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Soundtrack: Tutti i soldi del mondo di Daniel Pemberton

12 febbraio 2018 Soundtrack 0 Commenti
Tutti i soldi del mondo

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * ½

Tutti i soldi del mondo rappresenta la seconda collaborazione tra Ridley Scott e Daniel Pemberton. In questo caso, il compositore inglese sceglie di adottare una scrittura palesemente rétro, con dichiarati riferimenti all’opera come anche alla musica popolare degli anni 70…


L’ambientazione (l’Italia degli anni ’70 tra anni di piombo e rapimenti malavitosi) e lo stile (un “crime-drama” familiare non solo sul rapimento di Paul Getty III ma in generale sulle storture del capitalismo) hanno suggerito a Daniel Pemberton, qui alla seconda collaborazione con Ridley Scott dopo The Counselor, di adottare una scrittura palesemente rétro, con dichiarati riferimenti all’opera italiana dell’Ottocento (Verdi e Donizetti in particolare), allargandosi sino alla musica popolare del periodo, in un affresco che s’intreccia strettamente con la presenza nel soundtrack di alcuni protagonisti delle hit parade di quel periodo, da Gianni Morandi ai Rolling Stones ai Camaleonti, passando per James Brown e l’intramontabile Fred Buscaglione.

Per quanto riguarda lo score del quarantenne compositore inglese, siamo dunque dalle parti di quella rischiosa e affascinante operazione chiamata parafrasi: che non è citazione diretta, e ovviamente nemmeno plagio colpevole, bensì riscrittura consapevole di un modello precostituito. Un terreno sul quale, tanto per capirci e per restare al cinema di Ridley Scott, l’Hans Zimmer de Il gladiatore o Hannibal ha fornito prove insuperabili. In questo caso, alcuni esempi sono abbastanza palesi: pensiamo al flauto sull’ottava che s’impone come motto ricorrente (“How much would you pay?”) e introduce “All the money in the world (Rome 1973)”, preparando, dopo uno staccato dei bassi e alcuni teatrali accordi di organo e ottoni, l’arrivo di un tema principale che evoca, modulandola in maggiore, l’aria di Banco “Come dal ciel precipita” dal “Macbeth” verdiano. Anche l’orchestrazione, sorretta dall’attenta direzione di Andrew Skeet, contribuisce largamente a questa impressione di “déjà entendu” alternando momenti di suspense strumentale molto tesa (i bassi e i celli di “Learn a lesson”) ad altri di sperimentazione e complesso lavorio sul sound, tipici di Pemberton (“Paparazzi”, “Hadrian’s villa”).

L’impianto operistico sembra, però, rimanere l’aspetto che più sta a cuore al compositore, sino a convocare alcune vere e proprie voci liriche in “All the money in the world (Getty arrivals)” e “The waltz of the newspapers”, che dall’incipit sembra il Brindisi della “Traviata”. In realtà, un po’ più di ambiguità, di sfuggente allusività in luogo di un così smaccato retrogusto, avrebbe forse giovato di più al clima della partitura e del film. Ma a Pemberton interessa anche parecchio differenziare le pagine tradizionali da quelle invece più “moderne” e aggressive, delegate soprattutto all’azione, e dove prevalgono sonorità elettroniche piuttosto prevedibili (“The red brigade”, “Police raid”, “Money drop”). I risultati più interessanti li ottiene quando interseca questi due percorsi (“Safety”, “Imprisoned”) affiancando gelidi tocchi percussivi, misteriosi impasti hi-tech e arcaici vocalizzi (“Danger sign”) a filamenti sperduti di archi (“Sold to an investor”); perché, in realtà, in questo score serpeggia un sentimento di malevola, indefinibile surrealtà, di astratta quanto tangibile ostilità che si fa tanto più avvertibile quanto più sotterraneamente espressa. Senza contare che nella contaminazione di stili, che spesso Scott richiede ai propri musicisti, anche Pemberton pare trovarsi molto a proprio agio, come dimostrano ad esempio l’asciutto, suggestivo canto monacale di “Hadrian’s model” o il lunare e struggente assolo di violino di “Paul runs”: pagina in controtendenza come lo è il lungo “Escape, December 15th 1973”, tutt’altro che action music ma, anzi, brano di mistica ieraticità, di nuovo popolato da severe voci corali e, in generale, pervaso di atmosfera funebre. Spetta infine a “J. Paul Getty” e “All the money in the world (Credits)” riprendere, sfoggiando una grandiosità piuttosto artificiosa ed esibizionistica, quel clima da grand-opéra (con cori, ottoni squillanti e quant’altro) che forse vorrebbe e dovrebbe risultare sarcastico, ma che nei suoi limiti oggettivi di scrittura non sa decidersi tra l’apologia di un crepuscolo e una caricatura incompiuta.


La copertina del CD di Tutti i soldi del mondoTitolo: Tutti i soldi del mondo (All The Money In The World)

Compositore: Daniel Pemberton

Etichetta: Sony Classical, 2017

Numero dei brani: 26
Durata: 69′ 37”


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