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"Le Crociate" di Ridley Scott

6 maggio 2005 Recensioni 9 Commenti
Fabrizio Formenti, 6 Maggio 2005: Deludente
Medusa, 6 Maggio 2005

XII Secolo. Mentre in Terra Santa le Crociate sono in pieno svolgimento e Gerusalemme è il centro d’interesse del mondo, un giovane maniscalco francese fresco della perdita della moglie decide di seguire le orme e gli ideali del padre e partire alla volta del “Regno dei Cieli”…


Il sentimento forse più rappresentativo dello stato d’animo dello spettatore, quando le due ore e venticinque minuti di proiezione sono trascorse e le luci in sala si riaccendono sullo scorrere dei titoli di coda, è l’indifferenza nei confronti di ciò che si è visto in questo Kingdom of Heaven. Se poi ci si aggiunge che il primo nome che compare nei credits è quello del regista Ridley Scott, l’indifferenza va a mischiarsi con la più sentita delusione, specie per tutti coloro i quali erano accorsi al cinema nelle vesti sincere di fan del grande cineasta inglese. E’ proprio così: Le Crociate tradisce le attese della vigilia, dimostrandosi privo dell’energia e delle mille pregevolezze artistiche che avevano caratterizzato il successo planetario di Gladiator, inevitabile termine di paragone che cinque anni or sono aveva ulteriormente confermato l’immenso talento figurativo di Sir Ridley. Dell’impatto visivo ed emozionale del film che aveva lanciato Russell Crowe verso l’Oscar si è qui persa quasi ogni traccia, ed è evidente come l’intera composizione filmica sia qualitativamente poca cosa considerando l’importanza del progetto, la quantità di dollari occorsa per portarlo a compimento e soprattutto le doti dell’autore.

Ma se da una parte è vero che Scott, pur confezionando alcune sequenze visivamente ottime (l’assassinio compiuto da Baliano ad inizio film), non riesce nel complesso a mostrare nulla di nuovo, è addirittura lampante come il primo a doversi sedere al banco degli imputati debba essere lo sceneggiatore William Monahan, che ce l’ha messa proprio tutta per dare il peggio di sé nello sviluppo dell’intreccio ma soprattutto nella stesura dei dialoghi, a tratti davvero inascoltabili, e che ha addirittura strabiliato per l’insulsaggine conferita al finale, capace di cancellare definitivamente il proposito di un’eventuale seconda occhiata al film.

Più in generale, si può facilmente parlare di carenza di ispirazione per l’intera troupe. Il direttore della fotografia John Mathieson si affida a qualche filtro di troppo soprattutto nella prima porzione di film, finendo per appiattire eccessivamente la componente cromatica della pellicola, salvo poi migliorarsi a cominciare dallo “sbarco in Asia”, e più che mai sentiamo la mancanza di uno dei collaboratori storici di Scott, il compositore Hans Zimmer, rimpiazzato da un Harry Gregson-Williams che non riesce, a livello di musiche non di repertorio, a mettere insieme un accompagnamento convincente (si è dovuto riciclare il Vide cor meum composto per Hannibal a supporto della scena della morte di Re Baldovino, per poter ascoltare una brano che si adattasse bene alle immagini).

Il colpo di grazia è stato però inferto da Orlando Bloom, che ha qui definitivamente dimostrato di non avere né il carisma né la fisicità per reggere un ruolo da protagonista di quest’importanza: i tempi in cui Russell Crowe parlava di “scatenare l’inferno” devono aver suscitato non poca nostalgia nel disorientato Scott, che per il ruolo di Baliano aveva fatto il nome del bravo Paul Bettany, ammirato con piacere in film come Master & Commander e A Beautiful Mind, e colpevole suo malgrado di non possedere il richiamo sul pubblico che invece ha in questo momento Bloom. Se a questo aggiungiamo che a Liam Neeson non viene riservata lunga vita, che Jeremy Irons ricopre una parte alquanto insipida e che Edward Norton è assolutamente irriconoscibile, è chiaro che il peso interpretativo finisce presto per ricadere tutto sulle spalle dell’inadeguato Orlando. E il film non può che pagarne le conseguenze.

