Alberto Cassani, 17 Marzo 2005: Frenetico
20th Century Fox, 24 Marzo 2005

Robots

di Chris Wedge


Rodney e FenderLuci e ombre, in questo secondo secondo lungometraggio dei Blue Sky Studios dopo l'acclamato "L'era glaciale". Scritto dal commediografo David Lindsay-Abaire e dalla rodata coppia di sceneggiatori comici Ganz & Mandel ("Splash", "Scappo dalla città"...), "Robots" ha un'anima in bilico tra il cartone adulto ed il divertissement per ragazzini ma non riesce mai a trovare il giusto punto di equilibrio tra le due identità. Certo il film fa ridere, e non poco, ma la struttura sembra meccanica (senza giochi di parole) e i momenti di comicità sempliciotta e quelli prettamente visuali seppelliscono un po' troppo una trama che avrebbe potuto risultare ben più profonda di quanto non abbia finito per essere.

Ratchet e CappyRodney Copperbottom, un giovane robot con la faccia come la coda di una Cadillac degli anni '50, si reca a Robot City per sottoporre una sua invenzione a Bigweld, il più importante produttore di robot del mondo. Ma il mondo non è più quello di una volta e lo slogan della dittà è cambiato da "Puoi brillare in ogni caso, di qualunque cosa tu sia fatto" in "Perché essere tu, se puoi essere di più?". La realtà è che Bigweld è stato fatto fuori dal perfido Ratchet, il cui unico obiettivo è il guadagno economico, e nessuno se n'è ancora accorto. Ma quando Ratchet decide di smettere di produrre pezzi di ricambio per incrementare la vendita dei nuovi corpi, un sacco di vecchi robot non sanno più come sopravvivere e Rodney decide di provare a fare qualcosa per sistemare le cose. Perché ci crede ancora, che si possa brillare anche quando si è fatti di latta vecchia...

Bigweld e Rodney con Cappy sullo sfondoI bisogni del singolo in contrasto con l'organizzazione consumistica della società moderna, il valore della solidarietà tra pari, l'importanza dei sogni e della perseveranza nel volerli realizzare... Sono alcuni dei temi che il film accenna ma non sembra voler sviluppare appieno, tra mille viaggi sulle montagne russe ed una gara di pernacchie ascellari, tra un'imitazione di Britney Spears ed un insopportabile finale alla "Ape Maia". L'impressione generale è proprio che i produttori abbiano tenuto un occhio sulle previsioni d'incasso, non volendo rischiare di fare un film che avrebbe potuto scontentare una parte del suo possibile pubblico. Il risultato è purtroppo una pellicola che funziona a intermittenza, che si accende e si spegne a seconda dell'età del singolo spettatore (ad esempio la gag migliore del film, quella dell'allegro chirurgo, è incomprensibile a chi non ha vissuto gli anni Ottanta) e che alla fine lascia tutti soddisfatti ma vuoti.

Una scenaLascia invece completamente insoddisfatti la scelta della distribuzione italiana di dare al protagonista la voce del DJ Francesco, l'ultima delle nostre "stelle" canore ad approdare in sala doppiaggio. Il figlio del tastierista dei Pooh si dimostra incapace di intonare correttamente la recitazione così come di cancellare il suo accento lombardo, e la cosa risulta ancor più fastidiosa perché ha accanto doppiatori di razza come Carlo Valli e Francesco Vairano. Ma a tutto questo, probabilmente, padri e figli presteranno poca attenzione. Il film è colorato e ricco a sufficienza, e non sapendo cosa ci stiamo perdendo non sentiremo la mancanza di gente come Ewan McGregor, Robin Williams, Mel Brooks, Halle Berry e Paul Giamatti.


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L'era glaciale - di Chris Wedge.
L'era glaciale 2 - Il disgelo - di Carlos Saldanha.


La locandinaTitolo: Robots (Id.)
Regia: Chris Wedge (co-regia di Carlos Saldanha)
Sceneggiatura: David Lindsay-Abaire, Lowell Ganz, Babaloo Mandel
Fotografia: ---
Doppiatori: DJ Francesco, Carlo Valli, Francesco Prando, Chiara Colizzi, Alessia Amendola, Francesco Vairano, Roberto Stocchi, Leslie La Penna
Nazionalità: USA, 2005
Durata: 1h. 31'