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“L’ultima tentazione di Cristo” di Martin Scorsese

1 aprile 2004 25 Commenti
Fabrizio Formenti, 1 Aprile 2004: Illuminante
Vip, 1988

Gesù di Nazareth, giovane falegname ebreo, poiché sta fabbricando croci su commissione degli invasori romani, è considerato dai suoi uno spregevole collaborazionista. Soffre di incubi e si trova a lottare con una voce misteriosa che gli fa credere-dubitare di essere il figlio di Dio, mandato a salvare l’umanità…


«Questo film non è basato sui Vangeli. E’ solo una riflessione fantastica sugli eterni conflitti dello spirito». Queste le parole che compaiono puntuali ad inizio pellicola per introdurci alla visione de L’ultima tentazione di Cristo, sicuramente – al di là dell’ovvia importanza del tema trattato – uno dei prodotti più significativi mai realizzati da Martin Scorsese in connubio con il suo collaboratore storico, lo sceneggiatore e regista Paul Schrader. La succitata frase iniziale può venire in qualche modo intesa come un monito indirettamente rivolto ai cattolici più fieri e irremovibili che si accingono ad addentrarsi in questa scorsesiana rivisitazione evangelica, ma deve essere soprattutto identificata come un opportuno invito a predisporsi al contatto con una raffigurazione sicuramente meno canonica, ma sensata e rispettosa, della Persona di Gesù Cristo. Chiunque abbia mai pensato al Figlio di Dio ‘semplicemente’ come ad un uomo, non può non aver ipotizzato almeno una volta che Egli possa aver tenuto comportamenti in qualche maniera simili a quelli mostratici in questo film, che possa essere stato attraversato da pensieri prettamente “umani” che lo hanno fatto vacillare più di quanto si pensi comunemente. Cinematograficamente parlando, occorreva qualcuno che avesse il coraggio e le qualità per raccontare la vita di Cristo in maniera diversa, qualcuno che riuscisse a dire qualcosa a riguardo distanziandosi significativamente dal consueto, che decidesse di discostarsi parzialmente dai Vangeli per arricchire qualitativamente l’immaginario comune rispetto all’argomento. Il fatto che quel qualcuno porti il nome di Martin Scorsese, a pensarci bene, non è un caso.

The Last Temptation of Christ, fondamentalmente, ripercorre le tappe prettamente bibliche della vita di Cristo, operando tuttavia un’indagine non tanto mirata ad analizzare particolari aspetti divinatori, quanto piuttosto a riflettere analiticamente su ciò che di ‘terreno’ ci fosse in Cristo stesso, sino ad arrivare al momento della crocifissione allorché Gesù, una volta accettato il massimo sacrificio, viene tentato dal pensiero di una vita tranquilla al fianco di Maria Maddalena. E’ proprio quest’ultima, quella dell’ultima tentazione “vissuta” da Cristo sulla croce, la parte migliore di questa pregevole pellicola, quella che sublima tutto il percorso preparatorio che la precede, rendendolo effettivamente più apprezzabile di quanto non appaia in prima istanza.

Il film, non poteva essere altrimenti, procede lentamente, con passo riflessivo e solenne sin dal principio, attraversando via via i molteplici eventi definitori, ma soffermandosi non tanto sulla straordinarietà del singolo episodio in sé, quanto piuttosto su come lo stesso accadimento possa aver influito sulla spiritualità e sulla psicologia di Gesù, la cui figura e relativa complessità ricoprono sempre un ruolo predominante, sia a livello tematico che scenico, rispetto alla grandezza e alla solennità delle Sue azioni. Nonostante la lunga durata (2 ore e 35 minuti), non è opportuno dire che la visione divenga mai realmente faticosa: si passa in maniera piuttosto fluida da un evento all’altro, spesso senza che tale transizione venga chiaramente avvertita, così che l’insieme non perda di compattezza e resti coeso soprattutto per ciò che concerne l’atmosfera dominante.

La personalità registica di Scorsese è anche qui significativa. Il grande cineasta dirige in maniera apprezzabilmente oculata, e il suo stile si rivela del tutto consono ai toni del film. Una regia ottimamente dosata, in cui Scorsese fa come sempre un uso sapiente dei ralenti, che giungono di rado a fissare sulla pellicola inquadrature di grande effetto. Chi si aspetta fiumane di sangue e un’attenzione particolare ai dettagli più truculenti credo rimarrà abbastanza deluso, e farà bene a prediligere l‘ultima fatica di Mel Gibson. A dire il vero, tali aspettative sarebbero anche sensate viste e considerate le abitudini del regista, ma la realtà è che L’ultima tentazione di Cristo è un film diretto con molto tatto, un film in cui una scena con protagonista Gesù mentre fa l’amore con Maria Maddalena è quanto di più rispettoso e meno provocatorio si possa immaginare (checché ne dica la Chiesa Cattolica in tutte le sue vesti).

