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"The Good Shepherd": incontro con Robert De Niro

14 aprile 2007 Interviste 4 Commenti
The Good Shepherd

Gli anni passano per tutti, ma per uno dei massimi attori viventi, Robert De Niro, sicuramente la vecchiaia non è un problema, anche se il Toro scatenato o il furioso teppista di strada sono un ricordo che ha fatto spazio ad una specie di nonno sereno, lucido e schivo…


Perché così tanto tempo per realizzare questo film?
Perché volevo parlare della C.I.A. in un periodo storico diverso da quello che ho poi effettivamente raccontato nel film, volevo parlare della caduta del muro di Berlino. Poi Eric Roth, lo sceneggiatore, ha scritto quest’ottima sceneggiatura e abbiamo raggiunto un compromesso: io dirigevo questo film, lui avrebbe scritto gli altri capitoli che volevo raccontare.

Saranno dei veri e propri seguiti o storie nuove?
Pensavo in realtà ad un trittico che arrivi fino ai giorni nostri, anche se ora sto preparando un film con Barry Levinson su un produttore hollywoodiano, tratto dal best seller di Art Linson What Just Happened?.

E’ il suo secondo film da regista: qual è stato il suo approccio, anche col cast?
Il casting è fondamentale, soprattutto per i ruoli secondari: come regista, un attore dà il massimo nella direzione degli attori. Ad esempio, John Turturro, che ha recitato nonostante la scomparsa della madre, o l’attore che fa l’agente russo, sono perfetti, e non si possono sostituire.

Robert De Niro con John Turturro sul set di The Good ShepherdCome spiega la diversità di visioni politiche tra i diversi personaggi dell’agenzia?
Negli Stati Uniti ci sono modi diversi d’intendere la libertà, la democrazia, il patriottismo. Da un lato c’è chi si chiude per conservare il proprio potere, dall’altro chi si apre al progresso e alla speranza.

Crede che questo tipo di istituzioni siano utili?
Sono teoricamente importanti, ma lavorando nell’ombra non sappiamo cosa facciano in realtà. Cercano di capire la realtà, ma non sempre ci riescono.

Robert De Niro spiega una scena di The Good Shepherd a Eddie Redmayne e Matt DamonIl rapporto padre-figlio torna sempre nei suoi film…
Se ti riferisci a Bronx, quel film è scritto da Chazz Palminteri: è la sua biografia, io ho solo dato il mio personale contributo. Lo faccio sempre con le storie che mi appassionano. E personalmente, quello è un rapporto che mi emoziona molto.

Ci è sembrato di scorgere la lezione di Sergio Leone nel modo di approcciarsi alla storia ed ai piani temporali.
In parte è vero, perché mi sono ricordato di quanto fosse importante per lui, ed ho cercato di entrare nel progetto con un approccio simile, anche se cinematograficamente molto lontano.

Che rapporto ha coi media? Ci sembra molto poco glamour.
Preferisco che il film parli per me, anche se da regista devo scuotermi di più per raccontare e far capire meglio il mio film.

Il regista di The Good Shepherd Robert De Niro con Angelina Jolie e Matt DamonChe rapporto ha avuto coi materiali e la ricerca? Si è mai sentito spiato?
Molto spesso la narrativa ha usato la spy-story, ma dimenticando il realismo o lasciando tutto affidato al mito, da James Bond al George Smiley di le Carré. Ho voluto colmare questa lacuna cambiando tono, usando fatti reali e spunti romanzeschi ma credibili. A volte mi capita, ma solo in Russia ho avuto la sensazione fisica di qualcuno che mi spiasse, all’epoca dell’Unione Sovietica.

Cosa pensa dei fallimenti della C.I.A.?
In questo momento storico sono sulla bocca di tutti, ed è normale pensare che ci siano state negligenze o disattenzioni, specie nei confronti di Al Qaeda, ma credo che in parte siano incidentali, tragiche sfortune.

La parte personale del film è molto intensa e valorizzata.
E’ l’aspetto che ho voluto sottolineare di più, per creare il ritratto di un uomo solo, circondato dalla mancanza di fiducia: e trovo sia molto appassionante, è la chiave che mi ha spinto a girare questo copione che girava da molti anni.

Robert De Niro ripassa il copione di The Good Shepherd durante una pausaUno dei temi sotterranei è la corruzione che segna la nascita e la crescita dell’agenzia d’intelligence
E’ vero: il cambio di personalità, la grandezza dell’organizzazione, ha svilito un po’ le premesse da cui è nata, ma anche se è nell’occhio del ciclone, ha fatto molte cose importanti, per l’America e per il mondo.

E’ interessante come il seme dell’agenzia sia una società segreta, la Skulls & Bones. E’ meglio la trasparenza, nel gestire questi affari, o la segretezza?
All’epoca, quella società era molto più segreta e potente, ora il tutto sfiora il discorso mitico, suggestivo più che politico. Dire tutto è giusto ed onesto, ma non è possibile, anche perché tra ragione e Ragion di Stato, la differenza è spesso molto sottile.


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Bravo Bob resti sempre il migliore.
    Alberto, lo hai visto BRAZIL con deniro di terry gilliam? che ne pensi?
    io sarei interessato a vederlo visto anche che sono fan di deniro.

  2. Alberto Cassani scrive:

    “Brazil” è l’unico film di Terry Gilliam che mi è piaciuto davvero. De Niro ha una parte relativamente piccola da di primaria importanza. Guardalo.

  3. Riccardo scrive:

    non ti è piaciuto nemmeno L’ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE?

  4. Alberto Cassani scrive:

    Non particolarmente.

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