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"Nemico pubblico" di Michael Mann

1 ottobre 2009 Recensioni 94 Commenti
Nemico pubblico

Universal, 6 Novembre 2009 – Sospeso

Negli Stati Uniti della Grande Depressione, John Herbert Dillinger, carismatico e galante rapinatore di banche, popolare per il vezzo di bruciare i registri dei debiti, diventa il Nemico Pubblico Numero 1 dell’FBI. Sulle sue tracce l’agente speciale Melvin Purvis…


Johnny Depp«Mi piace il baseball, il cinema, gli abiti raffinati, le macchine veloci e te. Cos’altro c’è da sapere?» La vita di John Dillinger fu breve ma molto intensa, appassionata e appassionante come la fulminea presentazione che il gangster fa di sé all’amore d’una vita. Anche Michael Mann presenta il suo eroe con folgorante immediatezza, con una fulminante fuga dal carcere. Dillinger non tergiversava, era continuamente in azione, e il regista restituisce (e rispetta) il moto della sua esistenza attraverso movimenti di macchina rapidi, frenetici e sempre addosso ai personaggi, dalle spalle passando alle soggettive fino ad arrivare agli invasivi e rivelanti primissimi piani, riconoscibile marchio di fabbrica del filmaker.

Christian Bale in una scenaE’ anche per questo che Mann continua ad avere a disposizione gli attori migliori: il volto e gli occhi devono infatti esprimere l’anima, l’essenza e l’emotività dei personaggi. In Heat a cercarsi, sfuggirsi e scontrarsi erano il malvivente Robert De Niro e il tenente Al Pacino, ora troviamo invece il fuorilegge Johnny Depp e l’agente Christian Bale. Entrambi i criminali rapinano banche, ambedue si scontreranno una sola volta vis-à-vis con la Legge prima della resa dei conti finale.
Johnny DeppUno scontro anche tra odierni titani che, contrariamente alle vicende dei loro personaggi, non ha né vincitori né vinti: Christian Bale, noto per il suo maniacale lavoro sul personaggio, veste perfettamente i panni dell’agente freddo e determinato; Johnny Depp, invece, si immerge con sentito riguardo nel ruolo forse più classico della sua carriera, lontano da freak e personaggi stra-ordinari. Contrariamente a quanto ci ha abituato, l’attore non è stato subito in grado di eccedere, e la colpa molto probabilmente è proprio del film.

Marion CotillardPrima della grande esplosione (già indimenticabile lo storto sorriso compiaciuto, i duetti – in primis, neanche a dirlo, quello con Bale – l’intensità e il coinvolgimento mostrati nella bellissima sparatoria di Little Bohemia), Depp e lo stesso film hanno bisogno di crescere. Nemico pubblico fatica infatti più del previsto a trovare la propria anima e mostrare la propria forza, a volte smarrisce addirittura la propria identità. Preso com’è da incarcerazioni, fughe, sparatorie, rapine (che tra l’altro meglio erano coreografate in Heat) e dalla tanta fretta (che è sì propria del protagonista, ma non permette di approfondire i “buoni”) il film tiene a lungo celata la propria potenza e relega i momenti migliori verso l’epilogo. L’anima di Nemico pubblico è infatti finalmente palesata nell’uomo John Dillinger: quello dell’eroe populista, quello privato, lo stesso del suo conflitto interiore, della sua sofferenza, e del suo rapporto con la donna amata ed i suoi amici. Questa è la vera anima e la forza del film e del suo protagonista.


La locandinaTitolo: Nemico pubblico (Public Enemies)
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Ronan Bennett, Michael Mann, Ann Biderman
Fotografia: Dante Spinotti
Interpreti: Johnny Depp, Christian Bale, Stephen Dorff, Channing Tatum, Billy Crudup, Marion Cotillard, Giovanni Ribisi, Diana Krall, Leelee Sobieski, James Russo, David Wenham, Christian Stolte, Jason Clarke, John Kishline, Wesley Walker
Nazionalità: USA, 2009
Durata: 2h. 20′


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Attualmente ci sono 94 commenti a questo articolo:

  1. ma lo visto ma mi aspettavo di meglio sopratutto se alla regia c’è mann
    lo trovato un po lento e noioso
    comunque si puo vedere e le scene di azione sono fatte bene

    ieri invece ho visto arizona dream sempre con johnny depp e la regia di emir kusturica
    lo trovato bello e delizioso,si mi è piaciuto.

    voi che ne pensate?l’avete visto?
    qui su cinefile non ce la recensione

  2. Alberto Cassani scrive:

    Diciamo che Arizona Dream non è il film più rappresentativo della filmografia di Kustuirica…

  3. si quello si
    però arizona dream e davvero piacevole e strano come film
    ti è piaciuto cassani?

  4. Alberto Cassani scrive:

    L’ho trovato sufficiente, ma devo dire che Kustuirica di rado mi ha incantato.

  5. Anonimo scrive:

    ARIZONA DREAM mi è piaciuto ma se si tratta di Depp, NEMICO PUBBLICO è il migliore. Da Mann ci si può aspettare cose simili, ma possiamo dire che mi ha deluso, ha molte cose in comune con MANHUNTER e COLLATERAL. Ma credo che sia uno dei migliori film su mafia come SCARFACE, ma buttate via IL BRACCIO VIOLENTOD DELLA LEGGE che è quasi una cagata in confronto a questo.
    NEMICO PUBBLICO è bellissimo e ho fatto bene a spendere 5 euro per andarlo a vedere. Mann è un grande, e se c’è Johnny o Christian Bale, si capisce al volo che sarà un bel film.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Il braccio violento della Legge è un capolavoro!

  7. Mickey Rourke scrive:

    Quando dicevo che IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE è una cagata non dicevo mica sul serio. L’interpretazione di Hackman, la ho trovata abbastanza magistrale, la scena di lui, all’inizio, vestito da babbo natale che insegue il sospetto, mi ha fatto veramente ridere. Credo che questo rimanga famoso per le scene d’inseguimento.

  8. Marco scrive:

    Avevo dei buoni propositi all’inizio del film ma il suo proseguio mi ha un bel pò deluso.
    Tutto il film, in pratica, è basato solo su John che fa uscire i suoi amici di prigione, lui che rapina, lui che viene arrestato ed evade.
    Ok che questa è una biografia su Dillinger ma io l’ho trovato stantio e noioso…cavolo sempre le solite scene! Un pò di inventiva in fase di script ci voleva, anche qualcosa di originale!

    Le sparatoie poi mi hanno fatto venire il mal di testa e (a causa di una troppo lugubre fotografia del nostro Dante Spinotti) non fanno che confondere lo spettatore durante la visione e lo annoiano pesantemente.
    La regia di Mann non mi è proprio piaciuta, troppa camera a mano “traballante” che mi infastidiva, per non parlare di alcune scene in cui si ha la sensazione che il film si stia incantando.

    Per il finale prospettavo un pò di tensione ed invece, dopo un inizio che faceva sperare, la fine mi ha deluso tradendo le mie aspettative di tensione assicurata.

