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Errol Flynn & Burt Lancaster: Cappa, spada e cialtroneria

31 gennaio 2006 Articoli 6 Commenti
Capitan Blood

Il termine “swashbuckler” viene usato fin dal XVI secolo per indicare quegli avventurieri fanfaroni che durante i duelli si fanno sentire più con la bocca che con la spada. Il cinema di avventura ha proposto negli anni innumerevoli versioni di questo tipo di personaggio, ma due attori in particolare sono stati l’impersonificazione dello swashbuckler sul grande schermo e nella vita reale: Errol Flynn prima e Burt Lancaster poi…


Il corsaro della Giamaica è un film diretto da James Goldstone nel 1976 e interpretato da Robert Shaw, James Earl Jones, Peter Boyle e Geneviève Bujold. Il titolo originale è Swashbuckler, un termine di difficile traduzione che fin dal XVI secolo identifica quegli avventurieri fanfaroni che durante i duelli si fanno sentire più con la bocca che non con la spada, a meno di non colpire volontariamente con quest’ultima lo scudo dell’avversario solo per far scena. Il cinema d’avventura ci ha proposto innumerevoli versioni di questo tipo di personaggio, presentandocelo per lo più vestito con abiti sgargianti, protagonista di duelli coreografati come balletti e spesso circondato da femmine vogliose quasi fosse una versione marinaresca dei cowboy di Louis L’Amour. Due attori in particolare sono stati l’impersonificazione dello swashbuckler non solo sullo schermo ma anche nella vita reale, ben prima dell’arrivo di Johnny Depp.

Il rompiscatole

La locandina originale di "Il corsaro della Giamaica"Quattro erano le cose che Errol Flynn amava di più, nella vita: le donne, il mare, i libri e far girare le scatole agli altri… In effetti, Flynn aveva molto in comune con i personaggi che interpretava al cinema: era un filibustiere di quelli veri, uno che aveva avuto una vita davvero avventurosa ma l’aveva sempre vissuta divertendosi come se stesse giocando. Nato nel 1909 in Tasmania da un biologo marino e dalla (diceva lui) discendente di un ammutinato del Bounty, Flynn scappa di casa all’età di 15 anni dopo essere stato espulso da tutte le scuole a cui i genitori l’avevano iscritto in Australia e in Inghilterra. Lavora come commesso presso uno spedizioniere di Sydney, poi viaggia fino alla Nuova Guinea per provare a fare il cercatore d’oro. Si compra una piantagione di tabacco ma ci perde una fortuna prima di mettersi a fare mille piccoli lavori in giro per il mondo, dal pescatore di perle al pugile, senza riuscire a conservarne nessuno per più di qualche mese. Nel 1933, tornato in Australia, si imbatte in un produttore che vede in lui la bellezza di una star del cinema e gli offre il primo ruolo della sua carriera. Entusiasta del lavoro dell’attore, Flynn si trasferisce in Inghilterra e per il successivo anno e mezzo recita a teatro con la Northampton Repertory Company. È nuovamente grazie al suo look che ottiene un contratto con la filiale inglese della Warner Bros. e conquista il suo primo ruolo da protagonista prima di trasferirsi ad Hollywood.

Pirati dei Caraibi

La locandina italiana di "Capitan Blood"Per provare a contrastare la produzione MGM de La tragedia del Bounty con Clark Gable e Charles Laughton, nel 1935 la Warner decise di realizzare una nuova versione cinematografica del romanzo di Rafael Sabatini Capitan Blood. A dirigerla viene chiamato Michael Curtiz, mentre del cast fanno parte l’allora diciannovenne Olivia de Havilland e Basil Rathbone. Il ruolo del protagonista è affidato a Robert Donat, che l’anno precedente era stato un convincente Conte di Montecristo. Il primo giorno delle riprese, però, Donat non si presenta sul set, adducendo problemi di salute. Dovendo trovare un sostituto in tutta fretta, la Warner decide di affidare il ruolo ad uno sconosciuto. Ascoltando il suggerimento della sua ex moglie, l’attrice francese Lili Damita, Curtiz fa ai produttori il nome del secondo marito della donna. Dopo due apparizioni statunitensi in piccoli ruoli di supporto, per il ventiseienne Errol Flynn è la gloria.

