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"Lo Hobbit - La desolazione di Smaug" di Peter Jackson

17 dicembre 2013 Recensioni 8 Commenti
Lo hobbit

Warner, 12 Dicembre 2013 – Problematico

Il viaggio verso Erebor di Bilbo e della compagnia dei nani prosegue tra continue tensioni e difficoltà impreviste: attraverso Bosco Atro, Esgaroth e infine la Montagna solitaria, i nostri eroi sono sempre più vicini alla meta. A Dol Guldur, intanto, il misterioso Negromante si prepara per una guerra…


Martin FreemanSecondo episodio del nuovo viaggio nella Terra di Mezzo, Lo Hobbit – La desolazione di Smaug conferma i punti di forza del primo capitolo, cercando di soddisfare pubblici molto variegati, ma è difficile non notare come alcune cose stentino a funzionare. L’intento di Peter Jackson e dei suoi cosceneggiatori sembra qui più che mai quello di usare la storia dei protagonisti come veicolo per esplorare il mondo creato da Tolkien, ma stavolta l’effetto è quello di vedere troppo e troppo poco allo stesso tempo, fatto piuttosto preoccupante per un film di questa durata. Irrisolti molti degli accenni mitologici esterni alla vicenda principale, e mal inserite le aggiunte fatte per rimpolpare un racconto che in questo suo tratto centrale rischiava di essere eccessivamente esile. Il risultato è che spesso la narrazione si fa dispersiva e smorza l’emozione di una storia che ha invece tutto il potenziale per regalare pathos e divertimento, come dimostrano un prologo intrigante e un terzo atto, quello ambientato a Erebor, davvero potente.

Una scenaLa mano del Peter Jackson regista è virtuosa come sempre nel confezionare sequenze d’azione mirabolanti (la fuga con i barili), momenti cruciali (Bilbo contro il potere dell’Anello) e confronti epici come la lunga e appassionante lotta contro Smaug, vero gioiello del film. Pressoché nulla si può quindi obiettare dal lato della tecnica e dello spettacolo puro, ma nemmeno la messa in scena più audace può salvare altri momenti, deboli quando non imbarazzanti già in fase di sceneggiatura. Perfetto esempio è la storia romantica legata ai personaggi di Tauriel e Legolas, protagonisti di un’appendice posticcia e stucchevole, aggravata da prove recitative di un ridicolo involontario. Le buone performance di Martin Freeman e Richard Armitage vengono al contrario riconfermate, e i capitoli più esaltanti del romanzo trovano come da programma una trasposizione degna.

Ian McKellen in una scenaLa desolazione di Smaug è in sostanza un film d’avventura da manuale, che riesce a portarsi a casa una piena sufficienza, centrando gli obiettivi minimi richiesti da spettatori casuali e fan accaniti delle opere di Tolkien, ma che fa tutto questo partendo decisamente avvantaggiato. Rimaniamo appagati, ma anche perplessi, ad aspettare l’ultima parte della trilogia.


La locandinaTitolo: Lo Hobbit – La desolazione di Smaug (The Hobbit: The Desolation of Smaug)
Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura: Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson, Guillermo del Toro
Fotografia: Andrew Lesnie
Interpreti: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Benedict Cumberbatch, Evangeline Lilly, Lee Pace, Luke Evans, Ken Stott, James Nesbitt, Orlando Bloom
Nazionalità: USA – Nuova Zelanda, 2013
Durata: 2h. 41′


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Leggendo l’aggettivo assegnato al film pensavo ad una bocciatura grave con cui non sarei stato d’accordo, invece con mia grande sorpresa il recensore ha pienamente espresso tutto ciò che mi aspettavo, pregi e difetti.
    D’accordo anch’io che la storia d’amore tra Legolas e Tauriel (ma soprattutto col nano) è il punto più basso del film, alquanto imbarazzante (tra la’ltro a Legolas che lenti colorate gli hanno messo?!).
    I punti forti, del resto, sono stati già bellamente espressi e li riconfermo appieno, secondo le mie impressioni.
    Possiamo affermare che chi, come ,ha apprezzato il primo capitolo, piacerà sicuramente anche questo secondo, senza dubbio alcuno.
    Aggiungo, inoltre, di provare a visionarlo in 3D (non HFR) perchè vi sono molte scene che con questa tecnica, secondo me, le si potrà meglio godere (il first person in mezzo alla nebbia, le varie scene di lotta e d’azione e soprattutto la lunga sequenza di Smaug, meraviglioso connubio fra tecnologia digitale e tecnica registica).
    P.S. i migliori draghi cinematografici appartenevano ai capitoli 4 e 8 di Harry Potter, con questo si va oltre!

  2. Riccardo scrive:

    Il film ancora non l’ho visto ma a quanto si legge dalla recensione parrebbe meno efficace del viaggio inaspettato. Comunque mi sembra di capire che si tratti di un semaforo giallo che vira più per il verde che non per il rosso e già questo mi aggrada.

  3. Riccardo scrive:

    Visto. Concordo con pregi e difetti evidenziati nella recensione. La cosa che però mi ha dato veramente fastidio è che si sia tolto così tanto spazio a Martin Freeman che dovrebbe essere il protagonista della narrazione. Sta accadendo un po’ la stessa cosa delle “Due Torri” in cui uscii dalla sala abbastanza irritato all’idea di non aver visto Frodo più di quanto avrebbe dovuto. Visionandolo a posteriori l’ho apprezzato sempre di più e ora, a mio parere, è l’ottimo secondo capitolo della miglior saga fantasy di tutti i tempi. Chissà, magari anche questo “La desolazione di Smaug” seguirà la stessa sorte.

  4. Skumkyman scrive:

    non so chi sia il doppiatore di Smaug, ma è più ridicolo che potente…

  5. Alberto Cassani scrive:

    E’ Luca Ward, il doppiatore abituale di Keanu Reeves, Pierce Brosnan e Russell Crowe. In teoria sarebbe anche capace di dare la giusta intonazione alla voce, ma è da molto che mi sembra ormai appiattito sempre sugli stessi toni. Poi non ha certo una voce simile a quella di Benedict Cumberbatch, che doppia il personaggio nella versione originale…

  6. Riccardo scrive:

    Io invece, a dire il vero, ho apprezzato molto la prestazione di Luca Ward. Certo, non è Benedict Cumberbatch ma penso che il suo timbro profondo quanto suadente calzi al personaggio di Smaug.

  7. Alberto Cassani scrive:

    Anche una mia amica che stravede per Cumberbatch ha detto che si aspettava molto peggio, dal doppiaggio. D’altra parte, peggio di Eragon non era possibile doppiarlo, il drago…

  8. Riccardo scrive:

    Sì, ma almeno Ward è un doppiatore, la D’Amico no.

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