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"Effetti collaterali" di Steven Soderbergh

2 maggio 2013 Recensioni 6 Commenti
Effetti collaterali

M2 Pictures, 1 Maggio 2013 – Teso

Dopo quattro anni il marito di Emily finisce di scontare una condanna per insider trading, ma il suo rilascio la fa cadere in depressione. Dopo un tentativo di suicidio, uno psichiatra le prescrive un nuovo tipo di antidepressivo che ha però dei preoccupanti effetti collaterali…


Rooney Mara e Channing Tatum in una scena in una scena di Effetti collateraliSe Henri-Georges Clouzot fosse vivo, probabilmente oggi dirigerebbe film come Effetti collaterali. O quantomeno si divertirebbe molto ad andarlo a vedere al cinema. Certo, Clouzot avrebbe trovato soluzioni di sceneggiatura più sottili ed eleganti di quelle scritte da Burns, e avrebbe preferito una regia più sobria di quella scelta da Soderbergh, ma non si può negare come l’intreccio e le atmosfere cercate dai autori riportino alla mente alcune delle pellicole del maestro francese. E probabilmente non è un caso.

Jude Law e Catherine Zeta-Jones in Effetti collateraliGiunti alla terza collaborazione dopo The Informant! e Contagion, Soderbergh e Burns mettono in scena un thriller psicologico di tutto rispetto, che ha però il difetto di non riuscire a creare tanta tensione quanto vorrebbe e di non calcare la mano contro le aziende farmaceutiche quanto forse gli spettatori si aspetterebbero. La tensione viene stemperata soprattutto dal quadretto familiare di Jude Law, che non convince mai, e da una Catherine Zeta-Jones totalmente fuori parte. Tutto il resto, però, funziona egregiamente e ci si chiede come sia possibile che tra il già citato Contagion e questo, Soderbergh abbia realizzato due oscenità come Knockout e Magic Mike. Evidentemente il regista di Atlanta ha davvero bisogno di una sceneggiatura di ferro per riuscire a dare il proprio meglio.

Rooney Mara e Jude Law in Effetti collateraliIl proprio meglio lo dà anche Rooney Mara, già candidata all’Oscar per Millennium, che è il vero centro emotivo del film. Il suo personaggio è monodimensionale perché deve esserlo, ma prende vita grazie alla sua sentita e convincente interpretazione. L’attrice newyorchese riesce a renderci partecipi della depressione che la avvolge e la travolge, ed è grazie a lei che tutta la parte finale ci appare plausibile. Perché un thriller che si rispetti non può certo sgonfiarsi al momento della resa dei conti. E questo, infatti, non lo fa.


La locandina di Effetti collateraliTitolo: Effetti collaterali (Side Effects)
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Scott Z. Burns
Fotografia: Peter Andrews (alias Steven Soderbergh)
Interpreti: Rooney Mara, Jude Law, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, Vinessa Shaw, Ann Dowd, Polly Draper, David Costabile, Mamie Gummer, Mitchell Michaliszyn, Scott Sheperd, Sheila Tapia
Nazionalità: USA, 2013
Durata: 1h. 46′


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Attualmente ci sono 6 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Urka, Henri-Georges Clouzot per me è un mito… mi toccherà quindi andarlo a vedere questo film, anche dovesse assumerne lo stile solo parzialmente. Tra l’altro (per fortuna a quanto pare) non ho visto né “Knockout” né “Magic Mike” mentre di “Contagion” ho un buon ricordo.

  2. Plissken scrive:

    Visto. Mi è parso nel complesso un buon film, che merita senz’altro il “verde” in recensione, pur non essendo scevro da qualche difetto. In primis direi che il ritmo narrativo si rivela altalenante, cosa che di per sé non sarebbe una mancanza se non fosse per il fatto che la prima parte risulta un po’ -troppo- lenta, mentre nell’ultima vi è un’iperbole che porta ad una conclusione affrettata non tanto nel concetto quanto nell’esposizione (che tra l’altro risulta forse un po’ “manieristica” ed a tratti demodé).
    Come esplicato in recensione credo ci si aspetti una critica più forte alle case farmaceutiche, mentre nel film si giunge ad una conclusione che porta a colpevolizzare dei singoli individui.

    Il film comunque, sempre nella mia personale opinione, risulta assai gradevole ed una spanna al di sopra della media, da vedere senz’altro.
    D’accordissimo sulla bella prova della Mara supportata egregiamente da Law decisamente “in palla”.
    Bello l’aspetto formale, sobrio e piuttosto elegante, anche la regia mi è parsa di alto livello anche se, come espresso dal Master Cassani, Clouzot era un’altra cosa… Credo anch’io comunque che avrebbe apprezzato. :-)

    O.T.
    Un altro film che ho visto di recente che mi ha colpito per la bellissima “forma” è stato “Babycall”, che però alla fine implode miseramente su se stesso: qualcuno l’ha visto? Magari mi spiega il finale…

  3. Alberto Cassani scrive:

    In realtà tutti hanno citato Hitchcock, parlando di questo film, ma non riesco proprio a capire perché.

    Di Babycall abbiamo la recensione qui: http://www.cinefile.biz/babycall-di-pal-sletaune/

  4. Plissken scrive:

    Hitchcock mi sa che viene tirato in ballo piuttosto spesso a sproposito, soprattutto quando si parla di thriller. Non credo che questo film sia totalmente avulso da caratteristiche ravvisabili nei lavori del regista inglese, ma le stesse sono presenti in talmente tante opere che diviene azzardato andare a definirle come proprie dell’Alfred.

    Non avevo visto la recensione di “babycall”; vado a leggerla… thanks.

  5. mauro scrive:

    Cassani sei stato troppo buono… io mi sono addormentato al cinema… quando mi sono svegliato mezzora prima della fine avevo gia capito chi era l’assassino

  6. Marco scrive:

    Insomma, luci ed ombre. D’accordo con i pregi espressi e anche con i difetti, a cui io aggiungerei anche ciò che non ho gradito.
    I primi 50 minuti son ben scritti e girati e coivolgenti, finchè si arriva alle indagini che fa Law e qui, non so se volontariamente o involontariamente, la sceneggiatura diventa confusionaria: troppe cose vengono dette (alcune, chi non è avvezzo ai temi, le comprenderà non immediatamente) in modo non proprio chiaro.
    Anche il film cambia radiclamente di genere, parte drammatico con spunti di critica sulle multinazionali, medici, ecc… e continua col thriller, scelta che non trovato troppo felice, soprattutto per il fatto che qui sceneggiatore e regista fanno andare veramente in confusione lo spettatore, annoiandolo anche.
    Personalmente avrei continuato con le premesse iniziali, se poi vuoi cambiare le carte in tavola ok ma c’è modo e modo.
    Il finale rivelatore chiarisce un pò tutto però personalmente mi ha infastidito come ci si arriva. Gli ultimi minuti poi sono di una scontatezza esagerata.
    Musica di Newman minimale al punto giusto.

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