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"Stanno tutti bene" di Kirk Jones

12 novembre 2010 Recensioni 10 Commenti
Francesco Manca, 9 Novembre 2010: Pleonastico
Medusa, 12 Novembre 2010

Frank Goode, rimasto da poco vedovo, ha quattro figli ormai trentenni sparsi per gli Stati Uniti. Nessuno di loro va a fargli visita per Natale, così sarà Frank a partire per andarli a trovare. Il viaggio gli riserba diverse sorprese, alcune piacevoli e altre meno…


Frank Goode non ha niente da spartire con l’alienato Travis Bickle di Taxi Driver né tanto meno con il selvaggio Jake LaMotta di Toro scatenato. Quei personaggi vivevano di emozioni primordiali, di sentimenti apparentemente incomprensibili, oscuri ma sinceri, ed era probabilmente questo che li rendeva così unici e compatti rispetto a qualunque altra – pur eccelsa – caratterizzazione regalataci dal grande Robert De Niro nella sua lungimirante carriera. L’anzianità di De Niro è una cosa che la maggior parte dei suoi fan non è ancora riuscita ad accettare, ed è assai sconfortante certificare il fatto che, negli ultimi 10/15 anni, le pellicole cui ha preso parte siano state – salvo rari casi – un susseguirsi di flop. Per quanto possa dispiacere, questo Stanno tutti bene, remake dell’omonimo film diretto da Giuseppe Tornatore nel 1990, costituisce un ulteriore tassello della parabola discendente di quello che, una volta, poteva essere considerato il Dio della recitazione.

Le premesse di trovarsi di fronte a qualcosa di incredibilmente scontato e prevedibile sono state, purtroppo, confermate in pieno. Dal regista di Nanny McPhee non potevamo comunque aspettarci di meglio, s’intende, tuttavia a Kirk Jones va quantomeno riconosciuta l’ambizione di evadere da questa teoria, cercando in tutti i modi di donare al suo film quella sottile ma efficace vena di malinconia in grado di renderlo qualcosa di più che una tipica commedia hollywoodiana. Nonostante il tentativo, però, la pellicola risulta più magniloquente che malinconica, al punto da rendere la senilità del suo protagonista un fattore di compassione piuttosto che di simpatia.

La vecchiaia, la solitudine e la continua ricerca di una famiglia “assente” erano, con ogni probabilità, i principali intenti del film, che pare essere un insignificante ibrido tra A proposito di Schmidt e Una Storia Vera. I film di Alexander Payne e David Lynch hanno però saputo trattare i suddetti temi con ben altra disinvoltura ed efficacia. Un prodotto del tutto superfluo, quasi insipido, che poteva essere molto ma finisce invece per essere meno di niente e che lascia inoltre aperto un “enorme” quesito: «Qual era la necessità di realizzarlo?»


Titolo: Stanno tutti bene (Everybody’s Fine)
Regia: Kirk Jones
Sceneggiatura: Kirk Jones
Fotografia: Henry Braham
Interpreti: Robert De Niro, Drew Barrymore, Kate Beckinsale, Sam Rockwell, Lucian Maisel, Damian Young, James Frain, Melissa Leo, Katherine Moennig, Brendan Sexton III, James Murtaugh, Austin Lysy, Chandler Frantz, Lily Mo Sheen, Kene Holliday
Nazionalità: USA – Italia, 2009
Durata: 1h. 39′


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Attualmente ci sono 10 commenti a questo articolo:

  1. Edoardo ha detto:

    Io l’ho trovato un film godibilissimo e ben confezionato e a tratti davvero commovente.
    Non un capolavoro,ma di certo non da buttare.

  2. Fabrizio ha detto:

    Il problema della parabola discendente del De Niro attore non è De Niro in sè, ma i film a cui ha scelto di partecipare (che forse sono i soli che gli offrono, non saprei) negli ultimi dieci-quindici anni. E se penso che apparirà nientemeno che in Manuale d’amore 3, mi piange davvero il cuore. Se le va proprio a cercare, eh. Ok si tratta di soldi, però che cavolo…

    Qualche cartuccia da sparare ce l’ha ancora, ma gli serve come il pane un buon copione dopo anni di cagatine di piccione messe su carta e poi su celluloide.

  3. Edoardo ha detto:

    Beh,questo film a me è sembrato più che dignitoso…

  4. Fabrizio ha detto:

    Io non l’ho visto, ma devo dirti che la mia impressione della vigilia, ad occhi chiusi, coincide abbastanza con quello che leggo nella recensione. Magari questo non è neppure un film malvagio, o meglio è un film che si lascia vedere senza destare imprecazioni, ma se è per questo anche Disastro ad Hollywood lo è. Ma è in ogni caso un filmetto di scarsa rilevanza cinematografica e il problema più grosso è che è sicuramente fra i film più significativi in cui sia apparso De Niro negli ultimi 10 anni o forse più, escludendo The Good Shepherd che è sicuramente un buonissimo prodotto (non molto apprezzato dal pubblico) in cui Bob dirige e interpreta solo una piccola parte.

    Spesso si fa il confronto De Niro – Pacino discutendo su chi dei due sia il più bravo. Io preferisco De Niro anche se comunque è difficile scegliere, ma se c’è una cosa a vantaggio di Pacino è che nella seconda parte della sua carriera ha messo insieme molti più buoni film e ruoli rispetto a De Niro (Insomnia, Ogni maledetta domenica, Il mercante di Venezia, Risch