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"Serenity" di Joss Whedon

22 novembre 2005 Recensioni 4 Commenti
Serenity

Uip, 25 Novembre 2005 – Piacevole

Il capitano Reynolds, un disilluso veterano che ha combattuto e perso una guerra civile galattica, sbarca il lunario trasportando passeggeri e merci con la sua Serenity. Quando accetta di trasportare un giovane medico e la sua instabile e telepatica sorella, imbarca molto più di quello che si aspettava…


Una scena di SerenityIn un periodo in cui Hollywood non pare brillare per originalità di idee, non può stupire la diffusione sul grande schermo di adattamenti da telefilm di successo, tra esempi fortunati quali la serie di Mission: Impossible e tentativi più maldestri come il recupero dagli anni 60 di The Avengers. Al contrario, fa logicamente notizia un film ispirato a una serie Tv il cui successo è stato talmente limitato da causarne la soppressione già durante la prima stagione. Per paradossale che possa sembrare, è lo strano caso di Serenity, la pellicola sci-fi di Joss Whedon che, a tre anni di distanza dalla sfortunata avventura televisiva, ha riesumato le situazioni e i personaggi di Firefly. Merita allora qualche riga per riassumere la singolare vicenda.

Summer Glau in SerenityNell’autunno del 2002 la Fox Tv vara un nuovo prodotto di fantascienza concepito e realizzato da Joss Whedon, già sceneggiatore di buon nome (Alien: Resurrection, Toy Story…) e “papà” di serie affermate quali Buffy e il suo spin-off Angel. Whedon, che pare quindi un cavallo vincente, si è ispirato alla lettura di Killer Angels di Michael Shaara (ricostruzione della battaglia di Gettysburg) per portare nel XXVI secolo le peripezie di un ribelle che cerca di sopravvivere dopo una sconfitta che ha cambiato il mondo che conosceva. Nascono così il personaggio di Malcolm “Mal” Reynolds, la Serenity (astronave di classe Firefly, da cui il titolo della serie) e il resto del suo equipaggio, tutti impegnati a sopravvivere tra l’incudine dell’Alleanza ed il martello dei Reavers, fuorilegge cannibali che infestano le zone più remote del nuovo sistema solare.
Una scena di SerenityNonostante le lodi della critica e il formarsi di un tenace zoccolo duro di fan, i riscontri di audience non sono confortanti, cosa che spinge la Fox a cancellare la serie dopo aver trasmesso solo 11 dei 14 episodi della prima stagione. Ma né Whedon né gli attori né i fan considerano chiusa l’esperienza: il primo comincia a cercare altri approdi televisivi per la Serenity, i secondi si mantengono disponibili e in contatto tra loro, gli ultimi si mobilitano facendosi sentire al punto da acquistare una pagina su Variety in cui rivendicano il diritto di Mal e soci a continuare a solcare le rotte dello spazio. Tutto questo fermento non fa cambiare idea ai dirigenti della Fox ma attira l’interesse della Universal che, con un budget di 40 milioni di dollari, permette infine di concretizzare gli sforzi delle parti nel salto sul grande schermo.

Nectar Rose e David Krumholtz in SerenityLa sfida non partiva certo come una delle più semplici: un gruppo di attori sconosciuti ai più e uno sforzo produttivo comunque lontano da quello di altri hit del genere (La vendetta dei Sith è costato 115 milioni di dollari, Terminator 2, a suo tempo, ne costò 100…) erano il contrario di una garanzia di successo. Inoltre, c’è almeno un problema connaturato a questo genere di operazioni: quello di riuscire a soddisfare sia i cultori della serie televisiva sia gli spettatori che non conoscono affatto Firefly. Occorre dunque un prodotto che non sia una mera ripetizione o summa di quanto proposto in Tv e che allo stesso tempo renda personaggi e situazioni di base immediatamente comprensibili ai profani. E qui Whedon, che del film oltre che regista è ovviamente anche sceneggiatore, segna il primo punto a proprio favore. Dopo un breve antefatto che introduce il personaggio-chiave di River, medium manipolata dall’Alleanza e trasformata in macchina da guerra, un’ellisse temporale bypassa tutto il periodo narrato negli episodi di Firefly portandoci rapidamente a fare la conoscenza dell’equipaggio e quindi nel vivo della trama. Sebbene, per esigenze di sintesi e di azione, i personaggi e le loro relazioni non vengano subito descritti a tutto tondo, ben presto lo spettatore è in grado di padroneggiare gli elementi fondamentali della situazione, compresi quelli (come il rapporto tra Mal ed Inara) che non apparivano chiari al primissimo impatto.

