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"Inside Out" di Pete Docter

16 settembre 2015 (18 Maggio 2015) Recensioni 9 Commenti
Inside Out

Walt Disney, 16 Settembre 2015 – Immaginifico

Nel profondo della piccola Riley, cinque emozioni lavorano alacremente per far sì che la sua vita sia la migliore possibile: Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto. Ma quando la famiglia di Riley lascia il Minnesota per San Francisco le cose si fanno più complicate, e i ricordi felici si velano di tristezza…


La piccola Riley con mamma e papà in Inside OutDopo qualche uscita lontana per qualità o toni dalla sua tradizione, la Pixar torna a far esplodere i fuochi artificiali con questa nuova regia di Pete Docter (Monsters & co., Up). Inside Out è un film geniale nella sua concezione e trascinante nella sua realizzazione, ed è ovviamente supportato nell’aspetto visivo dalla consueta perizia tecnica della casa di Emeryville. È forse il film meno adatto ai bambini che la Pixar ha realizzato fino a questo momento – perché molte cose sembrano di difficile comprensione per i più piccoli – ma questo gli permette di essere ancor più divertente del solito agli occhi degli adulti, senza comunque alienarsi completamente il pubblico infantile.

Rabbia, Disgusto, Gioia, Paura e Tristezza: le cinque emozioni protagoniste di Inside OutGestito col ritmo della commedia ma non scevro di profondità e impegno, Inside Out è esilarante e commovente a seconda della necessità. La sceneggiatura inventa personaggi interessanti e presenta più di un’autentica gemma di gag, prendendosi il gusto di scherzare su molti argomenti diversi senza mai esagerare. Sarebbe facile dire che si tratta forse della miglior produzione Pixar di tutti i tempi, ma in fondo è una cosa che si sente ripetere quasi ad ogni produzione Pixar…

Ovazione alla proiezione per la stampa di Cannes 2015, e non è certo difficile immaginare che il pubblico di tutto il mondo avrà la stessa identica reazione.


La locandina di Inside OutTitolo: Inside Out (Id.)
Regia: Pete Docter (co-regia di Ronaldo Del Carmen)
Sceneggiatura: Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley
Fotografia:
Doppiatori: Stella Musy, Melina Martello, Daniele Giuliani, Paolo Marchese, Veronica Puccio, Luca Dal Fabbro, Vittoria Bartolomei, Claudia Catani, Mauro Gravina, Cristina Poccardi, Carlo Scipioni, Chiara Salerno, Alessandra Cassioli, Roberta Pellini, Alberto Caneva
Nazionalità: USA, 2015
Durata: 1h. 34′


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Attualmente ci sono 9 commenti a questo articolo:

  1. skumkyman scrive:

    Cosa ne pensano i bambini? …l’ho visto e mi è sembrato un ottimo prodotto, che forse può essere indirizzato ad un pubblico adolescenziale piuttosto che di under 14.
    Unico appunto è che noi 40enni possiamo permetterci la visione di ben altri contenuti rispetto alle semplificazioni Disney, ed al alcuni possa sembrare un po’ troppo “pretenzioso” rispetto a ciò che offre.

  2. Eddie scrive:

    A me ha deluso parecchio: il plot offriva ottimi spunti, ma non mi sembra che lo sviluppo sia tanto all’altezza, francamente. L’impressione è che la Pixar abbia perso mordente in tutto: persino il disegno dei personaggi mi è parso anonimo.
    Ah, terrificante il cortometraggio in apertura.

  3. Il Re del Popcorn scrive:

    Personalmente l’ho trovato un capolavoro.

    Forse non riesce a scalzare UP dal gradino più alto del podio, ma è oggettivamente un quadruplo salto mortale in avanti rispetto alle ultime uscite Pixar (…ma cosa è successo con The Brave?!?).
    Come viene giustamente fatto notare nella recensione, la concezione alla base del film è un’intuizione narrativa a tratti geniale, che riesce a rileggere in chiave favolistica concetti anche complessi della psicologia moderna.

    Dovendogli trovare dei difetti, direi l’approccio quasi “nolaniano” con cui vengono spiegati i meccanismi della mente: chiaro che l’intenzione fosse quella di chiarire allo spettatore i meccanismi e le regole del gioco, ma in alcuni passaggi ho notato una sfumatura di didascalismo forse eccessiva.
    Forse anche i personaggi secondari (Disgusto in particolare) avrebbero richiesto qualche grammo di attenzione in più e intorno a metà film mi è parso di notare una leggera flessione della tensione narrativa, ma il passaggio nel tunnel del Pensiero Astratto e la gag del gatto nei titoli di coda per quanto mi riguarda valgono da soli il prezzo del biglietto.