Ho scritto in precedenza che non è un caso se il film che, come nessun altro, si sofferma sulla conflittualità spirituale di Cristo porta la firma di Scorsese. Non è un caso perché il regista, oltre ad aver spesso toccato fugacemente l’argomento religioso, si è sempre interessato per i suoi lavori a figure gravate da conflitti interiori, in bilico sul filo di un equilibrio faticoso da mantenere e tormentate da pensieri profondamente deterioranti. E’ dunque naturale e per nulla blasfemo il fatto che Scorsese abbia deciso di pensare a Cristo innanzitutto come uomo, e su questa base abbia costruito questa rappresentazione, la sua riflessione.

Esauritasi anche l’ultima, illuminante inquadratura, si ha davvero l’impressione che gli autori siano riusciti nel loro intento, che siano stati in grado di donare a questo prodotto così delicato quella comunicatività che andavano perseguendo. Questo nonostante il film non possa dirsi in assoluto privo di difetti e dia l’impressione che avrebbe potuto essere ancora migliore. L’ambientazione scenica è complessivamente efficace ma a volte risulta non completamente credibile, forse per via della fotografia di Michael Ballhaus, che non mi è parsa sempre efficace nonostante vada dato atto al cinematographer di aver compiuto un lavoro più che buono in diversi frangenti scenici. Altro punto dolente è Harvey Keitel nel ruolo di Giuda, che non riesce a piegare al personaggio la sua classica mimica da duro della strada. Willem Dafoe è parsa invece una buona scelta per il ruolo di Gesù, anche se l’interpretazione più sentita e palpabile è probabilmente quella di una brava Barbara Hershey nei panni di Maria Maddalena. Menzione particolare per le musiche di Peter Gabriel, inusitate quanto trainanti nel sostenere le immagini attraverso ritmiche di grande originalità: sicuramente uno dei valori aggiunti di questa pellicola.

Una delle migliori regie di Martin Scorsese (nomination all’Oscar, per lui), un’opera i cui innumerevoli pregi compensano ampiamente i difetti, ma soprattutto un grande e significativo omaggio alla Cristianità.


Titolo: L’ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ)
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Paul Schrader
Fotografia: Michael Ballhaus
Interpreti: Willem Dafoe, Harvey Keitel, Barbara Hershey, Paul Greco, Steve Shill, Roberts Blossom, Barry Miller, Gary Basaraba, Irvin Kershner, Victor Argo, Michael Been
Nazionalità: USA, 1988
Durata: 2h. 35′


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Attualmente ci sono 25 commenti a questo articolo:

  1. Manulele scrive:

    Grande e intensissimo film spirituale…alla faccia di mel Gibson!

  2. Fabrizio scrive:

    Diciamo però che Mel Gibson non voleva fare un film spirituale o di interpretazione, ma un film sulla sofferenza e la natura del sacrificio di un uomo.

    Certo, poi lui ha caricato troppo la mano e messo troppa enfasi.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Non sono d’accordissimo: Gibson voleva fare un film sulla sofferenza e il sacrificio del figlio di Dio, non di un uomo.

  4. Fabrizio scrive:

    Sì, certo. Ho detto uomo perchè Cristo ha sofferto come un uomo, nella misura in cui un uomo può soffrire corporalmente, non come il figlio di Dio. Questo era il senso della mia affermazione.

    Infatti nel film di Gibson non ci si sofferma quasi per nulla sui miracoli o sulla predicazione, ma solo sulla natura del sacrificio corporale, perfettamente umano, di Cristo.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Uhm… Continuo a non essere d’accordissimo. E’ vero che Gibson non racconta le parabile della vita di Gesù, ma resta comunque evidente che quella che lui sta raccontando non è la sofferenza di un uomo ma quella del figlio di Dio che soffre come un uomo. Non è una cosa inscindibile: la base stessa su cui poggia il film è che quello è il figlio di Dio, se togliamo questo assunto il film perde di senso (che già di suo…).

