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“Cloverfield” di Matt Reeves

20 gennaio 2008 Recensioni 20 Commenti
Luciana Morelli, 30 Gennaio 2008: Opprimente
Universal, 1 Febbraio 2008

Un tuono assordante, la corrente va e viene, le pareti tremano. La televisione annuncia che un forte terremoto ha appena colpito Manhattan. Enormi palle di fuoco sfregiano la città e inquietanti boati risuonano nell’aria. La testa della Statua della Libertà viene scagliata contro i grattacieli…


Niente titoli di testa, solo uno schermo nero. Il marchio del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti introduce alla visione di un filmato amatoriale, ritrovato nell’area una volta denominata Central Park, che riferisce di eventi riconducibili al caso catalogato come “Cloverfield”.

Prodotto dagli sceneggiatori di Lost e diretto dall’esordiente Matt Reeves (anche lui sceneggiatore di serie Tv), Cloverfield è certamente uno degli eventi della stagione cinematografica, attesissimo soprattutto grazie al battage pubblicitario che ha letteralmente invaso il web e i media in generale, riportandoci ai tempi in cui The Blair Witch Project teneva banco. L’idea dei realizzatori di riproporre un monster-movie classico in chiave moderna, di usare le nuove tecnologie per narrare la storia da un’insolita prospettiva “dal basso” e di collegare a tutto questo sia i film romantici che l’attualità, tirando in ballo i postumi dell’11 settembre, si è rivelata un successo. Nonostante lo scetticismo che spesso accompagna questo tipo di pellicole, Cloverfield è senza dubbio una piacevole sorpresa, un (av)vincente mix di generi capace di offrire colpi di scena e idee narrativamente molto brillanti e rivitalizzare un genere ormai superato, che dopo Godzilla e King Kong sembrava non poter offrire più nulla di interessante al cinema moderno.

Realizzato con un budget cinquecento volte superiore al sopra citato film di streghe, di cui ha ricalcato anche il modus operandi, Cloverfield è breve, adrenalinico e visivamente convulso, un coinvolgente intrattenimento per tutte le età che non lascia un attimo di respiro, capace di instillare ansia e paura nello spettatore nonostante l’evento raccontato sia palesemente assurdo e mai mostrato chiaramente al di fuori dell’obiettivo frenetico e offuscato della videocamera.

Nell’era di YouTube e dell’informazione divulgata a velocità supersonica, l’occhio indiscreto e spietato di una piccola telecamera a mano segue la fuga disperata di un gruppo di ragazzi nel bel mezzo di un’apocalisse. Una corsa verso la salvezza documentata in modo discontinuo, immagini che sovrascrivono altre immagini, quelle precedentemente impresse sul nastro e che in qualche brevissimo flash mostrano momenti romantici e spensierati dei protagonisti, spazzati via come i grattacieli di Manhattan sotto i colpi dei tentacoli del mastodontico alieno, quest’ultimo più comparsa che prim’attore.

Accompagnato da un moderato mal di stomaco per gli sballottamenti e da un devastante senso di impotenza, lo spettatore giungerà abbastanza velocemente al finale, lasciato intenzionalmente “aperto” e pieno di interrogativi, immedesimandosi completamente in personaggi privi di carisma e di qualsiasi emotività, con i quali non ha avuto né tempo né modo di familiarizzare. Il fine giustifica i mezzi, dunque, quel che importa è che alla fine si esca dalla sala moderatamente soddisfatti e senza rimpianti.


Titolo: Cloverfield (Id.)
Regia: Matt Reeves
Sceneggiatura: Drew Goddard
Fotografia: Michael Bonvillain
Interpreti: Lizzy Caplan, Jessica Lucas, T.J. Miller, Michael Stahl-David, Mike Vogel, Odette Yustman, Anjul Nigam, Margot Farley, Theo Rossi, Brian Klugman, Kelvin Yu, Liza Lapira, Lili Mirojnick, Ben Feldman, Elena Caruso, Vakisha Coleman
Nazionalità: USA, 2008
Durata: 1h. 25′


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Attualmente ci sono 20 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Spaventoso e magnifico.

  2. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Chi lo ha visto?
    A chi è piaciuto?

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Riguardo il mostro mi pare che non compare nel film però ci sono frequenti ipotesi sulla sua forma fisica: c’è chi dice sia una balena mutante, o addirittura, un enorme pesce da cui cadono migliaia di granchi grandi quanto un uomo, c’è invece chi pensa somigli al mostro de LA COSA di John Carpenter.
    A me onestamente attirano molto la prima e l’ultima ipotesi, e poi su Internet girano diversi disegni interessanti sul mostro però credo che l’ipotesi della balena mutante sia la più affascinante e sensata.
    In effetti girano molte balene nella costa che va dal Canada fino alla Florida quindi è molto probabile che si tratti di una balena mutante, a meno che non sia un alieno.
    Voi di CineFile cosa dite?

  4. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    A proposito: Buon anno nuovo a tutti, ad Alberto Cassani, a Giuseppe Caschetto, a tutti quelli dello staff di CineFile e a tutti i suoi lettori.

