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"Faust" di Brian Yuzna

22 marzo 2003 Recensioni 2 Commenti
Faust - La vendetta è nel sangue

Disponibile in home-video – Ignobile

John Jaspers, pittore di talento ma dalla scarsa fama, viene aggredito da un gruppo di criminali che gli uccidono la fidanzata. Deciso a togliersi la vita, Jaspers incontra un inquietante individuo che gli promette poteri illimitati in cambio della sua anima. Ma non ci metterà molto a capire di essere stato imbrogliato…


Mark Frost nei panni di FaustEra il 1990 quando in Italia venne pubblicato il fumetto di Faust scritto da David Quinn e disegnato da Tim Vigil. La più importante rivista italiana di critica fumettistica, Fumo di China, pubblicò la più breve e cattiva recensione della sua storia, solo due parole per liquidare il primo numero di quella mediocre miniserie in bianco e nero: «merda pura». Il film tratto da quel piccolo comic book inglese meriterebbe lo stesso trattamento, non fosse per il pedigree del regista e la presenza di un creatore di effetti speciali che ha saputo esaltare i fan dello splatter a cavallo tra gli anni 80 e 90.

Isabel Brook frustata da Monica Van Campen in FaustAutore di importanti film di genere come la sua opera prima Society – The Horror e i due Re-Animator (il primo solo prodotto), oltreché del soggetto di Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, Brian Yuzna è stato un vero e proprio idolo per gli appassionati del cinema sanguinolento degli anni 90, e ancora oggi vanta numerosi estimatori tra gli appartenenti alla Generazione X. Impossibilitato a lavorare nella Hollywood di fine millennio visti i film che vuole dirigere e non riuscendo a trovare abbastanza soldi nel mercato indipendente, Yuzna si è trasferito in Spagna a lavorare per la Fantastic Factory di Julio Fernandez (che produce anche le pellicole di Jaume Balaguerò) e ha subito portato a termine un progetto che covava da lungo tempo. In effetti, la storia di John Jasper sembrava perfetta per il tipo di cinema cui Yuzna ci aveva abituati, sulla carta avrebbe potuto benissimo essere il suo capolavoro. Ma evidentemente, arrivando in Europa il regista filippino si è perso e non ha saputo qui dar sfogo al suo talento visionario (al suo meglio nei già citati Society e Re-Animator 2), confezionando un film insulso, zeppo di dialoghi ridicoli e con un’atmosfera generale completamente piatta. In più, Yuzna ha lasciato troppo spazio alla componente sessuale della storia (qualche accenno sado-maso, pure) e agli effetti speciali rispetto a personaggi e trama.

Jeffrey Combs in FaustGli effetti speciali visivi sono curati dal giapponese Joji Tani, meglio conosciuto dagli appassionati con il nome di Screaming Mad George. Nella sua carriera Tani ha collaborato con James Cameron per The Abyss, ha lavorato al terzo e quarto capitolo della saga di Nightmare e ha anche esordito alla regia dirigendo insieme con Steve Wang il pessimo Mutronics, ma è proprio nelle produzioni di Brian Yuzna che ha potuto davvero esprimere il suo meglio (oltreché nel delirante Freaked – Sgorbi). In Faust il suo buon lavoro è sprecato in scene pretestuose e prive di originalità, e il labile sviluppo della trama non aiuta certo lo spettatore ad apprezzare le sequenze gore. La cosa visivamente peggiore del film non è comunque colpa sua: il costume di Faust sembra un’armatura di plastica comprata in saldo il giorno dopo Halloween e incide molto sull’assoluto distacco con il quale si guarda il film. La colonna sonora hard-rock, poi, sembra uscita dalle peggiori produzioni di Dario Argento ed è montata con la stessa tecnica che si usa nei film porno: quando inizia l’azione parte la musica.

Mark Frost e Andrew Divoff in FaustIl cast mette insieme attori statunitensi e nativi della terra di Spagna, costringendo questi ultimi a recitare in lingua inglese e dando al film un effetto paragonabile in bruttezza solo a quello del vergognoso Second Name, dove c’era anche l’aggravante dei dialoghi sgrammaticati. Mark Frost interpreta John Jaspers-Faust al meglio delle sue capacità, il che purtroppo non vuol dire che reciti bene. Al suo fianco, Isabel Brook non ha la presenza scenica per catturare l’attenzione dello spettatore e farlo interessare alle sorti del suo personaggio. Al contrario, Andrew Divoff dà vita a un cattivo efficace anche se un po’ di maniera, e mentre Monica Van Campen non fa molto più che mostrare le tette, la vera delusione è proprio l’ex Re-Animator Jeffrey Combs, più convincente persino nel Sospesi nel Tempo di Peter Jackson. Ma se il film è brutto non è certo (tutta) colpa degli attori: i responsabili principali sono gli sceneggiatori David Quinn e Miguel Tejada-Flores e soprattutto lo stesso Brian Yuzna, che ha creduto di poter dar vita a un buon film partendo da una fonte mediocre come il fumetto di Faust. E visto che al mondo esiste una giustizia, ne è venuto fuori uno dei peggiori film mai tratti da un fumetto.


La locandina di FaustTitolo: Faust – La vendetta è nel sangue (Faust – Love of the Damned)
Regia: Brian Yuzna
Sceneggiatura: David Quinn, Miguel Tejada-Flores
Fotografia: Jaques Haitkin
Interpreti: Mark Frost, Isabel Brook, Jeffrey Combs, Andrew Divoff, Monica Van Campen, Fermín Reixach, Junix Nocian, Robert Paterson, Marc Martínez, Andrew Divoff, Clare Leach
Nazionalità: Spagna – USA, 2000
Durata: 1h. 41′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Giampaolo scrive:

    Non concordo assolutamente.Acquistai il fumetto di faust nell edizione italiana nella prima metà degli anni 90 e lo trovai innovativo per la violenza estrema che si portava dietro. Per la prima volta il sangue aveva per così dire una sua anatomia. I disegni in parte erano ancora acerbi e non paragonabili ai maestri della Marvel ma il fascino risiedeva proprio nell ingenuità dei suoi tratti.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Sono d’accordo a metà. Che il fumetto di Faust non fosse la “merda pura” indicata dal recensore di Fumo di China è vero, ma non m’era sembrato poi molto meritevole di attenzione. Che poi il sangue avesse lì per la prima volta “una sua anatomia” è vero fino a un certo punto: da noi Faust è arrivato un anno dopo l’uscita della rivista nostrana “Splatter”, che in questo senso era già notevole nonostante la relativa inesperienza degli autori (che poi han quasi tutti avuto una buona carriera nel mondo del fumetto italiano).

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