Non è senz’altro un buon momento per i kolossal hollywoodiani, se è vero com’è vero che persino due caposcuola come Stone prima (con Alexander), e ora Scott sono rimasti impantanati nella mediocrità dei loro ultimi lavori, incapaci di infondervi con decisione la propria indiscutibile personalità registica. E se si pensa che Troy è storia recente, non resta che sperare in una musa ispiratrice che strizzi finalmente l’occhio al prossimo audace autore che vorrà narrarci un altro pezzo di Storia.


Titolo: Le Crociate – Kingdom of Heaven (Kingdom of Heaven)
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: William Monahan
Fotografia: John Mathieson
Interpreti: Orlando Bloom, Eva Green, Marton Csokas, Edward Norton, Brendan Gleeson, Liam Neeson, Jeremy Irons, Ghassan Massoud, David Thewlis, Michael Sheen, Ulrich Thomsen, Iain Glen, Nathalie Cox, Philip Glenister, Bronson Webb
Nazionalità: USA -Spagna – Regno Unito, 2005
Durata: 2h. 25′


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Attualmente ci sono 9 commenti a questo articolo:

  1. Mickey Rourke scrive:

    La locandina lo faceva sembrare un film epico, ma poi, quando l’ho visto un pochino ne sono rimasto deluso ( poi non mi sarei aspettato un simile flop da un regista come Scott ). Certo è un film epico ma un po’ deludente, nel contesto storico, perché a Scott piace romanzare la storia.
    Bloom, come al solito, faceva pena, e non gli si addicono le vesti da barone crociato. Riguardo la sceneggiatura, forse questa e quella di THE DEPARTED, sono le migliori riuscite di WILLIAM MONAHAN, anche se devo dire che utilizza molti toni violenti e devo dedurre che a lui piace utilizzare la violenza, ma a differenza di departed, devo dire che non è molto violento.
    Ma è mai esistito un barone di Ibelin che si chiama Baliano?

  2. Mickey Rourke scrive:

    Inoltre il director’s cut è inutile, io ho visto entrambe le versioni e diciamo che c’erano molte sottotrame che Scott poteva evitare, ad esempio vengono maggiormente approfondite alcune cose: le origini di Baliano ed il contesto iniziale del film, le caratteristiche del protagonista (che non era affatto un semplice maniscalco, ma aveva già combattuto in guerra, progettato macchine d’assedio e strutture difensive), il rapporto tra Baliano e Guido di Lusignano (in questa versione c’è un duello tra i due alla fine del film in cui Baliano ha l’occasione di decidere se risparmiargli o meno la vita) e introduce inoltre tutta una nuova sottotrama relativa al figlio di Sibilla, erede al trono purtroppo segnato da un triste destino.
    Il film secondo me è perfetto anche nella versione “tagliata”, ma il director’s cut, ovviamente è solo questione di soldi.

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Ha appiattito le aspettative del pubblico.

  4. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Si fabrizio, a narrarci un pezzo di storia c’è già stato Snyder con 300 e ha fallito miseramente anche se non è un brutto film.

  5. Riccardo scrive:

    film spettacolare a livello visivo ( in questo scott ci sa fare ) ma la sceneggiatura fa paura!!!!!!
    sembra impossibile che uno come William monahan che ha scritto quel capolavoro di the departed abbia scritto questo film di merda.

  6. Edoardo scrive:

    Non mi è piaciuto per niente! Forse il peggior Scott!

  7. Mattia scrive:

    Secondo me un buon film storico recente è Valhalla rising.

  8. Antonio scrive:

    Ho visto il nuovo film di Ridley Scott “Exodus-Dei e Re” . Lo recensirete?
    Mi ha ricordato molto questo film soprattutto per essere soporifero quanto questo blockbuster storico.
    Ci sono delle trovate originali ma sono poche in confronto all’eccessiva lentezza del film,poi vedere Sigourney Weaver sprecata in quel modo fa davvero tristezza…
    Sir Ridley Scott con Prometheus ed Exodus ha fatto un buco nell’acqua, spero rinsavisca con il prossimo film.

  9. Alberto Cassani scrive:

    La recensione di Exodus arriva domani mattina.

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