  6. Fabrizio scrive:

    Sì sì… forse non mi sono spiegato bene: è il figlio di Dio che soffre come un uomo, non un uomo come un altro, non un martire come un altro. E’ chiaro.

    Volevo dire che l’intento del film è quello di mostrare tutta la sofferenza umana patita da un “essere” superiore, per questo ho parlato di uomo, perchè di Gesù viene mostrato il sacrificio umano. Ovvero Egli soffre alla stessa stregua di un altro uomo, ed è una sofferenza carnale indicibile.
    Guardiamo il figlio di Dio, ma non lo vediamo fare miracoli o richiamare gente a sè, lo vediamo solo profanato nella carne.

    Non so se mi sono spiegato…

  7. Maria scrive:

    “(che già di suo…).”

    Cosa intendi con questo? che il film sulla Passione di Cristo non ha senso?

  8. Alberto Cassani scrive:

    No, intendo che un film sulla Passione di Cristo fatto come l’ha fatto Gibson ha poco senso. Per tutta una serie di motivi cinematografici, quello di Gibson è il classico film che può parlare solo ai convertiti: non è in grado di spiegare la storia di Gesù a chi già non la conosce.

  9. Fabrizio scrive:

    Comunque, questa recensione è scritta male, dispersiva e troppo lunga.

    L’autore sa fare di meglio…

  10. Alberto Cassani scrive:

    Ha buone capacità ma non si applica…

  11. Fabrizio scrive:

    Non è che lo pagate poco?

  12. Alberto Cassani scrive:

    Per come scrive, lo paghiamo pure troppo…

  13. Anonimo scrive:

    Diciamo che anche Martin ha dato il suo contributo, posso dire che questo è stato la fonte d’ispirazione per Mel. Ho 40 anni e ho visto tutti i film su Gesù e credo che questo e quello di Mel siano i migliori. Inoltre credo che sia più realistico LA PASSIONE. L’idea di Cristo che sposa Maddalena non mi è piaciuta tanto. Comunque è un grande film e lo è anche il regista.

  14. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Non è che l’anonimo abbia tutti i torti, diciamo che all’epoca in cui è uscito ha fatto scandalo per questo e poi parliamo che Scorsese è un regista cattolico a tutti gli effetti.
    Comunque non ricordo perché la censura lo ha vietato ai minori di 14 anni.
    Linguaggio volgare non mi risulta che ci fosse.
    Violenza, non ricordo se c’era.
    Mah…
    Comunque un grande film.
    E grande lo è anche il regista.

  15. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Stasera vedo Cape Fear con il grande DeNiro.
    Chi lo ha visto?

  16. Marco scrive:

    Ottima recensione. D’accordissimo. Ingiustamente dimenticato.

  17. Sebastiano scrive:

    Cape Fear, presente!
    Io l’ho visto e mi e’ piaciuto. Non ti anticipo nulla, ma il film e’ “solo” un remake.
    Dopo averlo visto cerca la parodia fatta dai Simpson!

  18. Edoardo scrive:

    L’originale con Robert Mitchum e Gregory Peck è anch’esso molto bello, non so scegliere tra quello ed il remake di Scorsese. Da segnalare la splendida colonna sonora di Bernard Hermann, davvero inquietante e memorabile…

  19. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me l’originale è molto superiore.

  20. Renato Dell'aversano scrive:

    Sono convinto che poche persone abbiano capito il senso del film di Scorsese.La nostra è una civiltà viziata dall’enorme potere della chiesa cattolica sulle coscienze.Il bigottismo acceca la libertà di pensiero!Ma ci vogliamo convincere o no che dobbiamo agire da laici?Il Vaticano non va più di moda e non capisco perchè i “dottori della fede” si comportano ancora oggi come il vescovo Ireneo,osteggiando la divulgazione dei vangeli apocrifi o gnostici.

  21. Alberto Cassani scrive:

    Renato, mi sembra che in realtà il tuo discorso esuli un po’ dal film di Scorsese…

  22. Marco scrive:

    Albe che ne pensi di “Jesus Christ Superstar”?

  23. Riccardo scrive:

    Non sono Alberto ma io lo considero un gran musical molto originale e con dei pezzi davvero notevoli.

  24. Alberto Cassani scrive:

    Il film è molto bello, ma gente esperta mi ha detto che ci sono delle versioni teatrali musicalmente molto superiori.

  25. Marco scrive:

    Concordo con Riccardo.

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