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"Gli amici del Bar Margherita" di Pupi Avati

30 marzo 2009 Recensioni 0 Commenti
Gli amici del Bar Margherita

01 Distribution, 3 Aprile 2009 – Consolatorio

Taddeo è un giovincello con un sogno, diventare uno degli amici del Bar Margherita. Per accaparrassi le simpatie del capo gruppo, Al, entra nel suo giro, scoprendone amori, delusioni, tormenti, squallori, ma anche la nascosta umanità di tutti i personaggi…


Il cast  di Gli amici del Bar Margherita in un'immagine pubblicitariaDopo un paio di interessanti tentativi in un cinema meno lezioso, con l’horror de Il nascondiglio e il dramma di Il papà di Giovanna, ecco tornare Pupi Avati al caro, vecchio, dolce, rassicurante amarcord che gli piace tanto e che lo ha portato ha creare un vero e proprio sottogenere, quello delle figurine nostalgiche dagli anni 30 agli anni 50. Ambientazione solita, la “sua” Bologna, un bar, gli amici che giocano a biliardo e si occupano di donne, tutto già visto e raccontato, stavolta senza nemmeno l’empatia dolce o la comprensione per i propri personaggi, ma sempre di più un bozzetto di maniera.

Il regista Pupi Avati sul set di Gli amici del Bar MargheritaUna tramina semplice, pretesto per un collage di bozzetti scritto dallo stesso Avati che stavolta, come se avesse paura di scontentare o di sforare la sua infinita correttezza politica, non si dedica nemmeno più al racconto vero e proprio, ma tocca generi e toni senza lasciare traccia. Il reiterarsi della formula è ormai talmente sfacciato e ripetitivo che si fa fatica anche ad entrare in un mondo, quello ideale e narrativo di Avati, di cui sembra aver visitato tutte le sfaccettature, che non può più regalare emozioni, sorprese, riflessioni e che sembra una coazione a ripetere la galleria di bozzetti e ricordi romanzati che sono da sempre il duo pane. E rispetto ad altri di questi bozzetti, viene in mente su tutti Ma quando arrivano le ragazze?, manca la sincera passione della descrizione e del tratteggio dei personaggi, lasciati in uno sfocato e generico sentimento di nostalgia che si dà anche arie cinefile con l’utilizzo, del tutto incoerente, di un documentario in prima persona, usato come cornice dei raccontini. Che hanno anche un loro valore e un loro divertente appeal, soprattutto quello di Gian e della sua audizione a Sanremo, ma che finiscono sempre allo stesso modo, in sordina, con rinunce, sconfitte e ritirate, facendo restare i personaggi alla loro bidimensionale piattezza, e non è certo la svogliata regia di Avati a potergli dare una brezza di vita.

Pierpaolo Zazzi e Diego Abatantuono in Gli amici del Bar MargheritaIl trionfo del “carino”, della mezza misura, del tono appena accennato, che a furia di restare in disparte, come il suo protagonista (l’impacciato Pierpaolo Zizzi), suscita presto saturazione e desta lo spettatore solo quando le singole performance attoriali si offrono alla macchina da presa, come quella del solito Diego Abatantuono o del brillante Fabio De Luigi (e non del monocorde, per colpa di Avati, Neri Marcorè). Saremo snob, ma “carino” è una parola che proprio non ci piace…


La locandina di Gli amici del Bar MargheritaTitolo: Gli amici del Bar Margherita
Regia: Pupi Avati
Sceneggiatura: Pupi Avati
Fotografia: Pasquale Rachini
Interpreti: Diego Abatantuono, Claudio Botosso, Gianni Cavina, Laura Chiatti, Fabio De Luigi, Gianni Ippoliti, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Luisa Ranieri, Katia Ricciarelli, Pierpaolo Zazzi
Nazionalità: Italia, 2009
Durata: 1h. 30′


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