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Poltergeist - Demoniache presenze di Tobe Hooper

31 ottobre 2018 Recensioni 2 Commenti
Poltergeist - Demoniache presenze

CIC, 11 Novembre 1982 – Fragoroso

I Freeling, classica famiglia medio borghese statunitense, conducono una vita tranquilla in un moderno quartiere di Cuesta Verde, in California. Una notte, la figlia minore viene trovata a parlare di fronte a un televisore privo di segnale. Da qui inizieranno a verificarsi strani episodi all’interno della casa…


Grazie al cinema e ai fumetti di genere, oggi sappiamo tutti cosa sia un poltergeist – inteso come un inspiegabile movimento di oggetti all’interno di una casa – ma il suo significato letterale riprende un termine tedesco traducibile con “spirito rumoroso”. Ed è esattamente ciò che l’accoppiata SpielbergHooper mette in scena con incredibile perizia: un assordante giocattolone fanta- horror tipicamente anni 80. Non manca proprio nulla a Poltergeist per essere considerato un classico – ma anche, ormai, uno stereotipo – del genere: fantasmi, medium, clown, bambini, cimiteri indiani e molto altro.

L’incipit è memorabile, con la televisione – simbolo per eccellenza di quel decennio – che assume il ruolo di portale, oltre che mezzo di comunicazione, verso l’aldilà. Ed è dal tubo catodico che gli spiriti iniziano a impossessarsi della dimensione domestica, mettendo letteralmente a soqquadro la casa, e l’esistenza della tranquilla famiglia Freeling. La parte introduttiva, rispetto agli horror moderni, appare piuttosto sbrigativa, nonostante sia la più godibile, al fine di condurre quanto prima nel fulcro dell’azione e degli effetti speciali. Passa giusto mezz’ora e il pandemonio, che ci accompagnerà senza sosta fino alla fine, è servito.

Il dualismo tra l’horror di Hooper e il fantasy di Spielberg (ufficialmente soltanto produttore e sceneggiatore) si fa sentire, appesantendo complessivamente un’opera che si rivela visivamente memorabile ma piuttosto tronfia. Le scene degne di nota non si contano nemmeno, quasi tutto ciò che viene mostrato rimarrà impresso nello spettatore molto più del film nella sua globalità. La narrazione è ben divisibile in tre grandi blocchi mescolati malamente tra loro, pertanto il collante visivo riesce solo in parte ad alleggerire un plot laborioso e piuttosto ripetitivo. Nonostante gli evidenti difetti, enfatizzati anche dall’età della pellicola, rimane a oggi uno dei più notevoli esempi di “family horror”, in cui il Male s’impossessa della dimensione domestica, minando l’integrità familiare tramite i suoi oggetti caratteristici.

Tuttavia, gli anni non offuscano completamente un’opera importante, che ancora oggi, grazie anche al recente revival ottantiano, riesce a far scuola, facendosi ricordare grazie alle sue trovate visive che, come i suoi chiassosi fantasmi, bucano lo schermo rimanendo indelebili nel nostro immaginario.


La locandinaTitolo: Poltergeist – Demoniache presenze (Poltergeist)
Regia: Tobe Hooper
Sceneggiatura: Steven Spielberg, Michael Grais, Mark Victor
Fotografia: Matthew F. Leonetti
Interpreti: Craig T. Nelson, JoBeth Williams, Beatrice Straight, Dominique Dunne, Oliver Robins, Heather O’Rourke, Michael McManus, Virginia Kiser, Martin Casella, Richard Lawson, Zelda Rubinstein, James Karen, Lou Perryman, Clair E. Leucart, Dirk Blocker
Nazionalità: USA, 1982
Durata: 1h. 54′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Donato ha detto:

    C’è stato un periodo a cavallo degli anni ’80 in cui mi sono transitoriamente appassionato al genere horror. E’ stata un’infatuazione breve, perché questo genere ad un certo punto ha smesso del tutto di interessarmi e da quel momento in poi di film horror non ne ho più guardato neanche uno.

    Di quel periodo ricordo la visione di tanta, tantissima monnezza e di poche, ma rimarchevoli, perle rare. Tra queste ultime, ricordo con piacere, oltre a film iconici come il primo Alien di Scott, anche un paio di classici del primo Dario Argento (Suspiria e Inferno) e altri due film di produzione americana: Amityville Horror e, per l’appunto, Poltergeist.

    L’ho visto tanto tempo fa questo film e ne ebbi un’eccellente impressione. Avvincente, originale, con soluzioni sceniche e visive di notevole impatto. Non sono d’accordo sul fatto che la commistione tra il fantasy e l’horror abbia appesantito lo sviluppo della trama. Attualmente forse potrebbe anche dare questa sensazione, ma all’epoca era proprio l’originalità derivante da questa commistione di generi che lo rendeva affascinante.

  2. Marco ha detto:

    Il mio cult preferito anni ’80.
    Seguiti che, a parte un pò il secondo (ma solo per gli effetti speciali), non raggiungono la potenza espressiva e coinvolgimento del capostipite.
    Comunque, per me, è tutto Spielberg.

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