Il personaggio del dottor Peter Blood è perfetto per Flynn, che ha modo di mettere in mostra le sue doti atletiche così come il fisico prestante e l’attraente viso (seppur allora privo dei caratteristici baffetti). Il film racconta di un ex soldato di fortuna inglese divenuto chirurgo, che nel 1685 viene spedito in Giamaica con una condanna ai lavori forzati per aver curato un soldato ribelle. Approfittando di un raid spagnolo nella città dove sono rinchiusi, i prigionieri riescono a fuggire rubando addirittura un galeone spagnolo e diventando i più temuti pirati dei Caraibi grazie al coraggio e alla determinazione del formidabile Capitan Blood. Ma si tratta di pirati alla Robin Hood, che rubano ai ricchi per dare ai poveri, ed è quindi comprensibile che nel momento del bisogno siano pronti a combattere i francesi per l’onore di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra.

Errol Flynn in "Capitan Blood"L’efficacia della pellicola sta tutta nella mano decisa con cui Curtiz ha guidato la produzione, ma il carisma di Flynn è innegabile e il suo entusiasmo evidente. Il suo personaggio è sfrontato quanto lo è lui sul set (famosi sono gli scherzi che fece ad Olivia de Havilland, arrivando anche ad infilarle un serpente morto nella gonna), ma è tutto il film ad avere un marcia diversa dai film di pirati precedenti. Ai personaggi della pellicola piace davvero ciò che fanno, si divertono (e ci divertono) con le loro evoluzioni. Il capitano Blood è un duro che affronta il pericolo col sorriso sulle labbra, che non risparmia commenti cinici ma neanche baci e abbracci alla bella di turno (e al suo luogotenente, suggeriscono alcuni dialoghi). A conti fatti, nonostante le pellicole di Douglas Fairbanks risalenti all’epoca del muto, è giusto considerare Capitan Blood come il capostipite del filone degli swashbuckler.

Nella foresta di Sherwood

Secondo Jack Warner, Erroll Flynn sullo schermo poteva solo fare a botte o fare l’amore. In effetti, ben di rado Flynn fece qualcos’altro, sostanzialmente perfezionando il personaggio di Blood – e perfezionando lo stesso sottogenere degli swashbuckler con altre due memorabili pellicole.

Basil Rathbone e Errol Flynn in "La leggenda di Robin Hood"Tre anni dopo Capitan Blood, Michael Curtiz si trova nuovamente a dirigere il terzetto Flynn-de Havilland-Rathbone, con l’aggiunta di Claude Rains, ne La leggenda di Robin Hood. Uno dei primi film girati in Technicolor, tant’è che le prime riprese furono dirette dal più esperto William Keighley, La leggenda di Robin Hood è in pratica una serie di cortometraggi che raccontano le diverse avventure di Robin e dei suoi allegri compari. La messa in scena è di gran lunga più complessa della sceneggiatura, mostrandoci un mondo ai limiti del credibile ma ben oltre i limiti del cinema di allora. Ogni elemento filmico si sposa alla perfezione con gli altri, ma come già in Capitan Blood anche qui è la figura di Errol Flynn ad emergere e dare spessore alla pellicola.

Errol Flynn in "La leggenda di Robin Hood"Flynn non è mai stato considerato un bravo attore, ma la realtà è che nessun attore avrebbe mai potuto interpretare i suoi ruoli in maniera altrettanto convincente. In fondo, questo è lo stesso Robin Hood che Mel Brooks prese in giro cinquant’anni dopo… Flynn riesce ad essere duro e guascone senza mai sembrare ridicolo nonostante la calzamaglia (e stavolta senza doppi sensi nei dialoghi). La cosa notevole della sua recitazione, come ha fatto notare il critico Matthew Foster, è che non si ha l’impressione che Errol Flynn si stia divertendo: si ha l’impressione che Robin Hood si stia divertendo. E non è cosa da poco.

