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"Lo scafandro e la farfalla" di Julian Schnabel

14 giugno 2007 Recensioni 12 Commenti
Lo scafandro e la farfalla

Bim, 15 Febbraio 2008 – Commovente WOW

Jean-Dominique è vittima di un ictus che lo lascia completamente immobilizzato. Incapace di parlare e di muoversi, può comunicare col mondo esterno solo sbattendo una palpebra. Decide di raccontare la sua esperienza in un libro, dettando i suoi pensieri un battito di ciglia alla volta…


Max von Sydow e Mathieu AmalricCom’è strano, il cinema… Ti capita di vedere un film e gridare al capolavoro per via della sua forza emozionale e della sua perizia tecnica e poi, non molto tempo dopo, ti capita di vedere un film che racconta una storia per certi versi simile ma il cui stile mette alla berlina i difetti della pellicola precedente, che pure all’epoca non ti erano sembrati tali. Capita con questo terzo film del pittore Julian Schnabel, premiato per la miglior regia al Festival di Cannes 2007 e che non può evitare di farci ripensare al Mare dentro di Amenabar, pur evocando più da vicino le atmosfere e le tecniche di E Johhny prese il fucile, prima romanzo e poi film di Dalton Trumbo.

Marie-Josée CrozeJean-Dominique Bauby è caporedattore della rivista di moda Elle. E’ separato dalla moglie, dalla quale ha avuto due figli, e convive con una donna di cui è innamorato. L’8 dicembre 1995, a poco più di quarant’anni, rimane vittima di un ictus che lo lascia completamente immobilizzato in un letto di ospedale. Incapace di parlare e di muoversi, Jean-Dominique può comunicare col mondo esterno solo sbattendo la palpebra sinistra. Inizialmente refrattario alla cure delle fisioterapiste che si occupano di lui, alla fine l’uomo riesce a reagire e decide di raccontare la sua esperienza in un libro. Inizia così a dettare i suoi pensieri ad un’assistente, una lettera alla volta, un battito di ciglia alla volta…

Mathieu Amalric ed Emmanuelle SeignerUtilizzando benissimo il monologo interiore e spostandosi con attenzione tra la soggettiva del protagonista e il punto di vista esterno, Schnabel realizza un film amaro e toccante, che sa scherzare al momento e nel modo giusto, e non suona mai ricattatorio nei confronti dei sentimenti dello spettatore. Certamente la consapevolezza di star guardando una storia vera (l’omonimo romanzo di Bauby è pubblicato anche in Italia) aumenta il trasporto emotivo dello spettatore, ma è lo stile utilizzato da Schnabel che riesce davvero a farci entrare nella sua testa e capirne la disperazione, così come apprezzarne l’autoironia. E il fatto che tra passato e presente si resti sempre ancorati alla realtà del protagonista fa capire come per raccontare efficacemente una storia come questa non ci sia bisogno di voli digitali al suono di arie d’Opera.

Mathieu Amalric e Anne ConsignyGli attori offrono tutti delle ottime interpretazioni, in particolare – ovviamente – Mathieu Amalric, ma anche Marie-Josée Croze, che a Cannes aveva già brillato fino a vincere il premio come migliore attrice per Le invasioni barbariche di Denis Arcand. Ma al di là delle interpretazioni e dello stile di regia, a far grande questa pellicola ci pensa anche la bella sceneggiatura di Ronald Harwood (Il pianista), che Schnabel ha deciso di girare in francese in modo da riproporre con più efficacia le parole scritte da Bauby nel suo libro. Libro che non si può non aver voglia di leggere, dopo aver visto questo straordinario film.


La locandina franceseTitolo: Lo scafandro e la farfalla (Le scaphandre et le papillon)
Regia: Julian Schnabel
Sceneggiatura: Ronald Harwood
Fotografia: Janusz Kaminski
Interpreti: Mathieu Amalric, Marie-Josée Croze, Emmanuelle Seigner, Anne Consigny, Patrick Chesnais, Niels Arestrup Olatz, Marina Hands, Max von Sydow, Isaach De Bankolé
Nazionalità: Francia – USA, 2007
Durata: 1h. 52′


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Attualmente ci sono 12 commenti a questo articolo:

  1. molto bello si
    fa piangere davvero.
    tra mare dentro,parla con lei e questo li metto sullo stesso piano
    tutti e tre molto simili in fatto di film ma davvero belli ed intensi.

