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"Alien - La versione inedita" di Ridley Scott

17 novembre 2003 Recensioni 13 Commenti
Alien

20th Century Fox, 14 Novembre 2003 – Inossidabile

Il cargo spaziale “Nostromo” intercetta un SOS proveniente da un vicino pianeta. Parte dell’equipaggio scende a indagare, ed entra in contatto con una colonia di organismi sconosciuti. L’avvento dell’alieno, a quel punto, è divenuto inevitabile…


Ian Holm, Sigourney Weaver, Tom Skerritt e John Hurt in AlienRidley Scott era già intervenuto in maniera simile su Blade Runner, diversi anni fa. E in quel caso, al di là degli imprescindibili risvolti commerciali insiti in simili operazioni, si era trattato comunque di un atto quasi dovuto da parte dell’autore nei riguardi di un’opera che, rivisitata mediante l’innesto di quel finale che egli avrebbe preferito in luogo di quello – più “vendibile” – imposto poi dai produttori nel montaggio definitivo, ha assunto una valenza filmica superiore a quella che l’ending originale le aveva consentito di guadagnare. Questa volta il lavoro di “rifinitura”, pur operando ritocchi apprezzabili, non è stato tale da modificare il clima originario del film, che è rimasto pressoché immutato.

John Hurt in una scena di AlienQuesto “Director’s Cut” ci propone una versione, per così dire, abbellita e ripulita di uno dei film più influenti degli ultimi trent’anni, e ci dà la possibilità di apprezzarne ancora di più quelle caratteristiche distintive che lo hanno reso tale. E’ interessante e doveroso notare come l’impatto visivo non sia stato effettivamente intaccato dal tempo, nonostante siano trascorsi diversi lustri dall’anno in cui il film ha visto la luce. Del resto, trattandosi del vero e proprio capostipite del genere, forse non poteva essere altrimenti.

Yaphet Kotto, Sigourney Weaver e Ian Holm in AlienPer quanto la costruzione scenografica sia figlia del suo tempo, l’ambientazione ha in sé un qualche cosa che le consente comunque di rimanere attuale, di conservare una dignità scenica notevole a dispetto di quelle che sono le possibilità del cinema odierno. Gran parte delle scenografie, specialmente l’accurata e visionaria architettura degli interni del “Nostromo”, sembrano addirittura appartenere ad un’epoca successiva per come possono essere rapportate a quelle di pellicole ben più recenti. Considerandolo impropriamente parte della scenografia, possiamo affermare che l’efficacia orrorifica dell’alieno, invece, non ha più trovato replica in altre produzioni di stampo fantascientifico. Inimitabile il suo design, specialmente la costruzione del volto che si avvale di una meccanica quanto mai efficace. E’ altresì innegabile che nella perfetta riuscita del “mostro” influisca notevolmente la cura e l’abilità con cui lo stesso viene progressivamente svelato.

Harry Dean Stanton in AlienLa forza di Alien risiede appunto nella “maniera” con cui Scott mostra il tutto e costruisce la tensione. La storia è tutto sommato semplice anche se la sceneggiatura non è priva di sfaccettature alquanto sottili: si parla di congelamento a fini terapeutici, di etica professionale che si scontra con la tutela della persona. Notevole poi il modo in cui il personaggio di Ash (Ian Holm) viene gestito per turbare lo stato d’animo dello spettatore, minandone le certezze rispetto a ciò cui assiste e incrementando quel forte senso di timore verso l’ignoto che il film vuole comunicare. La regia si sofferma efficacemente sui volti inquieti e terrorizzati dei personaggi per evidenziare la tensione delle scene, e dosa sempre molto bene le porzioni di spazio scenico che è bene mostrare per favorire il medesimo effetto. Il montaggio, poi, è un’ulteriore valore aggiunto a quanto si è appena detto. E’ fra l’altro curioso notare come questa, contrariamente a quanto si potrebbe pensare vista l’ambientazione, sia una delle regie più sobrie dell’esteta cinematografico per antonomasia Ridley Scott.

