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Soundtrack: Coco di Michael Giacchino

22 gennaio 2018 Soundtrack 0 Commenti
Coco

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

Per Michael Giacchino, la florida collaborazione con la Pixar è un’ottima palestra di creazioni e caleidoscopiche fantasie sonore, dove sfoggiare tutto il proprio eclettismo e il proprio imprevedibile talento. Tutto si può dire, di Giacchino, ma non che le sue composizioni siano banali…


Prosegue senza nuvole la luna di miele tra Michael Giacchino e la Pixar, iniziata nel 2004 con Gli incredibili e che per il compositore di origini abruzzesi, dopo le impressionanti prove televisive di Alias e Lost, ha rappresentato e rappresenta un’impareggiabile palestra di creazioni e caleidoscopiche fantasie sonore, dove sfoggiare tutto il proprio eclettismo e il proprio talento imprevedibile. Perché questo c’è da dire di Giacchino: non tutto quello che scrive potrà essere sempre ai livelli più alti, non tutto potrà piacere allo stesso modo, ma sicuramente questo artista non conosce le trappole della banalità o della routine, e nelle sue partiture a ogni istante difficilmente si può prevedere cosa avverrà l’istante successivo.
In Coco, il nuovo cartoon “sudamericano” della premiata ditta californiana, che eredita la passione della Disney per quel continente esibita sin da I tre Caballeros del ’44, la duplice impronta narrativa (ambientazione sudamericana e protagonista aspirante musicista) è un invito a nozze per Giacchino, capace di impadronirsi con fulminea naturalezza di qualsiasi latitudine musicale, come ha dimostrato ad esempio con il “francese” Ratatouille.

Qui tuttavia, il robusto comparto di canzoni locali scritte da Germaine Franco, Robert Lopez e Kristen Anderson-Lopez e cantate dagli stessi attori-doppiatori, garantisce una presenza più che sufficiente di musica etnica, tale da esimere il compositore dalla necessità di accentuare ulteriormente nel suo score i colori e i ritmi di quelle terre. Giacchino sceglie allora una via intermedia, in cui le movenze melodiche e i richiami degli strumenti tipici (trombe, chitarre e mandolini mariachi) vengono assorbiti e oggettivati come ingredienti “esterni” a una partitura per il resto di pirotecnica e liberissima varietà di materiali. Così, se “Will he shoemaker?” è davvero una ballata latina struggente ed evocativa che espone il tema principale, già in “Shrine and dash” l’elemento folkloristico, sempre baciato da una felicità inventiva rara, si salda a elementi di orchestrazione sofisticata (tremoli di archi, rintocchi di percussione), in una bipartizione accentuata in “Miguel’s got axe to find” e ancor più in “The strum of destiny”, dove negli accordi tenuti e nel gioco dei crescendo (celebri in Giacchino) emerge un lato di suspense e di tensione sorprendente. Anche nella tecnica del mickeymousing, che ha sempre trovato nel musicista terreno fertile, la partitura si svincola da soluzioni di maniera in una frammentazione estrema e provocatoria, dove fanno irruzione momenti addirittura horror, come l’agghiacciante sovrapposizione di dissonanze degli ottoni in “it’s all relative”, ma mai disgiunti da un’ironia che a tratti rasenta lo sberleffo; anche l’orchestrazione segue questa traccia, affiancando il nutrito reparto di strumenti “ladinos” a un organico sinfonicamente agguerrito e moderno, con esiti spiazzanti (l’uso semicomico della chitarra glissata o gli accordi degli ottoni in sordina in “The skeleton key to escape”) o sapientemente descrittivi, come in “Plaza de la Cruz”, “Taking sides” o i travolgenti “Fiesta spectacular” e “Fiesta con de la Cruz”, dagli assoli di tromba strepitosi.

Ma, come si diceva, lo score di Coco vive di una doppia anima. Accanto a quella rutilante e chiassosa del folklore locale, ecco riapparire un sound più meditato e problematico, fatto di accordi in pianissimo misteriosi e sospesi, di tremoli sul ponticello e dissonanze larvate (“A blessing and fessing”), nella costruzione di un paesaggio acustico che ha ben poco a che spartire con l’universo ottimistico e festoso solitamente associato al mondo dei cartoon. A maggior ragione impressiona – a contrasto – l’apparire quasi spettrale della chitarra nel tema principale, seguito da cupi disegni dei bassi, da improvvisi crescendi e da violenti, brutali percussioni orchestrali; un climax che tocca forse l’apice in “Cave dwelling on the past”, inequivocabile musica dell’orrore architettata non con effetti banalmente terroristici ma con un’oculata alternanza di pause e irruzioni sonore; anche qui, alla chitarra tocca in coda un tentativo rasserenante di ricomposizione degli animi, assecondando il lato romantico del lavoro (“Somos familia”). I toni si fanno poi apertamente mesti e quasi funerei nell’assolo di viola di “A family dysfunction”, per rianimarsi a ritmo di danza indiavolata in “Grabbing a photo opportunity” e tornare nuovamente ad atmosfere da thriller con “The show must go on”, fra accordi pesanti di bassi, sinistre figurazioni dei clarinetti e una conclusione ambiguamente liberatoria.

In chiusura, la partitura torna a luccicare di vitalità latina con “For whom the bell tolls” e “A run for the ages”, e specialmente con la suite conclusiva “Coco – Dia de los Muertos”: una ricapitolazione complessiva di temi e accenti che stempera nel sorriso e nella “alegrìa de vivir” i chiaroscuri di una partitura dove – come ebbe a scrivere Alberto Savinio a proposito della “Carmen” di Bizet – «anche la morte avanza a passo di danza».


La copertina del CDTitolo: Coco (Id.)

Compositore: Michael Giacchino, Aa.Vv.

Etichetta: Walt Disney Records, 2017

Numero dei brani: 35 (24 di commento + 11 canzoni)

Durata: 71′ 36”


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