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"Hooligans" di Lexi Alexander

23 settembre 2005 Recensioni 2 Commenti
Hooligans

Eagle Pictures, 9 Giugno 2006 – Anacronistico

Espulso da Harvard a due mesi dalla laurea in giornalismo, Matt vola a Londra da sua sorella e inizia a seguire le partite del West Ham in compagnia della frangia più esagitata di tifosi, la “Green Street Elite”. La squadra è mediocre, ma la curva è tosta e nel giro di poche settimane il pacifico Matt diventa un perfetto hooligan…


Una scena di HooligansLa Green Street è una delle vie più importanti dell’East End londinese, quella sulla quale si trova anche l’ingresso al Boleyn Ground, lo stadio in cui il West Ham gioca le sue partite casalinghe. Quartiere popolare per eccellenza e teatro delle gesta di Jack lo Squartatore, l’East End è stata la terra di conquista di una delle bande di hooligan più violente degli anni 70-80, la Inter City Firm (I.C.F.) cui la Green Street Elite del film è chiaramente ispirata.
Una scena di HooligansE’ questo il problema principale della pellicola: ambientata verso la fine della stagione 2003/04, la sceneggiatura racconta una realtà vecchia di vent’anni e difficilmente credibile nel mondo del football odierno. E’ vero che l’odio tra gli hammers e il Millwall (risalente allo Sciopero Generale del 1926, quando gli operai dei Millwall Docks continuarono a lavorare) non si è mai affievolito, ma le scene da guerriglia urbana che il film ci mostra non hanno diritto di cittadinanza nella Londra di oggi. Non è un caso che le bande qui ritratte non arrivino alla ventina di membri, e soprattutto non è un caso che il West Ham abbia prima supportato la realizzazione del film e poi chiesto di togliere ogni immagine della squadra dalla pellicola.

Charlie Hunnam ed Elijah Wood in una scena di HooligansAl di là delle forzature relative all’ambientazione storica (probabilmente dovute a ragioni di budget), la sceneggiatura gioca bene sulle difficoltà di ambientazione di uno yankee in trasferta a Londra (a partire dal linguaggio) e la sua voce fuori campo propone alcune belle riflessioni su ciò che la violenza significa nella vita degli hooligan. Purtroppo, però, lo sviluppo della trama è prevedibile e per nulla eccitante, e chi conosce il calcio inglese non può non rabbrividire sentendo un ultrà del West Ham (interpretato da un attore di Newcastle, e si sente) parlar male della propria squadra.

Le belle musiche non possono certo nascondere gli errori e le mancanze di un film che non ha nulla di particolarmente interessante da dire, pur affrontando un argomento che il cinema non ha mai frequentato con la giusta attenzione.


La locandina statunitense di HooligansTitolo: Hooligans (Green Street Hooligans)
Regia: Lexi Alexander
Sceneggiatura: Lexi Alexander, Dougie Brimson, Josh Shelov
Fotografia: Alexander Buono
Interpreti: Elijah Wood, Charlie Hunnam, Claire Forlani, Marc Warren, Leo Gregory, Henry Goodman, Geoff Bell, Rafe Spall, Kieran Bew, Ross McCall, Francis Pope, Christopher Hehir, Joel Beckett, Steve Benham, Roy Borrett, Morne Botes
Nazionalità: USA – Regno Unito, 2005
Durata: 1h. 49′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Abè Albe però questi “errori” anacronistici sono irrilevanti al film, la morale e il messaggio che vuole trasmettere è ben chiaro. Solo ad uno sfegatato di calcio ste cose possono dar fastidio ma ad uno che non ne capisce più di tanto e si vuole vedere solo un bel film drammatico con buone interpretazioni e valida regia va più che bene.
    Lo consiglio.
    Molto bello e si lascia vedere senza problemi.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Al di là che secondo me qui non ci sono né le buone interpretazioni né la regia valida (pensavo di averlo scritto, invece no…), il problema dell’anacronismo è invece grave soprattutto agli occhi di chi non capisce niente di calcio e non può quindi paragonare ciò che vede con ciò che sa, perché a quel punto non può che pensare che quella ritratta qui sia la realtà degli hooligan londinesi degli anni Duemila. Che si lasci vedere senza problemi è vero, ma sono molto meglio i due film di Nick Love, “The Football factory” e “The Firm”.

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