Sigourney Weaver con il regista Ridley Scott in un'immagine pubblicitaria di AlienFra gli spezzoni inediti vi è un frammento che probabilmente avrebbe meritato di essere incluso nel montaggio originale: un’inquadratura dell’Alien pendente dal soffitto, appeso a delle catene poco prima della cattura di Brett (Harry Dean Stanton). Da segnalare inoltre l’aggiunta di due scene originariamente escluse per motivi di ritmo: il ritrovamento da parte di Ripley (Sigourney Weaver) dei resti di Brett e Dallas (Tom Skerritt) ed uno scontro fisico fra la stessa Ripley e Lambert (Veronica Cartwright). Le altre modifiche risultano essere piccole limature nella durata di alcune inquadrature.

Tutto il girato incluso in questa “versione inedita” è stato prima digitalizzato e poi ritrasferito su pellicola per garantire perfetta uniformità estetica fra materiale “vecchio” e “nuovo”. Tale processo ha ripristinato, e forse addirittura incrementato, lo splendore tecnico del film. Non foss’altro che per questo motivo, Alien merita di essere rivisto al cinema. In realtà, è proprio la preziosa opportunità di rivederlo al cinema la ragione per cui Alien merita assolutamente rinnovata attenzione. Immortale.


La locandina statunitense di AlienTitolo: Alien – La versione inedita (Alien – Director’s Cut)
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Dan O’Bannon
Fotografia: Derek Vanlint
Interpreti: Tom Skerritt, Sigourney Weaver, Harry Dean Stanton, Veronica Cartwright, John Hurt, Ian Holm, Yaphet Kotto, Bolaji Badejo, Helen Horton, Eddie Powell
Nazionalità: USA, 1979/2003
Durata: 1h. 57′


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Attualmente ci sono 13 commenti a questo articolo:

  1. bellissimo
    inquietante
    però se agli oscar ha trionfato un film spettacolare come il signore degli anelli questo perchè no?

  2. Fabrizio scrive:

    Altri tempi e altro tipo di film. Parliamo di 30 anni fa e di un genere che aveva bisogno di venire metabolizzato, e certo era impensabile che l’Academy Awards, per quelli che erano i suoi canoni, potesse arrivare a premiare un Science-Fiction horrorifico al di là che per qualche categoria tecnica. Un qualcosa di piuttosto improbabile anche oggigiorno, figuriamoci allora. D’Altronde anche Blade Runner, che avrebbe meritato riconoscimenti importanti ben più di Alien, non venne preso i considerazione.

    “Il Signore degli Anelli” era invece un prodotto che aveva tutto ciò che serviva per fare incetta di premi. Ciò non vuol dire che li meritasse realmente.

  3. El Duderino scrive:

    La Trilogia dell’Anello è ben descritta in Clerks 2….

  4. Alberto Cassani scrive:

    Splendida scena, tra l’altro… C’è solo un ritorno, e non è quello del Re…

  5. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Parliamo di Ridley Scott agli esordi ed è già una pietra miliare dalla fantascienza.
    Bellissimo.
    Terrificante.

  6. Marco scrive:

    Ieri, con molto dispiacere da parte mia, è morto un grande che ha contribuito a far diventare un cult questo film ma che ci ha anche regalato anche perle negli anni ’80 quali “Il ritorno dei morti viventi”; sto parlando di Dan O’Bannon, deceduto all’età di 63 anni per una malattia.
    Tra l’altro aveva contibuito anche alla sceneggiatura di “AVP”.
    Ciao Dan!!!

