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Le avventure di Tintin - Il segreto dell'unicorno di Steven Spielberg

11 novembre 2011 Recensioni 2 Commenti
La locandina statunitense di Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno

Sony, 28 Ottobre 2011 – Spielberghiano

Tintin, giovane reporter alla ricerca di storie sempre nuove, si mette sulle tracce dei preziosi custoditi nella stiva della nave di un antenato del capitano Haddock, inabissatasi nel fondo degli oceani. Presto il viaggio di Tintin si trasforma in una corsa contro il tempo…


Andy Serkis e Jamie Bell in una scena di Le avventure di Tintin - Il segreto dell'UnicornoDomanda d’obbligo: quanti spettatori conoscevano l’esistenza di Tintin prima di vedere il film? Ben pochi, probabilmente. Qui c’è già la prima “ideona” del duo Steven (Spielberg) & Peter (Jackson), ovvero quella di puntare su una serie celebre sì, famosa sì, ma non così marcatamente identificabile come le produzioni DC e Marvel, che vivono da anni sulla bocca di tutti e rappresentato un must per il pubblico di fiere del fumetto e kermesse simili.

Una scena di Le avventure di Tintin - Il segreto dell'UnicornoIl film, va da sé, ammicca clamorosamente a Indiana Jones e Capitan Uncino, due capisaldi della produzione Spielberghiana: qui, infatti, vengono a fondersi mirabilmente l’avventura tout court, ma realmente violenta, sempre “cartoonizzata” (letteralmente, in questo caso) e un’indagine mai banale sul ruolo del male, impersonificato dal villain del film, Sakharine, alla perenne ricerca di un confronto con Capitan Haddock, burbero “buono” e mentore del protagonista. Con il passare degli anni la grammatica di Spielberg è diventata così chiara e intelleggibile che ci stupiremmo di fronte a un brusco cambiamento di stile o metodo.
Una scena di Le avventure di Tintin - Il segreto dell'UnicornoCosì, anche Tintin rientra alla perfezione nel solco di pellicole “per tutta la famiglia” che il regista sta producendo da una mezza dozzina di lustri a questa parte. Siccome però c’è sempre una prima volta nella vita, quest’opera segna anche il debutto animato di Spielberg, che finora aveva fatto procedere su questo spesso instabile terreno i suoi più fidati amici e colleghi, basti pensare a Robert Zemeckis che non gira un film live action da dieci anni. Attento osservatore dell’evoluzione del mezzo cinematografico, Spielberg centra in pieno ogni bersaglio: conferisce ai personaggi grande umanità e spessore, si dimostra ossequioso nei confronti dell’opera originale firmata Hergé e fa compiere alla tecnologia il passo avanti necessario per creare un vero e proprio capolavoro di tecnica e computer graphic.

Jamie Bell e Daniel Craig in Le avventure di Tintin - Il segreto dell'UnicornoIl cast, se vogliamo chiamarlo in questo modo, funziona bene: Jamie Bell, Andy Serkis e Daniel Craig recitano in modo convincente e alcune scene – come il piano sequenzaaction” che richiama per difficoltà realizzative quello di La guerra dei mondi – lasciano il segno. Cosa non va? Be’, bisogna dirlo con il necessario ossequio, ma stavolta, ad esempio, la musica di John Williams non sembra perfetta come al solito, il 3D è al solito inutile (oramai è una battaglia persa) e gli intermezzi “comici” non sono poi irresistibili. Certo, è significativo che proprio nei giorni in cui Tintin appare nelle sale di tutto il mondo, Stati Uniti esclusi (sarà una strenna natalizia, per una volta arriviamo prima noi), sugli scaffali dei negozi di videogiochi si possa acquistare quello per molti versi è il film di Indiana Jones che tutti avremmo voluto vedere su grande schermo, ossia Uncharted 3. Siamo arrivati alla battaglia finale tra cinema e videogame? Ai posteri…


La locandina statunitense di Le avventure di Tintin - Il segreto dell'UnicornoTitolo: Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno (The Adventures of Tintin)
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Steven Moffat, Edgar Wright, Joe Cornish
Fotografia: Janusz Kaminski
Interpreti: Jamie Bell, Andy Serkis, Daniel Craig, Simon Pegg, Cary Elwes, Toby Jones, Nick Frost, Tony Curran, Mackenzie Crook, Kim Stengel, Daniel Mays, Gad Elmaleh
Nazionalità: USA – Nuova Zelanda, 2011
Durata: 1h. 47′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    “Domanda d’obbligo: quanti spettatori conoscevano l’esistenza di Tintin prima di vedere il film?”

    Ehi Sig. Chirichelli con chi crede di avere a che fare? Mentre gli altri erano fuori a giocare, il sottoscritto si faceva le ossa con “Supergulp”!

    Ahem… scherzi a parte, debbo dire che quando ho saputo che addirittura Spielberg si sarebbe dedicato a Tintin sono rimasto assai meravigliato: ciò perché, al di là della citata trasmissione televisiva, anche qui in Italia Tintin è rimasto un fenomeno assai circoscritto e di primo acchito mi verrebbe da pensare che negli USA la situazione non possa essere diversa.
    Immaginavo di conseguenza che il personaggio fungesse da pretesto e che la valenza della pellicola andasse cercata ignorando in toto le radici storiche del personaggio, come fosse nato ieri.

    Invece fa piacere (per quanto io non sia propriamente un incallito fan di Hergé) apprendere dalla recensione che il lavoro è stato svolto con “ossequioso” rispetto verso l’originale, segno che non vi è la sola volontà di incassare valanghe di eurodollari ma qualcosa in più.

  2. Marco scrive:

    D’accordo con la recensione, sia pregi che difetti. Tecnicamente lo reputo finora il miglior prodotto d’animazione mai girato, superando il “Beowulf” di Zemeckis che personalmente, lo posizionavo al primo posto, sempre qualitativamernte parlando (i Pixar hanno altri pregi che nonostante siano di grafica eccelsa, non si fanno ricordare per questa).
    Difetti che ho riscontrato nella trama fin troppo prevedibile e scontata, o che almeno a me non ha saputo intrigare come da decenni riescono sempre a fare i film, sempre parlando di avventura spielberghiana, di Indiana Jones.
    Infatti secondo me la trama è solo uno spunto per commemorare, per la prima volta in CGI, i vecchi film di Spielberg, Indiana è il primo che salta all’occhio ma vi ho trovato anche cenni di “Hook” e de “Lo Squalo”.
    Le “prove attoriali” le ho apprezzate, alcuni personaggi sono divertenti, purtroppo la maggior parte dei dialoghi peccano in prevedibilità.
    Buona la musica del fedele Williams e buona anche la fotografia, che riesce a far risaltare i pregevoli fondali con strabilianti effetti grafici, del sempre fedele Kaminski.
    Target under 15 sicuramente, almeno per i miei tempi, oggi si sa che i ragazzi vanno a 1000 km/h.

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