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"The Hurt Locker" di Kathryn Bigelow

4 settembre 2008 Recensioni 21 Commenti
Oscar per il miglior film

Videa-CDE, 3 Ottobre 2008 – Spettacolarizzato

“Hurt Locker” è il nomignolo con cui i soldati statunitensi indicano l’essere feriti da un’esplosione. Gli artificieri in servizio in Iraq devono essere pronti a fronteggiare qualunque situazione, dall’attacco di un cecchino a una missione di soccorso a un prigioniero…


Una scenaKathryn Bigelow torna a dirigere un lungometraggio a sei anni di distanza da suo ultimo K-19, e lo fa raccontando come sempre un’amicizia maschile in una situazione particolare. La sceneggiatura dell’ex reporter di guerra Mark Boal, dai cui articoli era già stato tratto Nella valle di Elah, tratta il tema della paura e della spersonalizzazione del soldato ambientando la storia in una guerra che potrebbe essere l’Iraq come il Vietnam e scrivendo diversi momenti che suonano piuttosto banali invece che pregnanti come vorrebbe. Ma la fotografia che dà dell’esperienza di guerra è comunque interessante e coinvolgente, anche se non emozionante.

Jeremy RennerLa Bigelow gira come nei suoi momenti migliori, riuscendo ad avvolgere lo spettatore nelle scene di guerra e a tenerne desta l’attenzione nelle sequenze di dialogo. Certo non si può dire che diriga senza enfasi, perché ci si mette d’impegno per rendere esplosioni e sparatorie il più spettacolari e hollywoodiane possibile, con l’uso di punti di vista multipli, ralenti e montaggio complicato. Lei e Boal fanno poi l’errore di chiudere il film con un epilogo che si adatta bene al messaggio che vogliono trasmetterci ma che brucia totalmente la tensione fin lì creata, che sarebbe stata esaltata ancor di più da un finale più secco. Ad ogni modo, una delle cose migliori presentate in un deludente Concorso al Festival di Venezia 2008.


La locandina statunitenseTitolo: The Hurt Locker (Id.)
Regia: Kathryn Bigelow
Sceneggiatura: Mark Boal
Fotografia: Barry Ackroyd
Interpreti: Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty, Cristian Camargo, Suhail Al-Dabbach, Christopher Sayegh, Ralph Fiennes, David Morse, Guy Pearce, Evangeline Lilly, Sam Spruell, Sam Redford, Erin Gann, Justin Campbell
Nazionalità: USA, 2008
Durata: 2h. 11′


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Attualmente ci sono 21 commenti a questo articolo:

  1. […] era un articolo di John Horn secondo cui, nonostante gli ottimi risultati al botteghino di The Hurt Locker, «gli spettatori più giovani non affollano le sale dove lo si programma, cosa che può limitarne […]

  2. max scrive:

    Non sono d’accordo con il Cassani,il film e’ ben altro che holliwoodiano nelle esplosioni e sparatorie?!
    Le sparatorie sono fin troppo reali e rappresentano molto bene lo stato d’animo del soldato in situazioni estreme come la guerra . Il film riproduce in maniera precisa la guerra in iraq , e non certo in vietnam ???
    Le sfumature sceniche e fotografiche d’avanguardia sono senza dubbio il passaggio di testimone del nuovo
    ” war movie ” rispetto a quello passato di “Full metal jaket”.

  3. max scrive:

    Concordo pienamente con gli academy awards ,come da mia precedente osservvazione , questo e’ il futuro dei “war movie “.

  4. ciao cassani alcuni giorni fa ho comprato questi film
    volevo sapere cosa ne pensi te
    ecco i film

    la tigre e il dragone-in blu ray
    il braccio violento della legge 1-in blu ray
    intrigo internazionale-in blu ray
    un uomo da marciapiede-in dvd
    hamburger hill-in dvd
    orrizonti di gloria-in dvd
    ran-in blu ray

    grazie alberto cassani

  5. Filippo scrive:

    ma cosa centrano i tuoi acquisti con la recensione del film dominatore degli Oscar?

  6. Alberto Cassani scrive:

    Effettivamente, Giuseppe, cerca di intervenire in thread che hanno a che fare con ciò che scrivi…

    Comunque, “La tigre e il dragone” non m’ha fatto impazzire, “Hamburger Hill” è un piuttosto nella media, gli altri cinque sono grandi film.

  7. Filippo scrive:

    Tanto più che de “La Tigre e il Dragone” c’è prorpio la recensione di Cassani…neanche lo sforzo di cercare!

  8. Riccardo scrive:

    6 oscar non sono un po’ troppi per questo film che non fa le scarpe a nessun film di guerra fatto in precedenza ( figuriamoci se le fa alla sottile linea rossa di malick o a un capolavoro come Apocalypse Now )

  9. Edoardo scrive:

    A me questo film non piace per niente,comunque la vittoria più inspiegabile resta quella per la sceneggiatura.