  7. Riccardo scrive:

    Fa paura come pochi film riescono.
    la scena del cucciolo di Alien che esce dal petto di John Hurt è memorabile

  8. weach1952 scrive:

    testo definitivo se possibile annullare l’altro .grazie
    Diamoci delle risposte!!!!!!!!!!!!!
    Ci si domanda quale sia statala forza intrinseca di questa filmografia Alien ?
    Quali scelte hanno contribuito a mantenere desta l’attenzione del pubblico per un ventennio ?
    Quali meccanismi psicologici sono stati attivati con le tematiche proposte da “Alien “?
    Per il primo quesito risponderemmo : la discontinuità nella continuità.
    Sviluppiamolo:la continuità è garantita dal tenente Ripley impersonato mirabilmente per un ventennio da una potente Sigourney Weaver ; la discontinuità , intesa come tentativo di innovazione ,è individuabile dalla presenza di 4 regie differenti, tutte con un personale lettura del mondo” Alien “.
    Per il secondo quesito la risposta è più complessa perché coglierla correttamente significa aver percepito il messaggio implicito dell’intera filmografia Alien; azzardo la mia lettura:” stigmatizzare un eroe che combatte con audacia contro il diverso, contro il mostro , contro l’ignoto che dilaga nelle nostre vite”
    Infine i meccanismi psicologici di Alien, apparentemente compressi da un azione travolgente, sono invece solidi e fanno leva su di una introspezione dell’essere dinamica mentre si confronta con tematiche che comunque ci riguardano, superare gli orizzonti solo eliocentrici terrestri; sentire intensamente il pericolo per la specie umana che potrebbe arrivare dallo spazio profondo;immaginare un sogno, affrontare integrazioni possibili fra dimensione umana e quella cibernetica;cogliere le problematiche di attualità come la clonazione .
    .
    Mentre il viso sempre più vissuto ,ma intenso, di Sigourney Weaver, resta vivido nei mie occhi mi viene da domandarmi se ci sarà un seguito di Alien? La risposta è : inevitabile !! Vediamo chi raccoglierà la nuova sfida ? Forse sarà Ridley Scott?
    Alien in qualche modo remake di “The Terror Beyond Space “ del 1958 e di “Terrore nello spazio “di Mario Bava del 1965,”Alien” in realtà è ispirato nella scenografia dal soggetto di O’Bannon e Rinald Shusett contro il quallo, ad onor di cronaca, pende causa per plagio intentata dallo scrittore tedesco A:E.Vogt.
    Centrale nella costruzione del film è il grafico Hans Ruedi Giger , inventore del mostro “Alien” ma anche consulente stretto per la parte scenica .
    La parte musicale del film è frutto del lavoro di Jerry Goldsmith che collaborò , con forti disagi organizzativi con il regista Ridley Scott : Scott pretese di ingerirsi nella “stesura della base musicale” imponendo consistenti variazioni ai temi musicali scritti , con l’introduzione ” di forza ” nel base musicale del film di 2 brani sinfonici tratti dalla Romantica di Howard Hanson e da Eine Kleine Nachtmusick di Wolfang Amedeus Mozart.
    Non dimentichiamo una cosa però, al di là del difficile carattere di Ridley Scott , fatto certo è che questo regista ,prima di “Alien” aveva già al suo attivo un altro capolavoro indiscusso della cinematografia mondiale “The duellist” del 1977 sulle schermaglie cavalleresche ambientato fra la fine del “700 e l’inizio dell “800”; quindi aveva già dimostrato la sua grandezza e capacità di coordinare , dirigere, elaborare un prodotto cinematografico di alto profilo.
    Ridley Scott non realizza nel 1979 questo capolavoro thriller di fantascienza con connotazioni horror per circostanze imponderabili, ma tutto è la conseguenza di un patrimonio professionale di regia già acquisto ,che in questo caso ha saputo esprimere al meglio.
    Alien è thriller di fantascienza tecnologico con innovativi effetti speciali , una fantascienza anche horror , per la presenza di scene di alto contenuto di violenza e di sangue : ma qui ricadiamo nel leitmotiv di Ridley Scott , il sangue come strumento di comunicazione sicuro, per avere accesso al pubblico attraverso ala sollecitazione dell’ ‘archetipo della violenza , strumento di sopravvivenza , strumento di rivendicazione dell’io che deve “resistere” contro il rischio di perdita.
    La storia del film è affascinante : una astronave commerciale la “Nostromo “ dopo un lungo viaggio ,in ibernazione, sospende il suo rotta per alcuni segnali di anomalia…i sette uomini dell’ equipaggio dovranno affrontare “un nemico terribile “alien”che si è introdotto nell’astronave e si salverà , dopo furibondi combattimenti solo il terzo ufficiale Ripley interpretto splendidamente dalla ventottenne Sigourney Weaver ; con questa interpretazione ,di indiscutibile efficacia , la citata attrice conquista la notorietà internazionale.
    Un film traboccante di azione di suspense , di inventiva si dischiude ai vostri occhi, riferimento per tanta filmografia del genere negli anni venire: che aspettate ,salite sull’ astronave con me , andiamo ad aiutare il comandante Ripley che è rimasta da sola a combattere contro il “misterioso ospite “sanguinario!!
    Film da cineteca da tenere con cura in ogni raccolta di fantascienza che si rispetti

