tentativi di produrre dei western di gusto contemporaneo, facendo anche dell’ironia o curando maggiormente la profondità dei personaggi. Alcuni esempi di quest’ondata positiva sono “Gli Spietati” o il sottovalutato “Terra di confine”. Cito questi due titoli perché esempi di progetti guidati e promossi proprio da attori che al western devono la propria fortuna o ne sono fan accaniti, e che hanno tentato di riportare in auge il genere dei cavalli e delle pistole.
    Si tratta ovviamente di un discorso generico e che non tiene conto di molte possibili eccezioni, ma spero di aver chiarito quello che intendevo.

  3. Gaothaire scrive:

    Certamente.
    In sostanza, questo film non è fuori tempo massimo rispetto a moltissimi esempi di western e non degli ultimi anni (penso anche a qualche serie televisiva), ma anche rispetto a C’era una volta il West.

  4. Enrico Sacchi scrive:

    Beh, è ovvio che le ambizioni di Leone quando ha fatto C’era una volta il West erano diverse da quelle di Hillcoat nel caso di Lawless, com’è anche vero che il classicismo può essere una scelta consapevole. Rimane il fatto, però, che con questo film Hillcoat non lascia niente di davvero significativo o che non si sia già visto.

  5. Marco scrive:

    Condivido perfettamente la recensione e i precedenti commenti del recensore.
    Un compitino, se vogliamo, ben svolto ma che appunto è dimenticabile visto i pochissimi spunti originali.
    Spicca un sadicissimo Guy Pearce e Oldman, con due improvvisate, è migliore di tutti messi assieme.

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.