    Ho apprezzato invece i costumi e la buona ricostruzione dell’epoca con tutti i vari macchinari ed armi.
    Johnny Depp svolge il suo ruolo con buona immedesimazione. Anche Bale non mi è dispiaciuto.

    Alberto ti volevo chiedere gentilmente due cose:
    Mi puoi dire un bel film di Michael Mann (che almeno raggiunga i strepitosi risultati di Collateral)?
    Mi puoi consigliare un bel film sui gangster a parte il capolavoro C’era una volta in America (anche se non si può definire solo gangster) e la trilogia del Padrino (che è più un film di mafia)?
    Grazie.

  9. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Un film ci sarebbe, il bellissimo Scarface di Brian de Palma con Al Pacino.
    Guardalo, te lo consiglio.

  10. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Per quanto riguarda invece Mann non so che dirti, forse posso consigliarti Manhunter, però se vuoi uscire completamente dal thriller invece puoi scegliere l’ultimo dei mohicani, sempre di Mann.
    Scusa Alberto, ma ho letto prima io la domanda di Marco e ho risposto.

  11. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Sempre che non consigli qualcos’altro a Marco.

  12. Alberto Cassani scrive:

    Tommasi Tocci non sarà d’accordo, ma Michael Mann è un regista incostante. Secondo me Collateral è il suo miglior film, ma dovresti vedere anche Heat e Strade violente. Poi, più che Manhunter ti consiglio Alì, che non c’entra niente coi gangster ma è un gran film.

    Per quanto riguarda i ganster, invece, diciamo Crocevia della morte dei Coen, The Krays di Peter Medak e soprattutto Quel lungo venerdì santo con Bob Hoskins.

  13. Marco scrive:

    Grazie molte a Riccardo e ad Alberto per le tempestive risposte.
    Scarface è molto bello vero.
    Alì avevo gia intenzione di vederlo soprattutto per la bellissima interpretazione di Smith.

  14. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Ho citato il braccio violento della legge e chiedevo:
    questa sera vedo il suo sequel sempre con Hackman e Rey, chi lo ha visto?

  15. Tommaso Tocci scrive:

    Come ha fatto a sfuggirmi questa pagina di commenti?

    E come fa il direttore Cassani a sostenere che Mann sia incostante? Rientra invece, secondo me, in quella categoria di registi non molto prolifici (tre film negli anni 90, il decennio della sua maturazione) ma dallo straordinario rendimento medio: in altre parole non ha ancora fatto un brutto film e i suoi peggiori sono meglio del 90% di ciò che esce sugli schermi americani (con l’unica possibile eccezione di The Keep, film sfortunato per tanti versi e comunque vecchio di quasi trent’anni).

    Il suo film migliore rimane comunque Heat, per chi dovesse ancora vederlo, mentre gli altri sono difficili da separare perchè tutti buoni/ottimi. Secondo me tra i “peggiori” ci vanno L’ultimo dei mohicani, “solo” un ottimo film di genere, questo Public Enemies e Miami Vice che è un film sperimentale come pochi altri (fatemi il nome di un altro maestro dell’età di Mann che abbia girato qualcosa di altrettanto “daring”) ma per quieto vivere posso accettare che abbia deluso molti (il Cassani per cominciare).

  16. Alberto Cassani scrive:

    Tocci, “Miami Vice” non è un film sperimentale e coraggioso: è un film di merda! E non mi ha deluso, perché già immaginavo che fosse una porcheria: sono andato al cinema già conscio che molto probabilmente avrei visto un film scarso, ma è stato ancora peggio di quello che pensavo.
    Non esistono registi che hanno girato solo bei film, nemmeno Chaplin e Kubrick, e Mann non fa eccezione. Forse l’unico è Jean Vigo, ma perché è morto prima di avere tempo di girare brutti film.
    Michael Mann non è un regista incostante? Mi vuoi dire che non vedi differenze di valore tra “L’ultimo dei Mohicani” e “Heat”? Tra “Alì” e “Insider”? Tra “Collateral” e “Miami Vice”? Ah, già: ma “Miami Vice” è un gran film… Tommaso, quand’è che la smetti di parlare come un fan e inizi a parlare come un critico?

  17. Edoardo scrive:

    Alberto,tra “Alì” ed “Insider” non c’è differenza: sono due bellissimi film. Invece ti do ragione sugli altri che hai citato. “L’ultimo dei Mohicani” però è molto divertente,tutto sommato.
    Io sono un fan accanito di Mann,ho tutti i suoi film a casa,e di certo il suo talento è indiscutibile,anche se come tutti ha girato film minori. “Miami Vice” è il suo peggior film,non c’è dubbio,è noioso e a tratti stupido,nonostante qualche bella scenetta d’azione.

  18. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me, invece, “Insider” è un ottimo film dal punto di vista registico ma ha un racconto che non funziona al massimo. “Alì” ha un respiro molto più efficace, ma magari dipende anche solo dal soggetto. Ho l’impressione che con “Insider” Mann abbia curato più lo stile che il racconto (o quantomeno gli sia riuscito di più), mentre con “Alì” è l’esatto contrario, e il secondo film è globalmente più riuscito del primo.

  19. Edoardo scrive:

    Beh si,effettivamente è vero che “Insider” è più curato dal punto di vista stilistico.

  20. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Insider non lo ho visto ma dicono che sia la prima grande prova d’attore di Crowe e una pietra miliare nella carriera di Pacino.

    Alberto, io Miami Vice non lo considero un film di merda, mann come ho detto nella pagina dedicata a questo film, si è lasciato prendere la mano e non ha realizzato il capolavoro che ci aspettavamo.
    Ricordiamoci che un brutto film di mann è cento volte migliore del capolavoro di un regista qualsiasi da quattro soldi.

  21. Alberto Cassani scrive:

    Non sono d’accordo sull’equazione che vuole il peggior Mann migliore del miglior regista qualunque. Siamo sicuri che “Miami Vice” in mano ad un Antoine Fuqua qualunque non sarebbe potuto venir fuori meglio?

    Russell Crowe prima di “Insider” aveva fatto un film in Australia che si intitola “Skinhead” dove già fa vedere di essere molto bravo, ma si è definitivamente lanciato con “LA Confidential”.

  22. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Skinheads l’ho visto ma non mi è parso eccezionale, ma comunque bravo nel ruolo del neonazista maniaco della violenza e del sesso.

  23. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Russell credo che sia uno dei migliori attori di tutti i tempi assieme a deniro, pacino, cruise e depp.
    Speriamo bene per il robin hood che esce qui a giorni.

  24. Alberto Cassani scrive:

    Sì, “Skinheads” non è gran che, ma Crowe è già molto bravo.

  25. Tommaso Tocci scrive:

    Ma Alberto, l’ho detto io per primo che ci sono differenze tra l’Ultimo dei Mohicani e Heat. L’ho detto proprio esplicitamente, rileggi!

