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“Houdini – L’ultimo mago” di Gillian Armstrong

25 aprile 2009 Recensioni 0 Commenti
Tiziana Cappellini, 25 Aprile 2009: Suggestivo
Eagle Pictures, 24 Aprile 2009

Edimburgo, anni Venti. Mentre Henry Houdini è all’apice della sua fama internazionale Mary, una giovane donna scozzese, e la figlia cercano di raccogliere la sfida lanciata, dietro compenso, dal mago: metterlo in contatto con l’amata madre morta…


La ricostruzione che nel film viene fatta dal punto di vista scenografico è molto convincente: i costumi e gli ambienti – specie nel caso degli interni – riescono a creare la giusta atmosfera per collocare una storia che mescola la realtà alla fantasia. Gli stessi personaggi, nelle loro rispettive vite, hanno molto più a che fare con la fantasia che con la realtà: Houdini è il leggendario illusionista la cui morte stessa è una leggenda, mentre Mary si spaccia per una sensitiva spinta dalla necessità di mantenere se stessa e la figlia Benji. Anche lo spiritismo ha un posto nella vita di Houdini il quale, attraverso numerosi sensitivi, cerca di scoprire le ultime parole pronunciate dalla madre morente; ma questi sensitivi – o presunti tali – hanno tutti quanti fallito e il mago continua nella sua ricerca anche per scoprire se davvero una simile dimensione sovrannaturale possa o meno esistere. È a questo punto che Houdini e Mary si incontrano, con un’evoluzione della storia assolutamente prevedibile quanto forse inevitabile.

La magia, presente fin dalle sequenze iniziali che mostrano l’illusionista impegnato in uno dei suoi numeri più famosi – la tortura della cassa cinese piena di acqua – regala spesso dei momenti di puro spettacolo. Tuttavia, a volte la magia resta in secondo piano rispetto ad altro che nel film si vuole privilegiare: i segreti da svelare di Houdini non sono tanto quelli legati ai suoi numeri rischiosi – anche se, a tale proposito, la regista fornisce letteralmente la chiave per scoprire uno dei trucchi utilizzati – quanto quelli legati alla sua vita privata. Una vita privata che, pur accennando alla presenza di una moglie a casa, ruota sempre intorno alla figura materna.

È curioso come, in un film che si propone di parlare di magia, fantasia e leggenda gli agganci con la realtà siano piuttosto presenti attingendo dalla biografia stessa di Houdini. Tali note biografiche non sono rintracciabili solamente nella citazione della moglie o nella morte della madre, ma anche nel suo interesse verso lo spiritismo inteso come intenzione di smascherare gli imbroglioni e appurare il tutto dal punto di vista scientifico, oltre che nella narrazione della verità circa la sua morte. Anche se nel film tutto questo rimane ammantato comunque dalla fantasia, senza così tradire il clima suggestivo e di magia che si intende creare, spesso l’accento viene posto sulla fisicità concreta di Houdini, sui suoi duri allenamenti e sugli sforzi fisici eccessivi ai quali si sottoponeva pur di salvaguardare la sua fama, anzi: pur di rendersi immortale.

Tutto ciò, fin dall’inizio lascia intendere quello che sarà il finale, teso a ripristinare da un lato la realtà nel film e, dall’altro, la verità intorno alla leggenda. Una delle numerose didascalie che accompagnano il film – insieme a immagini di repertorio che attingono dalla vera vita di Houdini – spiega infatti le cause reali della sua morte. Nonostante questo però il film, essendo stato volutamente in bilico per tutto il tempo tra realtà e illusione ed essendo risultato suggestivo sia grazie a questo espediente sia attraverso l’impostazione estetica, pur sfatando il mito della morte leggendaria di Houdini riesce comunque a conservare intorno a lui il giusto alone di mistero degno appunto di quello che è stato riconosciuto come l’ultimo mago.


Titolo: Houdini – L’ultimo mago (Death Defying Acts)
Regia: Gillian Armstrong
Sceneggiatura: Tony Grisoni, Brian Ward
Fotografia: Haris Zambarloukos
Interpreti: Guy Pearce, Catherine Zeta-Jones, Timothy Spall, Saoirse Ronan, Malcolm Shields, Leni Harper, Ralph Riach, Olivia Darnley, Anthony O’Donnell, Billy McColl, James Holmes, Melanie Harris, Aileen O’Gorman, Raymond Griffiths
Nazionalità: Regno Unito – Australia, 2007
Durata: 1h. 37′


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