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Shame on them!

11 gennaio 2012 8 Commenti
Luca Buccella, 10 Gennaio 2012

La sera dal 9 gennaio 2012 si tiene presso la sede dell’ANICA di Roma l’anteprima stampa di Shame di Steve McQueen, attesissimo film premiato all’ultimo Festival di Venezia. Il nostro inviato non è potuto entrare in sala a causa delle barriere architettoniche…


Sono un ragazzo di ventun’anni che da poco ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo della critica cinematografica. Dall’età di dieci anni sono costretto su una sedia a rotelle elettrica a causa di una malattia genetica, la distrofia muscolare di Duchenne, che ho sin dalla nascita. Essere un cinefilo disabile a Roma non è cosa da poco: a parte i multisala, le sale accessibili sono sicuramente in minoranza rispetto a quelle completamente inagibili, e di conseguenza ho rinunciato da parecchio tempo a “testare” nuove sale, cominciando a frequentare esclusivamente multisala. Il giorno 9 gennaio 2012 avrei dovuto presenziare, per conto di CineFile, all’anteprima stampa organizzata dalla BIM Distribuzione del film Shame di Steve McQueen, accolto con successo all’ultimo Festival di Venezia. L’anteprima si sarebbe tenuta alla Sala Cinema ANICA di Roma, situata appunto nella sede dell’ANICA – Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali – in viale Regina Margherita. Sono stato a svariate anteprime nella mia “carriera”, tutte tenutesi in alcuni multisala del centro di Roma, tra cui l’Adriano e il The Space Moderno. Questa è stata la prima volta in cui mi sono recato a un’anteprima nella sede di un’associazione nazionale.

Giunto all’ANICA, dopo aver cercato con fatica un parcheggio che mi rendesse possibile scendere dalla macchina con facilità, ho trovato ad attendermi una pessima sorpresa, l’ultima cosa che voglio trovare quando mi reco al cinema: una rampa di scale. L’unico modo per salire: un montascale elettrico, chiaramente in disuso da mesi, o addirittura da anni. La mia accompagnatrice è prontamente scesa dall’auto per entrare a cercare il responsabile della sala ANICA, l’unica persona in grado di far funzionare il montascale “abbandonato”. Dopo svariati minuti di ricerca, il responsabile è stato finalmente rintracciato, ma il montascale non accennava a dare segni di vita, essendo probabilmente già deceduto da tempo. Ma anche se il macchinario in questione fosse stato funzionante, sarebbe stato comunque inutile. A causa di un ascensore di dimensioni ridottissime ero infatti impossibilitato a raggiungere la sala cinematografica, situata al piano superiore dell’edificio. A quel punto, mi è stato gentilmente offerto dal personale di trasferirmi su una sedie a rotelle manuale a loro disposizione, con cui mi sarebbe stato possibile salire le scale ed entrare poi nell’ascensore. Con la mia patologia, ho bisogno di una sedia regolata sulle mie esigenze, capace di sostenere la mia postura in modo da essere confortevole per me. Con una sedia che non mi apparteneva, mi sarebbe comunque risultato impossibile seguire il film. Sconfortato, sono quindi tornato a casa, consapevole che mi era stato appena impedito di svolgere il mio lavoro.

Shame, ovvero vergogna: il titolo del film che avrei dovuto vedere rispecchia totalmente l’esperienza che ho vissuto. Mi sono trovato svariate volte in situazioni vergognose come questa, ma se l’associazione che rappresenta il cinema in Italia è la prima ad avere una sede completamente inaccessibile, come si può pretendere di avere sale cinematografiche a norma? L’ANICA dovrebbe dare un esempio di eccellenza, ma si trova invece in una situazione vergognosa e ridicola, e non sta facendo nulla per migliorarla. Mi è stato detto dal responsabile che se mi fossi presentato con una sedie a rotelle più piccola e leggera, sarei potuto entrare senza problemi. Io rispondo dicendo che un luogo come la sede dell’Anica dovrebbe essere accessibile per disabilità di ogni tipo, non solo per chi è provvisto di “una sedia a rotelle più piccola”.

Mi sono sentito in dovere di rendere nota questa mia esperienza per ogni disabile a cui viene impedito di svolgere il proprio lavoro a causa dell’inaccessibilità di centri statali, che dovrebbero essere un esempio di eccellenza. Spero che l’ANICA provveda presto a trovare un rimedio all’inaccesibilità della sua sede in viale Regina Margherita, in modo da renderla praticabile per qualunque tipo di disabilità.


