|
Alberto Cassani, 22 Aprile 1999: Squallido |
Inedito
in Italia
|
Fist
of the North Star
di Tony Randel
“Quando
la realtà incontra la leggenda, vince la leggenda”
“L'uomo che uccise Liberty Valance”,
1962.
Ossia:
per quanto brutto possa essere questo film il mito di Kenshiro resta
intatto. E questo film è veramente brutto, credetemi. Non solo
perché ci sono cose che funzionano benissimo in un fumetto, o
cartone animato, e risultano assolutamente stupide in un “live-action
movie”, ma perché la realizzazione tecnica è squallida.
D’altronde appena mi sono reso conto di dove avevo già visto
il nome del regista Tony Randel ho capito che non andavo incontro a
nulla di buono.
Randel
aveva diretto uno dei peggiori film della serie “Amityville”, che già
è una delle peggiori della storia del cinema horror, e “Hellraiser
II”, il peggiore della serie. Qui era praticamente impossibile produrre
il peggior film tratto da un fumetto, perché ci sono “opere”
difficilmente superabili (il film del “Punitore” con Dolph Lundgren,
ad esempio), ma Randel c’è andato paurosamente vicino. Per quanto
possa essere poco dotato la cosa peggiore, qui, è che dimostra
pienamente quello che è: un regista da horror di serie B. In
questo film manca soprattutto l’ironia del fumetto, oltre che la solidità
dell’insieme. Anche se il fumetto era in bianco e nero, noi abbiamo
davanti agli occhi il cartone animato, colorato, luminoso e divertente.
La differenza non ci deve sorprendere, dato che il co-sceneggiatore
(insieme allo stesso Randel) è Peter Atkins, responsabile di
“Hellraiser” 2 e 3. Questa loro creazione, a giudicare dalla monocromia
e dalla polverosità della scena, sembra voler essere una rivisitazione
di “Mad Max” più che una versione di “Hokuto no Ken”, ma fallisce
miseramente anche in questo.
Il
film ripercorre i primi 10 capitoli del fumetto (la lotta tra Ken e
Shinn per Julia), ma la storia è talmente semplificata da risultare
stravolta, e anche se ci sono elementi presi pari pari dal fumetto (la
storia dei semi di riso, ad esempio; il flashback su come Shinn abbia
fatto le 7 cicatrici a Ken è identico al fumetto) non c’è
una sola scena a livello di quelle del capolavoro di Bronson e Tetsuo
Hara. Si comincia con la voce di Ryuken (il grande Malcolm McDowell)
che racconta di come, dopo la guerra, la Croce del Sud prese il potere,
instaurando un clima di terrore e morte. Ken il predestinato rifiutava
il proprio compito, vagando solitario nel deserto. Quando un gruppo
di bikers della Croce del Sud (comandati da Chris Penn) assale un paesello
(in cui vivono Burt e Lynn) Ken capisce che è venuto il momento
di combattere Shinn, liberare Julia e vendicare la morte di Ryuken.
La
raffigurazione del mondo di Hokuto è quello che sicuramente resta
più impresso nella mente dello spettatore. Il colore predominante
è il marrone sabbia, con un po’ di grigio qua e là. E
questo non aiuta di certo, perché l’atmosfera generale risulta
troppo triste, troppo apocalittica per poter essere paragonata a quella
che ci ricordiamo. Certo, in effetti questa è una ambientazione
apocalittica, in fondo la storia si svolge dopo una guerra mondiale
che ha distrutto il mondo, ma se vi ricordate la voce fuori campo dell’inizio
del cartone animato diceva “...Ma la razza umana era sopravvissuta”,
e questo bastava a rendere meno oppressiva la situazione. Qui invece
la voce di Ryuken ci avvisa che il Caos regna sovrano, ma questa non
è la cosa peggiore: i malvagi (la Croce del Sud) comandano ed
il salvatore del mondo si fa allegramente gli affari suoi, al maestro
dei buoni il capo dei cattivi spara (!) nella prima scena, e un temporale
di piogge acide spaventa un gruppo di sfigati. Effettivamente il fumetto
è più “scuro” del cartone animato ma Ken, anche se all’inizio
cercava di evitare il proprio destino, aveva uno spessore morale da
cui quello del film è lontano anni luce. Quando si ambienta un
film in una situazione del genere le scenografie rivestono sempre grande
importanza, ma quelle create qui da Clark Hunter sono talmente finte
da sembrare... finte. La torre di Shinn sembra una versione dell’Empire
State Building costruita da un malato di mente, e le poche cose che
si vedono del villaggio di Paradise Valley sembrano proprio essere sagome
bidimensionali.
