Stai leggendo:

"Detachment - Il distacco" di Tony Kaye

22 giugno 2012 Recensioni 7 Commenti
Detachment - Il distacco

Officine Ubu, 22 Giugno 2012 – Esasperato

Tre settimane nella vita di un supplente di scuola superiore, tra colleghi sull’orlo di una crisi di nervi, colleghe affascinanti ma noiose, presidi prepensionati e studenti menefreghisti e violenti. E poi un nonno sul letto di morte e una giovanissima prostituta che si rifugia a casa sua…


Una scena di Detachment - Il distaccoIl manuale del cinema d’autore indipendente secondo Tony Kaye. Si potrebbe ridurre a questo, il nuovo film dell’apprezzato regista di American History X, tanta è l’ostentazione dei vezzi registici che da sempre contraddistinguono il cinema indipendente made in USA con velleità artistiche. Tra false interviste al protagonista, inquadrature elaborate, ralenti, sequenze accelerate, fuori fuoco ben studiati e intermezzi animati per sottolineare certi passaggi, il regista di Detachment fa di tutto per farsi notare. Il risultato è però solo quello di infastidire lo spettatore e distrarlo dalla storia che gli sta raccontando.

Sami Gayle e Adrien Brody in Detachment - Il distaccoStoria che, però, ci mette del suo. La sceneggiatura dell’esordiente Carl Lund – ex insegnante lui stesso – gioca sull’accumulo di situazioni drammatiche ma è infarcita di così tanti stereotipi da non permettere mai di credere al suo realismo. Il cupo e desolante ritratto della decadenza del sistema scolastico statunitense (non molto diversa da quella del sistema italiano, tra l’altro) che il film si propone di essere, appare così solo un’esagerata spettacolarizzazione di tante cose già viste in mille altre pellicole. Molte delle quali migliori di questa.


La locandinaTitolo: Detachment – Il distacco (Detachment)
Regia: Tony Kaye
Sceneggiatura: Carl Lund
Fotografia: Tony Kaye
Interpreti: Adrien Brody, Marcia Gay Harden, Christina Hendricks, William Petersen, Bryan Cranston, Tim Blake Nelson, Betty Kaye, Louis Zorich, Isiah Whitlock Jr, Sami Gayle, Lucy Liu, Blythe Danner, James Caan, Renée Felice Smith
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 1h. 37′


Percorsi Tematici

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Attualmente ci sono 7 commenti a questo articolo:

  1. francesco scrive:

    felice di non sentirmi solo – fr

  2. Alberto Cassani scrive:

    Nel senso che sei felice di non sentirti come il protagonista del film?

  3. Guido scrive:

    A me il film è piaciuto, anche se sono assolutamente d’accordo sul fatto che lo spettatore viene distratto ripetutamente -e inutilmente-. Ho trovato un po’ eccessivo il fatto che tutti, nessuno escluso, gli insegnanti di questo film abbiano dei problemi. Nessuno escluso. Capisco l’intenzione di voler sottolineare la situazione del sistema scolastico, ma, e anche qui sono in linea con la recensione, la credibilità ne risente. E poi, il colpo di scena finale era proprio necessario??? Sono invece contento di rivedere Adrien Brody ad alti livelli in un film più serio delle ultime sciocchezze direct-to-home-video a cui ci aveva abituato. Probabilmente senza di lui -e anche il mitico Jimmy Caan- il film sarebbe stato poca cosa (per chi, come me, lo ha apprezzato), o completamente inutile (come chi lo ha recensito). Da Tony Kaye dopo dodici anni mi aspettavo di più.

  4. Guido scrive:

    * (come PER chi lo ha recensito)* Chiedo scusa.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Ahimé, Tony Kaye è l’unica ragione che mi ha spinto a vedere il film, e anch’io sono rimasto delusissimo proprio per questo. I problemi degli insegnanti sono un ottimo esempio di come la sceneggiatura appaia troppo studiata e quindi ovvia per riuscire a funzionare davvero. Sul finale in effetti stendiamo un velo pietoso. Poi è chiaro che le buone idee ci sono, ma si sarebbe dovuto lavorare un po’ più di pancia invece che di intelletto…

  6. Marco scrive:

    Concordo con Albe, anche se ho apprezzato l’originale messa in scena di Kaye e l’ottima interpretazione di Brody e di tutto il cast.
    Concordo sul fatto che sia un film troppo facile, dai risvolti prevedibili (io stesso ho intuito ben prima del finale che fine facesse la ragazza obesa).
    Non ho accusato la lentezza, anzi penso che molte scene dove Brody fa i monologhi siano di bell’impatto e frasi molto profonde.
    Un pò troppo furbo. Giusto l’ultima opinione di Albe sull’ultimo commento.

  7. Alberto Cassani scrive:

    La ragazza in questione è la figlia del regista, tra l’altro…

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.