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"L'età barbarica" di Denys Arcand

9 novembre 2008 Recensioni 0 Commenti
L'età barbarica

Bim, 7 Dicembre 2007 – Divagante

Jean-Marc è un impiegato statale alienato dalla stupidità del suo lavoro e delle regole che lo alimentano. Comincia perciò ad aprirsi squarci d’immaginazione per sopravvivere alla sua vita pubblica e familiare, ma il gioco rischia di spingersi un po’ più in là della norma, facendogli perdere tutto…


Marc Labrèche in una scena di L'età barbaricaLa società attuale è un grande medioevo da cui cercare di evadere, di fuggire. Per analizzarla meglio. E’ questa l’idea alla base della trilogia di Denys Arcand, che dopo lo straordinario successo de Il declino dell’impero americano e Le invasioni barbariche (coronato dall’Oscar) arriva a questo L’età barbarica. Dopo aver affrontato la fine delle illusioni capitaliste e l’arrivo del cancro post-imperialista, il regista canadese dà ormai per assodata la resa del mondo alla propria decadenza e racconta degli ultimi onirici tentativi di resistenza. Con più ironia e surreale acume dei precedenti film, ma forse meno lucidità.

Emma de Caunes, Diane Kruger, Sylvie Léonard e Caroline Néron in L'età barbaricaScritta da Arcand, un commedia tragica e divertente, cupa e sferzante, che rifacendosi ad alcune commedie francesi a cavallo tra gli anni 70 e gli anni 80 (ma anche certe trovate felliniane), racconta il male di vivere dei nostri tempi, che non è più né psicologico né psicosomatico ma definitivamente burocratico, mescolando con discreta scioltezza parentesi comicamente sopra le righe e più fini descrizioni realistiche.

Macha Grenon in una scena di L'età barbaricaAmbientato in un Canada molto lontano da quello che s’immagina e che ci viene raccontato (anche da Michael Moore), il film è una sconsolata riflessione sulla fine che hanno fatto le speranze, o i più semplici sogni di realizzazione dell’uomo medio, inghiottito da regole, norme e convenzioni illogiche che – come in una fantasia sovietica dei tempi antichi – schiacciano l’uomo sotto il peso di carte, numeri, invenzioni aziendali che scivolano nel ridicolo (esemplari le sequenza dell’addestramento al sorriso o del feng shui). Ma se il sogno è l’unica fuga possibile, la realtà è ormai talmente corrosa e corrosiva che inficia il sogno, tanto da chiedere a ognuno di noi di fare qualcosa, almeno una volta, per sconfiggerla e piegarla ai nostri semplici desideri.

Marc Labrèche in L'età barbaricaArcand sceglie abbastanza esplicitamente i toni della satira classica, dalle suggestioni letterarie, e alterna (sul filo della meccanicità) scene d’ufficio e liberazioni oniriche, riuscendo nella difficile impresa di confondere i registri e di spiazzare lo spettatore che non sa quale ambiente sia più surreale, se un palazzetto del ghiaccio adibito a ufficio o gli “harem” in cui Jean-Marc si sente padrone; anche se poi rischia di tirarla un po’ per le lunghe (la parte del finto torneo è pleonastica) e di dire meno di quanto potrebbe, nonostante un bel tocco malinconico nel finale.

Scritto con molta verve, notevoli sprazzi comici e personaggi a cui ci si abitua sebbene immaginari, L’età barbarica ha il suo limite principale nella costruzione, a volte ripetitiva, e nel passaggio del discorso da satirico a esistenziale, dove il tono predicatorio a volte è didascalico; ma si riscatta decisamente con una regia davvero intelligente, abile nel cambiare le atmosfere e le carte in tavola con ritmo, acutezza d’indagine, levità di tocco, persino inventiva di messinscena. Il gioco d’attori, poi, sebbene non raggiunga le vette dei precedenti film, è sempre un’importante freccia nell’arco del regista, con l’impassibile e “keatoniano” protagonista Marc Labrèche ben supportato specie dal cast femminile, dove spicca la deliziosa Emma de Caunes, già protagonista dell’ultimo film con Mr. Bean.

Evidentemente L’età barbarica è un passo indietro nel cinema di Arcand, specie rispetto al bellissimo predecessore, ma sono manna dal cielo film come questi, in cui lo sfrigolare dell’intelligenza e del divertimento si percepisce e si gusta in ogni scena.


La locandina di L'età barbaricaTitolo: L’età barbarica (L’âge des ténèbres)
Regia: Denys Arcand
Sceneggiatura: Denys Arcand
Fotografia: Guy Dufaux
Interpreti: Marc Labrèche, Diane Kruger, Sylvie Léonard, Caroline Néron, Rufus Wainwright, Macha Grenon, Emma de Caunes, Didier Lucien, Rosalie Julien, Jean-René Ouellet, André Robitaille, Hugo Giroux, Christian Bégin
Nazionalità: Canada, 2007
Durata: 1h. 50′


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