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"I pirati di Silicon Valley" di Martyn Burke

25 luglio 2013 Recensioni 9 Commenti
I pirati di Silicon Valley

Film-tv – Avvincente

Da garage e motel tramutati in uffici improvvisati a multinazionali e icone del settore informatico: la cronaca romanzata di come Steve Jobs e Bill Gates fondarono Apple e Microsoft, cambiando il corso della storia e avviando la rivoluzione informatica alla base del nostro “pane quotidiano”…


Noah Wyle e Anthony Michael HallA oltre un decennio dalla prima messa in onda, quando la corsa al progresso tecnologico sembrava la nuova Eldorado, quest’opera risulta postuma per il carismatico Steve Jobs ma anche un testamento della gioventù che fu per il filantropico Bill Gates. Un biopic che per montaggio ammicca al road-movie, divertente e mai banale, e per contenuti una prova di come i miti e le leggende possano abilmente sotterrare metodi non proprio “ortodossi”.

Noah Wyle in una scenaIl film è dedicato alla nascita dei due imperi che hanno scritto la storia dell’informatica inseguendo, almeno inizialmente, sogni e visioni etico/mistiche per Jobs e il gusto del successo amorale per Gates. A scanso di equivoci non si tratta, come molti a torto ritengono, di un’opera celebrativa del demiurgo Steve Jobs né tantomeno una delle tappe alla crocifissione di Bill Gates, ma di un lungometraggio che tratta con bastone e carota tanto l’uno quanto l’altro, con un Leitmotiv imperante: per raggiungere un traguardo bisogna crederci, fino in fondo…

Anthony Michael Hall in una scenaBasandosi sul libro di Paul Freiberger e Michael Swaine, il regista e sceneggiatore Martyn Burke si avvale di voci fuori campo per guidare lo spettatore nelle due storie, il cofondatore di Apple Steve Wozniak e il dirigente Microsoft Steve Ballmer, ma anche di flashback con cui incasella eventi e tappe con un ritmo serrato e incalzante, tanto che si arriva ai titoli di coda con il rammarico che la storia finisca proprio sul più bello. Nella finestra temporale aperta su quegli anni è possibile raccogliere perle di saggezza uniche, che mostrano ad esempio come l’essere cinici non porti mai nulla di buono («Ma che diavolo può farsene la gente comune dei computer?» dice un dirigente della HP), di quanto l’ambizione possa disarcionare etica e morale («I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano», dicono in momenti diversi Jobs e Gates), di come la finanza creativa di oggi abbia progenitori nella notte dei tempi («Altro che molto fumo e niente arrosto, noi non avevamo neanche il fumo…»).

Anthony Michael Hall e Noah WyleIn 90 minuti Burke non ha avuto l’ardire di raccontarci anche la consacrazione delle due major, perché avrebbe potuto benissimo allungare la narrazione di qualche anno, preferendo invece focalizzarsi sulla parte dell’ascesa, con un mistico/paranoico Steve Jobs alla ricerca del bello assoluto anche a costo di apparire odioso e tirannico e un Bill Gates prestigiatore/illusionista in grado di mettere in scacco gli incravattati di casa IBM non avendo, praticamente, nulla in mano (e neanche in cassa). Sarebbe stato fantastico, in puro stile Matrix Reloaded, un «to be concluded» ma forse l’incantesimo non si sarebbe ripetuto perché le stravaganze dei due “fratelli coltelli” avrebbero ceduto il passo alle loro creazioni informatiche, che per quanto affascinanti avrebbero avuto il vincolo di un interruttore, di una presa di corrente o… dell’autonomia di una batteria.


La locandina originaleTitolo: I pirati di Silicon Valley (Pirates of Silicon Valley)
Regia: Martyn Burke
Sceneggiatura: Martyn Burke
Fotografia: Ousama Rawi
Interpreti: Noah Wyle, Anthony Michael Hall, Joey Slotnick, John DiMaggio, Josh Hopkins, Gema Zamprogna, Gailard Sartain, Bodhi Pine Elfman, Jeffrey Nordling, Allan Royal, Marcus Giamatti
Nazionalità: USA, 1999
Durata: 1h. 35′


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Attualmente ci sono 9 commenti a questo articolo:

  1. Mirko scrive:

    Aspettavo questa recensione :D il film pare che, almeno qui da noi, sia passato inosservato, invece mi piacque parecchio quando lo vidi :) Temevo si adagiasse troppo sulle figure dei due informatici-imprenditori e invece la storia si regge in piedi da sola. E poi il finale l’ho trovato molto buono, mentre ti strappa un sorriso parecchio amaro e cinico, riassumendo un po’ tutto lo spirito del film.