Era
difficile trovare degli attori che potessero realmente incarnare i personaggi
creati di Bronson, ma qui in certi casi si è esagerato. Va benissimo
Malcolm McDowell nel ruolo del maestro dell’Orsa maggiore, si può
soprassedere sul fatto che Lynn sia cieca invece che muta e Shinn bruno
invece che biondo (ma Costas Mandylor, che lo interpreta, è espressivo
quanto Dolph Lundgren), ma vedere Burt ridotto un giapponese con i capelli
ossigenati è davvero insopportabile! Secondo me i problemi maggiori
in fase di casting li avrebbe potuti dare la parte di Julia. Julia è
un personaggio spinoso, dev’essere una ragazza splendida, quasi eterea,
perché porta due uomini a dichiararsi guerra e a combattersi
nonostante sappiano che la loro lotta potrebbe avere effetti tremendi
su tutto il mondo. Julia è una specie di Elena di Troia dell’era
moderna, quindi dovrebbe anche avere lo stesso appeal di quella che
è considerata la donna più bella dei suoi tempi. Per quanto
ammetta di non subire molto il fascino orientale sono sicuro che se
aveste visto il film mi dareste ragione: Isako Washio non avrebbe il
“potere” di muovere due bambini, altro che spingere due uomini in guerra!
La bella Julie Condra di “Crying Freeman”
sarebbe andata senz’altro meglio. Infine Ken. Non avevo mai sentito
nominare Gary Daniels prima, ma mi sembra che dal punto di vista fisico
possa andare. La somiglianza non è travolgente, ma riesce ad
incarnare bene il personaggio, l’alone mistico che si porta dietro,
anche se non sa assolutamente recitare e la regia non lo aiuta di certo.
Di muscoli ne ha abbastanza, ma non troppi da perdere mobilità,
tipo Schwarzenegger.
Come
ho scritto all’inizio, ci sono cose che funzionano in un fumetto ma
risultano ridicole in un film, quindi ogni volta che si produce la riduzione
cinematografica di una storia nata per un altro media bisogna adattarla.
Il punto è: l’adattamento è fatto bene o male? Allora,
ho detto che la storia è eccessivamente semplificata e che i
personaggi assomigliano poco, fisicamente, a quelli originali, ma a
parte l’atmosfera ci sono altre differenze? Beh, niente di eccessivo,
se si esclude l’uso di armi da fuoco da parte dei “cattivi”, che risulta
irritante, e il finale: Ken uccide Shinn e si ricongiunge a Julia sul
trono del mondo! ABBASSO L’HAPPY ENDING! A quel punto del fumetto Julia
è data per morta, e lo resta fino al capitolo 101, ma anche alla
fine della prima serie la vediamo allontanarsi insieme a Ken per vivere
accanto a lui i pochi mesi che la sua incurabile malattia le concederà.
Julia doveva restare morta anche nel film! Già non risulta plausibile
tutta la storia in funzione di questa Julia, ma per quale motivo bisognava
per forza farli ricongiungere? Mah...
Ken
è essenzialmente un combattente di arti marziali, nonostante
la scuola di Hokuto sia un po’ diversa dal normale Karatè, quindi
le scene di lotta sarebbero dovute essere abbastanza importanti, nell’economia
del film. Invece i combattimenti sono pochi e pure brutti. Una di quelle
cose che in un film sono ridicole è il modo in cui Ken combatte.
Se il film fosse stato meno serioso avremmo potuto accettare di vedere
un uomo che si ritrova la mascella notevolmente fuori posto dopo un
calcio, o la testa che gli si gonfia a dismisura, fino ad esplodere,
ma in questo film sembrano fuori posto. La cosa peggiore, poi, è
il “Sacro Colpo dei Cento Pugni Devastanti di Hokuto”. Sia chiaro, nessuno
qui dice il nome delle tecniche, e nessuno nomina i mitici “Tsubo”,
ma il colpo è quello. Ora: immaginatevi un tizio alto un paio
di metri ed un altro, più piccolo di almeno 20 centimetri, che
gli sfiora il petto con dei leggeri buffetti, poi, d’un tratto si volta
e se ne va e la testa del gigante esplode. Roba da cartone animato.
