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"Lincoln" di Steven Spielberg

24 gennaio 2013 Recensioni 19 Commenti
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20th Century Fox, 24 Gennaio 2013 – Interessante

Gennaio 1865, quarto anno della Guerra di Secessione. Abraham Lincoln è stato rieletto da due mesi. Nonostante il parere negativo del Segretario di Stato, il Presidente decide di ripresentare al Parlamento la legge per l’abolizione della schiavitù già bocciata meno di un anno prima…


Daniel Day-Lewis in una scenaSteven Spielberg torna nei luoghi cinematografici che aveva già affrontato ai tempi del bellissimo ma sottovalutato Amistad, portando sul grande schermo gli ultimi quattro mesi di vita del 16° Presidente degli Stati Uniti. Mesi caratterizzati dalla fine della Guerra di Secessione ma soprattutto dalla lotta politica per l’abolizione della schiavitù: «la legge più importante del XIX secolo, approvata grazie alla corruzione voluta e perpetrata dall’uomo più puro d’America».

David Strathairn e Daniel Day-LewisPartendo dalla biografia di Lincoln scritta da Doris Kearns Goodwin, il commediografo premio Pulitzer Tony Kushner (Munich) ha affrontato il non semplice compito di dare al Lincoln privato quella statura che traspare dai suoi discorsi pubblici. C’è riuscito anche grazie alla magnifica interpretazione di Daniel Day-Lewis, che come spesso gli accade eclissa chiunque si trovi in scena con lui. Quello che a Kushner è riuscito molto meno è invece la costruzione dei personaggi secondari, che appaiono spesso solo abbozzati. Esempio perfetto è la confidente della moglie di Lincoln, cui comunque la brava Gloria Reuben riesce a dare grande dignità.

Daniel Day-Lewis in una scenaLa forza del film sta dunque nell’efficacia del suo protagonista, mentre l’efficacia commerciale della pellicola sta ovviamente nell’identità del suo protagonista. Gli intrighi come anche l’importanza a livello politico della legge in fase di discussione sono comunque illustrati molto bene, e non è difficile seguire una vicenda parecchio complessa. Il ritmo forse eccessivamente compassato scelto da Spielberg potrebbe però alienare facilmente alcuni spettatori, ma il racconto è comunque sempre interessante e spesso i dialoghi sono davvero di valore. Un buon film, insomma, ma non certo il capolavoro che molti dicono.


La locandinaTitolo: Lincoln (Id.)
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Tony Kushner
Fotografia: Janusz Kaminski
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Sally Field, David Strathairn, Joseph Gordon-Levitt, James Spader, Hal Holbrook, Tommy Lee Jones, John Hawkes, Jackie Earle Haley, Bruce McGill, Tim Blake Nelson, Joseph Cross, Jared Harris, Lukas Haas
Nazionalità: USA, 2012
Durata: 2h. 30′


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Attualmente ci sono 19 commenti a questo articolo:

  1. Guido scrive:

    Non vedo l’ora di vederlo.

    Per Day-Lewis terzo Oscar, quindi?

  2. Alberto Cassani scrive:

    Credo che i bookmaker non lo quotino neanche.

  3. Gaothaire scrive:

    Ci speravo in un capolavoro, francamente.
    Day-Lewis vabbè, non c’è nemmeno più da commentare, per me è quello che De Niro era una volta: la Recitazione.
    Insomma, solo un buon film da oscar assicurato e nulla più..

  4. Riccardo scrive:

    Visto ieri. Non all’altezza di schindler’s list o il colore viola ma manca poco al capolavoro. Non mi sorprenderei se daniel vincesse per la terza volta

  5. Robi1kenobi1 scrive:

    Un bel film, molto argomentato. Si vede che Spielberg non tira sù una pellicola in 2 minuti, mi ha letteralmente impressionato il lavoro di ricerca storica alle spalle.
    Quanti oscar vincerà? Spero non tanti perchè non mi ha emozionato…

  6. Alicepi scrive:

    Ritmo a tratti un po’ lento, Day Lewis immenso come al solito, auspico l’oscar come miglior attrice non protagonista per Sally Field che interpreta con magistrale drammaticità ed intensità Molly Lincoln

  7. Alberto Cassani scrive:

    L’Academy ha spesso premiato attori e attrici per parti piccole ma ben recitate, in questo caso però penso che finiranno per premiare la Hathaway di “Le Misérables”.