  5. Adriano scrive:

    un film a mio parere molto bello la tensione e molta e la cosa ancor più bella e che non ti spiega nulla… cioe da dove e arrivato??? muore non muore?? quante sono le vittime?? mi ricorda molto il cannibal holocaust se non erro del buon Lenzi… queste persone ignote che ritrovano la telecamera… assurdo che una telecamera si salvi dopo un casino del genere mah… tutto e possibile in ogni caso bello bello e da vedere e rivedere…

  6. Alberto Cassani scrive:

    Mah… In realtà secondo me il fatto di non spiegare nulla è sempre un difetto. Una cosa è voler lasciare il dubbio dell’interpretazione agli spettatori, un’altra è essere involontariamente ermetici perché non si riesce a rendere le cose abbastanza chiare. A quanto pare l’idea degli autori era che il mostro era una specie di balena geneticamente modificata, ma da cosa si dovrebbe capire nel corso del film? Poi, per carità, resta un film interessante, ma tutt’altro che memorabile anche per via di questi problemi di sceneggiatura.

    “Cannibal Holocaust” è di Ruggero Deodato, non di Umberto Lenzi. In ogni caso la storia della macchina da presa qui è una cosa completamente diversa dai buchi di “Cloverfield”: qui è solo una questione di sospensione della realtà, di credere a ciò che si vede. Come quando Indiana Jones si nasconde sopra un sottomarino e arriva a destinazione, noi dobbiamo credere che il sottomarino non sia mai andato sott’acqua per tutto il viaggio; qui dobbiamo credere che i cannibali abbiano salvato la pellicola per puro caso, ma è tutt’altra cosa rispetto al (non) sapere che i ragni di “Cloverfield” sono parassiti del mostro più grande.

  7. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Certo che lo sapevamo che quei ragni sono i parassiti. li hanno realizzati apposta per creare scene d’azione dove il mostro non sarebbe potuto entrare come la metropolitana.

  8. Alberto Cassani scrive:

    E da cosa lo sappiamo, che sono parassiti? L’intento degli autori è chiaro, ma non dobbiamo confondere le intenzioni degli autori con le motivazioni dei personaggi. In “Cloverfield” non ci viene detto nulla sull’origine del mostro, e gli indizi che a quanto pare gli autori volevano dare sono stati tutti male indirizzati.

  9. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Sì, sappiamo che quelli erano i parassiti del mostro perché ci è stato detto subito dopo l’uscita del film, ma se invece così non fosse il mistero rimane e non vorrei che diventasse un film privo di senso perché sarà anche vero che gli indizi sono mal indirizzati e se non c’è nessun indizio?
    Un film dove ci sono dei mostri che attaccano il mondo senza alcun motivo è senza senso deve per forza esserci una trama più profonda.
    ma le speranze del sequel secondo me vanno a farsi mungere.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Ma no, senza senso no. Certo però che avrebbe potuto essere ben più intenso dal punto di vista della sceneggiatura, ma qui probabilmente la scelta dello stile registico ha impedito di lavorare nel modo giusto per la costruzione della trama. Dico che gli indizi sono male indirizzati perché, ad esempio, alla fine si vede qualcosa cadere dal cielo verso il mare e a quanto pare quello sarebbe un satellite artificiale che porta al risveglio della creatura, ma è ovvio che lo spettatore finisce per pensare ad un’astronave, perché non ha nessun elemento che gli dovrebbe suggerire altrimenti. Quindi, in sostanza è molto peggio avere indizi indirizzati male che non avere proprio indizi, perché invece di un film ambiguo hai un film con un messaggio diverso da quello che volevi trasmettere.

  11. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Comunque voglio azzardare un’ipotesi: secondo me ci sono tutti questi dubbi sulla trama perché l’esperienza è raccontata attraverso gli occhi dei protagonisti che sono presi alla sprovvista da questo evento ai limiti del surreale. Per me non centrano errori registici o di sceneggiatura. Per me tutti i dubbi e i misteri che pervadono questo film sono voluti per alimentare la discussione, e questo ha garantito un così buon successo al film ( che mi sembra anche un bel gran filmone ), perché altrimenti il destino di “Cloverfield” sarebbe stato lo stesso di “Godzilla”: visto, ha entusiasmato e infine gettato nel dimenticatoio.

  12. Alberto Cassani scrive:

    Ma sono d’accordo, l’ho anche scritto qui sopra. Il modo in cui il film è concepito e girato giustifica questi dubbi, il problema è che le soluzioni a questi dubbi proposte dagli autori sono state organizzate male. Non dirci niente sull’origine del mostro va anche bene, ma se provi a dirci che è un essere marino geneticamente modificato e lo fai in modo incomprensibile e facilmente fraintendibile non va bene per niente.

    Tra l’altro, ma sei sicuro che “Cloverfield” non sia già caduto nel dimenticatoio come il “Godzilla” di Emmerich?

  13. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Non ne ho idea, ma comunque in giro sento più parlare di Cloverfield, godzilla è soltanto nominato ogni cinquemila anni ( per modo di dire.

  14. Alberto Cassani scrive:

    Be’, ma “Godzilla” è anche di 12 anni fa… Se non dovessero esserci seguiti, anche “Cloverfield” farebbe la stessa fine. Ma per essere un film di due anni fa, è già molto passato di moda.

  15. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Già

  16. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Però secondo me Cloverfield non ha bisogno di sequel, va più che bene così.

  17. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Comunque credo anch’io che il monster movie sia un genere in via di caduta. ormai la storia è la stessa.

  18. Andrea scrive:

    Bellissimo!

  19. Marco scrive:

    Concordo con la recensione. Vera sospresa del momento di allora.

  20. Plissken scrive:

    Nel complesso non è malaccio, e anche io trovo perfetta la recensione. Considerando comunque il giustamente citato “moderato mal di stomaco”, spero che questa pellicola non trovi troppi epigoni in quanto è sì senz’altro interessante tecnicamente, ma magari come esperimento; alla lunga, questo tipo di ripresa/montaggio mi stancherebbe parecchio.

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