    L’altra cosa che ho detto, però, è che i Mohicani va contestualizzato: è l’ultimo film di Mann come “regista qualunque”, che doveva sottostare a produzioni e compromessi (e s’è visto cos’ha fatto appena ha raggiunto lo status necessario a fare come gli pareva), e quindi è un film molto più “di servizio” rispetto al resto della sua filmografia. Sono molto convinto, come critico, che nel suo genere sia comunque meglio di film che gli sono equivalenti (che si facevano con QUELLO spirito in QUEL periodo, attenzione), come Balla coi Lupi, Glory, Braveheart, Il Patriota, Rob Roy, Robin Hood.

    Incostante è un regista capace di buone/grandi cose che ogni tanto se ne esce con delle minchiate. Non uno che la cosa peggiore che ha fatto è un film sufficiente (e lasciamo fuori Miami Vice dal discorso in quanto troppo controverso – e no, uno come Fuqua lo avrebbe reso più “normale”, una cosa media, ma è proprio il tipo di persona che al confronto rende ancora più fulminante il grado di sperimentazione del Miami Vice manniano, secondo me).
    Certo che Ali è peggio di Insider, ma è Ali un brutto film? No. Uno che si muove sempre tra il 7 e il 9 (per me) o tra il 5.5 e l’8 (per altri, facendo la tara alle passioni personali) non è incostante, è un buon regista solido. Incostante è chi fa un film da 4 e poi uno da 8.

  26. Alberto Cassani scrive:

    Tommaso, qui se c’è uno che dovrebbe rileggere quello che scrivono gli altri non sono io…

    Tu mi hai chiesto come faccio a ritenere Michael Mann un regista incostante e io ti ho risposto, facendoti notare come non sia mai in grado di fare due film consecutivi dello stesso livello. Non ho fatto notare le differenze tra Mohicani e Heat: ho fatto notare le differenze qualitative dei suoi film con quelli immediatamente successivi… Poi scrivo che Alì è “globalmente più riuscito” di Insider e tu mi rispondi “Certo che Ali è peggio di Insider, ma è Ali un brutto film?” Non so, vedi tu…

    Alì è un film straordinario, Insider non ci si avvicina neanche. Collateral è un film eccezionale, Miami Vice è brutto. Anzi: per dirla con le tue parole, Collateral è da 8 e Miami Vice da 4. E, appunto, ho citato non casualmente i film in ordine cronologico… Antoine Fuqua con Miami Vice avrebbe fatto un film medio, sono d’accordo (ma solo se è in giornata, che quello è proprio un incapace: avrei dovuto usare John Singleton), invece Mann ha fatto un film ben sotto la soglia della sufficienza. E non vale escludere Miami Vice dalla discussione perché non si accorda con la tua teoria: chi ti credi di essere, Sigmund Freud? La “sperimentazione manniana” (qualunque cosa sia) non conta nulla: gli esperimenti valgono solo se sono riusciti, non per il semplice fatto di essere stati effettuati. Un film che vola basso e vola è sempre meglio di un film che prova a volare alto e fa la fine di Icaro.

    Anche volendo considerare solo il Michael Mann autoriale, è comunque un regista che si muove tra il 4 e il 9 (Alì), e non ha una traiettoria di carriera costante perché la qualità di un suo nuovo film non ha assolutamente niente a che fare con quella del precedente. I collegamenti diretti ci sono stilisticamente e tematicamente, ma non per quanto riguarda la riuscita delle pellicole. Per questo è incostante.

    Ricordo che un discorso simile l’avevamo già fatto a Venezia un paio d’anni fa, e sono ragionevolente convinto che nell’occasione tutti ti diedero torto su Miami Vice…

  27. Tommaso Tocci scrive:

    ahaha mi era sfuggito che su Ali/Insider tu ritenessi superiore il primo… vabbè, non c’è modo di conciliare queste diverse visioni del mondo.

    Tutti danno torto su Miami Vice perchè la massa non va d’accordo con le sperimentazioni. Tutti danno anche addosso a The Fountain o a Lady in the Water, e sai bene come la pensiamo su quei due film.

    Comunque il punto è quello che dici sul volare alto/basso, è lì l’incomprensione. Per me chi vola alto e cade è meglio di chi vola basso, e questa cosa era venuta fuori anche tra i commenti di qualche altro film (Scorsese?) qualche tempo fa. Prendo atto di come la pensi, ritengo sia una delle tue famosissime cantonate – per le quali comunque ti vogliamo bene…

  28. Alberto Cassani scrive:

    Sì, credo che questa cosa del volo ad alta quota fosse uscita nei commenti a “Shutter Island”. Comunque non vantarti troppo di aver ragione su “The Fountain” e “Lady in the Water”: sei stato solo fortunato, di solito quando discuti con me di cinema e calcio hai sempre torto. Tra l’altro, ultimamente sto guardando anche un po’ di televisione in più dle solito, quindi quest’anno avrai un argomento in più su cui avere torto…
    Piuttosto, spero tu abbia capito che non ti lascerò mai più recensire un film in cui Michael MEnn passava anche solo incidentalmente davanti al set durante le riprese…

  29. Tommaso Tocci scrive:

    Ho torto su tante cose, non su Mann. Certo che se l’Inter fa il grande slam non avrò più argomenti.

  30. Alberto Cassani scrive:

    Pensa che mercoledì ti tocca tifare Roma per scongiurare la catastrofe…

  31. Tommaso Tocci scrive:

    Sono già bavarese, se è per questo – anche se a malincuore devo dire che ve la meritate e un po’ sarebbe giusto.

  32. Alberto Cassani scrive:

    Direi che se da qui al 22 non ci sono infortuni gravi partiamo strafavoriti. Il Bayern ha una difesa ridicola e un solo giocatore davvero forte, l’unico modo in cui possono avere possibilità è che Mourinho giochi con Muntari, Balotelli e Quaresma titolari.

  33. Riccardo scrive:

    è il capolavoro di mann assieme a collateral e a heat e la disputa su quale sia il capolavoro termina qui

  34. Edoardo scrive:

    Anche secondo me è un capolavoro. Strano che non sia stato considerato agli Oscar,neanche per la meritevole fotografia di Dante Spinotti,o per l’ottima interpretazione di Johnny Depp,ma specialmente per la regia!

  35. Riccardo scrive:

    si la nomination al miglior attore stava più per nemico pubblico che per sweeney todd o la maledizione della prima luna.

  36. Riccardo scrive:

    Ovviamente mi ha deluso perché mi aspettavo più mafia ma invece di un film tipo gli intoccabili ho trovato un thriller completamente diverso, comunque un capolavoro nel suo genere.

  37. Riccardo scrive:

    Ah, dimenticavo:
    Mann con NEMICO PUBBLICO, ha tappato il buco che aveva scavato con MIAMI VICE

  38. Emanuele Rauco scrive:

    Cassani è un bravissimo direttore di testata; è il cinema a non essere il suo forte ;)
    Mann è semplicemente il miglior regista vivente…

  39. Alberto Cassani scrive:

    Sull’assegnazione di questo titolo potrebbe incidere non poco il fatto che molti di quelli più bravi di lui sono morti…

  40. Riccardo scrive:

    Il più grande regista era Kubrick, ma ora che è morto al primo posto c’è Martin Scorsese, al secondo Spielberg e forse al terzo c’è Mann anche se al terzo posto assegnerei Ridley Scott.