  8. Guido scrive:

    L’ho visto da una settimana e devo ancora capire se personalmente lo ritengo un capolavoro o “solamente” un grande film. Più che altro mi chiedo: in che altro modo il film avrebbe potuto essere realizzato? Penso che il lavoro di Spielberg sia stato ottimo; è pur sempre un film ambientato nella metà del XIX° secolo. Come si potrebbe renderlo più “dinamico”? Mi sono piaciuti molto i brevi inserti di humour che alleggeriscono il tono generale.

    Titanici Daniel Day-Lewis e Tommy Lee Jones.

  9. Alberto Cassani scrive:

    Secondo me se il film si fosse concentrato più sulla figura di Lincoln che non sull’opera corruttivo-politica che ha portato all’approvazione della legge avrebbe potuto essere migliore, anche se non necessariamente più dinamico. E’ vero però che il pubblico statunitense avrebbe in questo modo visto qualcosa che (presumibilmente) già sa, mentre così si è realizzato un film comunque interessante. Fortuna che almeno Spielberg non ha fatto l’ennesimo film sulla Guerra di Secessione (e chissà se le prime inquadrature sono lì apposta…).

  10. Guido scrive:

    Devo anche dire che il doppiaggio di Favino non mi è dispiaciuto. Pensavo ne uscisse un mezzo disastro invece è ascoltabile. Anche se, non appena parlano gli altri personaggi, si sente la differenza tra chi il doppiatore lo fa di mestiere e chi lo fa occasionalmente.

  11. Alberto Cassani scrive:

    Io ho visto il film in lingua originale e faccio fatica a pensare a Favino che parla col tono di voce usato da Day-Lewis, ma lui è un ottimo attore quindi non fatico a credere abbia saputo comunque fare un buon lavoro pur mettendoci molto del suo. I critici l’hanno massacrato praticamente all’unanimità, ma parlando di doppiaggio è una cosa che non fa più notizia.

  12. Guido scrive:

    Da notare anche la scena dei guanti, prima della morte di Lincoln . Spielberghiana al 100%. :)

  13. Marco scrive:

    Concordo sia con la recensione che con i vari commenti.
    Spielberg ha messo su un trattato di storia, dal taglio quasi documentaristico e dal ritmo quindi lento che solo alcuni dialoghi (non tutti) lo riescono a risollevare.
    Dialoghi, ottimamente recitati, ma abbastanza ostici e taluni incomprensibili.
    Ovviamente tecnicamente, come già detto, è sempre ineccepibile.
    Solo durante la seduta del voto ho ritrovato l’epicità spielberghiana, li sì mi sono emozionato.
    Possiamo appurare però che, come sempre, il regista riesce a tirare fuori il meglio da ognuno. Non c’è nessuno fuori parte o sopra le righe.
    Quindi non è brutto, anzi, interessante è il termine giusto ma mi è mancata quell’anima filmica che Spielberg riesce sempre ad attaccarmi addosso.

  14. Guido scrive:

    Salve Alberto, nel vecchio sito c’era la recensione di “Amistad” o mi sbaglio?
    Insieme a “Lincoln” formano un ottimo dittico, secondo me.

  15. Alberto Cassani scrive:

    No, mai avuta la recensione di “Amistad”. E’ chiaro che i due film hanno molto in comune, tanto che ho voluto citarlo proprio all’inizio della recensione, però fatico a definirlo un dittico visto la diversa magnitudine tra i due progetti.

  16. Marco scrive:

    Albe pareri su “Selma”?

  17. Alberto Cassani scrive:

    Non mi ha emozionato neanche lontanamente.

  18. Marco scrive:

    Si in effetti neanche a me ha emozionato più di tanto però, a parte alcuni passaggi troppo verbosi e tirati per le lunghe, l’ho trovato un buon film ben scritto che ha avuto il pregio, per me, di farmi scoprire una vicenda che non conoscevo (anche per questo il cinema è utile :) ).
    I discorsi di MLK sono belli e la regia svolge doverosamente il suo dovere, anche nelle scene più cruente.
    Ho la sensazione, però, che sia stato una sorta di acchiappa premi, vuoi anche per la vicenda che tratta.
    Ho apprezzato anche le prestazioni attoriali.
    Io l’ho consiglierei, anche perchè film che trattano la figura del predicatore non v’è n’è sono molti penso.

  19. Alberto Cassani scrive:

    Chiaro che dal punto di vista storico è molto interessante, e non è comunque un brutto film. Non so però quanto volesse essere piacione, perché comunque l’argomento non si prestava particolarmente per la corsa agli Oscar: è troppo politico, mentre un 12 anni schiavo è già più universale come discorso.

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