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"Soul Kitchen" di Fatih Akin

7 gennaio 2010 Recensioni 5 Commenti
Tommaso Tocci, 10 Settembre 2009: Gradevole
Bim, 8 Gennaio 2010

Zitos è il proprietario di un ristorante ad Amburgo, ma vorrebbe raggiungere la fidanzata a Shanghai, anche perchè nel locale le cose vanno a rotoli: fisco e istituto d’igiene vogliono farlo chiudere, il fratello di Zitos entra ed esce dal carcere, e per tirare avanti ci vogliono nuove idee.


Il cibo al “Soul Kitchen” non è buono, e di certo non è preparato con l’anima. Però alla clientela non esigente che frequenta questo capannone di periferia non dispiacciono i cibi precotti e surgelati che Zitos assembla per loro. Anche il nuovo film di Fatih Akin assembla materiali di qualità non altissima, eppure riesce a guarnirli con fantasia puntando sulla leggerezza e sullo humour non solo alimentare. Film e ristorante (specie quando quest’ultimo si dota di un nuovo chef) condividono le stesse limitazioni, ma sanno accettarle e trasformarle in calore d’ambiente. Una ricetta che non faticherà a trovare estimatori in sala, così come li ha trovati tra i festivalieri di Venezia66, a digiuno di risate e quindi entusiasti di Soul Kitchen anche oltre i suoi meriti.

Prima volta nella commedia autentica e prima volta a Venezia per Akin, che ha già mietuto premi in Europa (Berlino e Cannes) con i precedenti La sposa turca e Ai confini del Paradiso; questa volta le consuete tematiche di differenza e integrazione rimangono sullo sfondo in favore di una storia edificante, dalla struttura elementare e ridotta all’osso. La polpa sta unicamente nell’ensemble multicolore di personaggi e gag, quasi sempre equilibrate (pochissime le circostanze in cui si scivola nel grossolano) e ben disposte lungo i 100 minuti di film – comunque superflui per la portata della trama, come dimostrano alcuni passaggi a vuoto prima dell’ultimo atto.

Il faccione pieno di Adam Bousdoukos (un Eric Bana espanso al comico) è una resistente zona di coltura per gli imprevisti, e si fa carico anche fisicamente di un personaggio allo stremo, rallentato dal mal di schiena come il “tenente” herzoghiano ma alla fine pieno di risorse. Al suo fianco Moritz Bleibtreu passa in scioltezza dal ruolo di terrorista anarchico (La banda Baader Meinhof) a quello di fratello irresponsabile e un po’ cialtrone: in comune solo la galera e il valore della performance. Per Fatih Akin uno step intermedio al tempo stesso innovativo, per la decisa virata al comico quasi in stile commedia statunitense, e consolidante, per la prova di regia offerta e per il costante controllo della scena e del ritmo.


Titolo: Soul Kitchen
Regia: Fatih Akin
Sceneggiatura: Fatih Akin, Adam Bousdoukos
Fotografia: Rainer Klausmann
Interpreti: Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Uenel, Anna Bederke, Pheline Roggan, Udo Kier, Lucas Gregorowicz, Cem Akin, Zarah Jane McKenzie

Nazionalità: Germania, 2009
Durata: 1h. 39′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Fabio scrive:

    Amo questo regista e non vedo l’ora di vedere Soul Kitchen. Ho scoperto che sul sito italiano del film ci sono tante ricette e poi è davvero bello. Fatevi un giro. http://www.soulkitchen-ilfilm.it/

  2. Alberto Cassani scrive:

    Questo film però ha molto poco a che fare con i precedenti di Akin, soprattutto in quanto a tono generale della pellicola. Io tranne Sound of Instabul i suoi film che sono arrivati da noi li ho visti tutti, e devo dire che è un ottimo regista ma mi dà sempre l’impressione che manchi di spontaneità, sembra sempre tutto troppo studiato per emozionare davvero.

  3. Lore scrive:

    L’ho visto in una sala piccola, ma strapiena.
    Alcune scene han fatto venire giu’ il soffitto dalle risate
    E’ un gran film. Con una colonna sonora semplicemente pazzesca

  4. El Duderino scrive:

    Piccola gioia per l'”anima”. Estremamente divertente. Non c’è un attore che sgarra ( forse il “cattivo” ossigenato è esageratamente macchiettistico, ma son dettagli).

    Continua a rimbalzarmi in testa come basta varcare i confini nazionali per avere più respiro.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Be’, Akin è un regista premiato in tutti i festival più importanti d’Europa. Un motivo ci sarà… Però questo film è completamente fuori dalle corde che suonava di solito, perché i suoi film precedenti erano sempre stati drammi impegnati e piuttosto statici. Evidentemente nell’ultimo periodo ha deciso di provare qualcosa di diverso e gli è riuscito comunque bene.

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