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"Ralph Spaccatutto" di Rich Moore

25 febbraio 2013 Recensioni 11 Commenti
Ralph Spaccatutto

Walt Disney, 20 Dicembre 2012 – Nostalgico

Ralph Spaccatutto è il cattivo del videogame Felix Aggiustatutto. Stanco di essere sempre il cattivo della situazione e di non essere mai invitato alle feste, Ralph decide di uscire dal “suo” gioco per vincere finalmente una medaglia ed essere rivalutato agli occhi di tutti i suoi colleghi…


Ralph SpaccatuttoCi sono moltissime idee buone in questo 52° “classico” Disney. In primo luogo, naturalmente, l’operazione nostalgia che è completamente riuscita. In seconda battuta, i dettagli: il muoversi a scatti delle persone di Belposto, gli schizzi di torta “a quadretti”, il mondo di Sugar Rush… Ottimi sono anche i personaggi, ottime le battute e le gag, così come le parti di avventura, a tratti davvero trascinanti. Un difetto però c’è: l’indecisione su che tipo di film fare. E’ chiaro che un film dedicato ai videogame anni 80 non può che essere rivolto a coloro i quali oggi hanno un’età attorno ai 40 anni. D’altra parte, Disney produce da sempre film dedicati ai più piccoli e il film guarda anche a questo pubblico. Le due anime del film, però, non si fondono.

Vanellope in una scena di Ralph SpaccatuttoSe un adulto rischia di annoiarsi nella lunga parte finale, un bambino rischia di non capire fino in fondo i passaggi tra i diversi ambienti. In particolare, Ralph si getta nello sparatutto molto dark Hero’s Duty e pochissimo tempo dopo si ritrova nel mondo coloratissimo e zuccheroso di Sugar Rush, tanto che viene il sospetto che la parte di Hero’s Duty sia stata tagliata e lasciata ai minimi termini per evitare di spaventare i più piccoli (ma giustificare comunque il 3D). Ma in questo modo i più piccini rischiano di non capire un passaggio della trama. Inoltre l'”alien” (la citazione è fin troppo smaccata) portato da Ralph in Sugar Rush scompare per molto, troppo, tempo, tanto che alla fine un bambino potrebbe addirittura non ricordarsene più, o perlomeno non capire del tutto cosa sta succedendo. Anche la “morale” (inevitabile in un film Disney) è più dedicata ai grandi che ai piccoli.

Una scena di Ralph SpaccatuttoIn compenso i personaggi sono davvero gustosi: se il più interessante è il glitch (a uso dei più piccoli viene spiegato cos’è) Vanellope, il protagonista Ralph è ottimamente caratterizzato, e anche i personaggi minori sono curati nei dettagli, inoltre ci sono le citazioni (a decine) che faranno felici tutti i fan dei videogiochi “arcade”. Un film ibrido, che non riesce a capire da che parte stare e che a volte non riesce a sfruttare fino in fondo le idee. Divertente, ma a cui manca il “Disney’s touch”.


La locandina di Ralph SpaccatuttoTitolo: Ralph Spaccatutto (Wreck It Ralph)
Regia: Rich Moore
Sceneggiatura: Phil Johnston, Jennifer Lee
Fotografia:
Doppiatori: Massimo Rossi, Gaia Bolognesi, Daniele Giuliani, Cristiana Lionello, Paolo Virzì, Sergio Parisse, Fabrizio Vidale, Gemma Donati, Paolo Macedonio, Enrico Di Troia, Alessandro Rossi, Valeria Perilli, Carlo Cosolo
Nazionalità: USA, 2012
Durata: 1. 48′


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Attualmente ci sono 11 commenti a questo articolo:

  1. Andrea scrive:

    Il cortometraggio prima del film invece è stupendo

  2. Andrea scrive:

    Trovo questa recensione troppo ‘severa’, e figlia di qualcuno che non apprezza di certo l’animazione post-Pixar. Io l’ho trovato il migliore film Disney degli ultimi anni (forse solo La Principessa e il Ranocchio è meglio, ma non era troppo pateticamente old-style?). Superiore a Cars2 della Pixar, se la gioca con Brave. Quando un film è meglio della più grande ciofeca della Pixar, è sicuramente comunque un gran film.

    PS: tutto quest’incertezza non l’ho vista, anzi, una grandissima abilità a fare una storia del genere riuscendo a costruire una trama che non si facesse inghiottire dal citazionismo. Il soggetto è buono, ma il finale è davvero bello, al contrario di precedenti film Disney.