  41. Edoardo scrive:

    No,non credo che al primo posto ci vada Scorsese,o almeno non lo Scorsese di adesso…

  42. Riccardo scrive:

    Intendevo lo scorsese per tutta la carriera fino a the departed perché shutter island non lo ho visto ed è ancora presto per giudicare.

  43. Riccardo scrive:

    Dimenticavo: Alan Parker non lo consideriamo?

  44. Fabrizio scrive:

    Comunque il miglior Mann è “Collateral”, mi spiace.

    Alberto ogni tanto cambia idea su alcuni film e leggo che Alì ha rimontato del terreno, ma anche lui ai tempi della recensione era del mio stesso avviso, come si evince dalla frase conclusiva (anche se con quel “forse” lascia la porta aperta…) ;-)

  45. Riccardo scrive:

    sì e heat dove lo mettiamo?

  46. Fabrizio scrive:

    Dopo Collateral, e direi anche dopo Alì.

  47. Fabrizio scrive:

    “La sperimentazione manniana”:

    http://www.morellismovieguide.com/php/mostra-recensione-671.html

    P.S. Alberto segnalalo a Tommaso!

  48. Riccardo scrive:

    ma che cazzo spara quel filippo?
    Miami Vice è terribbbillee

  49. Riccardo scrive:

    Collateral è bellissimo a mio parere e lo metto al livello di heat e di l’ultimo dei mohicani

  50. Fabrizio scrive:

    Il problema è che in quella recensione si esalta il film di Mann sottolineandone la grandezza stilistica, un discorso che peraltro fanno molti sostenitori di Miami Vice e di Mann in generale. Peccato però che questo non basti a fare di un film un gran film (o anche solo un bel film) quando i personaggi non hanno spessore, l’intreccio non è granchè e non ci sono scene da ricordare. No, perchè anche questa famosa sparatoria incensata come la migliore mai vista al cinema, non è niente di straordinario.

    In Collateral, ad esempio, c’è sì molto stile, ma anche personaggi memorabili e una lunga serie di scene al cardiopalma, girate e gestite benissimo.

  51. Riccardo scrive:

    E ne l’ultimo dei mohicani c’è la celeberrima corsa finale nelle montagne.

  52. Alberto Cassani scrive:

    Fabrizio, ho girato il tuo commento a Tommaso, ma conoscendo la sua opinione sul film temo troverà modo di appoggiare quanto scritto dalla MMG. Questo se avesse tempo di leggerla, visto che è ancora impegnatissimo a scrivermi la recensione di “inception” che mi ha promesso un mese fa.
    Comunque lo scritto di Filippo è scandaloso, basti dire che per far capire l’attenzione per i dettagli che Mann mette nei suoi film porta ad esempio il sito internet, che ovviamente con Mann non ha niente a che fare. L’unica cosa buona che dice è il paragone con “Bad Boys II”, che avrebbe meritato di essere affrontato molto più seriamente. Comunque “Miami Vice”, pur essendo un filmaccio – e mi permetto di dire, non sempre girato benissimo – è sempre difeso a spada tratta dagli integralisti manniani.

    Riguardo “Collateral” e “Alì”, sono sicuro di averlo già detto ma non so dove e a chi. “Collateral” in quanto film a sé stante credo sia migliore di “Alì”, ma quest’ultimo si porta dietro il carisma del vero Mohhammad Alì e quindi risulta più emozionante.

  53. Tommaso Tocci scrive:

    Sì, l’articolo mi era già capitato di leggerlo – un po’ inutile perchè non sa andare oltre il “wow che figo, azione per adulti!”. La cosa della musica sfumata sul sito poi è deliziosamente comica.

    Devo dire che però, di tante critiche condivisibili a Miami Vice, nutro parecchie riserve teoriche e concettuali a proposito della posizione di Fabrizio, che sembra voler sancire la predominanza narrativa sull’aspetto visivo nel cinema. Trovo sia un grosso errore, ironico nel suo subordinare la “grandezza stilistica” (che “non basta”?!) all’intreccio. Lo “spessore” dei personaggi, criterio artistico intimamente e indissolubilmente romanzesco, può trovare spazio nel cinema come particolare di studio accessorio, ma da un punto di vista teorico è ospite a casa d’altri.

  54. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me stai esagerando, perché se è vero che il cinema non è esclusivamente un’arte narrativa non è neppure un’arte esclusivamente visiva. Nel senso che i vari aspetti che compongono un film devono (dovrebbero) andare tutti di pari passo. Quindi ricercatezza visiva e sonora, ma anche coerenza di racconto e costruzione dei personaggi. E’ libertà dell’autore rinunciare a uno o più di questi aspetti, ma trovo inaccettabile che non vengano sviluppati appieno quegli aspetti che lo stesso autore ha deciso di utilizzare. Quindi no, lo spessore dei personaggi non è ospite in casa d’altri in un film che racconta una parte della vita di questi personaggi. E no, la grandezza stilistica non basta in un film che VUOLE raccontarci una storia.

  55. Tommaso Tocci scrive:

    Certo che sto esagerando, perchè è una questione teorica. La teoria è esagerata perchè assoluta.

    Capisco ciò che intendi, ma di nuovo la tua idea di “raccontare una storia” è troppo appiattita su un’idea culturale ancora impregnata di romanzesco. “Raccontare una storia” di per sè non richiede nessuno spessore ai suoi personaggi, così come non richiede tante altre cose che la gente ritiene debbano esserci. Per migliaia di anni le “storie” hanno funzionato in modo molto diverso. Ci sono generi narrativi diversi (tuttora), eppure nell’ultimo misero paio di secolucci una certa visione superficiale ha adottato una parte per il tutto.

    Più in particolare, io sono dell’idea che il cinema sia prevalentemente arte visiva, e che quindi se c’è una ricerca in tal senso la narratività non importa (può esserci o non esserci). Se c’è solo la narratività ma nessun gusto cinematografico, non mi piace quasi a prescindere.
    Però, essendo questa una questione molto complessa, riconosco legittimità a pareri diversi (anche se mi domando, non ci saremo adagiati troppo sull’idea che visto che il cinema più mainstream si affida e si è affidato molto alle “storie”, allora così debba essere in termini assoluti del mezzo?), per cui rispetto la tua visione “ci devono essere entrambe”.