Il regista Joss Whedon sul set di SerenityIl regista è abile nel dosare i diversi ingredienti, e in questo lo soccorre anche la scelta di affidarsi a caratteri e topoi riconoscibili senza fatica, con questi ultimi mutuati con evidenza dal western, come derivazione letteraria pareva imporre. Se da un lato, infatti, Mal è una versione aggiornata dell’Han Solo di Guerre Stellari e gli altri personaggi presentano tratti piuttosto netti (il mercenario muscolare, la combattente coraggiosa e leale, la ragazza positiva e ingenua…), dall’altro è facile vedere nei Reavers gli indiani cattivi, nella cantina in cui River è protagonista di un combattimento il saloon o la posada messicana, nel pianeta Miranda la classica ghost-town. Con riferimenti solidi cui appigliarsi, allo spettatore non resta quindi che godersi il crescendo dell’azione, a tratti rutilante ma senza diventare mai insopportabilmente baracconesca o fracassona. Nello stesso tempo, gli effetti speciali sono sempre funzionali alle scene, e sono in grado qua e là di sorprendere senza scadere nell’esibizione gratuita (si veda il passaggio tra i tre differenti livelli di narrazione che compongono il suddetto antefatto).

Alan Tudik, Gina Torres, Jewle Staite, Nathan Fillion, Morena Baccarin e Sean Maher in SerenityAlla voce “punti deboli” può forse essere ascritta la parte “filosofica” del film, appena accennata: proporre la visione che ha di sé e della propria missione l’Alleanza (riferimento non troppo velato, soprattutto nel dialogo iniziale tra River e la sua insegnante, alla politica estera USA e all’invasione dell’Iraq) ed il concetto secondo cui la sua strada, pur portando all’Inferno, è lastricata di buone intenzioni, è utile nella misura in cui caratterizza i nemici, ma era meritevole di un maggiore sviluppo. Lo stesso dicasi delle figure di Mr. Universe (un nu-global che si trova decisamente più a suo agio tra le stelle di quanto si sarebbe trovato in una prateria) e dell’Operativo (il killer senza identità che si percepisce come uno strumento malvagio al servizio di un Bene superiore). Ma la costante ironia di cui Whedon ammanta il suo manipolo di anti-eroi lascia comunque, a luci in sala di nuovo accese, con l’impressione di aver visto un’opera di piacevole intrattenimento, e non per questo stupida. Furba la sua parte, sì, più simpatica che bella in senso stretto, può essere… Ma intanto si esce dal cinema augurando alla Serenity di continuare il proprio volo. E magari si recupera Firefly in DVD.


La locandina statunitense di SerenityTitolo: Serenity (Id.)
Regia: Joss Whedon
Sceneggiatura: Joss Whedon
Fotografia: Jack N. Green
Interpreti: Nathan Fillion, Gina Torres, Alan Tudyk, Morena Baccarin, Adam Baldwin, Jewel Staite, Sean Maher, Summer Glau, Ron Glass, Chiwetel Ejiofor, David Krumholtz, Michael Hitchcock, Sarah Paulson, Yan Feldman, Rafael Feldman
Nazionalità: USA, 2005
Durata: 1h. 59′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. Donato scrive:

    Perfettamente d’accordo con i concetti espressi nella recensione.

    Considero Serenity un “onesto prodotto artigianale”, ovvero un film di fantascienza a basso budget in cui, forse proprio per la carenza di soldi, si è dedicata maggiore attenzione alla sceneggiatura, cercando di risparmiare sugli effetti speciali, sulla spettacolarizzazione fine a se stessa e sulle scene d’azione mirabolanti. Intendiamoci, l’azione non manca, ma, una volta tanto, è funzionale allo sviluppo della storia e mai gratuita o superflua (caso raro nel cinema hollywoodiano di questi tempi).

    I personaggi sono ben caratterizzati ed accattivanti, il che giova ulteriormente al film, aiutando a catturare l’attenzione anche di coloro che non conoscono la serie TV Firefly.

    Alla fine dei conti, è uno dei pochi film di fantascienza usciti negli ultimi 10 anni che mi abbiano lasciato in qualche modo soddisfatto…

  2. Donato scrive:

    Oh, dimenticavo. L’unica cosa di questo film che non mi è piaciuta è l’astronave. La forma e il design sono veramente osceni: sembra un tacchino d’acciaio volante. Veramente brutta. Non ricordo atronavi più brutte di questa. Forse solo l’USS Enterprise di Star Trek…

  3. Alberto Cassani scrive:

    Oddio, adesso arrivano qui i trekker a intasarci il sito di proteste ufficiali…

  4. Donato scrive:

    LOL!!! Possono protestare quanto vogliono, ma non potranno cambiare il fatto che l’USS Enterprise somiglia ad una grossa padella, del tipo di quelle che si usano per arrostire le bistecche…

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