  10. Sebastiano scrive:

    Dolente contraddirvi: questo e’ un film di primo livello, con una sceneggiatura perfetta.
    Secondo me vi chiudete troppo la mente preoccupandovi di collocare i film in un genere, cosi’ dite “questo e’ un film di guerra”: avete la vostra legittima idea sui film di guerra e concludete che non ci puo’ stare perche’ preferite X o Y.
    Hurt Locker e’ un film eccezionale sulla paura e sull’adrenalina, ad esempio, girato come un conto alla rovescia estenuante, che riprende da capo, all’infinito.
    Solo per esempio. Poi chiaramente ci sta un quadro preciso sulla figura del soldato, oggi. Se puo’ interessare.

  11. Tommaso Tocci scrive:

    Vero il primo punto, Sebastiano, quello sulla costruzione, che secondo me è anche la caratteristica migliore del film (l’unica che lo “definisca”).
    Ma sul secondo non sono d’accordo, l’ho trovato proprio carente (non che ci debba stare per forza, eh – anzi abbasso il didascalismo sull’essere soldati), come se provasse ad abbozzare il discorso senza rendersi conto che nello stesso periodo esso veniva sviscerato in maniera moooolto più approfondita altrove (non solo al cinema).

  12. Sebastiano scrive:

    A me sembra evidente che nel film si faccia costantemente riferimento al terrore: ovunque si punta la cinepresa non si sa mai se quello che si vede e’ bene o male, buono o cattivo; non si sa se un arabo abbia in mano un semplice cellulare o qualcosa per attivare una bomba ( o entrambe le cose); arriva uno in auto e non sai se e’ uno che passa di li’ o un terrorista; non sai se dietro a un gregge c’e’ un pastore o un cecchino, e cosi’ via. Il protagonista gode di questo: torna a casa e si perde al supermercato, viene inquadrato come un ebete mentre libera il tetto dalle foglie e deve tornare in guerra per provare qualcosa.
    Se ti riferisci a Lebanon, non sono sicuro sia meglio di Hurt Locker. Sicuramente piu’ sentito, data la diretta esperienza del regista, e forse troppo. Ho visto entrambi i film due volte e la seconda visione di Lebanon mi ha fatto perdere un po’ di entusiasmo, mentre quello della Bigelow mi ha convinto utleriormente.
    Ovviamente qui entriamo nel gusto personale; certo e’ un onore averti coinvolto in questa discussione!

  13. Tommaso Tocci scrive:

    Eh, non esageriamo :D

    Non mi riferivo a Lebanon, pensavo più ad altre produzioni strettamente americane che negli ultimi anni hanno trattato, chi meglio chi peggio, il tema della “figura del soldato oggi”. The Hurt Locker, per quanto molto ben girato e originale nel suo essere rollercoaster totale e adrenalinico, la abbozza soltanto, e la scena del supermercato e tutto il resto l’ho trovata un po’ ovvia, un po’ ripetitiva, un po’ superflua, come dire. Cioè, una cosa già detta e ridetta. Hai mai visto Generation Kill, ad esempio?

  14. Sebastiano scrive:

    No, non ho visto “Generation Kill”. Me lo cerco.

  15. Alberto Cassani scrive:

    Tocci, basta con ‘sta televisione! “Generation Kill” è una miniserie ambientata nell’Iraq della caduta di Saddam. Qui si parla di cinema!

  16. Tommaso Tocci scrive:

    No, Direttore. Qui si parlava di “quadro preciso sulla figura del soldato, oggi”.
    Generation Kill non può stare fuori da una riflessione su questa tematica. Non è colpa mia se su certe questioni il cinema è dietro anni luce…

  17. Edoardo scrive:

    L’ho rivisto stasera, e rimango dell’opinione che l’Oscar al miglior film e alla migliore regia andavano a “Bastardi senza gloria”. Cioè, dai…

  18. Edoardo scrive:

    Ah, e dimenticavo la sceneggiatura.

  19. Plissken scrive:

    Anche io ho qualche perplessità per ciò che concerne il finale, ma per il resto mi è parso un bel film, oserei dire “sentito”. Non mi sembra improntato ad una “spettacolarizzazione” gratuita, che imputerei piuttosto a “Hamburger Hill” o al più recente “Black Hawk down” di Scott.

  20. Edoardo scrive:

    E’ un buon film, ma è decisamente sopravvalutato. Per me non merita nemmeno uno degli Oscar che ha vinto.

  21. […] Discussioni sulla diversità demografica dell’Academy, o sulla mancanza di diversità demografica, ci sono da anni. Nel 1996 il reverendo Jesse Jackson ha organizzato una protesta nazionale sull’assenza di neri e di esponenti delle minoranze tra i nominati agli Oscar, sostenendo che fosse una prova «della discriminazione razziale e della violenza culturale» di Hollywood. La questione è tornata a galla l’anno scorso, quando non c’era nemmeno un singolo esponente di una minoranza tra le 45 persone nominate come attori, atttrici, attori e attrici di supporto, registi e sceneggiatori. Negli ultimi 83 anni di Oscar, meno del 4% dei premi dedicati alla recitazione sono stati assegnati ad afroamericani. Una sola donna – Kathryn Bigelow – ha ricevuto il premio Oscar per la regia di The Hurt Locker. […]

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