  56. Alberto Cassani scrive:

    Non vedo come si possa dire che il cinema è un’arte prevalentemente visiva. E’ dai tempi di Edison che il cinema non è più un’arte visiva, neanche “prevalentemente”. Nel momento in cui il cinema è diventato sonoro ha smesso di essere uno spettacolo visivo, perché da quel momento non ha più potuto affidarsi alle immagini sopra i suoi altri aspetti. Un film bellissimo visivamente ma con un sonoro involontariamente incomprensibile è bello?
    Poi è vero che non c’è necessità di personaggi e quindi di personaggi ben costruiti, per raccontare una storia. Si può benissimo farlo con “maschere” e “tipi”, si può anche farlo senza luoghi (ma non con dei non-luoghi, come direbbe un nostro amico), ma nel momento in cui l’autore decide di usare personaggi particolari e luoghi precisi non lo si può scusare se lo fa male. Se in un film ambientato a Roma si vede senza motivo la Torre Eiffel al posto del Colosseo non va mica bene.
    Hai ragione nel dire che se c’è ricerca visiva la narratività può esserci o non esserci (e viceversa), ma se c’è perché l’autore vuole che ci sia – e mi sembra proprio che in “Miami Vice” Mann la volesse – allora non vedo perché perdonargli se lo fa male. Secondo il tuo ragionamento “Avatar” è il film più bello della storia del cinema…

  57. Tommaso Tocci scrive:

    A scanso di equivoci, io il sonoro lo includo nella parte visiva. O stai dicendo che è l’elemento narrativo a essere legato al sonoro? Spero di no.

    Il film bellissimo visivamente ma col sonoro involontariamente incomprensibile dunque non è “bello”, è incomprensibilmente deficitario dal punto di vista tecnico – ma comunque meglio così di un film medio tutto di personaggi senza una caratterizzazione d’immagine.
    Allo stesso modo, il film ambientato a Roma in cui si vede la Torre Eiffel invece del Colosseo lo vedrei anche subito, da un punto di vista iconografico e d’immagine è una soluzione di grande potenza che mi incuriosisce molto. Chi se ne frega della realtà?

    La tua provocazione di Avatar presumo poggi sulla presunta “bellezza visiva” del film di Cameron, che a me però non pare tale. Per bellezza non intendo ovviamente una qualità pittoresca, intendo un uso dell’immagine che crei senso, e si può ottenere più senso muovendo una penna sul tavolo che andando in giro per Pandora (che peraltro secondo me ti abbiocchi alla grande).

    Diciamo che comprendo la logica per cui “ok, puoi fare a meno della narrazione, però allora non la voglio vedere neanche abbozzata, ci devi rinunciare proprio”. Però non condivido; ammesso appunto l’uso di “maschere” e “tipi” (che comunque non esauriscono il discorso che facevo prima), Miami Vice nello specifico è un film di grosso ermetismo nel modo in cui usa i suoi personaggi-icone. Secondo me sono materiale narrativo subordinato a un’idea visiva, e dunque vanno benissimo così. Sono il primo a dire che ci sono dei difetti (trovo che il film ne sia pieno), ma insomma non lo ritengo un caso in cui il regista abbia trascurato o si sia dimenticato di curare la sceneggiatura perchè s’era distratto a cercare la giusta composizione di un motoscafo in HD.
    Lo ritengo piuttosto un esperimento visivo pieno di elementi interessanti che subordina certe tradizionali componenti narrative a un discorso più complesso; e dunque mi sta bene.

  58. Alberto Cassani scrive:

    L’esempio della Torre Eiffel a Roma non è una questione di realismo – che al cinema è sempre un di più – è una questione di coerenza. Non intendevo un caso come “Il Gladiatore”, che se ne frega della geografia e della storia, intendevo la Torre Eiffel nel mezzo di un film di Ozpetek. E’ una cosa senza senso, una bruttura indifendibile, esattamente come il sonoro incomprensibile. Poi io sono il primo a mandare a quel paese i tuoi amici orientalisti che s’incazzano quando un’attrice cinese interpreta un personaggio giapponese, ma la sciatteria è sciatteria…
    Ad ogni modo, non capisco per quale motivo sarebbe meglio un film tutto ricerca visiva e niente narrazione di un film tutto personaggi e niente caratterizzazione d’immagine. Davvero, non capisco. Proprio perché un film si compone di più elementi, hanno tutti lo stesso valore all’interno dell’insieme, perché è l’insieme che conta non le singole parti (se adesso mi citi la Gestalt ti faccio ritirare l’accredito per Venezia). Un film bello visivamente e basta è carente tanto quanto un film tutto narrazione e basta, è scarso esattamente nella stessa maniera. Le due cose (e altre) devono andare di pari passo per dar vita a un film davvero riuscito. Davvero, non capisco come si possa sostenere che l’immagine in un film è più importante del racconto (o della recitazione, ad esempio)…

    Per quanto riguarda “Miami Vice”, uno dei suoi problemi è proprio che non usa personaggi-icone. Sono personaggi molto particolari ma non particolareggiati, che tra l’altro non hanno niente a che fare con le icone (quelle sì) del telefilm a parte i nomi. Non sono icone di niente, sono due personaggi creati apposta che non rappresentano altro che loro stessi, nemmeno i loro omonimi. E’ vero che Mann non si è distratto come fa un Michael Bay qualunque, ma mi sembra ovvio in questo caso un suo scarso interesse per il materiale narrativo. Può averlo anche concettualmente subordinato “a un discorso più complesso”, ma la realtà è che sullo schermo il risultato è scarso. Quale sarebbe mai questo discorso più complesso? E quale sarebbe mai “l’ermetismo” in cui avvolge i suoi personaggi? Ti rendi conto che se ripeti questi due concetti tra una settimana ti chiudono dentro il cantiere del nuovo Palazzo del Cinema e ti armano di piccone e cazzuola? Ma poi, francamente, io tutta questa sperimentazione visiva in “Miami Vice” non ce la vedo affatto, anche perché mi sembra visivamente grosso debitore di “Collateral”. Quello possiamo dire che era un esperimento, questo la massimo può essere una (brutta) variazione sul tema.

  59. Tommaso Tocci scrive:

    Sul modo in cui Miami Vice usa i personaggi-icone intendevo proprio, ovviamente, il modo in cui NON li usa come icone; ovvero come non li usa nel modo più ovvio.

    Io fin dai due anni precedenti ho sempre guardato con sospetto a questo progetto di film, non mi convinceva l’operazione remake in generale e non me ne piacevano le modalità (non mi piace ad esempio che un cialtrone come Jamie Foxx convinca un maestro come Mann a rifare Miami Vice perchè “sarebbe una figata”, pressappoco). Quindi ripeto, io mi pongo in maniera conflittuale rispetto al film.
    L’ermetismo e il discorso più complesso stanno nello svuotare drammaturgicamente i personaggi: nel capire che una parabola compiuta, in quel contesto, non avrebbe avuto senso per la pesante eredità para-testuale che gravava sui personaggi. Mann l’ha resi quindi genericamente trascendenti, l’intera storia è ammantata di un senso – secondo me vibrante – di fuggevolezza, di transitorietà. Non è una storia fondante, è un’occhiata a una realtà parallela, e secondo me questa è una distinzione fondamentale, ma non sono sicuro di riuscire a spiegarmi.
    L’elemento più importante del film (il suo “motivo”, diciamo) è nell’aggiornamento visivo di quei nomi e quella realtà a un ipotetico mondo possibile contemporaneo. Su questo siamo d’accordo, penso. A quel punto si può vedere un film dalla sceneggiatura sconclusionata, che si prende troppo sul serio e ritrae solo figurine, oppure riflettere su tematiche magari più astratte ma affascinanti; su come questa transitorietà metta d’accordo il lato concettuale e quello tecnologico di Miami Vice, opera profondamente digitale perchè replicante e replicabile, annotazione di se stessa. Per certi versi pare un’azione ekfrastica, che voglia ripensare alcuni dei temi originali invece di riproporli (forzata a farlo per via della fatale impossibilità di riproporli), e si diverta a immaginarne modulazioni contemporanee.