    Weach illuminati

  9. Plissken scrive:

    Inossidabile ed immortale. Bella questa recensione, per quel che può valere mi complimento con il Formenti :-)

    Condivido in tutto e per tutto le considerazioni inerenti l’ Alien “originale”: la sua manifesta “attualità”, il valore delle scenografie/architetture che per la prima volta ci hanno mostrato l’archetipo cinematografico di un’astronave plausibile, la regia pulita e sobia più tutto il resto… insomma un insieme di fattori che a mio personale avviso rendono Alien uno dei rari film che rasenta la perfezione: una “tecnica” sopraffina al fine di implementare mediante lo xenomorfo paure primordiali e mai sopite, nelle quali (cinematograficamente) è bello potersi immergere al di là della loro natura.
    Tutto sommato l’alieno è quel qualcosa di non necessariamente fisico che ci assale dove meno ce l’aspettiamo, all’interno della nostra casa (il Nostromo), nel nostro ambiente, in cui troviamo scampo alle insidie esterne e dove siamo più vulnerabili in quanto impreparati, con la guardia abbassata. Riuscire a fronteggiare mediante Ripley il nuovo terribile status come può non dare immensa soddisfazione ad ogni spettatore, cinefilo o meno? Credo stia anche in questo il successo della saga che come giustamente detto da Weach ha tenuto desta l’attenzione del pubblico per un ventennio, nonostante abbia perso man mano “identità”. Alien, da quel che ho potuto appurare, è un film che travalica il genere: piace anche a coloro che non amano la fantascienza, che non amano l’horror, e perfino a molti esponenti del pubblico femminile solitamente non ben disposto verso questa tipologia di film, e secondo me ciò non accade solamente perché l’eroe è eroina.

    Per quel che mi riguarda il film potrebbe essere stato girato ieri, al di là di rare eccezioni in cui il limite degli effetti speciali si fa vedere.

    La versione “integrale” invece sempre a mio personale avviso è stato un passo falso: non aggiunge nulla in più al film, trovo anzi che ne alteri il ritmo e la pulizia, mentre le scene aggiunte con l’alieno anziché innalzare la tensione portano all’effetto opposto, in quanto smorzano proprio uno dei punti di forza della pellicola, ovvero (cito da recensione) “l’abilità con cui lo stesso viene progressivamente svelato”. L’evidente carenza (vista l’epoca) degli effetti speciali che inficiano ulteriormente la validità dello xenomorfo danno il decisivo colpo di grazia.

    Alien è un film che ho visto, rivisto e stravisto, e confermo essere “inossidabile”: non mi stufa mai; personalmente però non consiglierei mai la versione “director’s cut”, a differenza di quanto farei per il sequel di Cameron.