    Anche questa recensione mi è piaciuta molto per lo stile. Complimenti Fabrizio ;)

  2. Alberto Cassani scrive:

    Il film è effettivamente passato inosservato. Le nostre tv l’hanno trasmesso molto raramente e all’epoca delle prime messe in onda Jobs era praticamente sconosciuto a chi non seguisse da vicino il mondo dell’informatica. Mi stupisce però che nessuno l’abbia tirato fuori dal cassetto quand’è morto, o anche in occasione di qualche importante lancio della Apple.

  3. Mirko scrive:

    Guarda credo che dipenda dal fatto che a Steve Jobs non sia piaciuto il film :D mentre Bill Gates e Steve Wozniak lo hanno apprezzato, a lui non piacque, a parte l’interpretazione di Noah Wyle, tant’è che poi lo ha invitato ad una presentazione della Apple, facendogli recitare la sua parte, senza avvertire il pubblico in sala xD

    Comunque mi auguro che “Jobs”, il film con Kutcher sia fatto bene! Dai trailer che impressioni ti ispira? xD Te lo chiedo perché (quasi) sempre le tue prime impressioni ci azzecano! :D

  4. Alberto Cassani scrive:

    Dai, pensare che Steve Jobs abbia potuto convincere le tv italiane a non trasmettere il film perché a lui non era piaciuto mi sembra una teoria del complotto che quelle su JFK, Elvis e Marilyn messe insieme non sono niente…

    Il trailer del film mi sembra una cagata, d’altra parte regista e sceneggiatore non sono nessuno e sul protagonista lasciamo perdere. Soprattutto, non dà l’impressione che il film sia in grado di spiegare perché la prima Apple è stata rivoluzionaria, cosa che invece questo di Burke riesce a fare. Ma si tratta di aspettare solo una decina di giorni prima dell’uscita statunitense…

  5. Mirko scrive:

    Ahahah ma no, non intendevo quello! xD io te lo dicevo per quando spiegavi che era strano che non fosse stato tirato fuori per qualche lancio importante della Apple. Sapendo della reazione di Jobs sul film, è pure normale che non avesse “spinto” molto il film per usarlo come pubblicità per i suoi prodotti, quando era vivo! Solo questo. Nessuna teoria del complotto ;)

    Già, aspettiamo. Per ora l’unica nota positiva è per i truccatori. In certi passaggi, Kutcher ci prende parecchio con Jobs! Anche se bisogna ammettere che già di suo, come lineamenti, era simile!

  6. Alberto Cassani scrive:

    Be’, ma non è la Apple che avrebbe dovuto usare il film per farsi pubblicità: ero io direttore di una stazione tv che lo mandavo in onda per fare ascolto sfruttando la pubblicità del nuovo prodotto Apple. Tanto non è che il giorno dopo Steve Jobs faceva uscire un comunicato in cui prendeva le distanze dalla nostra programmazione…

  7. Mirko scrive:

    Ah, ora ho capito che intendevi! Vabbé ci abbiamo messo solo 7 commenti. Sì, da questo punto di vista è strana come cosa, in effetti. Invece devo dire che su internet ha una certa visibilità, fra i siti dello streaming. Magari sarà un caso, ma ogni volta che ci giravo, mi compariva sempre questo titolo. Decisi di vederlo proprio per esasperazione! xD

    Albe, fra questo e “The social network” quale ti è piaciuto di più? Naturalmente come storie e stili c’è una grossa differenza, ma mi è tornato in mente come tematica legata ai “nerd” baciati dal successo. Non è che ti viene in mente qualche altro titolo?

  8. Fabrizio Degni scrive:

    Buongiorno a tutti!
    Mirko, grazie… è il complimenti piu’ bello per la mia prima recensione qui… un grazie di cuore ad Alberto che ha confezionato il tutto per renderla, unica ^^.

  9. Alberto Cassani scrive:

    Mirko, secondo me non c’è confronto: questo è un film interessante per la storia che racconta, ma dal punto di vista cinematografico “The Social Network” sta su un altro pianeta.

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