Al di là delle sequenze classiche che magari i lettori più giovani ricordano grazie a versioni successive della stessa storia, come il torneo di tiro con l’arco o la lotta con Little John sui tronchi, il duello tra Robin e il Sir Guy di Rathbone è ancora oggi una delle sequenze più esaltanti cui uno spettatore cinematografico possa assistere. Nel suo complesso il film mette insieme perfettamente commedia, avventura e sentimento, miscelandoli al giusto ritmo. Probabilmente il miglior swashbucler di sempre.

Lo sparviero del mare

La locandina italiana di "Lo sparviero del mare"Al di là del titolo, nulla lega il romanzo di Rafael Sabatini del 1915 con il film interpretato da Errol Flynn nel 1940. Lo sparviero di Sabatini raccontava la storia di un gentiluomo della Cornovaglia che, tradito dal fratello, si aggrega ad una banda di pirati per cercar vendetta. Lo sparviero di Flynn è quasi una biografia del pirata Francis Drake adattata per gli anni della Seconda Guerra Mondiale, in cui la Regina Elisabetta dà ad un pirata l’incarico di contrastare l’Invincibile Armada spagnola, perché «l’ambizione di un solo uomo minaccia il mondo intero».

Diretto per l’ennesima volta da Michael Curtiz, Flynn combatte per la Regina come per il divertimento, lungo 127 minuti di avventura che suonano come una melodia già sentita ma eseguita (quasi) alla perfezione. Rispetto a Capitan Blood, stavolta la Warner ha messo a disposizione del regista delle vere navi invece che dei modellini, e la battaglia con cui il film si apre ne guadagna notevolmente. Il fatto che la pellicola sia in bianco e nero, in modo da poter riutilizzare sequenze di repertorio, va un po’ a discapito della buona riuscita dell’aspetto visivo ma la fotografia è sempre eccellente e i duelli – per l’ennesima volta sottolineati dalla musica di uno dei migliori compositori cinematografici di tutti i tempi, Erich Korngold – sono come sempre ottimi. È il personaggio di Errol Flynn ad essere diverso: non è più un ragazzo che viaggia per mare, ma un uomo adulto che ha la capacità e l’esperienza di comandare un manipolo di bucanieri. È un adulto, come adulto è il film, un film più drammatico dei precedenti, com’è ovvio aspettarsi da una pellicola prodotta in tempo di guerra.

Basil Rathbone e Errol Flynn in "Lo sparviero del mare"Lo stesso Errol Flynn combatté di lì ad un paio d’anni la sua guerra personale, quando dovette difendersi dalle accuse di stupro mosse da due minorenni. In perenne lotta con l’alcool e da sempre vulnerabile al fascino delle donne, Flynn fu assolto con formula piena ed uscì dal processo con ancora maggiori simpatie da parte del pubblico rispetto a prima. Passò poco, però, prima che cominciasse a soccombere alle droghe e all’alcool, finendo per avere anche gravi problemi economici. La sua stella, una delle più brillanti della Hollywood degli anni Trenta e Quaranta, si spense alla stessa velocità con cui Errol Flynn aveva vissuto la sua vita, dandogli solo un ultimo barlume di grandezza con l’hemingwaiano Il sole sorgerà ancora.

Un trapezista in calzoni viola

Proprio quando Errol Flynn stava cadendo in disgrazia, il suo naturale successore si stava facendo strada nel rutilante mondo del cinema. In realtà sarebbe ingiusto relegare Burt Lancaster al ruolo di simpatica canaglia da film d’avventura, avendo lui saputo districarsi alla perfezione tra le rigide fila imposte dai produttori di Hollywood. Non c’è dubbio, però, che i suoi ruoli in film come La leggenda dell’arciere di fuoco e Il corsaro dell’Isola Verde abbiano dato nuova vita al personaggio del pirata guascone tanto caro ai fan di Errol Flynn.

