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"Manderlay" di Lars von Trier

25 ottobre 2005 Recensioni 0 Commenti
Manderlay

01 Distribution, 28 Ottobre 2005 – Scolastico

Dopo essersi vendicata di Dogville, Grace arriva in una cittadina dell’Alabama. La Guerra di Secessione è finita da 60 anni, ma a Manderlay i neri vivono ancora in condizione di schiavitù…


Willem Dafoe e Bryce Dallas HowardLars von Trier, o lo si ama o lo si odia! Sembra proprio che vie di mezzo non esistano per questo geniaccio danese che da molti è stato investito del pesante titolo d’erede di Carl Theodore Dreyer. Non si è rimasti mai indifferenti di fronte alle sue pellicole, e il secondo capitolo della “trilogia americana” fa contenti detrattori e ammiratori. Seguito dell’acclamato Dogville, Manderlay apre sia un nuovo ventaglio di tematiche, sia un nuovo spiraglio nella visone dell’oggetto del desiderio del regista, ovvero la donna.

Isaach De Bankolé e Danny GloverSuddiviso in otto capitoli, girato (come quasi sempre dal regista) con la telecamera a spalla, il film procede lucido e spedito nel suo ricreare una sorta di fiaba orrorifica priva di magia, quasi una versione del Mago di Oz senza il sentiero dorato, in cui tutto è il contrario di tutto e in cui anche i disegni sul pavimento sono trappole o rebus, di cui spesso la protagonista non capisce (o non vuole capire) neanche il significato più palese.

Bryce Dallas HowardSempre “brechtiano” nella messa in scena (fondali ridotti al minimo o solo accennati, fotografia naturale e musica spesso assente), il secondo capitolo delle avventure di Grace è, allo stesso tempo, claustrofobico e militante. Von Trier insiste in maniera fagocitante sul volto fragile ma al contempo vulnerabile di Bryce Dallas Howard (sostituta di Nicole Kidman, ma attrice che non ne possiede né il carisma né la potenza “buca-schermo”), e insiste anche nel voler mostrare la battaglia di questa donna nel portare avanti degli ideali pregevoli ma astratti. Alla fine, questa spinta si perde di fronte a quello che è il problema ideologico di fondo, che sembra trattato solo in maniera superficiale, senza mai affondare la lama. In definitiva, Von Trier pecca di troppo autocitazionismo estetico e scade nel mostrare, nei titoli di coda, le foto del Ku Klux Klan, quasi a voler rimarcare che nulla è cambiato, ma in realtà non centra l’obiettivo principale e si perde nei viadotti della faciloneria e degli stereotipi (la potenza erotica del nero).

Una scenaSiamo lontani dalla critica perbenista di Dogville – dura e affilata – e siamo anche lontanissimi da quello che è il capolavoro di Lars von Trier, Le onde del destino, vero e proprio simulacro di de-sacralizzazione dello spazio-tempo e dell’anima, ma soprattutto vero e proprio viaggio e percorso femminile sui generis. Al di là dell’aver messo insieme un buon cast, il terribile danese questa volta regala due ore e venti di déjà-vu, e un pizzico di noia.


La locandinaTitolo: Manderlay (Id.)
Regia: Lars von Trier
Sceneggiatura: Lars von Trier
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Interpreti: Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Willem Dafoe, Danny Glover, Michaël Abiteboul, Jean-Marc Barr, Lauren Bacall, Virgile Bramly, Ruben Brinkmann, Jeremy Davies
Nazionalità: Danimarca – Svezia – Olanda – Francia – Germania – USA, 2005
Durata: 2h. 19′


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