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"Nuovomondo": incontro con Emanuele Crialese

20 settembre 2006 Interviste 3 Commenti
Nuovomondo

Roma, 20 Settembre 2006

In occasione dell’uscita nelle sale italiane di Nuovomondo, già presentato con successo al Festival di Venezia, il regista Emanuele Crialese ha incontrato la stampa romana per raccontare meglio la genesi di questo suo apprezzatissimo ritorno sul set…


Il regista Emanuele Crialese durante una pausa sul set di NuovomondoSono passati 5 anni da Respiro. Come mai c’è voluto così tanto tempo, per realizzare Nuovomondo?
Nuovomondo è stato scritto a Lampedusa prima di girare Respiro. Io ero andato lì solo per Nuovomondo, ma una volta finita la sceneggiatura mi sono reso conto che nessuno l’avrebbe mai prodotto, e allora ho scritto Respiro. Respiro è stato utile per convincere i produttori, ma non abbastanza per un film imponente come Nuovomondo. E’ stata una bella lotta, quella tra il regista e il produttore: da una parte l’impeto e dall’altra invece la forza materiale, e senza questa lotta non ci sarebbe stato questo film.

Come mai avete girato il film in Argentina?
Problemi di budget, ma poi con la produzione ci siamo resi conto che era perfetto, soprattutto perché c’è stata una grande partecipazione da parte di tutta la troupe. Io poi ho scelto 100 comparse su 500, che avrebbero fatto essenzialmente parte dell’equipaggio. Le ho scelte in base ai loro volti, alle loro caratteristiche, in base a quello che mi ispiravano. La scena della tempesta è stata molto preparata e abbiamo fatto tantissime prove, dato che era una scena di corpi, senza effetti speciali. Per questo motivo ho creato una sinergia con tutte quelle persone, soprattutto sperando che non si facessero male… A me piace molto interagire con gli attori, e in questo film le comparse erano molto importanti perché erano tanti corpi che andavano a formare un unico corpo. Per questo ho sentito l’esigenza di un rapporto diretto, quando di solito l’uso delle comparse è mansione affidata all’aiuto regista.

Charlotte Gainsbourg in una scena di NuovomondoQuanto ti hanno influenzato gli altri film ambientati sulle navi? Ci sono dei momenti che ricordano il Titanic di Cameron…
Titanic era proprio il film che non volevo fare. Nel senso che, pur avendo amato il film di Cameron, il mio scopo era di fare un “Titanic” dei poveri, sia nei contenuti sia nel budget. Non volevo ossessionarmi con le immagini di altri film, volevo epurare la mia mente da tutto quello che avevo visto. In realtà mi ha influenzato molto America America di Elia Kazan: lì c’era uno studio sui volti, e penso sia stato un film molto innovativo per l’epoca.

Vincenzo Amato in una scena di NuovomondoNei tuoi film i personaggi maschili sono molto concreti mentre quelli femminili sono legati all’idea di magico, pensiamo alla Valeria Golino di Respiro o a Donna Fortunata in Nuovomondo, o anche proprio alla Lucy della Gainsbourg… E’ tutto voluto?
Nulla è realmente voluto, è tutto molto viscerale. Io faccio molte prove con gli attori, e poi faccio passare molto tempo assieme agli attori, deve crearsi una grande sinergia tra loro. Il personaggio cambia sempre, non è mai identico a come l’ho scritto. Comunque, per me la donna è un mistero e per questo non posso rappresentarla in modo molto diverso da come io la sento e la vedo. Le figure femminili sono dei sogni, forse perché le donne in generale mi intrigano di più. Vorrei un mondo popolato solo da donne. Loro portano la vita e la conoscono meglio degli uomini, e non hanno l’istinto della prevaricazione, sono figure pacifiche. Tutti questi elementi messi insieme mi portano a voler parlare di loro. Nel film ci sono due donne, quella del vecchio mondo e quella del nuovo. A un certo punto, queste due donne si parlano con il pensiero e c’è un passaggio: Fortunata affida a Lucy i suoi uomini. La vita degli uomini è condotta dalle donne, penso…

Una scena di NuovomondoIl protagonista maschile sembra molto legato alla sua terra e alle sue abitudini, tanto che al test attitudinale risponde costruendo una casa…
Io amo parlare della gente molto semplice, con loro mi diverto molto di più. Anzi, i vecchi borghesi mi annoiano a morte, ma è una questione mia. C’è un qualcosa di così semplice, puro, essenziale… nel vivere le cose come l’amicizia e i rapporti interpersonali. L’agricoltore ha una sorta di nobiltà, e non hanno bisogno di fingere davanti a nessuno. Amo parlare di questa genuinità.

