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"Solaris" di Steven Soderbergh

14 marzo 2003 Recensioni 8 Commenti
Solaris

20th Century Fox, 28 Marzo 2003 – Intenso

La Terra ha perso i contatti con la stazione orbitante intorno al pianeta Solaris. Appena sbarcatoci, lo psicologo civile Chris Kelvin capisce che la situazione è peggio di quel che ci si aspettava. Solaris affianca infatti agli astronauti dei “visitatori” generati dai loro sogni…


George Clooney e Natascha McElhoneRiduzione cinematografica dell’omonimo romanzo di Stanislaw Lem già egregiamente portato sullo schermo da Andrej Tarkovskij nel 1972, questo Solaris è un dramma psicologico ambientato nello spazio, una riflessione filosofica sul senso della vita; è la storia di un amore perduto e ritrovato, un’analisi del comportamento di un uomo di fronte ad una seconda opportunità. Solaris non è un film di fantascienza, e non è un film di George Clooney, anche se l’attore ne approfitta per mostrare il sedere alle sue fan. E’ invece un film di Steven Soderbergh, che incentra la storia sui rapporti interpersonali, come in fondo ha fatto per tutta la sua carriera, senza lanciarsi in sperimentalismi che sarebbero stati fuori luogo, giocando bene con la cronologia degli eventi e dirigendo una fotografia artificiosa ma funzionale.

Jeremy Davies, Natascha McElhone, George Clooney e Viola DavisNon si può dire che la storia non sia interessante, e non si può dire che non sia sviluppata in maniera intrigante. Intrigante, ma non sempre efficace. Soderbergh riempie infatti la sceneggiatura di discorsi, a tratti difficili da seguire, e di silenzi a tratti difficili da sopportare. E’ chiaro che l’aspetto fantascientifico della vicenda non gli interessa, che il fatto che la storia sia ambientata nello spazio e nel futuro per lui non ha importanza, ma il ritmo lento non sempre si accompagna ad una costruzione dell’immagine in grado di reggere il peso emotivo del film (che era invece il vero punto di forza del film di Tarkovskij, al quale Soderbergh ruba anche qualche dialogo).
Natascha McElhoneLa questione della seconda possibilità («se ne avessi una, finirei per comportarmi nella stesso modo?») è un’idea che Soderbergh aveva affrontato già al suo esordio (sesso, bugie & videotape); qui ha l’opportunità di rifletterci sopra con più calma, anche con più cognizione di causa. Lo fa prendendosi una grossa libertà rispetto al romanzo di Lem, ossia raccontandoci cosa è successo sulla Terra tra Kelvin e sua moglie. Nella maniera che gli è ormai tipica, il regista di Atlanta ci mostra come i due si sono conosciuti, come si sono corteggiati e com’è stata la loro vita matrimoniale. E come il loro rapporto si è incrinato e poi spezzato. Questa scelta regala maggior peso, maggior efficacia, al nuovo rapporto che tra di loro si viene a creare su Solaris – grazie a Solaris. Con i flashback che ci mostrano il passato della coppia visto attraverso i sogni di Kelvin, ci rendiamo conto che quella che il pianeta gli sta regalando è davvero una seconda possibilità.

George ClooneyAnche se sono soci in affari, George Clooney ha faticato a convincere Soderbergh ad affidargli la parte di Kelvin. Vedendo il film appare chiaro il perché: Chris Kelvin non è il protagonista della vicenda, ne è piuttosto la vittima. Non è lui che muove in avanti la storia, è la storia che si evolve attorno a lui. Non sono le sue azioni che modificano quelle degli altri, sono gli altri che lo costringono a comportarsi in un certo modo. Chris Kelvin non ha la più pallida idea di cosa stia succedendo, e non sa assolutamente cosa fare in proposito. Il risultato è che un attore famoso (e tutto sommato bravo) come Clooney finisce per apparirci sperduto, poco convinto nella sua interpretazione, soprattutto quando lo vediamo a fianco di un Jeremy Davies così sopra le righe e di una Natascha McElhone inquietante com’è giusto che il suo personaggio sia. Daniel Day-Lewis – la prima scelta di Soderbergh, che ha però rifiutato il ruolo – avrebbe sicuramente trovato il modo giusto di interpretare il personaggio, comunque.