  3. Anonimo scrive:

    vale la pena solo per le sabbie mobili in Sugar Rush… NESQUIKSANDS

  4. Alberto Cassani scrive:

    Sono d’accordo nel dire che la recensione è troppo severa, ma gli appunti che muove mi paiono a conti fatti giustificati. In tantissimi momenti ho avuto anch’io l’impressione che un bambino non avrebbe capito assolutamente nulla di ciò che stava succedendo, e verso il finale l’eccesso melenso mi ha davvero abbattuto. Però è vero anche che le citazioni sono gustosissime e non soverchianti, e il film è sicuramente divertente. Ma capisco benissimo le perplessità di Francesco (che immagino abbia visto il film insieme alle sue due figliolette).
    Però, Andrea, eviterei di tirare conclusioni sulla base del nulla: quello che traspare dalla recensione è proprio il contrario, ossia l’abitudine a un certo tipo di racconto ormai classico della Pixar e la delusione per il trovarlo gestito male nei film degli altri (per quanto sempre con Lasseter di mezzo)…

  5. Francesco scrive:

    Andrea, sbagli quando dici che io non apprezzo l’animazione post-Pixar. Il mio film preferito Disney dell’ultimo periodo, più della “Principessa e il Ranocchio” (sì, old-style ma da Musker/Clements non mi aspettavo niente di diverso) è “Rapunzel” che è in CGI ed è decisamente post-Pixar; su Rapunzel ha già scritto a suo tempo su questo sito Gabriele Marcello e mi trovo in perfetto accordo con lui.

    Ora, semplicemente, a mio avviso, Ralph Spaccatutto è inferiore a Rapunzel.

    Io l’incertezza ce la vedo eccome e il finale è quantomeno banalotto con Vannelope che si trasforma improvvisamente in principessa e sgradevolmente telefonato. Anche in Rapunzel il finale è telefonato (o in Brave, per dire) ma è semplicemente così che deve finire la storia, qui invece l’ho trovato inutilmente forzato.

  6. Francesco Binini scrive:

    L’ho visto al cinema, solo con Azzurra. Arianna è obiettivamente troppo piccola per il cinema :)
    Confermo che alcuni passaggi non li ha proprio capiti (anche se riesce a seguire senza troppe difficoltà trame anche relativamente complesse)

  7. Plissken scrive:

    Non ho visto il film, ma una volta letta la recensione non vi ho scorto un tono particolarmente severo, solo alcune “riserve” non sufficienti a creare una stroncatura; vi sono esplicati anche parecchi punti di forza che invogliano ugualmente a prendere visione della pellicola, direi.

  8. Marco scrive:

    Per me semplicemente è uno dei capolavori Disney e, da “Tarzan” (ma ci aggiungerei anche il sottovalutato “Fantasia 2000″), sicuramente il più completo, riuscito, originale, meglio narrato e fresco d’inventiva che sia stato fatto.
    Notevolmente superiore a “Rapunzel”, che voglioso di tentare nuove strade, rimane un prodotto medio, sufficiente.
    Un grandissimo lavoro da parte dei due sceneggiatori (tra l’altro, chiedo ad Albe o a qualcuno che mi sappia rispondere, le loro precedenti referenze) ma soprattutto al regista Moore e al head of story Jim Reardon, non a caso co-sceneggiatore di quel capolavoro di “Wall-E”.

    Le critiche mosse dal recensore sono si giustificate sapendo il target dei prodotti Disney ed a chi sono specialmente rivolti, ma un adulto come me non può che rimanerrne pienamente soddisfatto e per me queste “pecche” di sceneggiatura non esistono.
    Dispiace vedere che in loco la pellicola ha guadagnato “solo” 189 milioni contro i 165 di budget, fortunatamente saliti a 471 globalmente, facendolo diventare il secondo successo Disney degli ultimi anni dopo “Rapunzel”.
    Mi dispiace perchè una pellicola così adulta, e come diceva il recensore, un pò ostica per i bambini, non sia stata pienamente apprezzata, cosa che farà prendere nuove strade (ma spero di no) alla Disney.

    Concludo coll’affermare che, personalmente, “Ralph” è migliore di Cars 1 & 2 e Ribelle messi assieme.
    Tranquillamente può stare al fianco dei migliori prodotti Pixar.
    Peccato per l’Oscar.

  9. Francesco Binini scrive:

    Grazie, Marco, per il lungo e complesso commento. E’ evidente che un adulto si diverte non poco (e io sono il primo, ad inizio recensione, a dire quali sono le tante note positive di questo film), ma è altrettanto evidente -come tu stesso sottolinei- che non è un film esclusivamente per bambini, i quali non riescono a capire alcuni passaggi della trama e non possono capire i riferimenti ai videogame del passato.

    Aver sbagliato questo target, che pure è un target importante per il film, lo rende, a mio avviso, un film non “verde” ma, appunto, “giallo” e lo rende di conseguenza inferiore a Rapunzel che, sono d’accordo, è un film esclusivamente per bambini e non per adulti, ma centra pienamente l’obiettivo.

  10. Re del PopCorn scrive:

    Condivido le opinioni di entrambi i “contendenti”.