  10. weach1952 scrive:

    Plissken, piacere di risentirti,
    E’ vero Alien è film trasversale nel senso cha ha in se la dote di accogliere molte tipologie di spettatori non specificamente interessati alla fantascienza -thriller -horror.Resta filmografia , come dici tu , attualissima e come te apprezzo anche le successive , tu dici Cameron , ma vanno bene anche Fincher e Jeaunet , tutti hanno in qualche modo prosposto una loro lettura di Alien alimentando novità affatto disdcicevoli.
    Alien è dunque fenomeno cinematrografico da studiare e capire per la sua eccezionale capacità di catalizzare attenzione.
    ciao a presto

  11. weach1952 scrive:

    A Plissken
    ”Bella questa recensione, per quel che può valere mi complimento con il Formenti “……….quello che tu dici per me vale molto anche perché sono parole spese da una persona ch ha in se un equilibrio intellettuale e desiderio raro di essere conciliante con il” resto “.
    ciao ancora ma mi ero dimenticato di quanto ti competeva in onore della verità

  12. Plissken scrive:

    Fin troppo buono Weach, ho colto la palla al balzo per accodarmi alle tue impressioni (peraltro sempre assai ponderate ed interessanti) in quanto si sarà capito, considero Alien un capolavoro, e NON solo nel suo genere.
    L’unico film di fantascienza (tralasciando il “conceptual” 2001Odissea nello spazio) in grado di assurgere agli onori della Critica “ufficiale” è Blade Runner: il resto anche se di valore viene guardato con un certo snobismo, magari dagli stessi che vanno a “rivalutare” Franco & Ciccio, Fulci e “Milano s’incazza”.

    Vabbè, tornando in tema, credo che dopo il secondo film sia divenuto d’obbligo per gli altri registi usare un registro diverso nel proseguo della vicenda: come potersi porre in volontario confronto con i due “gioielli” di Scott e Cameron senza uscirne male? Anche io penso che sia Fincher che Jeunet abbiano fatto un buon lavoro, ma personalmente non sono mai riuscito a considerare le due pellicole come veri e propri sequel, forse proprio perché è stato volutamente scelto uno sviluppo “distante”, tale da non poter o meglio dover essere posto necessariamente in comparazione.

    Il film di Fincher (regista che stimo molto) è a mio personale avviso sottovalutato: preso a sé, è una delle migliori pellicole del periodo nel suo genere, ma lo xenomorfo passa in secondo piano a vantaggio di una vicenda senz’altro ben sviluppata ma dalle tematiche non totalmente affini agli episodi precedenti.
    Il film di Jeunet (di cui adoro “Delicatessen” con Caro) ha il pregio di essere ben girato e accattivante, ma quasi avulso da tutto ciò che lo ha preceduto (intendo gli altri Alien): ritengo molto coraggiosa la scelta della produzione di affidare a lui la regia del quarto capitolo, considerando il suo peculiare “stile”: ma del primo Alien, cos’è rimasto, se non uno xenomorfo in rapido movimento?

    Ecco perché per quanto mi riguarda considero il secondo capitolo della saga quello conclusivo, e perché sono convinto che gli altri due film vengano ricordati solo in virtù degli illustri predecessori, nonostante alcune intrinseche innegabili qualità.

    Opinione, come sempre, personalissima. :-)

  13. weach1952 scrive:

    Piacevolissimo Plissken,
    “Ecco perché per quanto mi riguarda considero il secondo capitolo della saga quello conclusivo, e perché sono convinto che gli altri due film vengano ricordati solo in virtù degli illustri predecessori, nonostante alcune intrinseche innegabili qualità”
    Il tuo pensiere è quello prevalente nella critica relativa alla sequel “Alien”.
    Ma credo che se non si fossero tentate strade nuove ,non sarebbero stati possibili quattro opere adeguatamente supportate quanto meno dal pubblico; poi è noto che forse arriverà i quinto Alien ; mi risulta che abbia accettato la sfida con se stesso il grande Scott .
    Poi qui parliamo di opinioni ……… (ecco la mia ).ma mai si dovrebbe pretendere un seguto di qualcosa cosa; per l’interesse c’è necessita di discontinuità!!!
    A presto caro compagno di viaggio

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