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Complimenti. Quando ravvisiamo queste vergognose mancanze dobbiamo renderle pubbliche, solo così possono, si spera, risolvere questi gravi problemi.
    Comunque ti consiglio di contattare Striscia o Le Iene che di questi problemi hanno fatto svariati servizi.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Direi che questa è una decisione che deve prendere Luca, poi io sono piuttosto pessimista sull’efficacia di questo tipo di servizi televisivi. Poi in realtà c’è poco da far servizi in tv: ci vorrebbe una legge seria sull’argomento.

  3. Plissken scrive:

    Certo questo non fa onore all’ANICA, ma il concetto non cambierebbe nemmeno fosse stato un cinema di periferia.

    Non sono un avvocato ma il mio lavoro consiste nella progettazione edilizia: già dal 1989 è in vigore la “Legge 9 gennaio 1989, n. 13″ che stabilisce come sia i progetti inerenti edifici ex novo che di ristrutturazione devono obbligatoriamente osservare le prescrizioni di legge atte a consentire l’accesso alle persone con ridotte capacità motorie.

    Devono non significa “volendo”: significa devono. Quindi al posto tuo andrei dritto dritto all’Ufficio Tecnico Comunale ed a chi di dovere a denunciare il tutto. Farlo in questa sede è sicuramente lecito ma non offre alcuna soluzione del problema, nonostante la sincera solidarietà che può essere espressa.

    Denunciare agli organi preposti il tutto può invece servire ad evitare che altre persone incorrano nello stesso biasimevole disservizio.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Il concetto non cambierebbe per un cinemino di provincia, ma il fatto che la sala appartenga ai massimi rappresentanti dell’industria cinematografica italiana secondo me aggrava notevolmente la situazione. Un po’ come trovare una barriera architettonica dal salumiere e trovarsela in comune. Tra l’altro, non conoscendo la legge nello specifico ma conoscendo il nostro sistema legale, sono piuttosto sicuro che il montascale sia sufficiente a rispettarla. Anche perché, come dici tu, la legge si applica sui lavori di costruzione e ristrutturazione. Quindi se il palazzo non viene ristrutturato non c’è l’obbligo dell’abbattimento delle barriere. Poi io non sono mai stato in quel palazzo e non so chi ne sia il proprietario, per cui faccio solo supposizioni.

  5. Plissken scrive:

    Mi sono espresso in maniera ambigua: è vero che una tale mancanza nella sede dell’ANICA assume valenza più grave rispetto che in una salumeria, ma la legge va applicata senza distinzioni in entrambi i casi: se il salumiere deve “pagare”, lo deve fare anche l’ANICA.

    Non so quando sia stata progettata detta sede, ma considerandone l’importanza sarei propenso a pensare che abbia subito una ristrutturazione (anche parziale) dopo il 1989, che giustificherebbe l’attuale presenza del servoscala (l’installazione non è a buon mercato e per quanto sia triste non lo installa quasi nessuno se non obbligato).
    Il servoscala viene utilizzato quando vi è l’impossibilità di creare un accesso mediante una rampa, che avendo ovviamente una pendenza ridotta (regolata dalla legge per un massimo dell’otto per cento) in taluni casi avrebbe uno sviluppo lineare improponibile. Deve essere quindi sottoposto a regolare manutenzione e sempre funzionante, per garantire il primo criterio legislativo inerente l’ “accessibilità”. Idem per l’ascensore.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Ovviamente, su entrambe le cose.

  7. max scrive:

    Grazie per la pazienza che hai avuto e che hai nei confronti del nostro paese. La tua esperienza e’ un messaggio importante da diffondere a tutti i cittadini italiani che non hanno piu’ voglia di sottomettersi all’irresponsabilita’ e al menefreghismo di una classe dirigente colpevole di aver taciuto e minimizzato per troppo tempo sui veri problemi del paese .

  8. [...] là del divertimento nel vedere i suoi video, e dei pensieri che ci possono suscitare riguardo il rapporto tra i disabili e il cinema, in realtà il suo è davvero un modo nuovo, unico, di pensare al cinema. Insomma, si può pensare [...]

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