    Anche io considero questo film tra i migliori prodotti dell’animazione occidentale dell’ultimo periodo. Forse non siamo ai livelli di Up o di Wall-E, ma, personalmente, l’ho apprezzato molto più di un insipido The Brave.
    E’ pur vero, però, quanto sostenuto dal recensore: buona parte delle trovate narrative e delle gag si fondano su un amarcord videoludico tipicamente ottantiano che, se da un lato denota eccellente cultura e sincero amore per la materia, dall’altro rischiano (o addirittura proprio finiscono) per risultare incomprensibili al pubblico più giovane.
    In alcuni passaggi sembra quasi di trovarsi di fronte al classico caso di prodotto per nerd videomaniaci, a uno di quei film che parla solo a quei “saputoni” che sanno cogliere tutti i riferimenti e le citazioni.
    Ciò non toglie che per chi, come il sottoscritto, si è consumato i polpastrelli con il NES o con il Commodore 64, la sola scena della seduta psicanalitica vale metà film! :))

    Mi permetto un brevissimo commento sul discorso incassi.
    Mi pare che anche sotto questo profilo, il vero baricentro del globo si stia spostando sempre più velocemente verso est.
    In pratica, per valutare il successo al botteghino di un film ormai non si può più prescindere dai risultati in Cina, Giappone e Korea.
    Il caso di Pacific Rim è abbastanza eclatante: costato 180 milioni, credo ne abbia incassati intorno ai 160 negli Stati Uniti. Tanto che già si era gridato al flop clamoroso.
    Peccato che la pellicola abbia riscosso enorme successo nel mercato asiatico e gli incassi abbiano superato velocemente i 300 milioni e, a quanto mi è stato riferito, si parla di un sequel.

    Che poi questa cosa possa essere un bene o un male per l’industria cinematografica mondiale e, soprattutto, per il pubblico, sinceramente non lo so.
    Personalmente penso che, negli ultimi anni, Hollywood ci abbia regalato perle di cinema con il contagocce e che molte delle cose più interessanti siano venute proprio dal Giappone e dalla Korea.
    Quindi, chissà…

  11. Plissken scrive:

    Debbo dire che il film mi ha divertito non poco, probabilmente in maggior parte proprio per l’effetto “nostalgia” a cui fa rifertimento la recensione. Visto che non guarderei mai un film con dei petula-poppanti nei dintorni, il fatto che possa essere poco comprensibile ai bambini non mi tocca ma, considerato il target di queste produzioni, non si può non prendere atto delle giuste considerazioni in merito.

    Comunque, considerando quanto ho amato i videogames soprattutto all’epoca in cui vi si giocava con i gettoni o le cento lire, avendo da tempo appurato non senza amarezza come non sempre il progresso porti bene (oggigiorno le meste “slot machine” hanno rimpiazzato totalmente flippers e videogiochi, che tristezza… ) fare un tuffo nel passato e ritrovare vecchi amici in digitale a bassa definizione mi ha riportato ad una condizione ludica che, pur primordiale, mantiene un fascino superiore rispetto ai superdefiniti e colossali videogiochi odierni, che per l’uso necessitano di manuale, mezza tastiera e vari aggeggi infernali che fanno rimpiangere a volte i classici, essenziali due pulsanti con joystick.

    Mi ha quindi toccato il vedere il mitico e mai dimenticato Q*bert chiedere l’elemosina all’interno di una “stazione” proprio come tristemente accade nelle nostre metropoli a chi si ritiene non sia più di utilità e, come per il Re del Popcorn, la scena della seduta psicanalitica mi ha divertito enormemente con la stessa candida semplicità propria dei videogames a cui i personaggi fanno riferimento.

    Graficamente il film m’è parso di ottimo livello e la eccellente in tal senso escursione del Ralph in Hero’s Duty mi ha riportato a vecchie atmosfere Scott-Cameroniane più ancora di quanto abbia fatto Prometheus… che goduria.

    Anche in questo film si possono ravvisare parecchie tematiche a sfondo pedagogico proprie di alcuni lungometraggi Pixar (Wall-e, Toy Story, Up, e via dicendo) di più che buona valenza: tra di esse, incredibile ma vero, in un film -americano- il protagonista rifiuta di passare ad uno status più elevato comprendendo le virtù del proprio lavoro e l’importanza di un Fordiano altruismo di cui beneficia l’intera sua comunità. Eh, in questo si vede che è un cartone animato…
    Lascia perplessi il fatto che la piccola Vanellope riesca in via definitiva ad imporsi sulle avversarie mediante il “gioco sporco” derivante dal suo essere glitch, ma si potrebbe leggere il tutto come un appoggio a chi viene inteso solitamente come essere dissimile.

    Nel complesso ritengo azzeccattissimo il termine “nostalgico” ed anche il suo colore, in quanto probabilmente solo chi ha pioneristicamente beneficiato del lavoro di Q*bert, Pac-man e tutti gli altri può sentire quel qualcosa in più che va oltre il puro aspetto spettacolare; facente il sottoscritto parte di codesta categoria, non posso che assegnare a Ralph & Company un bel verde pieno, memore di vecchi trascorsi e di callosità tra la seconda e terza falange del dito medio da esibire con orgoglio.

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