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Loveless di Andrey Zvyagintsev

9 gennaio 2018 Recensioni 0 Commenti
Loveless

Academy Two, 6 Dicembre 2017 – Gelido

Alyosha è un ragazzino molto solo, i cui genitori stanno per separarsi. Nuove vite, nuove storie, nuovi amori. Peccato ci sia Alyosha, perché nessuno dei due vuole occuparsene: nei loro nuovi mondi non devono esserci legami col passato. Tanto che quando Alyosha scompare, i genitori se ne accorgono dopo diversi giorni…


Che Andrey Zvyagintsev non abbia alcuna fiducia nell’umanità, era chiaro fin dagli esordi con Il ritorno. Leviathan, suo precedente – struggente – lavoro, racconta una storia, da un certo punto di vista kafkiana, sul potere e l’avidità, mostrando l’assenza di senso e di giustizia, anche divina, in ogni aspetto dell’esistenza. Gli stessi temi si ritrovano in Loveless, anche se con una prospettiva della società russa ancora più arida e fredda, totalmente terrena, esattamente come l’inverno durante il quale si svolge la vicenda.

Questa sensazione di gelo interiore ed esteriore si riflette anche visivamente nella fotografia dai toni grigi, metallici. Non c’è mai un raggio di sole o un minimo di calore umano. Le uniche note di colore – colore vero, vivo – sono i volontari che scandagliano ogni luogo possibile. Ma anche in questo caso, nessuno immagina nemmeno la possibilità di andare oltre il prescritto, di sforare i tempi già fissati dal protocollo. Alyosha è metafora dell’umanità scomparsa: tutti sono impegnati a inseguire il proprio egoismo senza curarsi di nient’altro che non sia funzionale al loro benessere, effettivo o presunto. Il lavoro snaturante e l’ossessione per i social network; il conformismo obbligato e quello rassicurante; una nuova vita che in fondo, però, è sempre la stessa nelle dinamiche e nelle frustrazioni…

La tensione drammatica non cresce mai, in Loveless: la linea emotiva rimane piatta. L’obiettivo della macchina da presa rimane asettico, distante come sono distanti i protagonisti. La scomparsa di Alyosha viene percepita come un fastidio da tutti, non c’è alcuna partecipazione che vada oltre l’apparenza. Il bambino va dimenticato, e già quasi non si ricorda più. Gli attori sono bravissimi a portare avanti per tutta la durata del film una recitazione che oscilla tra l’impassibile e l’infastidito; i pochi e brevi momenti di rabbia coincidono con le recriminazioni e mai si ha la sensazione di una genuina preoccupazione.

Diceva Margaret Thatcher che non esiste la società, ma solo gli individui. La Russia ha visto sgretolarsi l’utopia del Comunismo diventandone l’opposto: egoista, spietata, senza anima, senza cuore e senza futuro. L’essenza stessa dell’individualismo, appunto. Loveless non è solo un titolo, ma un giudizio di merito sulla piccola e triste borghesia post sovietica nata dalle ceneri di un’idea – di altri uomini e di altri tempi, certo – rimasta irrealizzata.


La locandinaTitolo: Loveless (Id.)
Regia: Andrey Zvyagintsev
Sceneggiatura: Oleg Negin, Andrey Zvyagintsev
Fotografia: Mikhail Krichman
Interpreti: Maryana Spivak, Aleksey Rozin, Matvey Novikov, Varvara Shmykova, Marina Vasilyeva, Andris Keiss, Daria Pisareva, Yanina Hope, Vladimir Vdovichenkov, Anastasiya Stezhko, Evgeniya Dmitrieva, Aleksey Fateev, Sergey Borisov, Maksim Stoyanov, Kristina Isaykina, Polina Aug
Nazionalità: Russia – Francia – Germania – Belgio, 2017
Durata: 2h. 07′


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