Mediterraneodi Gabriele Salvatores Nel
giugno del 1941 otto soldati del Regio Esercito Italiano vengono spediti
a presidiare una piccola isoletta greca nel Mar dell'Egeo, dove rimarranno
fino all'inverno del 1943. Sopravvalutata conclusione della "trilogia della fuga" di Gabriele Salvatores, è più scorrevole ma nel complesso di molto inferiore ai due film che l'hanno preceduta ("Marrakech Express" e "Turné"). Giocando soprattutto intorno al tema, caro al regista, dell'amicizia virile, "Mediterraneo" si dimostra infatti una pellicola ruffiana e gonfia di stereotipi, con diversi buoni dialoghi e spesso divertente ma intrisa di buonismo in ogni scena, quando ancora la parola 'buonismo' non faceva parte del vocabolario della lingua italiana. Salvatores era nel pieno del suo periodo "generazionale", ma a vedere i suoi film ci andava soprattutto chi apparteneva ad una generazione diversa da quella rappresentata, che era poi quella dei quarantenni cui apparteneva il regista. Ci andava chi faceva parte delle generazioni successive, chi ancora credeva ci fosse un luogo in cui scappare, chi ancora credeva si potesse fare un viaggio iniziatico, chi ancora si rifiutava di crescere... A tutti loro, questo film poteva sembrare perfetto. Ad Hollywood è piaciuta talmente tanto da darle l'Oscar per il miglior film straniero, ma questa pellicola scritta da Enzo Monteleone ha nel gruppo di attori il suo vero punto di forza. L'unico.
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