La locandina italiana di "La leggenda dell'arciere di fuoco"Nato ad East Harlem ma cresciuto ad Hell’s Kitchen, da bambino Lancaster rimane folgorato dalla visione de Il segno di Zorro con Douglas Fairbanks, tanto da decidere di intraprendere la carriera di acrobata. Insieme all’amico Nick Cravat si esibisce per diec’anni come trapezista nel circo dei fratelli Kay prima di dover smettere a causa di un infortunio al polso. Arrivato per caso al mondo del cinema subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, diventa una star prima ancora di sviluppare reale interesse per la recitazione («Un giorno mi sono svegliato, ed ero una star. Ero terrorizzato, così mi sono messo a lavorare per diventare un attore»), ma è quando mostra sullo schermo le proprie doti acrobatiche che lascia davvero a bocca aperta gli spettatori.

Prodotto dallo stesso attore e diretto da Jacques Tourneur nel 1950, La leggenda dall’arciere di fuoco è ambientato nella Lombardia del XII secolo, dove il giovane arciere Dardo Bartoli cerca con l’aiuto di un gruppo di ribelli di strappare sua moglie e suo figlio dalle grinfie del despota tedesco che li ha rapiti. Se all’inizio del film Dardo è cinico e triste, quando comincia a menar le mani da vita ad un turbinio di scene d’azione che danno a Lancaster e al suo vecchio amico Cravat la possibilità di divertirsi facendo ciò che hanno fatto a lungo da ragazzi, e la cosa è talmente evidente da essere contagiosa. Le situazioni in cui i personaggi si infilano sono ben architettate e il film finisce per essere un vero inno alla gioia.

Nick Cravat e Burt Lancaster in "Il corsaro dell'Isola Verde"L’anno successivo, la coppia Lancaster-Cravat si riunisce ne I dieci della legione prima di ritrovarsi nuovamente per un film che è certamente più una commedia che un film di pirati. Dotato di gran ritmo grazie al sorprendente lavoro di Robert Siodmak, regista che nel decennio precedente aveva diretto ottimi thriller, Il corsaro dell’Isola Verde è un appassionato revival degli stilemi del genere realizzato col massimo della serietà ma senza prendersi troppo sul serio. La storia del pirata che combatte il perfido Barone per conquistare il cuore della donna di cui è innamorato non è niente di straordinario, ma le scene comiche sono perfettamente riuscite e quelle d’azione sono talmente caricate da sembrar uscite da un cartone animato, e i brillanti colori del Technicolor accentuano quest’impressione.

Pur conservando il carattere sbruffone del personaggio proposto da Errol Flynn, appare chiaro come nei suoi film d’avventura Lancaster si rifaccia in realtà più alle interpretazioni del suo idolo Fairbanks, dando maggior importanza alla propria fisicità rispetto alle reali necessità del personaggio o del film, accentuando così sia la carica umoristica delle pellicole che la propria immagine. Ma poteva permetterselo, perché come disse il regista John Frankenheimer, «nessuno sullo schermo ha mai avuto l’impatto visivo che aveva Burt Lancaster nel Corsaro dell’Isola Verde».


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Attualmente ci sono 6 commenti a questo articolo:

  1. Ennio scrive:

    Fantastico articolo! XD

  2. Alberto Cassani scrive:

    Grazie infinite. Nato un po’ per caso, ma tutto sommato venuto fuori decentemente.

  3. Anonimo scrive:

    Leggendo le tracce ho rivissuto momenti della mia fanciullezza,guardando i film del mitico BURT,quando impersonava,se ricordo bene,DARIO

  4. Plissken scrive:

    Articolo molto interessante Cassani, complimenti. Non avevo mai pensato a Lancaster come ad un “erede” di Flynn, forse perché ho avuto modo di vederlo più che altro in pellicole in cui era già maturo e quindi al di fuori del genere “cappa e spada”.

    Ho visto che hai menzionato Tourneur: per curiosità, a te piace il celeberrimo “Cat people”?

    Poi magari torniamo in tema… :-)

  5. Alberto Cassani scrive:

    Grazie, Plissken. “Il bacio della pantera” è molto bello, ma allo stesso livello trovo sia anche “L’uomo leopardo”. “Ho camminato con uno zombi”, invece, secondo me è molto inferiore.

  6. Plissken scrive:

    Urka, grazie a te per l’informazione invece. “L’uomo leopardo” non l’ho mai visto, e se mi dici che è a livello di Cat People vedrò senz’altro di procurarmelo. :-)

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