    Mi rendo conto che a te sembreranno minchiate, tu parli di fatti, io di interpretazioni, possibili letture. Devono suggerire idee, non scavare motivazioni.

  60. Alberto Cassani scrive:

    Guarda, sono d’accordissimo sul fatto che la base del film sia la decostruzione della serie Tv, e sono d’accordissimo nel dire che non aveva senso riproporre QUEI personaggi oggi e in un film ambientato al giorno d’oggi, ma questo è il primo giorno di lavoro nel processo di sviluppo del progetto. Tutto il resto? Tu dici che la storia è “ammantata di un senso di fuggevolezza”? A me è sembrata sciattamente incompiuta… Perché è vero che il lavoro di decostruzione è stato fatto, ma quello di ricostruzione è stato fatto poco e male. Che poi il film metta d’accordo il suo lato concettuale con quello tecnologico è vero solo nella tua testa e in quella di Michael Mann (e in quella di Pier Maria Bocchi, immagino), perché a guardare il film si fa fatica anche solo a capire quale fosse il concetto *costruttivo* alla sua base. Facciamo piazza pulita e ripartiamo da zero, ok; ma ripartiamo, però. Invece niente, è tutto “fuggevole” e “transitorio”… Ma il film su cosa vorrebbe riflettere e farci riflettere, a parte l’estinzione degli alligatori da yacht? Il cinema digitale del nuovo millennio? Per cortesia…

    Sulla storia del film come “opera profondamente digitale perchè replicante e replicabile, annotazione di se stessa” non dico niente perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Però sai già che ho nel Blackberry un file audio che sembra fatto apposta.

  61. Tommaso Tocci scrive:

    ehehe non vedo l’ora di risentirlo dal vivo :D

    Io non ho detto che il film “vuole farci riflettere”, che peraltro è un’altra corruzione un po’ pedante del concetto d’arte. Semplicemente è una questione di interpretazioni. La transitorietà per esempio è una qualità in sè, per nulla facile da ottenere, tanto più se la cerchi di proposito. Sarà stato così? Io personalmente non lo so, e del resto conta fino a un certo punto. Di sicuro è facile a confondersi con qualcosa di sciattamente incompiuto.

    E la decostruzione, specialmente alla luce del secolo che si è appena concluso, ha una potenza espressiva che a volte rende superflua la ricostruzione. Se decostruisci e poi ricostruisci, hai modificato ciò che già c’era. Se decostruisci alteri lo scenario, e le macerie sono spesso – artisticamente – un’imbarazzante punto di domanda che è il succo dell’espressione (tutto ciò per dire che il senso di “assenza” lasciato da una decostruzione come quella di Miami Vice magari è proprio lo scopo che si voleva ottenere – difatti è ben disturbante, ma non vorrei di nuovo citare la meravigliosa panoramica sul cielo nero a seguito del passaggio di un certo camion).

    Riparliamone tra una settimana, tu, io, Pier Maria Bocchi e il tuo Blackberry!

  62. Alberto Cassani scrive:

    Acc… Purtroppo quella sera lì ho già un altro impegno…

  63. Fabrizio scrive:

    A me la cosa che più lascia perplesso della recensione di Filippo è quando enfatizza l’attenzione di Mann per i dettagli dicendo che il regista ci porta dentro le narici di Tizio, nei pori della pelle di Caio (anche se la battuta sul culo di Gong Li funziona bene, devo ammetterlo), come se queste cose fossero, di per sè, necessariamente un gran merito stilistico, a prescindere un punto a favore del film.

    A mio modesto parere, Miami Vice non è tutto sto tripudio di stile. Certo, Mann non è un pirla, ma al di là della fotografia in digitale, ben sfruttata, non sono rimasto incantato. Meglio Collateral anche da quel punto di vista, che oltretutto fa più presa perchè mette lo stile al servizio di scene davvero ben costruite e di personaggi che affascinano, e in più quella Los Angeles risulta molto più affascinante e suggestiva di questa Miami.

    Rispondendo a Tommaso, può anche darsi che il cinema non necessiti di personaggi solidi e di un intreccio curato per esprimersi al meglio, ma secondo me se il film narra una storia in un contesto “reale”, la presenza/assenza di quelle componenti fa la differenza che passa fra un film (magari) interessante e un gran film. Questo sempre, a meno che non si raccontino favole alla Lady in the water dove le esigenze di base sono diverse. A mio modo di vedere, tutti i grandi film della storia del cinema sonoro si sono sempre (e dico sempre) avvalsi di personaggi corposi, ben studiati, sviluppati e rappresentati; e di una narrazione attenta ed efficace. Lo stile può (forse deve) venire di pari passo, ma non è in grado di compensare.

  64. Lore scrive:

    Allora
    scusate, mi inserisco nella (interessantissima) discussione, dandovi il punto di vista di un non addetto ai lavori
    Mann e’ sicuramente un regista stilisticamente tra i migliori. Ammetto sia uno dei migliori “artisti visivi” tra i registi di oggi. Non al livello del migliore Ivory o del miglior Kitano, ma sicuramente tra i migliori

    Dubito fortemente, invece, che il suo cinema (tutto, incluse le vette dela sua produzione) sia in grado di trasmettere emozioni come i migliori registi contemporanei sanno fare.
    Esci dal cinema dopo aver visto “Nemico pubblico” o “Ali'” o “Collateral” e non hai la stessa carica di emozioni che, tanto er restare al passato recente, hai dopo aver visto film come “il nastro bianco” o “il segreto dei suoi occhi”
    Per questo, scusate ancora, ma mi sembra un opinione da cheerleader definirlo il miglior regista vivente.
    Non riesco, anche sforzandomi, a ritenere Mann meglio di Almodovar, Eastwood, Scorsese, Coppola, Polanski, Kitano, Spielberg, Tarantino. Non mi pare abbia mai raggiunto le vette artistiche di questo gruppo di registi.
    Poi se uno va a vedere Miami Vice convinto che Mann sia il nuovo Hitchcock, ovvio che esca dal cinema convinto di aver visto un capolavoro qualsiasi cosa passi sullo schermo

  65. Fabrizio scrive:

    Sì, il tuo punto di vista lo condivido (pure io, se devo scegliere fra Mann ed Eastwood/Scorsese, vado dritto a vedere il secondo), ma ti sei rovinato citando Tarantino in quel particolare discorso che fai. ;-)

  66. Lore scrive:

    Tarantino e’ una provocazione (voluta) per far arrabbiare Cassani

  67. Riccardo scrive:

    Con questo film Michael Mann si conferma uno dei registi più capici nel utilizzare il digitale insieme a David Linch. Assolutamente uno dei migliori film dell’anno scorso, con una discreta Cottiliard e un perfetto Deep (non so se hai notato che la sua interpretazione si basava sui silenzi, mai sopra le righe, con un intimismo tutto negli sguardi). poi Mann, la sua regia documentaristica – sperimentale è pressoché coinvolgente aiutato da uno Spinotti che con la fotografia digitale ci fa godere in ogni inquadratura. il mio voto 8 su 10.