Appunto. Se ci aggiungiamo il fatto che tutta la scena è stata
ripresa come peggio non si potesse potete ben capire che il risultato
sia disgustoso. Persino il momento in cui Ken si volta e pronuncia la
sua mitica frase, “Sei già morto!”, non riesce a suscitare particolari
emozioni. Il combattimento finale tra Kenshiro e Shinn, poi, rivaleggia
in bruttezza con uno qualunque de “Il ragazzo dal kimono d’oro”. E pensare
che con una solida storia, un personaggio interessante ed una buona
realizzazione tecnica anche David Carradine era sembrato essere un maestro
d’arti marziali nel bel telefilm “Kung-Fu”, qualche annetto fa.
Ma
ci sarà pure qualcosa di buono in questo film, no? In effetti
devo dire che la prima scena non è male, più per quello
che si sente che per quello che si vede, però. Il tema musicale
dei titoli di testa, composto da Christopher L. Stone, non è
niente male, ma sembra qualcosa di già sentito, forse assomiglia
a quello di “Speed”. Comunque vediamo un villaggio
desolato e spazzato dal vento, mentre la voce di Ryuken ci aiuta ad
entrare benissimo nell’atmosfera post-atomica: “Tutti gli avvisi erano
sensati. Tutte le predizioni si sono avverate. Il Caos regna! Ma questa
non è la cosa peggiore. Ciò che una volta era l’insegna
di una onorabile scuola d’arti marziali, la Croce del Sud, è
ora il temuto simbolo di un nuovo sovrano. L’Orsa Maggiore [North Star,
in inglese], simbolo dell’unica altra scuola sopravvissuta, è
l’unica speranza della libertà. Oh Kenshiro, figlio mio, capisco
la tua rabbia, conosco il tuo conflitto interiore. Come puoi vagare
nel deserto quando il mondo attende che tu combatta l’oppressore? Come
puoi fuggire il tuo destino?”. Poi ci viene mostrato il momento della
morte di Ryuken, da parte di Shinn. “Non insultarmi, Shinn. Fammi almeno
vedere il tuo viso” - “Immagino che la mia missione ti sia altrettanto
chiara che la mia identità, vecchio” - “Si, ma io sono il Simbolo
dell’Orsa Maggiore e tu sei un Maestro della Croce del Sud...” - “Io
sono il Maestro della Croce del Sud!” - “Orsa Maggiore e Croce del Sud
non devono mai combattere. Questo è l’insegnamento” - “Questo
non è un combattimento, è un’esecuzione!”.
BANG!
E poi Ryuken torna a narrarci la situazione: “Nel giro di un anno la
Croce del Sud era diventata la forza più potente del nuovo mondo,
rinforzata da un esercito irregolare, i Crossmen. Dall’alto del suo
trono Lord Shinn osserva la città, sognando il suo impero. 200
Miglia più a Nord gli abitanti di Paradise Valley scavano le
rovine di un mondo distrutto alla ricerca di cibo e tentando di proteggere
il loro bene più prezioso: l’acqua”. Forse come introduzione
è un po’ troppo lunga (più di 10 minuti), ma è
sicuramente la cosa migliore di tutto il film. Troppo poco per il mito
di Ken.
This
is not a fight, it’s an execution!
Percorsi
tematici
Ken
il guerriero - La leggenda di Hokuto - di Takahiro Imamura.
Crying
Freeman - di Christophe Gans; con Mark Dacascos, Julie Condra,
Tchéky Karyo.
Titolo:
Fist of the North Star
Regia:
Tony Randel
Sceneggiatura:
Tony Randel, Peter Atkins
Fotografia:
Jacques Haitkin
Interpreti:
Gary Daniels, Malcolm McDowell, Costas Mandylor, Isako Washio, "Downtown"
Julie Brown, Dante Basco, Nalona Herron, Melvin Van Peebles, Chris Penn,
George Kee Cheung, Kevin Arbouet, Clint Howard, Tracey Walter, Rowena
Guinness, Leon White, William L. Nagle, Andre Rosey Brown, Michael Charles
Friedman, Paulo Tocha, Nils Allen Stewart
Nazionalità:
USA, 1995
Durata:
1h. 43'
|