    Mi è parso il film Pixar più spudoratamente indirizzato agli adulti, perché troppi passaggi e troppe sottigliezze di sceneggiatura sono troppo profondi e troppo complessi per essere compresi dal pubblico dei più piccoli.
    E, allo stesso modo, mi è sembrato non rivolgersi neppure ai coetanei di Riley.
    Racconta di crescita, di addio all’infanzia, ma lo fa in una maniera che sembra quasi dire ai “grandi”: “questo è quello che succede quando si smette di essere bambini. E’ capitato anche a te, anche se non te lo ricordi”.

    Bello davvero.

  4. M.A.G.D scrive:

    Ho trovato il Film Bello ma non Straordinario , all’inizio il personaggio di Gioia è (PER ME) Antipatica.
    Non definirei il film Noloniano, Nolan non è l’unico che parla di MENTE, è tra i più bravi che parla di mente ma non l’unico.
    Belle Gag come la canzoncina della pubblicità che la mandano all’infinito hahaha…
    Sfrutto questo mio commento per fare un Spam, da poco ho aperto un Canale Youtube con i miei amici, faremmo Scenette Comiche (NON DEMENZIALI), Web Series, Cortometraggi (Drammatici) cercando di essere Originali e allontanandoci dal Classico Video di YT.

    https://www.youtube.com/channel/UCHw0k66kuoJko5QT_LqQ38A

    Ragazzi spero i vostri giudizi ed scusate per lo spam.

  5. Il Re del Popcorn scrive:

    Ma che c’entra la mente?

    Ho usato il termine (peraltro inventato di sana pianta…) “nolaniano”, per descrivere il taglio didascalico della prima parte.

    Molto spesso Nolan impiega un tempo considerevole per spiegare le “regole del gioco” dei propri film.
    E lo fa, appunto, in maniera didascalica, quasi ridondante.
    L’esempio più eclatante si trova senz’altro in Inception (in cui tutta la lunga scena dell’addestramento della Paige, in realtà, serve per spiegare allo spettatore come funziona il mondo onirico e cosa lo aspetterà nelle successive due ore di film), ma anche in The Prestige e – soprattutto – Interstellar ci sono intere porzioni di film in cui letteralmente vengono chiariti i meccanismi su cui si basa la narrazione.

  6. M.A.G.D scrive:

    Errore mio nell’interpretare Nolaniano… Comunque concordo con la descrizione dettagliata

  7. jo scrive:

    Quello che dice Re del popcorn mi fa sentire una grande corrispondenza e mi porta a considerare il film anche dal punto di vista delle emozioni

    Per me non c’è limite alla osservazione e alla capacità di osservare. sento la forza della immaginazione e la pena espressiva dei volti dei personaggi e la comprensione di una particolare anima-azione volta a considerare possibile osservare se stessi con più semplicità e armonia.

    Ritrovo la possibilità di amare qualcosa che neanche sappiamo e conosciamo e durante la protezione ho sentito il mio mondo di dentro dire AH È COSÌ CHE FACCIAMO?

    La possibilità di questo cartone della Disney Pixar ancora è poco noto e se si fa un paso indietro rispetto al bisogno della valutazione si potrà date spazio al proprio mondo interiore che governa la propria struttura fisica nella idea di essere il Responsabile di ogni Azione.

    A me il film muove la considerazione che la realtà dipende dalla propria lettura interiore e che le emozioni sono la misura della nostra realtà ancestrale.

    Il film lo compro in Dvd quando possibile.

  8. acquapazza scrive:

    Partendo da un’idea geniale, anche se non proprio originale (Numskulls), si poteva fare di più.
    Il risultato è positivo perché non era compito semplice rendere l’argomento accessibile a grandi e piccoli ma mi sarei aspettato maggiori sforzi sul racconto stesso.
    La parte in cui Gioia deve ritornare alla base risulta eccessivamente lunga e quasi ci si annoia per la mancanza di ritmo.
    L’accenno finale sui cervelli degli altri personaggi è molto divertente e forse questo punto andava maggiormente sviluppato limitando il focus sulla protagonista.
    Da un punto di vista grafico non siamo certo di fronte al meglio della produzione Pixar.

  9. […] “Inside Out” di Pete Docter […]

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