Natascha McElhone e George ClooneyNotevole, ma prevedibile, flop ai botteghini statunitensi, Solaris è prodotto dalla Lightstorm di James Cameron, il quale ha voluto collaborare fattivamente con Soderbergh solo dopo che questi aveva finito la prima versione della sceneggiatura, lasciandogli così la possibilità di sviluppare le sue idee, dando alla pellicola un approccio più filosofico e più umano rispetto a quanto avrebbe fatto Cameron stesso. E’ quindi chiaro come questo Solaris appartenga più a Soderbergh che non al regista di Terminator, ma tenuto conto che il film ha assunto la sua forma definitiva solo in sala montaggio – come spesso capita quando si gioca così tanto con la linea temporale della storia – è probabile che Cameron abbia tenuto sotto controllo la voglia di esagerare in questo senso di Soderbergh.

E’ un tentativo curioso per entrambi i registi, questo, dal quale è probabile entrambi abbiano imparato qualcosa. Un tentativo certamente non riuscito al meglio ma di sicuro non banale come ci si poteva anche aspettare. Supportata dalle belle scenografie di Philip Messina e dalle valide musiche di Cliff Martinez, e dotata di un finale davvero splendido, questa nuova e interessante versione di Solaris è destinata a non fare una lira neanche qui da noi. Felice di sbagliarmi, però.


La locandinaTitolo: Solaris (Id.)
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Steven Soderbergh
Fotografia: Peter Andrews (alias Steven Soderbergh)
Interpreti: George Clooney, Natascha McElhone, Jeremy Davies, Viola Davis, Ulrich Tukur, John Cho, Morgan Rusler, Shane Skelton, Donna Kimball, Michael Ensign, Elpidia Carrillo, Kent Faulcon, Lauren Cohn, Jude S. Walko
Nazionalità: USA, 2002
Durata: 1h. 38′


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. EMILIO SIDOTI scrive:

    Contrariamente ai giudizi non proprio positivi su Solaris di Sodebergh , trovo il film appassionante, pensoso e utile a chi ama interrogarsi sul nostro essere al mondo. Non ho trovato lentezze. I dialoghi mi sono sembrati coinvolgenti e i silenzi necessari. Un lavoro impeccabile che regge al confronto con quello di Tarkowsky. Lo consiglio a chi non ama spettacoloni alla Avatar.

  2. Andrea scrive:

    Recuperate quello del 1972 di Tarkovskij prima di visionare questo.
    Il film russo è senz’altro meritevole: lo definirei, come 2001 Odissea nello spazio, un sci-fi filosofico, tuttavia ne consiglio la visione previa l’assunzione di un buon mezzo litro di caffè.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Che il film di Tarkovskij vada visto non c’è dubbio (anche se trovo più lente e noiose altre sue produzioni, tra cui “Stalkers”), ma in realtà non è assolutamente necessario vederlo prima di questo. Il film di Soderbergh si regge bene sulle sue gambe, e potrebbe anzi fare da ottimo antipasto alla visione certamente più complessa e articolata di quello di Tarkovskij.

  4. Riccardo scrive:

    Avrei intenzione di vedere ‘Solaris’ di Andrej Tarkovskij e anche quell’altro suo film ‘Stalker’ visto che in questi ultimi tempi sto recuperando classici degli anni 70, però sono un pochino preoccupato per la loro durata (170 minuti entrambi)

  5. Alberto Cassani scrive:

    “Solaris” è bellissimo e la durata non si sente per nulla. “Stalker” è decisamente più faticoso.

  6. Plissken scrive:

    Secondo il mio miserevole parere personale Stalker è effettivamente un film “difficile” ma (molto) intenso che mi ha colpito (molto) nella sua particolarità. Certo più che un film di fantascienza ricorda un trattato filosofico… :-)

    Concordo con quanto espresso dal Cassani. Credo comunque sia assolutamente da vedere, a patto di prepararsi ad affrontare un’opera che richiede sicuramente un impegno difficilmente richiesto da altre pellicole. Con ciò non intendo equiparare “Stalker” alla classica definizione di “mattone”, tutt’altro, ma sono riuscito a godermelo avendo avuto cura di visionarlo in una serata in cui mi sentivo, mi si passi il termine, particolarmente “ricettivo”: altrimenti è meglio una cosina leggera come “2001 Odissea nello spazio”. :-)

  7. Riccardo scrive:

    Bhè, che 2001 sia una cosettina leggera ho qualche serio dubbio… io la prima volta che l’ho visto (tralatro è stato il primo kubrick che ho visto) mi sono addormentato

  8. Plissken scrive:

    Si, era una battuta :-D , nel senso che “Stalker” richiede una concentrazione ancora maggiore (a mio personale avviso).

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