  2. Sebastiano scrive:

    Consiglio di leggere il libro, che porta via solo 4 ore di tempo e compensa (se necessario) il lavoro splendido di Schnabel.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Tre film straordinari, ma penso che questo di Schnabel sia il migliore. Il libro non è male, anche se manca del potere immaginifico che invece ha la visione di questo film.

  4. Sebastiano scrive:

    Giusta osservazione, ma mi sembra quasi un dovere leggere quanto evidentemente ha portato illuminato a Schnabel, visto poi che, insisto, costa poco.
    A proposito di illuminazione, per esempio, leggere “Ogni cosa e’ illuminata” e’ invece una faticaccia, ma a chi interessa puo’ servire per capire quanto sia stato grande il lavoro di chi l’ha tradotto in immagini.
    Insistendo sul tema, mi sono precipitato a leggere “Amabili resti”; per una volta non mi faccio anticipare dal film.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Amabili resti a me è sembrato un romanzo mediocre, sostenuto solo da un’idea eccezionale che è però sviluppata in maniera piatta e noiosa. E pare che il film non sia molto meglio… Ogni cosa è illuminata io ho provato a leggerlo tre volte e l’ho mollato dopo poche pagine, la quarta finalmente sono riuscito a superare l’impatto con il linguaggio del narratore e una volta partito sono arrivato alla fine in un fiato perché è un gran libro. L’ho prestato ad una mia amica, ma lei non è andata oltre pagina 10 e me l’ha restitiuto subito.

  6. Anonimo scrive:

    Buongiorno a tutti, faccio la restauratrice, lo dico solo perchè mi è capitato di conoscere Schnabel prima come artista e poi come regista, anch’io penso che sia un grande film,anche se Basquiat non mi aveva entusiasmato.
    Per curiosità, andate a vedere qualcosa dipinto da lui, se già non lo conoscete,secondo me vi stupirà….con immensa stima..silvia

  7. Sebastiano scrive:

    Secondo me Amabili resti e’ un po’ lungo e divaga su certe cose magari inutili, pero’ mi e’ piaciuto molto.
    Credo che per forza il film insistera’ molto sull’idea che pensi tu, dato il nome del regista, ma per quel che ho visto gli interpreti, protagonista e assassino a parte, non sono quelli che ho “visto” leggendo il libro.

    Su Schnabel che dire? Ho visto alcune sue opere, ma quello che mi interessa e’ che quando un artista che viene dalla pittura si cimenta nel cinema lascia spesso un segno positivo da lpunto di vista visivo. Penso a Jane Campion, ad esempio.

  8. Alberto Cassani scrive:

    Ho visto qualche quadro di Schnabel su internet, ma non è il tipo di pittura che mi piace. Però se dovessero fare una sua mostra a Milano andrei a vederela.

    A quanto pare Jackson ha messo molto del suo nel film, staccandosi abbastanza da ciò che il romanzo “mostrava”. Negli Stati Uniti non è piaciuto. Staremo a vedere.

  9. max scrive:

    Penso che Mare dentro come il primo amore sia quello che emotivamente mi ha dato di piu’,anche se devo dire che lo Scafandro e la farfalla” nel suo complesso e ‘ il migliore , dinamico ed esplorativo.

  10. Silvia scrive:

    Hanno fatto un paio d’anni fà, alla triennale una mostra dedicata a lui ( Schnabel ).. dove tra l’altro suonava il pianoforte, e anche quello gli veniva piuttosto bene!!
    Non penso che Milano farà altre mostre sue da quì a poco, se sentissi qualcosa provvederò ad avvisare.

  11. Alberto Cassani scrive:

    Grazie del pensiero. Adesso a Milano c’è una mostra di Edward Hopper di cui m’han parlato malissimo, tra l’altro…

  12. Riccardo scrive:

    Però è un gran peccato vedere un attore del calibro di Max von Sydow che per trent’anni è stato protagonista dei capolavori di Bergman, relegato a camei (seppur di notevole importanza)

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