  68. Alberto Cassani scrive:

    Riccardo, però attento a non fare confusione. Una cosa è il digitale, un’altra è l’alta definizione. E’ vero che anche l’HD è digitale, ma possiamo dire che a lavorarci c’è la stessa differenza che c’è tra la pellicola 35mm e quella 16mm. E’ proprio un altro mondo, con una risposta alla luce e quindi un lavoro del direttore della fotografia (più tutto il resto) completamente diverso. Questo e gli altri film recenti di Michael Mann sono in alta definizione, “Inland Empire” è in digitale. Gli altri di Lynch mi risulta siano tutti in pellicola, e infatti la sua poca dimestichezza col digitale in “Inland Empire” si vede eccome: secondo me è proprio incapace a usarlo.

  69. Tommaso Tocci scrive:

    Fabrizio, io lo capisco che intendi, però mi pare una prospettiva un po’ troppo centrata sullo status quo, sul “siccome le cose sono così, è così che dovrebbero essere”. La questione dell’intreccio non necessario di per sè ma fondamentale nel caso di una storia “in un contesto reale” sembra un po’ l’equivalente cinematografico della ghettizzazione mascherata da tolleranza: è un po’ come quelli che dicono “io non ho niente contro i gay, però queste cose fatele a casa vostra”, se capisci cosa intendo :D Si rifiuta la commistione, la mescolanza là dove conta, ovvero sotto gli occhi di tutti. Io credo che sia facile assimilare un film del tutto non-narrativo, perchè lo si classifica inevitabilmente come qualcosa di Altro. Ci vuole molta più attenzione e riflessione per aver a che fare con un film che ha un “contesto reale” ma che consapevolmente rifiuta certe convenzioni narrative (perchè di questo si tratta, di convenzioni – spesso molto pigre), ed ha quindi un debolissimo respiro narrativo in favore d’altro.

    Forse sono esagerato ma trovo che sia bene, ogni tanto, “estremizzare” le forme d’espressione esaltandone le differenze. La narrativa non è un elemento fondante del cinema, nel senso che non sta alla base della sua definizione. La recitazione stessa non è autenticamente cinematografica, ma teatrale. Un film fatto di immagini in movimento, e di suoni, è invece puramente cinematografico, e mi pare una bella sensazione, anche se non voglio certo sputare su un secolo di sviluppo mediale.

  70. Fabrizio scrive:

    Sì Tommaso, capisco quel che vuoi dire. Nemmeno io sono per i paletti comunque, però aspetto ancora di vedere un film “sperimentale” (ammesso che Miami Vice rientri effettivamente in quella categoria) che riesca a convincermi appieno schiudendomi nuovi orrizzonti cinematografici. :)

  71. Fabrizio scrive:

    Diciamo così: non ho ancoraavuto modo di vedere un film “sperimentale” che sappia colpirmi, coinvolgermi ed emozionarmi quanto un bel film di stampo più “classico”. Forse giusto “Memento”.

  72. Fabrizio scrive:

    “Memento” che comunque è sperimentale sì, ma nella narrazione. E che in ogni caso costruisce un protagonista interessante e verso il quale sviluppiamo grande empatia.

    P.S: Chiedo scusa per aver impiegato tre post per completare il discorso. Sto perdendo colpi…

  73. Lore scrive:

    Fabrizio e Tommaso

    ragionando cosi’ si potrebbe dire che Sin City e Antichrist sono due dei migliori film del decennio 00-09
    Sempre che si ragioni per paradossi……

  74. Fabrizio scrive:

    Sin City infatti è più brutto che bello.
    Antichrist, pur non essendo un film per tutti, è invece davvero valevole, ma è un film “estremo” più che sperimentale.

  75. Riccardo scrive:

    Mica concordo con te Fabrizio. sin city è un buon film sperimentale, forse il più riuscito di tutti i rodriguez. anche se a volte troppo violento o troppo confusionario, è riuscito bene.

  76. Marcello scrive:

    Se devo essere sincero questo film non mi ha detto molto… Forse non l’ho capito, ma fino alla fine ho aspettato che succedesse qualcosa.. e non succede niente.. l’unica cosa che raccontano è la storia “d’amore” con Billie Franchette e praticamente basta, era bravo a evadere, bene poi? Cioè non so, non sono riuscito a farmi un’idea precisa del film, ho letto che non è del tutto storicamente attendibile, ma che vuole essere una biografia… ok, una biografia, ma per essere un criminale ha avuto una vita abbastanza noiosa allora… non so come spiegarlo, ma mi pare che fino alla fine non arrivi alla “punch line” cioè a quando finalmente si arriva al dunque… forse ricordo male…

  77. Riccardo scrive:

    Alberto, lasciando perdere NEMICO PUBBLICO e HEAT, quali thriller d’azione mi consiglieresti?

  78. Alberto Cassani scrive:

    Sicuramente “The Departed”, ad esempio… La trilogia di Bourne, “Casinò Royale”… Poi si può scavare nel passato e recuperare i film di Melville e Cluzot.

  79. piernelweb scrive:

    Capisco i gusti… Ma affermare che Miami Vice è un film di merda mi sembra imbarazzante (per chi lo scrive).
    Una lettura a quello che dicono i vari Cahiers du Cinema, Cineforum, Segnocinema, Ghezzi, Mereghetti e compagnia cantando sul film in questione sarebbe illuminante.

  80. Alberto Cassani scrive:

    La frase bisogna anche contestualizzarla all’interno di un’annosa discussione tra colleghi portata avanti intorno ai tavoli dei ristoranti veneziani… Ma seriamente, trovo purtroppo che la stampa europea (italiana in particolare, ma non solo) tenda a “proteggere” troppo certi autori finendo (per mancanza di coraggio?) per parlarne sempre e solo bene. Michael Mann è uno di questi autori, Eastwood un altro. In questo da noi incide anche l’abitudine di far recensire i film a critici magari bravi ed esperti ma troppo “fan” per avere il distacco giusto dalla pellicola di cui devono scrivere. Un po’ come il Tocci su CineFile…

    Peraltro, io posso anche leggere le recensioni di altri, come di solito faccio e come ho fatto all’epoca con alcune di quelle che citi, ma non per questo devo automaticamente modificare le mie opinioni a quelle espresse dagli altri. Se le loro ragioni non mi convincono, non mi convincono. E quelle non mi avevano convinto. Tra l’altro avrei molto da ridire sull’autorevolezza di Mereghetti (di lui proprio, invece alcuni dei collaboratori del suo dizionario sono di primissimo livello) e di alcune firme di Cineforum. Sulla desolazione dei Cahiers degli ultimi anni, invece, penso non ci sia purtroppo nulla da dire.

