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"17 ragazze" di Delphine & Muriel Coulin

23 marzo 2012 Recensioni 0 Commenti
17 ragazze

Teodora, 23 Marzo 2012 – Vitale

Diciassette ragazze dello stesso liceo di Lorient, in Francia, prendono una decisione eclatante: rimanere incinte tutte contemporaneamente, dietro la prospettiva di andarsene di casa per convivere e fare finalmente qualcosa di interessante…


Una scena di 17 ragazzeIn 17 ragazze una meravigliosa vitalità soffia con energica e leggera delicatezza. E’ il debutto al lungometraggio di Delphine e Muriel Coulin, che hanno scritto e diretto questa storia ispirandosi a un fatto realmente accaduto e realizzando un film disincantato, fresco, brioso, vero. Il film ci fa toccare con gli occhi la potenza di quelli che sembrano corpi imprigionati nella noia di adolescenti comuni, i quali invece, rivendicano la libertà, la felicità, l’autonomia di vivere. E di farlo «al 200 per cento». Sì, perché le 17 protagoniste del film decidendo di rimanere incinte tutte insieme, decidono di essere stra-ordinarie, di uscire da quello che chiamano “mondodimerda.com”, un mondo immobile sottolineato da un cinema che a tratti si blocca con lui, per farsene uno che vada bene per loro.
Una scena di 17 ragazzeLa forza dell’amicizia e della condivisione sono il presupposto del loro progetto, la cui leader si chiama non a caso Camille Fourier; come Charles Fourier, l’utopista che mirava alla realizzazione di una società in cui l’uomo non reprimesse le passioni e la tendenza al piacere. L’utopia collettiva di queste ragazze consiste nella possibilità di crearsi un’alternativa alla vita che conoscono, una vita senza prospettive e senza buoni esempi. Il problema è che la gravidanza non è un atto collettivo, ma una scelta individuale. Il corpo è la loro arma, il gruppo la loro fermezza, la voglia di crederci la loro potenza.

Una scena di 17 ragazzeTutto questo, il cinema delle sorelle Coulin ce lo trasmette fin dall’inizio, con una ripresa che non giudica le ragazze ma le lascia esprimere, nei loro silenzi, nelle loro convinzioni, nei loro modi di fare coraggiosi quanto spesso stupidi e dannosi. E’ un cinema che si mette nei panni dell’adolescenza anche nel modo di utilizzare il sonoro: il volume si alza, scoppia, si ferma, riparte, incalza, diventa la colonna sonora di un sogno a occhi aperti mentre si corre, per essere all’improvviso strappato via, come una cuffietta che ci si toglie/ci si mette dopo che si è acceso l’MP3. Il cinema, fra l’altro, si pone esso stesso al centro della dinamica fondamentale del film (la condivisione di un sogno ordinario e straordinario) nella contrapposizione fra il meraviglioso primo piano dell’occhio di Camille, ove si riflette l’immagine dell’ecografia, e l’orribile filmino sul parto che il preside della scuola mostra agli alunni. Camille prova paura quando, da sola, si confronta con quello che è solitamente un momento dolce e commovente (l’ecografia appunto). Sfrontata e ancora più convinta quando invece, insieme al gruppo, è di fronte alla brutalità di un parto. Il legame e la sua importanza è sancito nel film dalla ricorrenza continua di numerose immagini che rimandano al cerchio, dalla giostra, alle pance, ai movimenti di macchina circolari, al pallone infuocato.

Juliette Darche, Louise Grinberg, Yara Pilartz ed Esther Garrel in una scena di 17 ragazzeSoprendente non è solo è solo la migrazione delle coccinelle con cui il film si apre, ma anche il cast di giovanissime attrici, in cui spiccano Louise Grinberg nel ruolo di Camille (La classe), Roxane Duran (Il nastro bianco) ed Esther Garrel (Innocenza selvaggia, del padre). Sorprendete è l’energia che anima i sogni al di là di ciò che è giusto o sbagliato, e sorprendente è la loro irriverenza creatrice: «a 17 anni non si può essere seri, si sogna».


La locandina di 17 ragazzeTitolo: 17 ragazze (17 filles)
Regia: Delphine & Muriel Coulin
Sceneggiatura: Delphine Couline, Muriel Coulin
Fotografia: Jean-Louis Vialard
Interpreti: Roxane Duran, Louise Grinberg, Juliette Darchel, Esther Garrel, Yara Pilartz, Solène Rigot, Noémie Lvovsky, Florence Thomassin, Carlo Brandt, Frédéric Noaille, Arthur Verret
Nazionalità: Francia, 2010
Durata: 1h. 30′


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