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"21" di Robert Luketic

22 aprile 2008 Recensioni 0 Commenti
Emanuele Rauco, 22 Aprile 2008: Flebile
Sony, 18 Aprile 2008

Ben è un brillante studente di matematica che vuole entrare a tutti in una prestigiosa università: ma gli servono una storia da raccontare e 300.000 dollari: ci pensa così il professor Rosa, che ha applicato la matematica al blackjack. Con tutte le conseguenze del caso…


In tempi di recessione, crisi economica, tassi alle stelle e inflazione, dove non arrivano il lavoro e la fatica, arriva la fortuna: così si spiega il successo in Italia di lotto e gratta e vinci, e negli Stati Uniti di lotterie e gioco d’azzardo. Dal poker alla roulette, per finire col blackjack, il cinema hollywoodiano ha sempre trovato estremamente affascinante e remunerativo parlare di casinò e fiche. Ne approfitta perciò anche Robert Luketic (quasi famoso per il suo dittico sulle bionde con Reese Witherspoon), che racconta una storia vera e accuratamente romanzata per cercare di arrivare all’intrattenimento di serie A: il risultato è di superficiale soddisfazione.

Scritto da Peter Steinfeld e Allan Loeb, dal romanzo biografico di Ben Mezrich, una specie di gamblin’ movie (film di gioco e truffe) a metà tra commedia studentesca e noir, che ha il difetto di non avere mai troppo chiaro il proprio obiettivo e di confondersi ripetutamente tra moduli diversi.

Ambientato tra Las Vegas e Boston, sottolineando abilmente le differenze e le differenti malie delle due città, il film è il classico racconto della deviazione del sogno americano, della degenerazione della cultura del vincente che ha tradotto la capacità dell’individuo, la forza d’animo e il potere del lavoro in sfruttamento, in truffa, in abilità al limite dell’illegalità, ottenendo il massimo rendimento (come quasi tutti gli statunitensi più celebri) dal confine labile che separa ciò che si può e ciò che non si può.

Il problema del film è che passa da un registro all’altro senza mai incidere in nessuno, sporcando l’impianto da thriller di rapina con i toni scanzonati del college, con le baruffe sentimentali, coi dilemmi esistenziali, non riuscendo in più di un’occasione a far coincidere la suspense con le suggestioni morali della storia vera, finendo spesso a metà del guado e non riuscendo a coinvolgere completamente lo spettatore.

La regia di Luketic conduce il racconto in modo tradizionale, con un bel ritmo e una certa competenza, ma incapace – da semplice mestierante qual è Luketic – di infondere il giusto tono e la giusta forza agli snodi o ai personaggi che la sceneggiatura cerca di accumulare per rendere più interessante e sorprendente l’intreccio, ma che finisce invece solo per rallentarlo e renderlo fin troppo scoperto, come nel finale tipico e prevedibile, anche se meno moralista del previsto. Fin troppo facile poi che un attore come Kevin Spacey si mangi il resto del cast, certo volenteroso ma anonimo e privo di carisma come lo sguardo di Jim Sturgess o la sensualità slavata di Kate Bosworth.

Chi si accontenta gode, dice un proverbio, e noi ci potremmo accontentare, tenendo però bene a mente limiti e difetti di questo accontentarsi. Oltre al fatto di non aver molto goduto.


Titolo: 21 (Id.)
Regia: Robert Luketic
Sceneggiatura: Peter Steinfeld, Allan Loeb
Fotografia: Russell Carpenter
Interpreti: Jim Sturgess, Kevin Spacey, Kate Bosworth, Aaron Yoo, Liza Lapira, Jacob Pitts, Laurence Fishburne, Jack McGee, Josh Gad, Sam Golzari, Helen Carey, Jack Gilpin, Donna Lows, Butch Williams, Jeffrey Ma, Frank Patton
Nazionalità: USA, 2008
Durata: 2h. 13′


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