  81. Anonimo scrive:

    LOL, a me sembra imbarazzante (per chi lo scrive) dire che per capire un film si debba leggere quello che ha scritto Mereghetti…

  82. Alberto Cassani scrive:

    In effetti… Purtroppo in Italia c’è l’abitudine di ingigantire l’importanza dei nostri connazionali rispetto agli stranieri e l’illusione che il successo vada di pari passo con la competenza. Ecco perché per capire meglio un film statunitense mi viene consigliato di leggere quattro importanti critici italiani (più una rivista francese, che non fa mai male buttarla nel calderone). Questo al di là del fatto che trovo abbastanza ridicola l’abitudine in sé: come ci sono 5 recensioni positive ce ne sono sempre anche 5 negative da citare, no?

  83. Michele scrive:

    Beh, visto che il thread è stato ripreso, allora dico la mia… io Nemico Pubblico l’ho trovato quasi inguardabile, talmente è raggelato dal digitale e da una scrittura che non ha un solo palpito.

    Collateral, pur visivamente straordinario, per me è insostenibile, sempre per un problema di scrittura: davvero inverosimile la storia, passaggi “telefonati”, direzione degli attori latitante. Non sono nemmeno riuscito a rivederlo in tivù, tale era l’irritazione.

    Non ho trovato male Miami Vice, dove l’asciuttezza delle sceneggiatura funziona. Diventa a tratti quasi un film astratto. Niente per cui svenarsi, comunque. Anche perché la coppia di attori ha un carisma pari a zero, e non è molto meglio della (tremenda) coppia dei telefilm.

    I film che mi sono piaciuti di più sono Manhunter (un miracolo a basso budget, anticipatore per molti versi!), Heat e Insider, dove c’è un buon equilibrio tra regia e sceneggiatura.

    Non mi fa impazzire L’ultimo dei Mohicani – non c’è un afflato epico, in questo senso è “poco western”.

    Alì dovrei rivederlo. Ricordo che al cinema l’avevo trovato visivamente fantastico, forse la regia migliore di Mann (e bravissimo Will Smith, poi), ma la sceneggiatura è davvero ondivaga, non mi pare che trovi un baricentro (almeno, questa era stata la mia impressione allora, non l’ho più rivisto).

    In ultima analisi: Mann è un regista dotatissimo, ma dai risultati davvero incostanti. Anche se va detto che il suo problema – trovare degli script all’altezza – è ormai un problema generale nel cinema americano (vedi anche gli ultimi Eastwood, Gran Torino ma soprattutto il pasticciatissimo Hereafter…).

    PS OT per Alberto: ma poi l’hai visto Inglorious Basterds?

  84. Alberto Cassani scrive:

    Michele, bravo soprattutto a riportare in topic la discussione, visto che s’è parlato di tutto e il contrario di tutto ma quasi mai di “Nemico pubblico”.
    Purtroppo la fotografia in alta definizione è stata spesso un problema per la coerenza dei film in costume, perché il modo in cui – come dici – la luce viene processata dai computer cozza con il calore che costumi e scenografie vorrebbero trasmettere. Secondo me è un problema molto marcato soprattutto in “A Dangerous Method” di Cronenberg, però attenzione: in genere non è tanto il fatto che il film sia girato in HD quanto il fatto che il direttore della fotografia non abbia considerato lo “scarto” rispetto alla risposta della pellicola. Di per sé, l’HD offre grandi possibilità, basta usarlo coscientemente.
    Non so però se sia una critica utilizzabile anche nei confronti di “Nemico pubblico”, perché i film girati in digitale (SD o HD) cambiano enormemente quando vengono riversati per l’home-video, dato che il riversamento viene fatto dal master digitale originale, saltando quindi completamente il passaggio in pellicola e cancellando di conseguenza quella “grana” tipica della pellicola, finendo così spesso per appiattire in maniera fastidiosa l’immagine. Non avendo mai visto il film su grande schermo, non so dire quanto la fotografia abbia perso in questo passaggio.

  85. Daniele scrive:

    “Nemico pubblico” per me è risultato uno dei film più noiosi che abbia mai visto.
    Tant’è che non ho nemmeno finito di vederlo visto che mi sono addormentato dopo un’oretta scarsa, e sottolineo che non ero affatto stanco al momento della visione! :-)

  86. Alberto Cassani scrive:

    Daniele, mi sa che te ne mancano ancora tanti da vedere, di film clamorosamente soporiferi…

  87. Plissken scrive:

    Io non mi sono addormentato, ma l’effetto soporifero l’ho accusato anch’io. A mio personale avviso, film sopravvalutatissimo, se non fosse di Mann sarebbe passato del tutto inosservato. Script banale, regia di maniera e senza guizzi, interpreti poco convincenti; nemmeno parente alla lontana di “Heat”.
    Anche in questo caso, una cocente delusione da un grande regista… mi sa che debbo cominciare a farci il callo.

  88. Alberto Cassani scrive:

    Ma se non fosse di Mann sarebbe tutto un altro film…

  89. Plissken scrive:

    Non ne sarei così sicuro…

  90. Marco scrive:

    Qualcuno ha visto “Gangster Squad?”

  91. Giacomo Asti scrive:

    Io ho visto Gangster Squad, mi è sembrato un film terribile. Patinato, pieno zeppo di luoghi comuni e senza spessore. Poteva quanto meno venirne fuori un film divertente, in realtà è solo irritante.

  92. Marco scrive:

    Anche a me ha infastidito la patinatura della fotografia e la scelta del digitale.
    La sceneggiatura è si scontata e prevedibile però nella sua ingenuità mi ha saputo intrattenere. Alla fin fine non mi è dispiaciuto. Scene “cruente” a sorpresa.
    Molto apprezzata la musica. La regia non si è distinta più di tanto. Nella norma.
    Penn volutamente tronfio e sopra le righe, per me il migliore.

  93. Plissken scrive:

    Ho visionato anch’io Gangster squad, “al buio”, visto che non avevo alcuna informazione sul film tranne la presenza di Brolin, Gosling e Penn.
    Nel complesso l’ho trovato una minchiata pazzesca, in prevalenza per il fatto che mi aspettavo qualcosa alla “L.A. Confidential”.
    Il film invece è improntato in maniera ben diversa, a metà tra una “tarantinata” ed una “de palmata” rimanendo quindi sospeso in un limbo che non riesce a conferirgli una precisa identità. A dirla tutta sembra un prodotto per teen-agers, meritorio di plauso in qualche circostanza a puro indirizzo ludico.
    Ho trovato i personaggi alquanto stereotipati, la regia piuttosto anonima mentre ho apprezzato maggiormente la fotografia. Il soggetto appare piuttosto logoro.
    A mio avviso un film men che mediocre, anche se guardabile in serata votata al disimpegno ammesso non si tema troppo l’effetto deja vu.
    Meglio comunque qualcosa con James Cagney, anche con riferimento al Mann.

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