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Tartarughe sul dorso di Stefano Pasetto

3 maggio 2005 Recensioni 0 Commenti
Tartarughe sul dorso

Istituto Luce, 6 Maggio 2005 – Aggrovigliato

Un uomo e una donna si conoscono da anni, le loro esistenze si sono sfiorate spesso ma si sono veramente incontrate solo per un breve lasso di tempo. Ripensano ai loro incontri, alle circostanze e alle conseguenze. E facendolo si spiegano, provano a capirsi meglio di quanto non abbiano saputo fare fino a quel momento…


Barbora Bobulova in Tartarughe sul dorsoComplesso esordio nel lungometraggio di un trentacinquenne con buona esperienza nei corti e nei documentari, Tartarughe sul dorso è una pellicola che prova forse a volare troppo alto rispetto alle sue possibilità ma che riesce ad essere forte e interessante pur se non pienamente convincente. L’impressione è che al momento di tirare le fila del discorso, al film manchi qualcosa – un guizzo, un colpo di genio – e tutto finisca per lasciare allo spettatore meno di quanto una storia simile avrebbe potuto. Lo stile registico – volutamente freddo, chiaramente debitore nei confronti dell’opera dei fratelli Dardenne – probabilmente non sorregge la carica emotiva degli eventi, anche se aiuta certamente la costruzione dell’ambiente e dei personaggi.

Fabrizio Rongione in Tartarughe sul dorsoTartarughe sul dorso è la storia di due sbandati che hanno cercato in più luoghi (non solo geografici) la loro strada, che arrivano a pensare che insieme sia più facile trovarla, prima convinti che la vita non li abbia ancora sconfitti e poi forse convinti che il loro destino sia ormai segnato. A queste due problematiche figure offrono il volto e il corpo il Fabrizio Rongione di Rosetta e una Barbora Bobulova pallida e fredda, che trova un barlume di colore solo nel momento in cui lascia la propria vita nelle mani degli altri, magari solo per una gita al parco, magari solo per disperazione, magari perché ha capito che quella con cui sta è la persona con la quale vorrebbe stare…

Barbora Bobulova e Fabrizio Rongione in Tartarughe sul dorsoCosì come i personaggi non hanno un nome, così la Trieste in cui la vicenda si svolge resta anonima, crocevia di vite provenienti da tutt’Europa delle quali si limita ad esser discreto sfondo. E alle cupe giornate attraversate dai due protagonisti, fanno da perfetto accompagnamento le intense musiche della Banda Osiris, che il regista utilizza con giudizio e che finiscono per segnare la memoria dello spettatore forse più delle parole dei personaggi.

Difficile dire se Stefano Pasetto avrà un futuro luminoso nel nostro cinema – vista anche la situazione attuale del cinema italiano – certo è che questa pellicola conferma il coraggio della Bobulova nello scegliere personaggi tormentati e film difficili. Un coraggio che ben poche suo colleghe hanno.


La locandina di Tartarughe sul dorsoTitolo: Tartarughe sul dorso
Regia: Stefano Pasetto
Sceneggiatura: Stefano Pasetto, Marina Fabbri, Carmelo Marabello
Fotografia: Paolo Bravi
Interpreti: Fabrizio Rongione, Barbora Bobulova, Gordana Miletic, Luigi Diberti, Vittorio Amandola, Antonio Manzini, Caterina Casini, Lucia Mascino, Chiara Sani, Giulietta Revel
Nazionalità: Italia, 2004
Durata: 1h. 32′


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