Eppure mentre tutti sognano di vivere per terra, lui vorrebbe una casa su di un grattacielo, tra le nuvole. Sembra un personaggio proiettato verso il futuro…
A me il futuro fa paura, davvero. Però mi piace sognare situazioni diverse. Questo è fare cinema, affidarsi alle proprie visioni. Bisogna lasciarsi andare…

Una scena di NuovomondoNei tuoi film c’è sempre una forte componente onirica e poetica, legata anche all’elemento acqua. In Respiro il mare, qui il fiume di latte…
Penso che la poesia non sia mai voluta, e guai se lo fosse. La poesia deve nascere da sola: non si scrive mai nulla per essere apprezzati a priori, sono dei segni che esprimono un’urgenza. C’è del mistero in questo, non c’è vera consapevolezza. Tutte le arti sono legate all’azione inconscia e inconsapevole, bisogna fidarsi di più dei propri istinti e delle proprie paure, tutto parte dalle viscere. Comunque, per l’acqua posso dire che nel liquido sono felice, quindi inevitabilmente inserisco l’acqua perché lì tutto è diverso, molto più leggero.


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. enza scrive:

    Noi Siciliani abbiamo provato sulla nostra pelle e col nostro sangue il dramma dell’emigrazione.Costretti ad emigrare per trovare migliori condizioni di vita che la nostra Sicilia non offriva, ci siamo avventurati al di là del mare,lasciando tutto:casa,parenti,dialetto, amici, usanze,mare, sole, tutto.Questa viene chiamata in dialetto ” a spartenza” ,la lacerazione ed il distacco definitivo da quello che fino ad allora era stato casa,lavoro,affetti e certezze.Ci siamo sacrificati, annullati, abbiamo perso la nostra identità, abbiamo cercato di farcela ad ogni costo, lavorando come bestie, pur di dire a noi stessi che ne era valsa la pena.Apparentemente abbiamo apprezzato il nuovo mondo quasi in una sorta di riscatto , riscatto dalla terra,dall’essere definiti cafoni” i cafuni”,abbiamo inghiottito tutto,lavorando come muli nelle fabbriche ad ingoiare veleno,cercando di dimenticare il profumo della zagara emanato dai nostri giardini,la maestosità dei carrubi,il colore del mare,le bellezze artistiche della nostra amata terra, teatro di mafie e di tragedie,terra vilipesa e depredata in alterne vicende storiche.Ma la sera, tornando dal lavoro,quando il pensiero vaga al di là del mare ed il cuore ritrova ciò che ha lasciato, quanta nostalgia di quella patria, matrigna per tanti di noi; terra che ci aveva lasciato partire ammassati come mandrie di bestie nelle navi.Il nuovo mondo come una razza superiore che non aveva tempo da perdere con la stupida cultura dei nuovi arrivati ci ha cambiato nomi e cognomi,solo perchè difficili da pronunciare,ha stravolto la nostra identità ed i nostri ricordi.Che cosa significavano tutti questi Sebastiano, Salvatore,Vincenzo ,meglio chiamarsi Mike,Sal o Vinnie, nel migliore dei casi.Alcuni di noi non sono riusciti a superare il famoso esame di lingua inglese e non hanno mai ottenuto la cittadinanza del nuovo mondo.La mia gente partita per fare fortuna ha lasciato un pezzo di cuore nella vecchia casa di Sicilia, rivedendola solo in sogno, rimpiangendola senza mai più trovarla, perchè l’emigrante che ha lasciato la propria casa non avrà mai più “una casa”.Il riscatto è avvenuto con la seconda generazione di italo americani che hanno dimostrato di avercela fatta e che di tanto in tanto tornano in Sicilia,quasi in una sorta di atavica nostalgia, a visitare e rivedere amorevolmente,quasi un richiamo del sangue, i luoghi lasciati dai loro genitori e dagli antenati.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Quello che mi colpisce, però, è che abbiamo talmente dimenticato cosa i nostri emigrati hanno provato sulla loro pelle quando hanno lasciato l’Italia che oggi trattiamo gli immigrati forse peggio di come i nostri emigrati sono stati trattati all’epoca. E sì che anche al nord ce ne sono molti che da giovani sono andati a lavorare all’estero, e sanno cosa vuol dire…

  3. MAX scrive:

    POESIA
    Avevo dimenticato questo film e GRAZIE ad Enza che lo ha ripreso facendo questa bellissima prefazione che mi ha emozionato e trasportato come nel film in un atmosfera unica e se posso permettermi RILEVATRICE .
    Come disse un famoso filosofo il caos genera una stella ,e osservando cosa sono riusciti a generare i siculi e piu’ in generale gli italiani negli STATES non si puo’ che apprezzare la STUPIDITA’ E LA TENACIA di queste persone che hanno donato la loro vita alla speranza e al futuro dei loro discendenti.
    Il bello dell’arte ,in questo caso il cinema, e’ che non fa politica ma crea scenari dove la politica deve rispecchiarsi e allo stesso modo decidere sui passi da fare nell’immediato futuro,il resto sono slogan da stadio che non serve nominare in quanto generati da persone che estremizzano fenomeni per terrorizzare il popolo e renderlo schiavo dei loro concetti.

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